{N}2,{/}6 {N}IL MISTERO DEL FIGLIO{/}
L'inno di Paolo che troviamo in Filippesi 2,6-11 \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti del Nuovo Testamento. Fin dai primi giorni della predicazione degli apostoli la grande sfida della fede era stata quella di situare Cristo in relazione al Dio unico, suo Padre. Il punto di partenza di un qualsiasi sforzo per definire meglio la fede era la certezza che Ges\u00f9 era "il Figlio": questo era il suo nome nel senso biblico della parola (Eb 1,5), vale a dire, quello che meglio esprimeva l'essenziale del suo essere e della sua missione. La Resurrezione l'aveva confermato e quando gli apostoli riandavano con la mente al passato, si ricordavano delle molte parole e indicazioni di Ges\u00f9, come anche di diversi suoi gesti che confermavano tale evidenza. Essendo arrivato dopo molti servitori di Dio e profeti, egli aveva attuato con l'autorit\u00e0 e la libert\u00e0 del Figlio (Mt 11,26). Le prime prediche di Pietro affermano la glorificazione e l'elevazione di Ges\u00f9-Messia a un rango divino (At 2,33) e durante qualche tempo ci si conformer\u00e0 ancora a queste espressioni. Ora per\u00f2, nella lettera ai Filippesi, Paolo precisa la traiettoria del Figlio di Dio che discese fino a noi.
{C}Il quale, essendo per natura Dio. {/}Il testo oppone natura divina del v.6 e {C}natura umana {/}del v.7. Nel linguaggio comune, parlare di {C}condizione {/}anzich\u00e9 di natura sarebbe come parlare di statuto che si riconosce a qualcuno, o come di un titolo esterno alla persona, cosicch\u00e9 la parola {C}condizione {/}potrebbe trarci in inganno in questo testo: Paolo afferma invece che Lui, il Figlio, godeva della stessa {C}natura{/} di Dio. Il Figlio cio\u00e8 condivide tutto quanto \u00e8 Dio Padre - e in un certo senso pu\u00f2 dirsi immagine del Padre, ma anche se in un modo diverso.  L'immagine infatti \u00e8 anche il rovescio del suo modello. Ad ogni modo non possiamo forzare troppo il senso di questa parola, dato che essa fa parte di una serie di altre parole che ci avvicinano alla relazione del Figlio con il Padre: il {C}Verbo {/}(Gv 1,1), la {C}immagine {/}(Col 1,15), la {C}irradiazione {/}di Dio (Eb 1,1). Se per\u00f2 vogliamo realmente conoscere l'identit\u00e0 o la personalit\u00e0 del Figlio, la scopriamo in questo ribassarsi seguito da una esaltazione o glorificazione che abbaglia Paolo.
Abbiamo qui non una primitiva espressione, ancora immatura, come pensano alcuni, della divinit\u00e0 di Cristo, ma una penetrazione profonda del mistero di Ges\u00f9 Figlio di Dio. Il nostro vocabolario della Trinit\u00e0 e delle Persone divine uguali tra loro, dice qualcosa della verit\u00e0, ma lascia fuori tutta una parte del mistero. Troppo spesso ci conformiamo a parole e a immagini di tre persone simili tra loro perch\u00e9 installate in una comune natura, e dimentichiamo che Dio \u00e8 il Padre - il  Padre dal quale tutto procede. Quel che \u00e8 il Figlio, nonostante riceva tutto dal Padre, non \u00e8 mai esistito senza il suo abbassamento: {C}annichil\u00ec se stesso. {/}E anche qui il nostro vocabolario \u00e8 limitato. Parliamo del Figlio che \u00e8 insieme vero Dio e vero uomo, e facilmente finiamo con l'immaginare un Figlio che \u00e8 allo stesso tempo Dio in cielo e uomo sulla terra. Alcuni teologi hanno detto che la sua umanit\u00e0 era come uno strumento della sua divinit\u00e0, accentuando ancora di pi\u00f9 l'idea che il Figlio maneggiasse dall'alto la sua natura umana.
Qui Paolo non ci parla di un Figlio eterno, stabilito nella natura divina e che un giorno, per obbedienza al Padre, si sarebbe sacrificato per salvarci e avrebbe assunto una natura umana pur continuando ad essere in dimora stabile lass\u00f9, dove tutto \u00e8 immutabile. Se il  Padre proietta il suo Verbo nell'eternit\u00e0, questo non \u00e8 per tenersene una copia tutta per s\u00e9 e ancor meno per farsi un rivale; \u00e8 perch\u00e9 la dinamica dell'amore \u00e8 iscritta nello stesso midollo di Dio Amore. Il dono totale di s\u00e9 stesso che il Padre fa, fa sorgere questo altro volto dell'amore che consiste nel rinunciare a s\u00e9 stesso: il proprio del Figlio sar\u00e0 di perdersi per essere nuovamente ricuperato in Dio.
\u00c8 dunque nello stesso mistero divino che troviamo il modello che Ges\u00f9 proporr\u00e0 ai suoi discepoli (ai teologi piace la parola greca "kenosis", che significa semplicemente "annichilamento").  Consta che, secondo Mc 8,34 e pi\u00f9 ancora secondo Lc 8,23 e Gv 12,24, Ges\u00f9 parla di questo perdersi, non come un dovere che egli imporrebbe ai soli suoi discepoli, ma come di qualcosa di necessario per tutti.
Questo {C}ridursi a niente {/}di cui Paolo ci parla significa ben di pi\u00f9 delle umiliazioni che Ges\u00f9 conobbe e accett\u00f2 nella sua natura umana. Al dire Paolo che il Figlio non si attacc\u00f2 alla sua uguaglianza con Dio, non si riferisce a un qualche privilegio o ad un benessere che Ges\u00f9 avrebbe potuto riservarsi in mezzo agli uomini, perch\u00e9 \u00e8 in Dio stesso che il Figlio si ridusse a nulla. Il movimento per il quale Dio proietta il suo Verbo nella eternit\u00e0 continua con la creazione dell'universo. Al termine del suo abbassamento il Figlio nascer\u00e0 nel nostro mondo e dentro il nostro tempo, un tempo che porta tutte le creature alla morte.
La Bibbia afferma che il Figlio \u00e8 venuto a cercare e a salvare ci\u00f2 che era perduto (Lc 19,10), e che Dio ha inviato il proprio Figlio per affrontare il peccato (Rm 8,3). \u00c8 necessario confrontare queste verit\u00e0 con quanto veniamo dicendo. Come sar\u00e0 possibile che questo abbassamento del Figlio \u00e8 una caratteristica eterna della sua persone e che allo stesso tempo la sua venuta e la sua Passione abbiamo per oggetto la riparazione di una caduta originale posteriore alla creazione? Anche se la Bibbia afferma che la caduta ebbe luogo nell'universo spirituale prima della venuta dell'uomo, \u00e8 interamente opera delle creature. Qui dunque ogni risposta e discussione \u00e8 vana dal momento che non possiamo comprendere n\u00e9 l'eternit\u00e0 n\u00e9 le relazioni mutue tra eternit\u00e0 e tempo: per Dio non esiste un prima e un dopo. La Bibbia ci impone una visione della storia nella quale si succedono creazione, peccato e redenzione, per\u00f2 tutto questo non \u00e8 che una sola cosa nel mondo di Dio.
La Resurrezione non riguarda soltanto una natura umana che il Figlio ha assunto, ma \u00e8 inseparabilmente un ritorno del Figlio al Padre. Il Figlio "per poco abbassato al di sotto degli angeli" (Eb 2,9) torna ad incontrare il Nome e la Gloria - come \u00e8 detto espressamente in Gv 17,5.  Passa ad essere vero Dio e vero uomo, egli che \u00e8 l'uomo in Dio o l'uomo glorificato. Ges\u00f9 Cristo \u00e8 Signore e porta con s\u00e9 tutta la creazione (Col 1,20).
La persona misteriosa del Figlio ha dunque due facce. Nel nostro mondo e nel tempo, non si vede pi\u00f9 che la traccia di Ges\u00f9, del quale Maria e gli apostoli furono i testimoni. Questa manifestazione seguiva ad altre comparse della Sapienza nel nostro mondo (Sp 9,10; Sir 24,8; Gv 1,5 e 8-10) mettendo il punto finale. D'altra parte, nell'eternit\u00e0, il Figlio nasce dal Padre, ma solo per vuotarsi di s\u00e9 stesso e perdersi, e per essere dopo ripreso. Allora arriva alla sua consumazione il godimento muto che di s\u00e9 hanno le persone divine. Per\u00f2 Paolo non ci conduce fino a questo punto ma \u00e8 nel Vangelo di Giovanni dove ci verranno date alcune luci al riguardo (Gv 14-17).
Non possiamo che ammirare queste linee di Paolo. Riconosciamo tuttavia anche la povert\u00e0 del nostro linguaggio, sempre incapace di abbracciare il mistero di Dio. Per secoli i cristiani si sono divisi in nome di queste espressioni diverse della fede, invece di accettare umilmente che esistono altri pi\u00f9 sensibili di noi a cogliere determinati aspetti del mistero: non \u00e8 passato tanto tempo da quando Giovanni Paolo II ha riconosciuto che per non avere inteso bene il linguaggio dei cristiani chiamati nestoriani, questi erano stati considerati per secoli (e infallibilmente!) come eretici. Non esiste in realt\u00e0 un solo modo di esprimere la fede, perch\u00e9, al contrario, la Chiesa non avrebbe ricevuto insieme sia il Vangelo di Marco che quello di Giovanni.

{N}4,{/}5 {C}Conosciuta a tutti gli uomini.{/} Paolo usa qui un termine designante apertura, accoglienza e affabilit\u00e0 dei cristiani. Ha in mente Cristo.

