{N}1,{/}1 In alcuni manoscritti manca dal primo versetto l'espressione {C}figlio di Dio{/}. Sembra che l'espressione s'intoni con la dichiarazione dell'ufficiale romano che riconoscer\u00e0 Ges\u00f9 come {C}figlio di Dio{/} nel momento della morte in croce. Fuori di questi due luoghi, solo i demoni daranno questo titolo a Ges\u00f9 (3,11 e 5,7), che impone loro silenzio. Sembra che per Marco questo titolo che cos\u00ec facilmente diamo a Ges\u00f9 non sarebbe che uno schermo occultante la profondit\u00e0 del mistero di Padre e Figlio.

{N}1,{/}4 Il testo dice esattamente: {C}battesimo di conversione{/}. La ragione \u00e8 che il significato del battesimo non \u00e8 uguale per tutti i gruppi religiosi. Da s\u00e9 significa purificazione e rinnovo, per\u00f2 Marco ricalca che il battesimo di Giovanni manifestava una decisione di riorientare la propria vita secondo come lo chiedeva lui. La parola tradotta o con {C}conversione{/} o con {C}pentimento{/} significa far dietro front nella maniera di vedere, pensare e comportarsi.

{N}1,{/}5 {C}Confessavano i loro peccati{/}. Potrebbe essere stata una confessione pubblica in forma di litania secondo come si legge in Ne 9,6 e Dn 9,4. Immaginiamo Giovanni che sciorina una sfilza di peccati del tipo che il popolo commetteva abitualmente, un poco come Mos\u00e8 in Dt 27,16-26 e il popolo che risponde "non lo faremo pi\u00f9", dopo di che si procedeva col battesimo di chi era venuto da pellegrino in quei giorni.

{N}1,{/}10 Il testo dice: i {C}cieli si squarciarono{/}. Era la maniera di dire che Ges\u00f9 aveva ricevuto una visione dal cielo, o da Dio. In questa visione Ges\u00f9 vide lo spirito che gli scendeva sopra. Marco si allontana dal senso antico di spirito come soffio di Dio che invadeva i profeti. Qui lo Spirito \u00e8 una presenza, o "unzione" divina che si impone soavemente come lo fa la colomba nel posarsi.

{N}1,{/}11 Cf. la nota a Mt 3.17.

{N}1,{/}12 {C}Satana{/} \u00e8 parola ebraica che vuol dire avversario, colui che intralcia (Gb 1,6; Zc 3,2). {C}Diavolo{/} \u00e8 l'equivalente greco, che vuol dire accusatore.
Secondo Marco, Ges\u00f9 fu tentato lungo tutta la sua permanenza nel deserto. Marco era sicuro che gli animali si sottomettessero a Ges\u00f9 come in Is 11,6? Possibilmente gli animali selvatici simbolizzano le forze del male: e di fronte alle armate demoniache si presenta un esercito di angeli, che gli danno da mangiare.

{N}1,{/}14 {C}Convertitevi e credete al vangelo{/}. Ges\u00f9 riprende il richiamo alla conversione, ossia cambio di vita e che faceva parte dell'intimo del messaggio di Giovanni, per\u00f2 mette l'accento su di un nuovo elemento: l'arrivo di un tempo di grazia, un anno di riconciliazione (Is 61,10). Per chi si avvicina a Ges\u00f9, l'aprirsi del cuore alla fede \u00e8 tanto importante quanto la volont\u00e0 di condurre una vita retta. Luca lo spiegher\u00e0 di pi\u00f9 in 4,18-22.

{N}1,{/}16 Sappiamo pochissimo della vita di Ges\u00f9 durante i diciotto mesi che pass\u00f2 con loro. Giovanni si spanse sui primi incontri (Gv 1,19-34). Marco segnala qui la precisazione che Ges\u00f9 fece loro un giorno: "non foste voi a scegliermi".

{N}1,{/}24 {C}Tu sei il Santo di Dio{/}. Giovanni metter\u00e0 queste stesse parole in bocca a Pietro. {C}Santo{/} deve intendersi come "consacrato", pi\u00f9 o meno con lo stesso significato di "Messia", cio\u00e8 chi \u00e8 stato consacrato per mezzo di unzione.

{N}1,{/}26 {N}COMANDAVA AGLI SPIRITI IMPURI{/}
Il testo originale dice {C}spirito impuro{/} quasi nello stesso senso di spirito maligno. Impuro \u00e8 tutto ci\u00f2 che \u00e8 irreconciliabile con il culto divino. Una persona impura, senza pur essere in peccato, non pu\u00f2 partecipare a un atto di culto, come i lebbrosi per esempio. In molti luoghi Luca ci parla di spiriti maligni (7,21; 8,2); vuol dire che la possessione significava la schiavit\u00f9 o degradazione del posseduto. Pi\u00f9 frequentemente i vangeli parlano di {C}demoni{/}. Non dimentichiamo che in greco {C}demonio{/} voleva s\u00ec dire spirito, ma non necessariamente cattivo: vi erano demoni per gli artisti e i geni. Nel vangelo questo termine \u00e8 a volte l'equivalente di {C}spirito impuro{/}, per\u00f2 frequentemente si riferisce a semplici malattie come la sordit\u00e0, che era accompagnata da disturbi psicologici: cf. Mc 1,32.
\u00c8 bene tener presente che gli spiriti impuri e le possessioni di tutti i tipi preoccupavano oltre misura la societ\u00e0 giudaica dei tempi di Ges\u00f9. Per esempio, si raccomandava non uscire di notte senza coprirsi il capo, a mo' di protezione contro i malefici provenienti da uccelli notturni. Esistevano esorcisti che espellevano i demoni a forza di orazioni. Vi era gi\u00e0 una tradizione, seguita dopo dalla chiesa, di domandare e poi forzare il demonio a rivelare il suo nome, e cos\u00ec facendo acquistare del potere su di lui. Reciprocamente, quando un esorcista confrontava un demonio, quest'ultimo gli rinfacciava verit\u00e0 che potevano lasciarlo in cattive condizioni, quando non sconfiggerlo. Ges\u00f9 si inser\u00ec in una pratica gi\u00e0 esistente, cos\u00ec come approfitt\u00f2 della libert\u00e0 di parola che avevano gli uomini riuniti in sinagoga il sabato, per\u00f2 si notano immediatamente la sua autorit\u00e0 e la sua forza.

{N}1,{/}29 Cafarnao si trovava sulla riva del lago, al confine tra il territorio di Erode Antipa e quello di suo fratello Erode Filippo (Lc 3,1). Qui si sono effettuati scavi archeologici, che hanno portato alla luce le rovine delle case dei tempi di Ges\u00f9. In un certo posto esistono le rovine sovrapposte di diverse chiese, tutte costruite sui resti di una casa di forma circolare che \u00e8 stata identificata quasi con certezza come {C}la casa {/}(3,20), cio\u00e8 di Pietro e famiglia insieme con Andrea e suocera.
\u00c8 probabile che la presenza e attivit\u00e0 di Ges\u00f9 in questa casa fossero state prima per Pietro e Andrea, e poi per gli altri, modello di quello che avrebbero dovuto fare da missionari in Galilea (Mc 3,10).

{N}1,{/}44 Ges\u00f9 non poteva ignorare le leggi circa la lebbra (Lv 14). Opera da buon giudeo, osservante tanto delle prescrizioni civili quanto di quelle religiose.

{N}2,{/}1 {C}Annunziava la parola. La parola{/} \u00e8 uno dei termini del vocabolario della chiesa primitiva. A quei tempi designava la proclamazione del messaggio cristiano (At 6,4; 10,44; 14,25; Rm 10,8). L'evangelista mette in chiaro che Ges\u00f9 compie nella casa dove si alloggia il ministero di insegnare proprio del missionario. Da una parte si tratta dell'interpretazione della parola di Dio cos\u00ec come la si legge nell'Antico Testamento; dall'altra si tratta anche di quella ispirazione profetica che gli permette di farne un'applicazione viva come in Lc 4,21. Tanto il vangelo quanto gli scritti apostolici mostrano che Ges\u00f9 prima, e la chiesa dopo, abbiano riallacciato con la tradizione profetica: non si trattava semplicemente di ripetere testi venerandi, ma di appoggiare con questi quelli che erano in realt\u00e0 tempi nuovi.

{N}2,{/}10 {C}Il figlio dell'uomo ha potere sulla terra di perdonare i peccati{/}. Per capire questa frase bisogna domandarsi prima se fu Ges\u00f9 stesso a pronunciarla, e poi se la pronunci\u00f2 proprio in quel momento. L'episodio \u00e8 identico nei sinottici: sicuramente formava parte della tradizione primitiva. La si comprender\u00e0 meglio ricordando che i giudei di allora si guardavano dal pronunciare il nome di Dio, ma dicevano: "I cieli". I critici di Ges\u00f9 probabilmente dissero: "Chi pu\u00f2 perdonare se non i Cieli?" E Ges\u00f9 rispose: "Per\u00f2 sulla terra il figlio dell'uomo ha potere..." tal come appare in Mt 16,19 e 18,18.
Nel giudaismo nessuno aveva potere per perdonare i peccati; il sacerdote poteva solo constatare che non vi fosse peccato o che il peccato fosse stato riparato dalla restituzione o dal sacrificio. Ges\u00f9 comincia con l'affermare quel che tutti possono capire, cio\u00e8 che vi \u00e8 un perdono concesso sulla terra e ratificato da Dio; ma lo dice in tal modo da attribuirsi un'autorit\u00e0 che nessuno oserebbe reclamare.

{N}2,{/}16 Questo particolare ci aiuta a comprendere l'ambiente nel quale si muoveva Ges\u00f9. La critica non proviene da farisei venuti da fuori a fare osservazioni ai discepoli. Al principio la predicazione di Ges\u00f9 era un affare del tutto locale in Galilea e l'istituzione dei farisei non ne era stata ancora toccata. Maestri di provincia si interessano della campagna condotta da Ges\u00f9 e ne condividono le vedute, mettendosi tra i discepoli: vengono perfino invitati con Ges\u00f9. Per\u00f2 immediatamente si accorgono che tutti avrebbero contratto stato di impurit\u00e0 mangiando con peccatori e in casa di peccatori, e comunicano agli altri la loro inquietudine: "Dove ci porta? Dovremo purificarci ancora una volta!"

{N}3,{/}5 Il testo originale dice: afflitto nel vederne {C}la durezza di cuore{/}. Nella cultura ebraica {C}il cuore{/} significa coscienza o mondo interiore. Questi buoni credenti non \u00e8 che avessero un cattivo cuore, ma erano prigionieri dei loro principi, tanto che Ges\u00f9 si affligge nel vederli {C}cos\u00ec poco aperti{/}. Sebbene essere spiritualmente introversi non sia peccato, \u00e8 facile arrivare al punto da condannare chi non la pensa nella stessa maniera, e di fare del tutto per liberarsi di chi semini l'inquietudine.

{N}3,{/}14 In vari manoscritti antichi, dopo le parole i {C}Dodici{/} si trovano le parole {C}che nomin\u00f2 apostoli{/}, probabilmente copiate da Lc 6,13 pensando che se Luca le aveva registrate fu perch\u00e9 Ges\u00f9 le aveva pronunziate, e che quindi dovevano anche apparire in Marco. Per\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 probabile che sia stato Luca ad aggiungerle, dato che era comune riferirsi ai Dodici come agli {C}Apostoli{/}. Per Ges\u00f9 erano semplicemente i {C}Dodici{/}, e il vangelo quasi sempre conserv\u00f2 questo termine (cf. anche 1Cor 15,5). Il termine greco {C}apostoli{/} fu introdotto senza dubbio nella prima comunit\u00e0 cristiana.

{N}3,{/}31 {N}I FRATELLI DI GES\u00d9{/}
Vogliamo solo completare il gi\u00e0 detto nel commento a questo versetto 3.31. Pu\u00f2 sembrare strano che le testimonianze del vangelo al rispetto siano interpretate abitualmente con poca imparzialit\u00e0. Sar\u00e0 perch\u00e9 l'insistenza (o eccessi) della predicazione cattolica su Maria vengano ribattuti con un esame pi\u00f9 obbiettivo del testo? Fa impressione che in questo punto molti negano testimoni e dati senza altro argomento di "a volte" e "si pu\u00f2 pensare".
Cominciamo col ricordare che "Maria sempre vergine" non \u00e8 solo tradizione antica, come anche alcuni cattolici scrivono, ma fa parte della fede e del credo. Non si tratta quindi di un sentimento pio rispetto a fatti discutibili ma estranei alla rivelazione. Se Dio-Figlio Unico si fece realmente uomo, e fu concepito per atto libero e degno tanto di Dio quanto di una donna cosciente della grazia unica di cui era oggetto, colei che sarebbe stata sua madre nel senso pi\u00f9 forte della parola, \u00e8 impossibile che Dio non l'abbia fatta sua in forma esclusiva e definitiva. Nessuno che abbia avuto un'esperienza spirituale forte oserebbe mettere in dubbio questo punto. \u00c8 quindi un sentimento cos\u00ec, una intuizione di verit\u00e0 divina, a sottostare alla costante affermazione della fede cristiana. Far luce totale su questo punto non \u00e8 altro che svelare il volto di Dio cos\u00ec come si \u00e8 manifestato nelle Scritture. E se altre chiese continuano nell'ignoranza di questo aspetto delle meraviglie divine, non \u00e8 ragione sufficiente per passarlo sotto silenzio.
Ebbene, si tratta di testi ambigui? Abbiamo detto che se i fratelli di Ges\u00f9 fossero figli di sua madre, l'autore doveva aver scritto: "tua madre e i figli di tua madre". Per\u00f2 ci\u00f2 non si legge in alcun luogo. Per di pi\u00f9, se i vangeli vollero registrare la risposta di Ges\u00f9, perch\u00e9 non la confermarono con il testo del Sal 69,9 dove dice: "Tornai come straniero...di mia madre"? Questo salmo viene citato in pi\u00f9 di 15 luoghi nel Nuovo Testamento, per\u00f2 mai nel versetto 9, quello che avrebbe richiamato l'attenzione della chiesa se Ges\u00f9 avesse avuto fratelli di sangue.
I ragionamenti per negare che "fratello" qui voglia dire "parente" sono deboli. L'unico \u00e8 il seguente. Un esegeta scopre che Col (e solo Col 4,10) usa la parola greca per "cugino" e conclude: se Paolo la us\u00f2 qui, perch\u00e9 non l'avrebbe usata parlando dei fratelli del Signore, se erano realmente suoi cugini? Semplicemente, Paolo la us\u00f2 nella lettera ai Colossesi perch\u00e9 i suoi lettori greci conoscevano Aristarco come {C}cugino di Barnaba{/}, per\u00f2 altrove parla di fratelli del Signore perch\u00e9 questo era il vocabolo usato nel contesto aramaico per "cugini". E come abbiamo visto, i testi greci della bibbia conservarono sempre il termine "fratelli" nel leggere in un contesto ebraico o aramaico.
Abbiamo indicato il peso della testimonianza di Mc 15,40, rafforzata da Mc 15,47 e Mt 27,56 riguardo a Maria madre di Giacomo e di Giuseppe. Non c'\u00e8 bisogno di pi\u00f9 perch\u00e9 vari esegeti usino congetture e ipotesi per impugnare questa affermazione. Alla fin dei conti domandiamoci perch\u00e9 la verginit\u00e0 di Maria e la menzione del suo unico figlio causino malessere a tanta gente seria e intelligente. "Mi odiarono senza causa alcuna" dice Gv 15,25.

{N}4,{/}16 Tutta l'interpretazione del seminatore girava attorno all'uso che se ne faceva nel preparare i catecumeni per il battesimo. I catechisti volevano che gli ascoltatori riflettessero su con quali disposizioni accettavano la dottrina della fede. Ges\u00f9 d'altro canto dovette insistere su di un altro aspetto: anche se il seme dovesse incontrare non poche difficolt\u00e0, i missionari dovevano sempre sperare in un raccolto.

{N}5,{/}40 {C}Talitha kum{/}! Sono le parole di Ges\u00f9, che parlava aramaico come tutti i giudei di Palestina. Marco ci ha conservato altre parole di Ges\u00f9 nella sua lingua madre (7,34; 15,34).
Ecco un dato interessante per coloro a cui piace controllare in che lingua originale fossero stati scritti i vangeli. Tutti i nostri testi sono greci, per\u00f2 sicuramente molte pagine furono tradotte da testi anteriori in lingue semitiche. Queste lingue erano due: l'aramaico parlato dal popolo e l'ebraico, lingua sacra. Qui Marco cita l'aramaico di Ges\u00f9. Se avesse riprodotto una redazione primitiva in aramaico, non vi sarebbe ragione alcuna per conservare queste due parole uguali dopo tutto al testo restante. Se per\u00f2 la redazione primitiva fu l'ebraico, lingua sacra non parlata, sar\u00e0 pi\u00f9 facile comprendere come l'autore avesse voluto conservare alcune parole di Ges\u00f9 senza tradurle, giacch\u00e9 le conoscevano tutti. Quindi Marco avrebbe tradotto in greco tutto il testo primitivo in ebraico, rispettando per\u00f2 le parole aramaiche del testo e traducendole per i greci che non potevano capirle. Questo dimostrerebbe che i primi scritti base dei nostri vangeli fossero ebraici, prova che dal principio testimonianze venute direttamente dagli apostoli erano considerate testi sacri.

{N}6,{/}1 {C}Non \u00e8 che un falegname{/}. Solo qui si chiama Ges\u00f9 {C}figlio di Maria{/}. In bocca a giudei, che avrebbero dovuto chiamarlo {C}figlio di Giuseppe{/}, suonerebbe strano, come un insulto. Per\u00f2 vi sono manoscritti antichi che dicono: il figlio del falegname, come in Mt 13,55. Origene afferma che i vangeli mai chiamano Ges\u00f9 il falegname. Altri manoscritti dicono il figlio del falegname e di Maria. Quel testo dovette essere modificato per rispetto a Maria.

{N}6,{/}45 Il vangelo di Giovanni pone in questo luogo il discorso sul pane di vita e la rottura che questo discorso provoc\u00f2 tra Ges\u00f9 e la maggioranza dei suoi discepoli. Il versetto in questione conferma che col\u00e0 ebbe luogo il primo disinganno che a poco a poco avrebbero isolato Ges\u00f9 e assicurato il trionfo dei suoi avversari. Ges\u00f9 attraversa il lago e approfitta di questa occasione per una breve missione nelle Decapoli, territorio abitato da maggioranza greca. Si trattava di gruppi etnici non giudei alquanto comuni in Palestina, che avevano adottato la lingua e cultura greche. In 7,24 Ges\u00f9 afferma di essere venuto esclusivamente per le pecore perdute di Israele, ma \u00e8 possibile che ci sbagliamo nell'attribuire ai suoi detti valore assoluto ed estensione illimitata.

{N}6,{/}52 {C}Non avevano capito circa il pane{/}: non avevano capito che Ges\u00f9 fosse padrone della natura.

{N}6,{/}56 {C}Toccargli anche solo il lembo del mantello{/}. Il manto di Ges\u00f9 aveva un bordo con guarnizioni ai quattro angoli, come voleva la legge (Nm 15,38), perch\u00e9 la si tenesse in mente.

{N}7,{/}1 La sezione dal capitolo 6 al 9, comune anche a Matteo, contiene fatti messi insieme molto prima che i due scrivessero i loro vangeli, possibilmente a fini catechistici. L'episodio insegna la vera purezza richiesta al cristiano; dato che viene subito dopo la moltiplicazione dei pani, si pu\u00f2 capire come una preparazione all'eucarestia. Per di pi\u00f9 Ges\u00f9 che respinge la distinzione tra il puro e l'impuro, fondamentale nella legge giudaica, prepara l'entrata nella chiesa dei popoli pagani.
Ges\u00f9 discute con una delegazione di maestri della legge provenienti da Gerusalemme, come in 3,22; forse il fatto presente \u00e8 contemporaneo. In 7,3-4 Marco aggiunge commenti per il suoi lettori romani non familiari con le tradizioni giudaiche.

{N}7,{/}5 {C}Le tradizioni degli antichi{/}. Era il nome che i maestri della legge davano alle tradizioni orali tramandate da loro stessi. Erano dette {C}degli antichi{/} per conferir loro una certa autorit\u00e0, che Ges\u00f9 metteva in dubbio. Ges\u00f9 attaccava queste tradizioni in un punto che indignava molti giudei dei suoi tempi. Non \u00e8 che fosse un "protestante" in anticipo dei tempi e che opponesse la bibbia come fonte unica di rivelazione alle tradizioni orali di Israele. Ges\u00f9 accetta l'interpretazione della bibbia come facevano i farisei, ma non corre a chiamare Tradizione gli insegnamenti dei maestri del momento. fin qui 
\u00c8 qui che Ges\u00f9 sentenzia con la famosa frase: {C}ci\u00f2 che entra nell'uomo{/}...Si riferisce in questo caso agli alimenti toccati da mani impure. Era un tempo in cui si moltiplicavano le abluzioni purificatrici, prima o durante il pasto (Gv 2,6). Ges\u00f9 parla universalmente, riferendosi alla distinzione tra alimenti puri e impuri. (Lv 11).
{C}Ci\u00f2 che entra da fuori{/} \u00e8 l'alimento; {C}ci\u00f2 che esce dalla persona{/} sono le intenzioni.
{C}Perch\u00e9 non entra nel cuore ma nello stomaco{/}: Ges\u00f9 demistifica il linguaggio separando ci\u00f2 che \u00e8 biologico da ci\u00f2 che \u00e8 interiore o spirituale. Contrappone cuore e stomaco come Paolo avrebbe contrapposto stomaco e corpo in 1Cor 6,13.

{N}7,{/}14 {N}PURO E IMPURO{/}
Nella religione ebraica, un punto molto importante era mantenersi puro, in quanto non si poteva partecipare al culto senza possedere questo stato di purezza. La parola {C}purezza{/} non aveva lo stesso senso che le diamo noi oggi. Uomo puro era chi non s'era contaminato, neppure per inavvertenza, con una qualsiasi delle cose proibite dalla Legge. 
Per esempio, la carne di maiale e di coniglio era considerata impura: non si doveva mangiare. Una donna durante i suoi cicli o qualsivoglia persona che avesse delle emorragie erano considerate impure durante un determinato numero di giorni; nessuno doveva neppure toccarle. Un lebbroso era impuro fino a guarigione avvenuta e constata. Se cadeva un animaletto morto nell'olio, questo diventava impuro e bisognava buttarlo. Chiunque dunque si fosse macchiato con queste cose, anche senza sua colpa, doveva purificarsi, abitualmente con acqua, e altre volte pagando sacrifici.
Queste leggi erano state utili un tempo per abituare il popolo ebraico all'igiene. In pi\u00f9 servivano per proteggere la fede di ebrei che vivevano in mezzo a popoli che non conoscevano Dio. Tuttavia, come potevano conservare la loro fede nel Dio unico, se si permetteva loro di convivere con questi popoli, averli come amici e imitarli in tutto? Orbene, con queste innumerevoli usanze religiose che l'ebreo doveva osservare, necessariamente egli si doveva appartare da coloro che non condividevano la sua fede, conduceva un tipo di vita diversa e se ne restava tra i suoi correligionari.
Ges\u00f9 toglie a questi riti il loro carattere sacro; nulla di quanto Dio ha creato \u00e8 impuro; Dio non si offende se tocchiamo un malato, un cadavere o una qualsiasi cosa macchiata di sangue. Non lo disturba il fatto che noi mangiamo questo o quel cibo. Il peccato \u00e8 sempre un {C}qualcosa che esce dal cuore, {/}e non quel che abbiamo fatto senz'avvertenza.
\u00c8 vero che l'Antico Testamento insegna i concetti di "puro e impuro", ma tutto questo fu scritto nell'arco di secoli, e non tutto quel che dice un libro vale per tutti i secoli. Come dir\u00e0 Paolo nella sua epistola ai Galati Gal 4,1 e Gal 4,7, il popolo di Dio \u00e8 passato per un periodo di infanzia in cui ebbe bisogno di regole precise per formarsi; per\u00f2 "quando giunse la pienezza dei tempi", quando il popolo di Dio divenne adulto, tali regole persero la loro ragion d'essere.
\u00c8 del tutto lecito che dei cristiani adottino una dieta vegetariana o delle comunit\u00e0 cristiane considerino l'astenersi dall'alcool o dal tabacco una valida testimonianza morale. Non devono dire per\u00f2 che la loro scelta fa parte della fede, n\u00e9 giudicare chi tiene alla propria libert\u00e0; ribasserebbero la salvezza cristiana dimenticando che essa arriva ben pi\u00f9 in l\u00e0 di una qualsiasi questione di "cibo o bevanda" Rom 14,17.

{N}7,{/}17 Il testo dice: {C}gli fecero domande sulla parabola{/}. Si tratta di una sentenza-parabola in quanto ci fa scoprire un aspetto importante del regno di Dio, che solo con il tempo si capir\u00e0 in tutta la sua estensione. Tutta la creazione \u00e8 pura e il peccato sorge dall'uomo. La cosa \u00e8 cos\u00ec rivoluzionaria che solo in privato Ges\u00f9 potr\u00e0 spiegarla ai suoi discepoli. Nonostante la sua spiegazione, la chiesa avr\u00e0 bisogno di anni, di conflitti e di rivelazioni per trarne le conclusioni (At 10-11; Ef 3,5; Gal 2,11).

{N}7,{/}19 Il testo della seconda parte di questo versetto potrebbe tradursi con "...si converte in sterco - di fatto rese puri tutti gli alimenti". Oppure: "...si converte in sterco e con ci\u00f2 rese puri tutti gli alimenti".
La seconda traduzione suona meglio, per\u00f2 non \u00e8 chiaro ci\u00f2 che Ges\u00f9 volesse dire.
Con la prima traduzione, da noi adottata, Marco fa un inciso poco corretto da cui tira fuori la conclusione del versetto 18, che senza dubbio non \u00e8 di Ges\u00f9. Al sostenere che tutti gli alimenti sono puri Ges\u00f9 avrebbe prodotto uno scandalo tremendo senza scopo. Egli stesso osservava le leggi sugli alimenti puri come lo faceva il popolo, cio\u00e8 senza i numerosi particolari aggiunti dalla tradizione e a cui i farisei erano attaccatissimi. \u00c8 un punto senza importanza pratica fino a quando i giudei non comincino a diventare cristiani; allora la chiesa dir\u00e0 loro di essere liberi dalle leggi proprie del popolo giudaico (At cap 15).

{N}7,{/}31 Ges\u00f9 cammina ancora per i confini di Galilea. Nella Decapoli vi \u00e8 un territorio di maggioranza pagana. {C}Davano gloria al Dio di Israele{/}: questa espressione, conveniente a gente non israelita, annunzia il tempo in cui i pagani evangelizzati daranno gloria al Dio di Israele: Rm 15,7-11; Ef 2,11-13).
Il miracolo del sordomuto segue lo schema di 8,22: i due si completano, realizzando Is 35,5. Si tratterebbe di una figura della cura propinata dal battesimo per i discepoli di Ges\u00f9. {C}Effeta{/}: parola di Ges\u00f9 conservata in aramaico.

{N}8,{/}10 Magadan ci \u00e8 sconosciuta, come Dalmanuta di Mt 15,39.

{N}8,{/}12 {N}IL BUON USO DEI SEGNI{/}
{C}Mai sar\u00e0 concesso un segno a questa generazione.{/} Ges\u00f9 ha dato parecchi segni (Gv 20,30) e Giovanni insiste che i miracoli sono segni che permettono di riconoscerlo (Gv 10,38). L'impressione \u00e8 che Ges\u00f9 rifiuti di darli da un canto perch\u00e9 gli se ne d\u00e0 un ordine, e dall'altro perch\u00e9 non vi sono le condizioni per passare dal segno alla fede.
In altri passaggi Ges\u00f9 si lagna di che dobbiamo avere segni per credere (Gv 4,48).Per lui il segno di Dio, cos\u00ec come l'orazione ascoltata, sono come il dono di una persona che si rivela ed \u00e8 cos\u00ec come dobbiamo accoglierli (Gv 16,24). Spesso sembrerebbe che nelle nostre relazioni con Dio consideriamo la confidenza difficile e costosa, e ci sembri giusto che Dio non la reclami senza aver dato prove chiare che esiste, che ci ascolta e che ricompenser\u00e0 i nostri servizi e la nostra obbedienza. Per\u00f2, dal momento in cui gli esigiamo garanzie, gli neghiamo l'unica cosa che a Lui interessa. Che piacere dovrebbe provare nel compimento dei nostri obblighi e opere buone? Non gli fanno n\u00e9 caldo n\u00e9 freddo. Al contrario la sua gioia (non \u00e8 parola forte) consiste nell'iniziare quaggi\u00f9 questo tratto di amore reciproco nel quale possiamo esser noi a dare il primo passo per vedere come Lui reagir\u00e0, e un secondo, e un decimo se si ostina a non rispondere. Cos\u00ec ci si avvicina alla vita eterna.

{N}8,{/}34 In questi versetti cos\u00ec decisivi dobbiamo tradurre spesso con {C}vita{/} la parola originale che dice {C}anima{/}, dato che nel senso ebraico usato da Ges\u00f9 anima, vita e persona sono sinonimi. Nel verso 35 appare {C}salvare la sua anima{/} (assicurarla) e {C}perdere la sua anima{/} (rischiare, sacrificarsi); nel 36, {C}danneggiare la sua anima{/} e nel 37 {C}riscattare la sua anima{/}. In questi casi \u00e8 possibile tradurre con {C}se stesso{/} o con {C}la sua vita{/}.
{C}A che serve a uno{/}...? Le parole seguenti alludono a un giudizio, all'ora della verit\u00e0 in cui ciascuno potr\u00e0 provare il successo o fallimento della propria esistenza.

{N}8,{/}38 Il figlio dell'uomo. Questo titolo ci orienta verso la venuta gloriosa di Cristo.
{C}Verr\u00e0 con la gloria di suo Padre{/}, un po' come in Dn 7,13, per\u00f2 qui si tratta di suo Padre. Circondato dai suoi santi angeli: sono gli angeli di Dio, santi in quanto ricevono da lui la sua missione.

{N}9,{/}1 {C}Alcuni dei presenti{/}...Nel testo attuale dei vangeli questa frase viene interpretata come annunzio della trasfigurazione. In questa, raccontata immediatamente dopo, alcuni degli apostoli videro il regno identificato con Ges\u00f9 glorificato.
Per\u00f2 la sentenza si riferisce anche al testo precedente (8,38). Dopo aver annunziato la sua gloriosa venuta, Ges\u00f9 afferma che alcuni dei presenti la vedranno. Allora l'espressione {C}venendo con potenza{/} dovrebbe intendersi come venuta di Cristo Giudice. Ecco perch\u00e9 autori vari pensano che Ges\u00f9 si riferisca alla distruzione di Gerusalemme che vari discepoli presenzierebbero e che, per Lui, era un anticipo del giudizio. Altri affermano che Ges\u00f9 volesse dire che verrebbe presto e che in ci\u00f2 si sbagliasse.
Per questa ragione si pu\u00f2 dire che possibilmente Luca si avvicina di pi\u00f9 al senso primitivo: alcuni non moriranno senza aver visto il regno di Dio (Lc 8,27), che ben si capisce come riferentesi alla trasfigurazione. Ges\u00f9 fece capire varie volte che il regno gi\u00e0 esisteva, e che non si dovesse attendere la sua venuta come avvenimento portentoso (Lc 17,20).
D'altro canto, nei sinottici la trasfigurazione, come il battesimo di Ges\u00f9 da parte di Giovanni, \u00e8 uno dei pochi segni di divinit\u00e0 concessi a Ges\u00f9: ambedue segnalano il principio di una nuova tappa della sua missione. La trasfigurazione annunzia la passione gi\u00e0 vicina; Ges\u00f9 lo afferma con tutta chiarezza in Lc 9,31, e questa \u00e8 la ragione del richiamo di Ges\u00f9 ai suoi apostoli in Mc 9. Sapendo in anticipo di questa manifestazione gloriosa, e avendo deciso che solo tre degli apostoli lo avrebbero accompagnato, questo annuncio anticipato permetterebbe agli altri di ricevere ulteriormente la testimonianza dei privilegiati.
\u00c8 anche possibile che nei tempi seguenti l'attesa di una venuta imminente di Ges\u00f9 abbia indotto a modificarne il detto riferentesi a tale venuta. Dopo, il senso nuovo di questo stesso detto avrebbe portato in Marco e Luca la frase anteriore: Se qualcuno si vergogna... Comunque, questa frase alquanto enigmatica si riferisce all'attesa della prima generazione di cristiani (1Cor 15,51; 1Ts 4,15) e con le voci che correvano rispetto all'apostolo Giovanni (Gv 21,23). Si noti che nonostante i dubbi su come si fosse verificata, gli evangelisti la mantennero.

{N}9,{/}13 {C}Secondo quanto era stato scritto di lui{/}. Non vi \u00e8 un testo riferentesi alla morte di Giovanni. \u00c8 possibile che si tratti di una formula per dire: lo trattarono come Dio aveva previsto e ordinato. Sarebbe meglio riconoscere qui la maniera propria con cui Ges\u00f9 interpreta le Scritture. Le profezie sul servitore di Yahweh, che per Ges\u00f9 occupavano il centro della profezia dell'Antico Testamento, erano valide tanto per i suoi apostoli e profeti come per Lui stesso.

{N}9,{/}14 Non \u00e8 per caso che i discepoli si trovino in difficolt\u00e0 mentre Ges\u00f9 si trova sul monte. Gi\u00e0 al tempo di Mos\u00e8 sul Sinai il demonio si era presa la rivincita con il vitello d'oro.
Ogni evangelista tratta di questo episodio in maniera sua propria. Marco lo sviluppa pi\u00f9 o meno come Luca, con pochi particolari di pi\u00f9 (forse dalla catechesi di Pietro). Si noti la difficolt\u00e0 per integrare il tutto in una sola stesura; i paragrafi 20-27 mal si adattano dopo 14-19. Dopo la domanda di Ges\u00f9 in 16, ci si aspetterebbe una risposta dalla gente, che meriterebbe la dichiarazione di Ges\u00f9 in 19. Invece, la supplica del padre in 17-18 viene risposta in 21-24. Si parla del demonio, di uno spirito muto (17) sordo e muto (25). \u00c8 un demonio ribelle che non vuole ascoltare gli ordini dell'esorcista e rifiuta di dire il suo nome, per cui risulta pi\u00f9 difficile espellerlo.

{N}9,{/}19 Il fatto presente tempera l'entusiasmo dei discepoli davanti ai miracoli di Ges\u00f9. Questi ha appena rimproverato Pietro per ripetere la sua fede nel trionfo del Messia. Ora l'ammonimento \u00e8 diretto tanto agli apostoli quanto ai discepoli che sarebbero venuti dopo: che non confidino troppo nei miracoli promessi da Ges\u00f9 a chi tenga un granello di fede, dato che sono gente incredula come i loro contemporanei. {C}Con l'orazione{/}, o: con l'orazione {C}e il digiuno{/}? i manoscritti sono divisi al riguardo. \u00c8 impossibile sapere quale fu la parola autentica, giacch\u00e9 Ges\u00f9 non insist\u00e9 mai sul valore del digiuno. \u00c8 possibile che lo abbia prescritto per gli esorcismi.

{N}9,{/}33 Vi sono due cose in questo paragrafo: sapere chi \u00e8 il pi\u00f9 grande, e l'accoglienza che Ges\u00f9 fa ai piccoli.
\u00c8 interessante paragonare il paragrafo con le versioni di Matteo e di Luca, giacch\u00e9 ognuno dei tre ne tratta in maniera tutta sua. In primo luogo ecco i testi paralleli di Mt 1-10 e Lc 9,46-48. In secondo luogo vi \u00e8 l'attitudine di Giacomo e Giovanni in Mt 20,20 e Mc 10,35, che Luca sostituisce con una disputa in 22,24. Per ultimo vi \u00e8 la risposta di Ges\u00f9 per coloro a cui non piace vederlo insieme ai piccoli: Mt 19,13; Mc 10,13; Lc 18,15.
Nel presente paragrafo Ges\u00f9 risponde prima alla prima domanda: chi vuol essere il primo, diventi servitore di tutti.
Dopo, nel lasciare che gli si avvicini un piccolo, lo fa per mostrare che l'importante non \u00e8 il rango di chi si riceve, ma che nella sua persona vi si riceva Cristo e suo Padre.
In Lc 9,46-48 le due risposte di Ges\u00f9 appaiono combinate in una: perch\u00e9 dare tanta importanza al protocollo di precedenze e gerarchie se l'incontrare una persona non \u00e8 che incontrarvi Dio?
Marco e Luca, riferendo l'incidente di Mc 10,13 usa parole sullo spirito di infanzia e l'accoglienza del regno.
Matteo si dimentic\u00f2 che Ges\u00f9 fosse intervenuto per dirimere una rivalit\u00e0 tra i suoi. Ges\u00f9 risponde come deve farlo un Maestro davanti ad una pia domanda dei suoi discepoli. Comincia direttamente con il tema del regno dei Cieli, interessandogli un'attitudine spirituale; in conseguenza non cura l'ammonimento di Ges\u00f9 ai suoi apostoli, e specialmente ai "tre grandi", Pietro e i due figli di Zebedeo, di farsi servitori. Ges\u00f9 chiama quindi il piccolo per insegnare lo spirito di infanzia. Solo dopo parler\u00e0 dell'accogliere i piccoli, passando con la parola "piccoli" dai bambini ai credenti semplici e senza titoli speciali.
In Matteo, solo in 20,20 Ges\u00f9 risponder\u00e0 a coloro che vogliono occupare i primi posti.

{N}9,{/}43 {C}Gehenna{/}. Ges\u00f9 parla dell'abisso in cui si buttano quelli che sacrificano tutto per diventare schiavi di un idolo a cui si afferrano a tutti i costi. Non dobbiamo pensare che abbiano distrutto il loro destino? Non vi sono n\u00e9 parole n\u00e9 immagini che possano esprimere la perdita irreparabile di chi ha distrutto il suo destino, che non avr\u00e0 mai fine. Vi sar\u00e0 una vera eternit\u00e0 per costoro alla fine dei tempi? Che tipo di pene inconsolabili e di frustrazione irrimediabile sar\u00e0 il prezzo di questo fallimento definitivo, di non aver dato alla luce quello che si portava dentro? Il vangelo ci fa capire che tutto il nostro destino si gioca nell'esistenza presente e che la nostra libert\u00e0 \u00e8 sovrana, per\u00f2 non pu\u00f2 descrivere ci\u00f2 che chiamiamo inferno e purgatorio. Ges\u00f9, da parte sua, riprende due immagini profetiche: la {C}gehenna{/}, cio\u00e8 la valle a sud-ovest di Gerusalemme, un luogo coperto da sepolcri e profanato da multipli sacrifici di bambini che vi erano stati bruciati, e quindi considerato maledetto; e poi il {C}fuoco{/} e il {C}verme{/} che divora i cadaveri dei ribelli in Is 66,24.

{N}9,{/}50 Molte pagine dei nostri vangeli furono ripetute a memoria durante anni prima di essere stese per iscritto. Quando non vi erano molti libri in giro, n\u00e9 giornali n\u00e9 trasmissioni radiofoniche, la memoria aveva capacit\u00e0 enormi. Era possibile ripetere a memoria discorsi interi, e vi erano tecniche mnemoniche capaci di facilitarne il compito. Una delle pi\u00f9 comuni era di impiegare una parola chiave alla fine di un tema, che si troverebbe al principio di un secondo, cos\u00ec connettendo i due. Ecco perch\u00e9 il sale del versetto 49 connesse nel racconto due frasi di Ges\u00f9 che non si voleva si perdessero, ma che non hanno a che vedere con il paragrafo 42-49.
La fine del versetto 49 cambia molto secondo i manoscritti esistenti, cosa abbastanza sconcertante. La cosa pi\u00f9 probabile \u00e8 che l'evangelista abbia fatto un paragone dove il sale veniva usato come preservante. Gli alimenti in salamoia si conservano, e le loro offerte erano considerate come aventi valore eterno. Cos\u00ec sar\u00e0 il fuoco di cui abbiamo parlato.

{N}10,{/}14 Tutto questo capitolo e l'inizio del seguente espongono fatti e parole di Ges\u00f9 che sbalordirono, fino a scioccarli, coloro che lo attorniavano. La sua attitudine verso i piccoli era un gesto singolare, per\u00f2 i discepoli la rispettarono anche senza capirla. Non dimentichiamo che quella societ\u00e0 era molto mascolinizzante, in cui i bambini erano preoccupazione delle loro madri senza interessare il gran mondo. Matteo e Marco li chiamano "piccolini". Luca dice che gli portavano perfino i "piccolissimi".

{N}10,{/}40 Alcuni manoscritti antichi conservano lo stesso senso di Mt 20,23. I pi\u00f9 importanti hanno la versione che diamo qui. Alcuni autori presero questa risposta letteralmente, e tentarono di fissare un protocollo celeste gerarchico: Maria, Giovanni Battista, Giuseppe, Mos\u00e8 ecc.

{N}11,{/}20 Matteo fa seccare il fico immediatamente, Marco aspetta un giorno. In questo come in molti altri casi, vi sono interpreti razionalisti che affermano che la tradizione posteriore invent\u00f2 un prodigio che in realt\u00e0 non era mai successo: perch\u00e9 non chiedono ai loro contemporanei che hanno presenziato scene simili?

{N}11,{/}16 {C}Non permetteva che alcuno trasportasse oggetti{/} ...per accorciare la strada da qui alla citt\u00e0.

{N}11,{/}25 {C}Quando poi state pregando{/}...Quando uno persevera nell'orazione di petizione, Dio fa vedere che non vi pu\u00f2 essere fiducia totale in Lui senza aver prima deposto ogni rancore, obbligando quindi a perdonare prima di tutto. Perdonare per essere ascoltati si legge anche in 1Pt  3,7. I possessori di carisma curante cominciano sempre col chiedere al malato di perdonare e chiedere di essere perdonato, lasciando dietro tutti i rancori anche contro s\u00e9 stesso per i suoi fallimenti passati: solo allora la grazia della cura attuer\u00e0 liberamente.

{N}12,{/}13 In Marco, l'alleanza tra gli erodiani e i farisei (3,6 e 8,15) permette pensare che questa controversia proceda dal tempo del ministero galileo di Ges\u00f9.

{N}12,{/}30 {C}Ascolta Israele{/}. Il testo ebraico si pu\u00f2 tradurre con: "Yahweh Dio nostro \u00e8 l'unico Yahweh", o "Yahweh Dio nostro \u00e8 un solo Yahweh". Il primo significherebbe che Yahweh \u00e8 l'unico Dio vivo. Il secondo, che non vi possono essere tanti Yahweh quanti santuari diversi vi erano in Israele: Egli \u00e8 uno solo, e uno \u00e8 il luogo della sua presenza. Nella bibbia greca, Yahweh viene tradotto con Signore senza articolo, e cos\u00ec leggiamo qui "Signore, nostro Dio, \u00e8 Signore unico", frase che il vangelo di Marco riproduce fedelmente.
{C}Con tutta l'anima{/},{C} con tutta l'intelligenza{/}...Il testo greco di Dt 6,5 dice, come in ebraico: "Cuore, anima, forza". Marco aggiunge: "con tutta la tua intelligenza", ristabilendo il senso originale dell'ebraico, dato che in quella cultura il {C}cuore{/} designa la facolt\u00e0 di pensare e di sentire pi\u00f9 che l'affettivit\u00e0, che si esprime meglio con la parola {C}anima{/}.

{N}12,{/}35 Ges\u00f9 cita il Salmo 110. Si pensava allora che il libro dei Salmi fosse totalmente di Davide. L'autore dice: {C}Oracolo del Signore per il mio signore{/}. Il secondo {C}mio signore{/} \u00e8 il senso pi\u00f9 comune ed equivale a {C}mio padrone{/}. C'\u00e8 chi si \u00e8 chiesto se non si trattasse di parole profetiche annunzianti il Messia; di fatto questo versetto non dice di pi\u00f9 di quello che Ges\u00f9 volle far capire. Si content\u00f2 di lasciare senza risposta quegli esperti che sanno tutto. Per\u00f2 \u00e8 evidente che se gli venne in mente repentinamente questo salmo, era perch\u00e9 aveva la sua vocazione messianica nello spirito. E se i suoi discepoli, che si dimenticarono della maggioranza dei suoi detti e fatti, si ricordarono di questo, fu perch\u00e9 il salmo conteneva due espressioni che avrebbero fatto senso pieno con Ges\u00f9 risuscitato: {C}Siedi alla mia destra{/}, e: {C}Tu sei sacerdote in eterno{/},{C} come Melchisedek {/}(Eb 7).

{N}12,{/}41 Una tradizione giudaica afferma che il "Muro del Pianto" \u00e8 la sola struttura rimasta in piedi di tutto il tempio distrutto, perch\u00e9 fu costruita con le offerte dei poveri.

{N}13,{/}1 Qui comincia il discorso chiamato a volte "Apocalisse dei sinottici", a volte "discorso escatologico".
Apocalisse: cf. commento a Mt 23,1.
Escatologico: riferentesi agli ultimi tempi. Nella tradizione cristiana, riferentesi alla pienezza della comunicazione divina, alla chiusura della storia per la seconda venuta di Cristo.
Il discorso prende spunto dall'ammirazione dei discepoli verso il tempio erodiano. Si parla di {C}pietre{/} enormi (5 metri di lunghezza), di {C}decorazioni{/} regalate dai ricchi e dai re, come le porte coperte d'oro. Si sedette sul {C}monte degli Olivi{/}: questo si trova a soli 500 metri dal tempio a volo d'uccello, separato dall'edificio solo dal burrone del Cedron. Gli domandarono in privato, coscienti che la profezia della rovina del tempio richiudeva in s\u00e9 segreti gravi, e poteva essere causa di sedizione (cf. 14,57). Solo Andrea, fratello di Simon Pietro, si unisce al gruppo dei Tre.
In questo capitolo ogni evangelista interpreta le parole profetiche a modo suo. Queste non sono di facile comprensione, n\u00e9 furono pronunziate tutte nella stessa occasione. Pertanto non basta paragonarle paragrafo a paragrafo: bisogna leggere ogni evangelista dal principio alla fine per capirne la prospettiva personale.
I tre vangeli coincidono nel dare qui un ammonimento di Ges\u00f9 a chi si preoccupa troppo per i segni di una imminente fine del mondo: che non aspettino ansiosamente la Gran Liberazione, per non correre il rischio di {C}farsi ingannare{/}. In 13,6 il testo dice solo {C}Io sono{/}, e aggiungiamo le parole che seguono per meglio comprendere.

{N}13,{/}9 Sarete consegnati ai tribunali giudaici: cf. nota a Mt 10,17. Cos\u00ec avrete l'opportunit\u00e0 di testimoniare: At 9,15; 23,11.
Perch\u00e9 prima il vangelo deve essere proclamato a tutte le nazioni (10). Questo potrebbe non essere segno della fine del mondo, ma viene inserito nei paragrafi presenti con referenza alla tragedia che sarebbe occorsa in Palestina circa trent'anni dopo. La distruzione del tempio e l'interruzione del culto non avverranno prima dell'inizio di una era nuova, con il vangelo predicato a molte nazioni e con comunit\u00e0 ecclesiali radicate dappertutto nell'impero romano. Rispetto a questo segno cf. 14,9 e 2Ts 2,6.

{N}13,{/}14 Nel paragrafi seguenti gli interpreti non sono d'accordo sulla distinzione da fare tra quello che Ges\u00f9 disse circa la caduta di Gerusalemme e la fine del mondo. Molti la pensano cos\u00ec: se si distingue chiaramente tra i due avvenimenti, \u00e8 possibile che gli evangelisti abbiano corretto il testo dopo la caduta di Gerusalemme che non aveva causato la fine del mondo; in cambio, Se Ges\u00f9 avesse proprio parlato cos\u00ec, avrebbe confuso i due avvenimenti dato che aspettava che la fine della storia fosse vicino.
In realt\u00e0 non vi \u00e8 ragione alcuna per affermare che Ges\u00f9 si sbagliasse (cf. Mt 10,23 e 16,28). Raccogliendo da tutto il vangelo parole che indicano una lunga attesa da parte della chiesa, e non inventate dagli evangelisti dal nulla, non vi \u00e8 ragione di negargli che avesse profetizzato la rovina imminente della nazione giudaica, iniziando cos\u00ec il lungo periodo dei tempi del Vangelo.
Il testo si riferisce molto probabilmente alla crisi giudaica degli anni 66-70. Per\u00f2 \u00e8 anche certo che Ges\u00f9 dovette esprimersi in termini generali e figurati come leggiamo in Matteo e Marco, no con la precisione propria di Luca.

{N}13,{/}19 {C}Vi sar\u00e0 tribolazione{/}. \u00c8 parola normalmente riferentesi alle sofferenze che precederanno il Giudizio di Dio. Qui si applica alla crisi della nazione giudaica insieme alle parole seguenti, dato che questa crisi \u00e8 un intervento divino nella storia per giudicarla. {C}Se il Signore non accorciasse quei giorni{/}: la tradizione giudaica era cosciente che le disgrazie peggiori non arrivano mai al livello meritato dai nostri peccati. {C}Per riguardo agli eletti{/} che intercederanno a favore dei peccatori, accorcer\u00e0 il castigo.

{N}13,{/}21 Alla fine di questa profezia sulla crisi giudaica, marco ritorna all'ammonimento iniziale: guardatevi da falsi liberatori che si presentano come Messia. Non mancarono falsi Messia o Cristi durante la crisi del 66-70, n\u00e9 negli anni seguenti quando Bar Kochba tent\u00f2 ancora una volta rompere il giogo di Roma. Perfino il gran rabbino Akiba lo aveva riconosciuto come Messia, fino alla di lui morte nel 135.
Gli eletti, cio\u00e8 i discepoli di Ges\u00f9, non si lasceranno trascinare dal nazionalismo, non solo perch\u00e9 questo \u00e8 destinato a fallire, ma per la sua pretesa di salvare Israele dopo che questi abbia lasciato passare l'ora di Dio (Lc 19,42).

{N}13,{/}24 Marco dice: dopo, senza precisare, alla fine degli ammonimenti di Ges\u00f9 ai suoi apostoli in 13,23. Si vede facilmente che Ges\u00f9 non si dirige direttamente a loro, n\u00e9 d\u00e0 istruzioni per questo giorno, dato che chiunque lo presenzier\u00e0 non potr\u00e0 evaderlo.
{C}Il sole si oscurer\u00e0{/}...Qui abbiamo figure tradizionali dell'universo che si disintegra davanti alla maest\u00e0 del giudice supremo. Sono figure prese da Is 13,10 e 34,4.
{C}Povero chi{/}...Il testo dice: Pover uomo. \u00c8 un contrastare il figlio dell'uomo con quell'uomo.
{C}Benedire{/}...(22) {C}dar grazie{/}...(23). La prima espressione veniva usata nell'eucarestia di comunit\u00e0 provenienti dal giudaismo, la seconda in quelle di origine greca (cf. commento a Mc 8,1).

{N}14,{/}18 {C}Mentre erano a tavola{/}. Il testo dice: {C}coricati{/}. Il prendere il cibo coricati si riferisce al celebrare l'ultima Cena in una casa comoda e ammobiliata (14,15). Sicuramente Ges\u00f9 e gli apostoli non mangiavano abitualmente come i greci, gente benestante, ma per quel giorno Ges\u00f9 volle un certo lusso.

{N}14,{/}22 Le parole: {C}Questo \u00e8 il mio corpo{/} non basterebbero da s\u00e9 a stabilire l'identit\u00e0 del pane con il corpo di Cristo nel senso pi\u00f9 forte. Nella lingua ebraica il verbo essere non esiste nel senso copulativo, ma solo in quello esistenziale. Per capire la teologia di questo passaggio \u00e8 necessario tenerne in conto tutto il contesto. Questa cena \u00e8 un banchetto sacro, come la cena giudaica in questa stessa festa. Bisogna tenere in conto anche il carattere santo e santificante dell'umanit\u00e0 di Ges\u00f9 (cf. Mc 7,31; Lc 8,46; e tutto il discorso del pane di vita in Gv 6). Tutto ci\u00f2 non segue dai soli testi, ma dalla comprensione di questo mistero da parte degli apostoli e della chiesa. \u00c8 facile accorgersi, per esempio da 1Cor 11,26-29, la forza che Paolo d\u00e0 alle parole di Ges\u00f9 per la consacrazione del pane e del calice.
Il testo non parla di pane e vino, ma di pane e {C}calice{/}, forse perch\u00e9 di uso comune, forse perch\u00e9 nella cultura ebraica il senso \u00e8 pi\u00f9 ricco. Ciononostante, Gn 14,14, cos\u00ec come Pro 9,5 dicono {C}pane e vino{/}.

{N}14,{/}24 {C}Il sangue che sar\u00e0 sparso per molti{/}: Si \u00e8 discusso parecchio su queste parole, perch\u00e9 il testo originale conserva la forma ebraica di Is 53,11-12: {C}per i molti{/}, che si capiva come per molti e non per tutti. La forma grammaticale, nonostante, significa {C}per la moltitudine{/}.
Di fatto, nel testo del profeta il servitore si sacrifica per la moltitudine, cio\u00e8 per il popolo di Israele. Ges\u00f9 pure si sacrifica (Gv 17,19 dir\u00e0 {C}si consacra{/}) per purificare e santificare il popolo acquisito, il resto di Israele. Qui non si tratta di espiare, come alcuni hanno pensato, le colpe individuali di pochi, di molti o di tutti, n\u00e9 si tratta di sapere se Ges\u00f9 paghi per i cristiani o per tutti gli uomini. Quando il Vangelo dice che Ges\u00f9 si sacrifica per noi, non si identifica con una tale visione della redenzione, ne fa contabilit\u00e0 di peccati redenti o no.
Matteo e Marco usano la stessa espressione (cf. Mt 20,28 e Mc 10,45), vedendo in questa moltitudine il popolo nuovo riscattato. Ugualmente in Gv 17,19 Ges\u00f9 si consacra per i suoi, cos\u00ec come in Eb 10,14. In Ef 5,25 Cristo si sacrifica per la chiesa. In At 20,28 Egli acquista la chiesa a prezzo del suo sangue, ricordandoci che nel senso primario redenzione vuol dire acquistare ci\u00f2 che \u00e8 propriet\u00e0 di un altro (Ap 5,9-10). Il testo di Lc 22,19-20 dir\u00e0: dato e sparso {C}per voi{/}. Solo 1Tm 2,6 dice, imprecisamente: {C}per tutti{/}.

{N}14,{/}36 Padre, o {C}pap\u00e0{/}: Ges\u00f9 fu il primo a chiamare il Padre in maniera cos\u00ec semplice e affettuosa, materia di scandalo per chi non ha ricevuto lo spirito di figlio (Rm 8,15; Gal 4,6).
{C}Non si faccia la mia volont\u00e0{/}. La natura di Ges\u00f9 \u00e8 complessa come la nostra. Che il suo spirito sia totalmente unito alla volont\u00e0 divina non significa che tutti i timori e l'istinto di conservazione siano svaniti. \u00c8 proprio dello Spirito non divinizzare l'uomo in maniera tale da renderlo padrone di s\u00e9, ma di abbandonarlo temporaneamente o meglio lasciarlo in grande insicurezza, sebbene rimanendo nella piena obbedienza di Dio. Ges\u00f9 prega per ben tre volte per sottomettere e pacificare questa ribellione della sua natura.

{N}14,{/}63 {C}Si stracci\u00f2 le vesti{/}: lo strappo gi\u00e0 esisteva. Era lungo circa 20 centimetri e rammendato con filo sottile. Si trattava di un rituale di indignazione nell'ascoltare parole blasfeme.

{N}14,{/}68 Vari manoscritti aggiungono qui: {C}e il gallo cant\u00f2{/}. Si tratta di giustificare il verso 72 dove il gallo canta {C}per seconda volta{/}. In Palestina i galli sogliono cantare due volte: poco dopo mezzanotte e per seconda volta all'aurora. Quando canta il gallo di Pietro per la seconda volta \u00e8 gi\u00e0 l'aurora.

{N}15,{/}1 {C}Tennero consiglio{/}. Vari manoscritti dicono {C}consulta{/}, riferendosi ad un'intesa con Pilato.

{N}15,{/}8 Il popolo sal\u00ec verso la residenza di Pilato, ubicata con tutta probabilit\u00e0 nel palazzo erodiano, non dell'Antipa presente in Gerusalemme in quei giorni, ma in quello di suo padre Erode il Grande. Il vangelo fa capire che i capi dei sacerdoti intervennero per appoggiare la petizione a favore di Barabba, dopo che questa era stata presentata da un gruppo importante probabilmente capeggiato da nazionalisti zeloti.

{N}15,{/}21 {C}Simone{/},{C} padre di Alessandro e di Rufo{/}: sono nomi romani, e sicuramente questi figli erano ben noti alla chiesa primitiva. Non esiste prova che si trattasse dello stesso Rufo di Rm 16,13.
La via al Calvario era relativamente corta: poco pi\u00f9 di un chilometro attraverso le stradicciole affollate di Gerusalemme.

{N}15,{/}25 {C}Verso le nove del mattino{/}. Il testo dice: {C}l'ora terza{/}. Attenendoci all'interpretazione tradizionale della cronologia della passione, Ges\u00f9 si detiene nel Getsemani la notte tra il gioved\u00ec e il venerd\u00ec; appare due volte davanti all'autorit\u00e0 giudaica, e un'altra volta, piuttosto a lungo, davanti Pilato dove interviene la turba varie volte. Bisogna quindi ritardare al massimo l'ora della crocifissione. Ci\u00f2 vuol dire che le espressioni ora terza, ora nona, avrebbero valore soltanto simbolico, ricordando l'ora dei sacrifici nel tempio. L'espressione {C}ora terza{/} dovrebbe quindi completarsi con {C}fino al suono della sesta{/}, cio\u00e8 mezzogiorno. In cambio, se l'arresto di Ges\u00f9 ebbe luogo nella notte tra il marted\u00ec e il mercoled\u00ec, tutto il racconto di Marco diventa molto verosimile.

{N}16,{/}9 I versetti 9-20 non appartengono al testo di Marco e non si trovano nei manoscritti pi\u00f9 antichi. Alcuni manoscritti antichi riportano una conclusione pi\u00f9 breve:
{C}Tutto ci\u00f2 che fu tramandato a chi attorniava Pietro{/},{C} fu proclamato in forma fidata. Per cui Ges\u00f9 stesso{/},{C} per mezzo loro{/},{C} diffuse da oriente ad occidente il messaggio sacro e incorruttibile dei tempi della salvezza.{/}
Vi sono dei manoscritti con un'altra conclusione di stile gnostico e molto tardiva.

{N}16,{/}15 {N}IL NOME DI GES\u00d9{/}
Con la risurrezione di{N} {/}Ges\u00f9, la sua natura umana partecipa pienamente della gloria divina. Ges\u00f9 \u00e8 ora il Figlio-di-Dio-con-potenza (Rom 1,4), e ci chiede che crediamo nel suo {C}Nome, {/}ossia, nel potere che ha ricevuto e che \u00e8 attivo in lui.
Il {C}Nome {/}\u00e8 un termine che a noi dice poco, ma per gli ebrei significava la presenza attiva di Dio. Questo vocabolo permetteva di parlare della presenza misteriosa di Dio senza ridurne la grandezza. Per esempio, la Bibbia mai dice che Dio camminava con gli ebrei verso la Terra Promessa (sappiamo che Dio non cammina); per\u00f2 dice che il suo {C}Nome {/}(Num 6,27) o il suo {C}Volto {/}(Es 33,15), o il suo {C}Angelo {/}(Es 23,23) stava in mezzo a loro. Dio non poteva rinchiudersi in un Tempio di pietre, ma la Bibbia dice che il suo {C}Nome {/}risiedeva in quel luogo per benedire da l\u00ec tutte le attivit\u00e0 del suo popolo (1Re 8,27) e (1Re 8,29).
Il {C}Nome, {/}quindi, significava il potere o la presenza divina. E Paolo dice che Ges\u00f9 risorto ha ricevuto un Nome che supera ogni altro nome Filip 2,9. Dio Padre glielo ha comunicato, e Ges\u00f9, che lo riceve dal Padre, non \u00e8 meno di lui: tutto quel che \u00e8 del Padre \u00e8 ora anche suo. Ges\u00f9 non riceve soltanto un titolo o una gloria divina, dal momento che la Gloria divina non poteva darsi a nessun altro che a Dio; se egli riceve un titolo divino (gi\u00e0 annunciato in Is 9,5), \u00e8 perch\u00e9 in realt\u00e0 gi\u00e0 aveva dal Padre la Divinit\u00e0, ossia, il suo stesso Essere divino.
Ges\u00f9, dunque, \u00e8 Dio uguale al Padre, per\u00f2 lo \u00e8 in un modo diverso, perch\u00e9 tutto riceve da colui che tutto ha. Per questo sta anche scritto che il suo {C}Nome {/}\u00e8 {C}Il Figlio {/}Eb 1,4. Quando ci rivolgiamo al Padre invocando il Nome di Ges\u00f9, questo significa molto di pi\u00f9 che proteggerci con i suoi meriti Eb 5,9 o avvalerci della sua potente intercessione Eb 7,25; nel Nome di Ges\u00f9 noi ci presentiamo come figli, sapendo che Dio ci abbraccia con lo stesso amore paterno che ha per il suo {C}Diletto {/}Ef 1,6.
Per l'avvenire il Signore Ges\u00f9 assoggetta a poco a poco, con potere divino, la storia degli uomini e in essa il percorso personale di ciascuno di noi. I discepoli sono inviati nel mondo per guarirlo e santificarlo. I miracoli e le guarigioni, la cui importanza \u00e8 enfatizzata in questo paragrafo, non sono il fine ma segni e mezzi; il fine dell'evangelizzazione \u00e8 che tutta la creazione si riunisca attorno alla Persona del Figlio di Dio fatto uomo, per opera del suo Spirito. "Non abbiate timore, ci dice Ges\u00f9, la mia Chiesa non \u00e8 un rifugio contro il mondo, le sue seduzioni e i suoi problemi, ma che, con il battesimo, ciascuno di voi comincia ad essere apostolo".
{C}Questi poi sono i segni che accompagneranno i credenti {/}Mc 16:17. Gli Atti degli Apostoli riportano alcuni di questi segni e miracoli nella Chiesa dei primi anni. Oggi ancora si verificano gli stessi, con altri ancora, in ogni luogo in cui i cristiani prendono seriamente la propria missione di evangelizzare la creazione.

{N}16,{/}16 {N}CHI NON CREDER\u00c0 SAR\u00c0 CONDANNATO{/}
Il testo originale dice: {C}chi non credesse  sar\u00e0 condannato{/}. Anche intendendolo come chi offra resistenza a credere, rimane un'affermazione terribile, di effetto incalcolabile.
Chi non crede \u00e8 colui a cui si presenta il messaggio. Nel contesto di questo paragrafo tutta una serie di segni accompagneranno il messaggio, sufficientemente eloquenti per riconoscervi un messaggio del cielo. Chi non debba credere in quelle circostanze sar\u00e0 condannato, cio\u00e8 giudicato da Dio. Nel dar conto delle sue azioni buone e cattive, ricever\u00e0 una condanna in rispetto a questa mancanza di fede, come colpa personale. Lo stesso dice Mt 10,40.
Chi crede ed \u00e8 battezzato {C}si salva{/}, cio\u00e8 gode gi\u00e0 dei doni che Dio ha riservato a chi ha riconosciuto la persona di suo figlio. Costoro, grazie alla fede, vedono il loro essere riorganizzarsi, diventando cos\u00ec beneficiari e allo stesso tempo cooperatori del mistero della salvezza che Dio realizza nell'intimo della storia umana. Una parte essenziale di quest'opera, che interessa tanto ai vicini quanto ai lontani, \u00e8 riservata al suo popolo eletto. Se questo rifiutasse di compire questa missione, l'umanit\u00e0 sarebbe condannata a perdersi in tutti i sensi del termine. 
Ci si domanda come Dio abbia potuto permettere un'interpretazione tanto particolaristica di queste verit\u00e0 nella chiesa occidentale, e per di pi\u00f9 fino alla fine del secolo XIX. I portatori della fede erano convinti che tutti dovevano accogliere la sua predicazione, anche quando parlassero una lingua odiata o non capita, o non mostrassero i segni indicati nel Vangelo. Vollero imporre il battesimo senza aver prima preparato la rinascita delle persone, come se attribuissero al rito un effetto magico. Sostenevano ci\u00f2 che il testo non dice, cio\u00e8 che chi non avesse creduto avrebbe perduto la salvezza eterna venendo condannato a un inferno senza fine. Cf. l'Introduzione al libro di Giona.
Questa interpretazione dell'istituzione ecclesiale che faceva il partito dei salvati, in contrasto alla massa dei perduti, soddisfaceva il fondo di violenza giacente al fondo del cuore di qualsiasi comunit\u00e0 che crede s\u00e9 stessa eletta da Dio per dare al mondo l'unica verit\u00e0.
Pu\u00f2 sembrare strano che questa interpretazione errata della Scrittura sia stata accettata cos\u00ec comunemente senza che sorgessero profeti che la combattessero. Ecco un mistero. Ciononostante, riconosciamo che questa visione del mondo in bianco e nero senza grigioscuro ha stimolato in milioni di credenti una volont\u00e0 ferrea di dominare i propri istinti e compire azioni eroiche: tutto meno il peccare.

