{N}1,{/}1: {S}Qoh\u00e8let{/}, in greco e latino <<Ecclesiastes>>, \u00e8 il nome accademico dell'autore: <<colui che parla nell'assemblea>>. {S}Figlio di Davide{/}: tale \u00e8 Salomone, ma qui \u00e8 una finzione letteraria per dar valore al libro.

{N}1,{/}18: La sapienza accresce lo sdegno, perch\u00e9 essa fa vedere come le cose dovrebbero essere e non sono; la scienza aumenta gli affanni, perch\u00e9 non \u00e8 altro che un indice delle cose che non sappiamo se non superficialmente.

{N}2,{/}3: Qo va in cerca della felicit\u00e0 e quindi tenta di trovarla nei piaceri, gustati con prudenza e onest\u00e0.

{N}2,{/}15: Qo parla della sapienza umana, ed \u00e8 certo che anche la scienza, se non ha scopi oltre la vita, \u00e8 una delle pi\u00f9 grandi vanit\u00e0. Che giova all'uomo essere stato il pi\u00f9 grande sapiente se non salva la sua anima?

{N}3,{/}1: Tutto \u00e8 determinato e coordinato da Dio nel {S}momento{/} opportuno nello scorrere del {S}tempo{/}. L'uomo pu\u00f2 giungere a comprendere l'attimo, mai per\u00f2 afferrare da capo a fondo quello che Dio fa.

{N}3,{/}11: L'uomo pu\u00f2 disputare sul mondo senza poter mutare l'opera di Dio e l'ordine stabilito; ma dopo tutte le dispute non potr\u00e0 penetrare i disegni di Dio nel governo del mondo.

{N}3,{/}18: Qo prende l'uomo nel suo aspetto materiale, nel corpo, e dice che non si differenzia dalle bestie; ma in 12,7, parlando dell'anima, la dice immortale. L'uguaglianza tra l'uomo e la bestia \u00e8 dunque solamente riposta nella necessit\u00e0 di morire, uguale per tutti i viventi.

{N}3,{/}21: Qo parla del soffio vitale (ebr. {S}r\u00fbah+{/}), e non sa che differenza ci sia tra quello dell'uomo e quello delle bestie. Questo spirito Dio lo infonde nella produzione dell'individuo vivente (Gn 2,7) e lo ritira alla morte. Esso non \u00e8 l'anima: quando il nostro autore parla dell'anima (ebr. {S}nefesh{/}), la dice immortale nella regione dei morti (9,10).

{N}5,{/}7: Il senso non \u00e8 chiaro, ma sembra che Qo indichi come causa dei mali sociali le troppe autorit\u00e0 del regno: moltiplicandosi i capi si moltiplicano gli oppressori.

{N}5,{/}12: Dopo aver deriso il ricco avaro (vv. 9-11), mostra l'infelicit\u00e0, causata da rovesci di fortuna che lo mettono sul lastrico con i figli. Ma anche se muore ricco, non porta niente nell'altro mondo, dopo aver tanto sofferto per accumulare.

{N}6,{/}7: L'uomo lavora per mangiare e per soddisfare bisogni materiali, ma non sar\u00e0 mai sazio, perch\u00e9 si crea sempre nuovi bisogni.

{N}6,{/}10: Il senso della frase \u00e8 che l'uomo \u00e8 ci\u00f2 che fu e sar\u00e0 sempre: niente pi\u00f9 che uomo, il quale non pu\u00f2 fare nulla contro il governo di Dio, di cui non pu\u00f2 cambiare i piani per farli collimare con i propri desideri.

{N}7,{/}16: {S}Troppo giusto{/}: la <<giustizia>> per gli Ebrei abbracciava molte piccole cose, anche di per s\u00e9 insignificanti; quindi la frase vuol dire: non essere scrupoloso.

{N}7,{/}17: Non si approva qui una <<malizia>> moderata. L'autore non si preoccupa degli atti in relazione alla morale, ma ha sott'occhio la condotta di coloro che, considerando l'assenza di sanzione morale, si buttano a capofitto nel male, sperando di trovare in esso la felicit\u00e0: arriverebbero solo a una morte prematura.

{N}7,{/}26: Qo va in cerca della felicit\u00e0 e la chiede alla donna; ma non {S}trova{/} la donna ideale sognata dal cuore: le donne che trova sono piene di {S}lacci{/}, di {S}reti{/} e di {S}catene{/}. Qo non condanna la donna, ma dice che cosa sia la donna per colui che cerca la <<felicit\u00e0>> in lei e non in Dio.

{N}9,{/}1:. {S}Ho riflettuto... e sono arrivato alla conclusione che i giusti, i sapienti{/}: \u00e8 l'assillante problema che si pone Qo: il mistero della giustizia divina nel mondo. I buoni e i cattivi sono trattati allo stesso modo da Dio; anzi i buoni soffrono e i cattivi godono. E siccome tutto \u00e8 {S}nelle mani di Dio{/}, l'uomo non sa come giustificare n\u00e9 l'amore n\u00e9 l'odio. L'amore e l'odio, per l'uomo, sono ciechi al pari della sorte. Per\u00f2 la retribuzione terrena non pu\u00f2 essere criterio proporzionato per giudicare l'eterna e perfetta giustizia divina, e l'uomo, per le opere sue, non pu\u00f2 sapere se \u00e8 o no gradito a Dio.

{N}9,{/}5: Per comprendere quanto qui si dice, si tengano presenti i concetti dell'AT riguardo ai morti. Essi, secondo il concetto antico, vivono negli inferi o sce\u00f2l come ombre, senza nessuna relazione col mondo n\u00e9 con Dio (Sal 31,13; 88,6), dimentichi e dimenticati. Qo ignora completamente la dottrina della retribuzione futura, ci\u00f2 che acutizza il suo problema e d\u00e0 un senso di smarrimento a tutte le sue costatazioni.

{N}11,{/}1:  Invita all'operosit\u00e0, anche quando si tratta di rischio. Per\u00f2 con prudenza, e cio\u00e8 non ponendo tutto il capitale in una sola impresa, ma in molte, in modo che se una va male, non si perda tutto.

{N}12,{/}3: Sono descritti mirabilmente gli effetti della vecchiaia nel corpo, paragonato a una casa: le mani sono i {S}custodi{/}, i {S}gagliardi{/} sono le gambe, le {S}macinatrici{/} (allora macinavano le donne) sono i denti; gli occhi guardano per le {S}finestre{/}, le {S}porte{/} sono le labbra, il {S}rumore della mola{/} \u00e8 la voce (la {S}macina{/} \u00e8 la bocca). I vecchi (forse tale parola deriva da vegghiare, vegliare) sono svegli al canto del gallo, e sono costretti a levarsi perch\u00e9 tutti indolenziti.

{N}12,{/}5: Il vecchio sale con difficolt\u00e0 e ha sempre paura di cadere. {S}Fiorir\u00e0 il mandorlo{/}: i capelli bianchi; {S}locusta{/}: il corpo una volta cos\u00ec leggero diventer\u00e0 pesante; {S}il cappero{/} era la misura del gusto e quindi vuol dire che il vecchio ha perduto anche il gusto.

{N}12,{/}8: Con queste parole \u00e8 cominciato il libro e con esse termina. Ricordiamo l'aggiunta dell'{S}Imitazione di Cristo{/}: <<Tutto... fuorch\u00e9 amare Dio e servire a lui solo>>.

