{N}1,{/}1 {C}Ges\u00f9 Cristo.{/} Solo qui e in 16,21 appare questa espressione nel vangelo di Matteo. La genealogia di Matteo inserisce Ges\u00f9 nei tre grandi periodi della storia sacra: prima e durante la monarchia, e dopo il ritorno dall'Esilio. \u00c8 possibile che il numero 14 per ciascuna delle serie abbia a che vedere con David, dato che \u00e8 anche il numero corrispondente al suo nome secondo l'usanza numerologica ebraica.
Luca in cambio far\u00e0 un elenco di 77 nomi risalenti ad Adamo, ponendo cos\u00ec in rilievo l'universalit\u00e0 della missione di Ges\u00f9, che venne per salvare non solo Israele, ma tutto il genere umano.

{N}1,{/}18 {C}Lo chiamerai Ges\u00f9...lo chiameranno{/}. Matteo adotta la profezia di Is 7,14. A differenza di Luca, \u00e8 Giuseppe a dare il nome come discendente di Davide.
{C}Matteo non ci dice n\u00e9 l'et\u00e0 di Giuseppe n\u00e9 quella di Maria{/}. I giuristi giudaici distinguevano, nella promessa sposa, tre et\u00e0: se si sposava prima dei dodici anni, tra i dodici e i dodici e mezzo, o dopo. I numerosi matrimoni ad et\u00e0 giovanissima avevano luogo per la maggior parte nella societ\u00e0 urbanizzata, non essendo affatto sicuro che lo stesso avvenisse tra le famiglie semplici dell'ambiente rurale.

{N}2,{/}2 {C}Abbiamo visto la sua stella in oriente{/}. Possiamo tradurre: "abbiamo visto sorgere la sua stella". Secondo la profezia di Balaam (Nm 24,17) una stella era parte integrante di Davide e di Betlemme.

{N}2,{/}10 Che gran gioia! Solo nella bibbia si parla tanto di gioia, e la si promette come conseguenza di una visita divina: cf. Mc 5,12; 13,20; 13,44; 25,21; 28,8; Lc 1,28; 1,19; 2,10; 10;20; 13,17; 15,32; 19,6; 24,52.

{N}2,{/}13 {C}Fuggi in Egitto{/}. L'Egitto era il rifugio tradizionale dei perseguitati. Vi si trovavano numerose comunit\u00e0 giudaiche e perfino un tempio a Leontopoli, rivale di quello di Gerusalemme. \u00c8 probabile che Matteo pensi al versetto di Is 16,21 che annuncia l'invio di un salvatore agli egizi.

{N}2,{/}18 {C}Si udirono pianti in Rama{/}. Cf. Ger 31,15. Il profeta si riferiva agli israeliti suoi contemporanei esiliati in Assiria. Costoro appartenevano alle "trib\u00f9 di Rachele" moglie di Giacobbe: Rachele, dalla tomba, so affliggeva per loro. Una seconda tradizione biblica metteva in relazione Rachele con il clan di Efrata che si era venuto a insediare a Betlemme e dal quale era nato Davide (Gn 35,19). Ecco come Rachele pu\u00f2 venire considerata qui come madre degli infanti di Betlemme.

{N}3,{/}7 {C}Farisei e Sadducei{/}. Al tempo della redazione del vangelo di Matteo, i cristiani sistematicamente associavano questi due gruppi. In lotta costante l'uno con l'altro, si erano opposti ciononostante a Ges\u00f9 con la stessa energia. Li assocer\u00e0 anche in 16,1 e 16,6. Di fatto i sadducei, materialisti che erano, non si fecero commuovere dalla predicazione di Giovanni: al pi\u00f9 inviarono alcuni informatori per controllare se Giovanni minacciasse la loro autorit\u00e0 pi\u00f9 direttamente dei numerosi credenti giudei come gli Esseni del deserto, che consideravano i sadducei come usurpatori del sacerdozio.
Il testo dice: "Credono di poter sfuggire alla collera che si avvicina?" {C}Collera{/} significa indignazione di Dio contro il male (Is 30,27) e la sua sentenza gi\u00e0 pronunciata: questa \u00e8 sospesa sulla testa del peccatore (Gv 3,36; Rm 1,18; 1Ts 1,10) ed \u00e8 sinonimo di castigo.

{N}3,{/}17 {C}Nel quale ho posto la mia compiacenza{/}. La voce riprende le parole di Is 42,1. Nel testo ebraico significavano {C}"Mi \u00e8 piaciuto sceglierlo"{/}. In greco il senso cambia un po' ed \u00e8 questo che i vangeli applicano a Ges\u00f9: colui in cui mi compiaccio. Vi riconosciamo la vocazione universale di Cristo. Nonostante Ges\u00f9 non occupasse che un posto infimo nello spazio e nel tempo, fu al centro della creazione: in lui il Padre fu pienamente soddisfatto dalle sue opere. La stessa osservazione vale per Mt 17,5 dove riporta le stesse parole.

{N}5,{/}22 {C}Stupido. {/}Se lo ha trattato come apostata. "Stolto" in ebraico era lo stesso di apostata, o uno che va diritto all'inferno.

{N}5,{/}48{C} Sarete perfetti{/}. La preoccupazione per la perfezione legale e morale non mancava tra i giudei (Sal 19,14). Per Ges\u00f9 perfezione morale \u00e8 imitare da figli il Padre perfetto. Matteo interpreta la perfezione di Dio come capacit\u00e0 di amare tutti gli esseri umani senza tener conto delle loro leggi, confini e divisioni.
Questa preoccupazione per la perfezione sta alla base di tutti i punti della nuova morale (5,21-47). Ges\u00f9 non ci chiede di moltiplicare opere buone quanto di perdonare e di essere generosi, che ci meriteranno un premio da Dio. Ogni suo precetto ci porta verso una trasformazione personale, un superamento di meschinit\u00e0, di paura, di pregiudizi paralizzanti. Il discepolo che li compia si elever\u00e0 verso una visione del mondo e dell'umanit\u00e0 che lo render\u00e0 sempre pi\u00f9 capace di penetrare la scienza e la sapienza del Padre.

{N}6,{/}1 Il testo dice: "Guardatevi di fare la vostra giustizia davanti agli uomini". La parola "giustizia" viene adoperata in uno dei tanti sensi di cui fa uso la bibbia. Nei termini pi\u00f9 generali, la giustizia consiste nel conformare le nostre azioni alla volont\u00e0 di Dio; per\u00f2 si tratta anche di una legge interiore da rispettare, l'equilibrio che regge la nostra vita. Il vangelo, cos\u00ec come i farisei, fa spiccare la responsabilit\u00e0 personale, per\u00f2 insistendo non meno, e qui sta la novit\u00e0, nel fatto che la nostra salvezza \u00e8 prima di ogni altra cosa un dono gratuito di Dio Padre che ci ama.
Si noti che tutto il discorso \u00e8 centrato sull'esperienza della presenza del Padre. L'espressione pi\u00f9 ripetuta \u00e8 "regno di Dio", ma la pi\u00f9 importante \u00e8 quella sui tempi nuovi che ci hanno dato un Padre.

{N}6,{/}7 {C}Non sprecate parole.{/} Ges\u00f9 non disprezza l'orazione prolungata a base di formule o invocazioni ripetute verso il Padre. Mentre il Signore non ci dia il dono della contemplazione, avremo bisogno di parole per mantenerci in presenza sua. Qui Ges\u00f9 condanna le pratiche religiose di cui fanno parte la diffidenza, la paura di non essere ascoltato, la ricerca inquieta di formule e devozioni capaci di forzare la mano di Dio.
L'orazione vera vuol dire spirito nuovo: ogni impulso di ansia e di petizione deve concludersi con la certezza che il Padre sta disponendo tutto per il nostro bene. Il Padre sa ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno, e si cura di noi anche quando non sappiamo come lo faccia.

{N}6,{/}9{C} Padre nostro che sei nei cieli{/}. Si tratta di una combinazione originale di due espressioni tradizionali. Nostro Padre, ossia di Israele (Is 63,16) e il cielo, ossia Dio nel suo mistero. La formula "Padre nostro" acquista un senso nuovo nell'insegnamento di Ges\u00f9: i suoi discepoli sanno di essere figli di Dio in forma personale.

{N}6,{/}11 Dacci il pane quotidiano {C}necessario{/}. Il senso vero di quest'aggettivo sar\u00e0 sempre materia di discussione, dato che non si incontra n\u00e9 in altri autori greci n\u00e9 altrove nel NT. Studiandone le varie etimologie, possiamo capirlo come {C}sufficiente{/}, in contrasto con un'abbondanza che non chiediamo, o {C}necessario{/}, o del {C}giorno a venire{/}. In Luca si pu\u00f2 anche tradurre come: dacci {C}oggi{/} il pane quotidiano. La traduzione pane {C}soprannaturale{/} \u00e8 meno probabile nonostante la sua adozione da gran parte della tradizione.
Dietro alla petizione sta il riconoscimento del fatto che non esistiamo solo per noi stessi, e che dobbiamo la nostra sussistenza giornaliera al Padre.

{N}6,{/}13 {C}Non ci indurre in tentazione (prova){/}. Non \u00e8 Dio a tentarci e ad indurci al male, ma il maligno e noi stessi (Gc 1,13). Per\u00f2 Dio dispone gli avvenimenti della vita, che a volte bastano a mettere fortemente alla prova la nostra fedelt\u00e0. Gli umili sono coscienti della loro debolezza e sanno che Dio dispone tutto ci\u00f2 che avviene per il loro bene (Rm 8,28); nella prova, dar\u00e0 la forza necessaria per vincere (1Cor 10,13) e non conceder\u00e0 al maligno libert\u00e0 per far cadere coloro che Lo invocano (2Ts 3,3).
Si potrebbe anche tradurre: {C}Non permetterci di{/} entrare, o cadere, in tentazione. In tal caso significherebbe che Dio ci protegge dall'accettare i suggerimenti cattivi e di consentire al male.

{N}6,{/}32 {C}I gentili{/}. Ossia i pagani, che non conoscono Dio, come anche in 5,47 e 6,7. Ges\u00f9 prende lo spunto dal rancore profondo verso ogni straniero che andava crescendo con l'occupazione romana, per mettere in evidenza la vera identit\u00e0 del popolo di Dio. \u00c8 una messa a punto pi\u00f9 che mai necessaria oggi, perch\u00e9 anche se il popolo cristiano ha conosciuto persecuzioni secolo dopo secolo, spesso questa violenza lo ha fatto rispondere col rancore quando non con uguale violenza.

{N}7,{/}12 Questo riassunto della legge e dei Profeti (ossia la bibbia) dice molto sullo spirito di Ges\u00f9:
- eccede qualsiasi legge scritta (Rm 13,8) senza imporre obblighi;
- invita all'azione e allo spirito creativo, non a un conservatorismo da leggi negative;
- fomenta lo spirito di comunit\u00e0; 
presentando l'amore verso il prossimo da questo punto di vista, ci porta a riflettere in profondit\u00e0 sulla nostra propria indigenza, e pertanto a scoprire la nostra relazione con il Padre. Questa conoscenza di Dio \u00e8 ci\u00f2 che vale; non si arriver\u00e0 a perfezione alcuna a partire dal concetto falso dei diritti di Dio. 

{N}7,{/}13 {C}La porta e la via{/}. La vita cristiana implica decisioni valorose in alcuni momenti di crisi o di conversione (la porta), e poi la perseveranza in uno stile di vita pi\u00f9 esigente (la via).

{N}8,{/}11 In Matteo troviamo un'affermazione assente dal testo parallelo di Luca. Dice che i pagani entreranno nel banchetto dei risuscitati quando a quel tempo si negava che vi fosse la risurrezione dei pagani. E per di pi\u00f9 condanna i figli di Abramo proprio quando si diceva che dati i meriti del padre, nessuno di loro si sarebbe perduto.

{N}8,{/}23 Cf. con il racconto di Marco, che conserva memoria del fatto cos\u00ec come lo avrebbe raccontato Pietro, con particolari pittoreschi e senza edulcorare n\u00e9 le parole di Ges\u00f9 n\u00e9 quelle degli apostoli in pericolo.
Matteo rende solenne l'attitudine di Ges\u00f9, e mette in bocca agli apostoli la supplica cristiana caratteristica. {C}Uomini di poca fede{/}: come in 14,31; 16,8; 17,20; le parole sono dirette ai futuri credenti, che proveranno il timore tutte le volte che si faranno prendere dall'incredulit\u00e0. Matteo usa abitualmente la parola {C}Uomini{/} per designare coloro che sconoscono Dio, o coloro che guardano verso Ges\u00f9 dal di fuori: 5,13; 6,1; 16,13. Pur tuttavia erano questi gli uomini che Ges\u00f9 chiamava per essere apostoli.

{N}8,{/}28 Matteo dice {C}gadareni{/}, Marco e Luca {C}geraseni{/}. Gadara ci \u00e8 sconosciuta. Gerasa, in cambio, era una cittadina di cultura greca ubicata a sud-est del lago, nella Decapoli, piuttosto lontana da l\u00ec. La maggioranza pagana della sua popolazione spiega l'allevamento di suini.

{N}9,{/}13 {C}Misericordia cerco e non sacrificio{/}. In questo testo di Osea (6,6) misericordia vuol dire amore sincero verso Dio. Qui viene preso come comprensione e amore verso il prossimo, come in 12,7.
Per i contemporanei di Ges\u00f9 il Messia \u00e8 {C}Colui che viene{/} (Mt 11,3; 21,9; 24,5), il che ci permette di capire perch\u00e9 tante volte Ges\u00f9 risponde: {C}sono venuto{/} (Mt 5,17; 11,18). \u00c8 venuto, uscito da Dio (Mc 1,38).

{N}9,{/}18 Paragonando con la versione di Marco e Luca per gli stessi fatti, ci accorgiamo che ancora una volta Matteo non si cura di particolari concreti. Non si interessa del dramma personale della donna che va a toccare il monto di Ges\u00f9, n\u00e9 gli piace che costei venga guarita prima che Ges\u00f9 le rivolga parole liberatrici. Con Matteo \u00e8 sempre Ges\u00f9 che interroga, che prende l'iniziativa. Nella risurrezione della bambina, l'unica cosa che fa risaltare Matteo \u00e8 il potere sovrano di Ges\u00f9.

{N}10,{/}5 La missione si doveva svolgere in Galilea. L'evangelista confuse due vocaboli quasi identici nell'originale aramaico: citt\u00e0 e {C}provincia{/}. Ges\u00f9 semplicemente dice ai suoi apostoli che lavoreranno solo nella provincia di Galilea. Ges\u00f9 \u00e8 stato inviato per riunire le pecore perdute di Israele, cosicch\u00e9 la missione in terre straniere, vuoi samaritane vuoi pagane, sar\u00e0 solo dopo la sua morte e risurrezione.

{N}10,{/}9{C} Non portate oro n\u00e9 argento n\u00e9 denaro{/}. I maestri stessi della legge erano obbligati a non far pagare per i loro servizi, e vivevano di quello che ricevevano liberalmente. Se il villaggio era povero, lo erano anche loro. La povert\u00e0 cos\u00ec grande di Ges\u00f9 e dei suoi (Mt 8,20) non sembrava cosa straordinaria. Ges\u00f9, per\u00f2, insiste sul non portarsi dietro provvisioni come una maniera di predicare con l'esempio la confidenza nel Padre: il Suo regno si avvicina, pertanto Lui si prende cura dei suoi messaggeri.
Nel trasmettere queste stesse indicazioni all'ambiente pi\u00f9 accomodato di Roma, gli evangelisti le adattarono. Ecco perch\u00e9 la tradizione comune a Mc 6 e Lc 9 permette i {C}sandali{/}, mentre quella comune a Matteo e a Luca 10 li proibisce. Matteo proibisce il {C}bastone{/}, forse pensando nel bastone che si portava a spalla con relativo sacco. {C}Chi lavora ha diritto a mangiare{/}, secondo la tradizione dei maestri giudaici.

{N}10,{/}17 {C}Guardatevi dagli uomini{/}. Questo punto va sviluppato in Gv 15,18.
{C}Vi flagelleranno nelle loro sinagoghe{/}. Nel mondo romano le varie comunit\u00e0 etniche godevano di organizzazione interna. I giudei potevano castigare certi reati secondo le loro leggi nelle sinagoghe (At 9,2).

{N}10,{/}24 {C}Il discepolo non \u00e8 da pi\u00f9 del maestro{/}. La stessa frase ha significato diverso in Lc 6,40.

{N}10,{/}28 {C}Chi pu\u00f2 far perire l'anima{/}. Per Matteo l'anima ha un significato diverso da quello che le dava la cultura ebraica, che la identificava con la vita. Qui "anima" ha lo stesso significato che ha per noi, la parte pi\u00f9 personale dell'uomo che non perisce con la morte.

{N}10,{/}35 Ges\u00f9 cita una parola di Michea che annunciava una grave crisi sociale. Qui \u00e8 Ges\u00f9 che si fa segno di contraddizione lui stesso e divide le famiglie.

{N}11,{/}5 \u00c8 degno di nota che i tre testi di Isaia le cui parole Ges\u00f9 riprende in questo testo (Is 29,18; 35,5; 61,1) parlano di vendetta divina su popoli stranieri, che Ges\u00f9 non menziona. Come in Lc 4,18, Ges\u00f9 si rifiuta di considerare l'odio e la sete di vendetta che accompagnavano allora la fede nel Dio giusto. 

{N}12,{/}2 Ci si potrebbe chiedere cosa stessero a fare i farisei in quel campo da dove Ges\u00f9 si trovava a passare. Dando uno sguardo al testo parallelo di Lc 6,2 ci accorgiamo che facevano parte del gruppo che seguiva Ges\u00f9, come anche in Mc 2,16 e Lc 5,30. Fanno parte integrante del gruppo di discepoli, e ci vorr\u00e0 del tempo prima che il partito farisaico gli si opponga.

{N}12,{/}8 {C}Il figlio dell'uomo \u00e8 padrone del sabato{/}. Questa pretensione di Ges\u00f9 \u00e8 tanto esorbitante quanto quella di perdonare i peccati. Sarebbe una semplice conclusione dell'evangelista? \u00c8 pi\u00f9 probabile che lo abbia detto Egli stesso cos\u00ec chiaramente da imprimerla nella memoria di Giovanni, che la sviluppa in Gv 5,17-20. Per\u00f2 non Signore come Cristo, ma Signore come "padrone del sabato".

{N}12,{/}17 Matteo giustifica l'attitudine discreta del Salvatore {C}atteso dalle nazioni{/} con un testo di Isaia: {C}non discuter\u00e0 n\u00e9 grider\u00e0{/}. In questi poemi il servitore di Yahweh \u00e8 strumento di Dio per salvare anche i popoli pagani: perch\u00e9 annunzi i giudizi di Dio alle nazioni. Non dimentichiamo che nella cultura ebraica giudicare e governare sono un tutt'uno: il Messia realizzer\u00e0 il governo di Dio sulle nazioni.
{C}Il diritto annunzier\u00e0 alle genti.{/} L'ebraico avrebbe detto: le nazioni attendono i suoi decreti, per\u00f2 Matteo segue la bibbia greca annunziante la fede universale nel Nome divino, che per lui \u00e8 il nome di Ges\u00f9.

{N}12,{/}27 {C}Beelzebul{/}, ossia dio domestico, era il dio della citt\u00e0 filistea di Accaron, ridicolizzato dai giudei in Beelzebub, "dio delle mosche". Altrove accusano Ges\u00f9 di possessione demoniaca nel senso di essere divenuto matto, cos\u00ec come dicavano di Giovanni Battista (11,11). Qui lo accusano di venire a patti con il demonio. Matteo, sempre duro con i farisei, contrasta la fede del popolo alle loro calunnie: un titolo del Messia era {C}figlio di Davide{/}. 

{N}12,{/}32 {C}N\u00e9 in questo secolo n\u00e9 in quello futuro{/}. Ci\u00f2 non significa che esistano peccati perdonati nell'altro mondo, ma che il suddetto peccato \u00e8 imperdonabile, tanto davanti al giudizio di Dio quanto a quello degli uomini. 

{N}12,{/}36 {C}Di ogni parola detta fuori posto.{/} Sarebbe il termine "parole oziose" usato dal vangelo, cio\u00e8 parole senza garanzia. Secondo Matteo parole cos\u00ec procedono da una perversione del cuore, tipica di coloro che credono saperne di pi\u00f9 delle cose di Dio. Nonostante che i farisei spesso interpretassero la bibbia cos\u00ec come la interpretava Ges\u00f9, il loro ideale di "uomo giusto" era di avere la coscienza pulita davanti a Dio insieme all'amore per il denaro: Il risultato era un orgoglio tale da avvelenarne tutto l'operato.

{N}12,{/}39 {C}Soltanto il segno di Giona{/}. Non si daranno loro i segni imponenti che si attendevano per la venuta del Messia. Il figlio dell'uomo sar\u00e0 segno prima per Israele, poi per\u00f2 per tutte le nazioni (Lc 2,32-34), cos\u00ec come Giona era stato segno per i pagani di Ninive. Tutti dovranno riconoscere la mano di Dio nella sua persona, predicazione, sconfessione e risurrezione. Cf. il testo di Paolo sullo scandalo della croce (1Cor 1,22).

{N}12,{/}47 \u00c8 possibile che questo versetto sia stato copiato da Marco e quivi inserito.

{N}13,{/}18 Fu Ges\u00f9 ad interpretare la parabola, o furono i predicatori della chiesa primitiva? Nel testo vi sono molte parole proprie dello stile ecclesiastico primitivo ed \u00e8 certo che l'interpretazione differisce alquanto nei tre vangeli, secondo l'ambiente in cui furono conservati e predicati. La cosa pi\u00f9 probabile \u00e8 che Ges\u00f9 stesso abbia interpretato la parabola, con una morale per i suoi discepoli, cosa che facevano tutti i maestri del tempo. Spiegandola cos\u00ec, non si immetteva in altri aspetti, come per esempio il fatto che Egli era venuto a seminare e che il regno di Dio era gi\u00e0 cominciato.

{N}13,{/}37 {C}Il figlio dell'uomo{/}. Dovunque parli di giudizio, il vangelo presenta Ges\u00f9 come figlio dell'uomo. \u00c8 una maniera di dire che torner\u00e0 con autorit\u00e0 divina e con la gloria del Padre, come in Dn 7,13.
{C}I figli del regno{/},{C} i figli del maligno{/}. Non interpretiamo questa frase al rovescio: l'umanit\u00e0 non viene classificata in anticipo in buona e cattiva. La parabola dice che ci vuole tempo prima che ciascuno si definisca per quello che \u00e8.

{N}13,{/}50 {C}La fornace ardente{/}. Vi sono testi profetici che parlano dell'ira di Dio che brucia i cattivi (Na 1,9; Ml 4,1; Is 66,24). {C}Pianto e stridore di denti{/}, ossia invidia davanti alla sorte dei giusti (Sal 33,16; 112,10). I {C}giusti brilleranno{/}: Ml 4,20; Dn 12,3).

{N}13,{/}58 Molti opinano che il vangelo di Matteo debba dividersi in due parti: 3-13 e 14-28. Al versetto 13.58 hanno fine le parabole del regno; Ges\u00f9 smette di istruire le moltitudini e si dedica da ora in poi a formare i suoi discepoli. Il fallimento della predicazione a Nazaret sar\u00e0 la figura del fallimento della stessa in Galilea.

{N}14,{/}13 {C}Part\u00ec di l\u00e0 per appartarsi in un luogo deserto: {/}Ges\u00f9 si isol\u00f2. Lo fece anche quando seppe che Giovanni era stato imprigionato (4,12). Ges\u00f9 vive in uno stato di insicurezza permanente in un paese sottomesso a dominazione straniera, tra un popolo che Dio aveva educato per la libert\u00e0, per\u00f2 che si ribellava continuamente. Ges\u00f9 predicava in una societ\u00e0 zeppa di poliziotti e informatori. L'interpretazione di Marco (sicuramente conosciuta anche da Matteo) \u00e8 che dopo la missione i discepoli erano stanchi e avevano bisogno di riposo e di riflettere insieme.

{N}14,{/}12 Matteo e Marco fanno spiccare qui il ruolo dei discepoli. Giovanni centra tutta la narrazione sulla persona di Ges\u00f9, inviato di Dio e pane di vita. In questo capitolo i discepoli figurano da i futuri responsabili della chiesa, che continueranno lo stesso operato di Ges\u00f9. Per Matteo \u00e8 chiaro che l'insegnamento del miracolo non \u00e8 di far spiccare il potere di Ges\u00f9 o di segnalarlo come Messia: meglio di tutti ne fa risaltare il significato eucaristico.
{C}Duecento denari{/}. Con questa somme si potevano comprare duemila litri di farina per cinquemila persone. Ciascuno avrebbe ricevuto buona parte della razione giornaliera.
{C}Si raccolsero gli avanzi{/}, come aveva fatto Eliseo (2Re 4,43): il particolare conferma che tutti ne ebbero a saziet\u00e0, cos\u00ec come era successo con la manna del deserto (Es 16,12).

{N}14,{/}25 {C}Venne loro incontro camminando sulle acque{/}. La tradizione biblica considerava il mare come elemento ribelle che Dio dovette assoggettare; perfino in Giobbe 9,8 si legge l'espressione: "cammina sulle profondit\u00e0 del mare". Non ci voleva altro perch\u00e9 molti interpreti dicessero: il vangelo ci parla di Ges\u00f9 che camminava sulle acque, per\u00f2 questo era proprio di Dio; vi \u00e8 quindi un'intenzione teologica in questa narrazione: non si tratta di fatto storico...Ricordiamo che gli evangelisti ricordano fatti che danno fondamenta alla loro fede, e che se questi fatti non fossero storici, loro stessi non vi crederebbero.

{N}15,{/}21 {C}Nelle regioni di Tiro e Sidone{/}. Matteo aggiunge il secondo nome per conformarsi ai detti tradizionali dei profeti, che erano usi minacciare insieme le due citt\u00e0 fenicie (Mt 11,21). Questi nomi suonavano come pagani. La donna era {C}cananea{/} perch\u00e9 i siro-fenici erano discendenti dall'antica popolazione di Canaan. A differenza di Marco, Matteo sembra dire che la donna usc\u00ec da quel paese, e che Ges\u00f9 non vi entr\u00f2: forse vuole confermare quello che Ges\u00f9 dice in 15,24.
{C}Non sono stato mandato se non alle pecore disperse della casa d'Israele{/}. Le pecore sperdute (Ez 34) sono gli umili, sperduti per mancanza di pastori (Mt 9,35). La risposta di Ges\u00f9 \u00e8 decisiva: gli viene solo per i giudei. Questo vangelo mostra che \u00e8 la chiesa a dover dare alla luce della grazia i pagani. La risposta in Matteo \u00e8 stata spesso interpretata come se Ges\u00f9 avesse pensato esclusivamente ai giudei nel suo ministero di salvezza senza prendere coscienza della sua missione universale. Sarebbe stata la chiesa a fare di Ges\u00f9, salvatore dei giudei, un salvatore del mondo. Non vi \u00e8 ragione per affermarlo: salvare il mondo \u00e8 parte della missione del servitore di Yahweh (Is 42; 49,6; 52,13) con cui Ges\u00f9 si identifica. Ges\u00f9 si immette nel piano determinato dal Padre e lascia che la salvezza dei pagani sia opera degli ultimi tempi, ossia dei tempi che seguiranno alla sua morte e risurrezione.

{N}15,{/}28 {C}Grande \u00e8 la tua fede! {/}Matteo sottolinea questa ammirazione di Ges\u00f9 solo quando si tratta di pagani che gli si avvicinano ogni tanto, per\u00f2 non di giudei (8,10). Ci\u00f2 non vuol dire che quei pagani fossero migliori dei giudei; piuttosto che Ges\u00f9 si meraviglia davanti a come suo Padre distribuisce il dono della fede a figli che si \u00e8 scelto fuori dal suo proprio popolo.

{N}15,{/}29 Ges\u00f9 \u00e8 ancora in Galilea. Matteo ci mostra come una fotografia di Ges\u00f9 maestro divino. Sale sul monte, come in 5,1, per\u00f2 questa volta non per istruire ma per moltiplicare le cure che sono altrettanti segni dell'arrivo del regno: cf. 11,4-5.

{N}16,{/}1 Dove Marco si attiene alla verit\u00e0 storica parlando di farisei, Matteo scrive: farisei e sadducei, con l'espressione tipica di chi era arrivato a fare un tutt'uno degli avversari di Ges\u00f9.
Tutto il testo fra {C}Ges\u00f9 rispose{/}: e {C}Generazione perversa{/} non appare in testi antichissimi. Potrebbe essere un'aggiunta posteriore. Possibilmente fa parte del testo di Matteo, per\u00f2 fu soppresso pi\u00f9 tardi dato che la meteorologia col\u00e0 imperante non valeva altrove. I farisei chiesero un segno del cielo ossia veniente da Dio, e Ges\u00f9 fa il paragone parlando del cielo atmosferico.

{N}16,{/}18 Il testo dice: {C}Tu sei Kephas.{/} \u00c8 il termine aramaico usato da Ges\u00f9 che significa "roccia". Era il nome che la chiesa primitiva dette a Simone: 1Cor 1,12; Gal 1,18.
\u00c8 impossibile affermare con certezza che Ges\u00f9 abbia soprannominato cos\u00ec Simone lo stesso giorno in cui lo chiam\u00f2 (Gv 1,42); forse glie lo diede nel momento in cui formul\u00f2 queste promesse.
Simone {C}Bar-Giona{/}. {C}Bar{/} \u00e8 aramaico per "figlio". Sar\u00e0 un'altra maniera di dire: Simone {C}figlio di Giovanni{/} come in Gv 1,42? Oppure vuol dire "figlio di colomba", un nome che avrebbe designato un gruppo di patrioti giudei che aspettavano il Messia il cui simbolo era una colomba?
{C}Edificher\u00f2 la mia chiesa{/}. Edificare e piantare erano termini ambedue appropriati per l'operato divino di instaurare il Popolo dei Santi nel mondo. {C}chiesa{/}, ossia assemblea di coloro che Dio ha congregato, il popolo che si organizzer\u00e0 attorno al Messia. La {C}mia{/} chiesa: Ges\u00f9 riafferma la Sua divinit\u00e0, dato che la chiesa \u00e8 di Dio.
{C}In terra...nei cieli{/}. Le azioni della chiesa vengono ratificate nel mondo di Dio. Questa comunicazione dell'umano e del divino nella chiesa (Mt 18,18; Gv 20,23) vale in modo speciale per le decisioni di Pietro, portatrici di una volont\u00e0 divina che i membri della chiesa sono tenuti a riconoscere. Negli ultimi due testi si parla di perdono, per\u00f2 solo Pietro {C}riceve le chiavi{/}.

{N}17,{/}21 Il versetto 21 manca in molti manoscritti. C'\u00e8 chi lo interpreta come addizione per armonizzare Matteo con Marco. Altri pensano che 21 desse la risposta pi\u00f9 appropriata alla domanda degli apostoli: {C}Perch\u00e9 non abbiamo potuto{/}...? Prima che vi si aggiungesse l'altra spiegazione sulla mancanza di fede.

{N}17,{/}24 Il testo dice: gli esattori del "didracma". L'imposta era di due dracme, la stessa per tutti, ricchi o poveri (Es 30,13-15).

{N}18,{/}6 Il testo dice: "mola asinaria". Era una pietra pesante fatta girare da una bestia da soma, da distinguere da quella domestica fatta girare dalle donne.

{N}18,{/}10 {C}Il loro angeli in cielo{/}. Ges\u00f9 accenna a una credenza giudaica del tempo secondo la quale solo i gradi pi\u00f9 alti della gerarchia angelica potessero stare davanti a Dio (Tb 12,15). Dio ha dato agli angeli pi\u00f9 eminenti l'incarico di proteggere i bambini.
Vi si pu\u00f2 anche vedere una referenza a un costume di corte dell'Oriente di allora. Il sovrano era circondato da guardie pronte a farla finita con chiunque provocasse la sua ira (Est 4,11) che gli leggevano negli occhi. Perci\u00f2 guardatevi bene dal toccare questi piccoli!
Molti manoscritti aggiungono qui un versetto copiato da Lc 19,10.

{N}18,{/}12 Leggiamo qui la stessa parabola di Lc 15,3, con la differenza che qui la pecora non \u00e8 perduta ma {C}smarrita{/}. La parabola non si riferisce ai peccatori, ma ai piccoli smarriti davanti alle ambiguit\u00e0 mondane (24,4; 24,11) e che Ges\u00f9 vuole riunire. Bisogna cercarli invece di disprezzarli. Per la chiesa vi sar\u00e0 sempre il pericolo di dimenticarsi di tutti quei piccoli che non le vengono incontro, o di aspettare che siano loro a dare il primo passo avanti: ma a volte costoro non sono in grado di farlo.

{N}18,{/}15 Non tutti i manoscritti coincidono nel testo. Se accettiamo il testo {C}ha peccato{/}, Ges\u00f9 consiglierebbe moderazione, al contrario di quanto facevano gli Esseni di Qumran imitati a loro volta dai cristiani. Ges\u00f9 non accetta che la comunit\u00e0 espella il peccatore immediatamente dopo averlo giudicato. I suoi peccati non saranno resi pubblici se \u00e8 possibile correggerlo in privato. E si cita Dt 19,15 che in realt\u00e0 dice altro.
{C}Sia per te come il pagano e il pubblicano{/}. Ges\u00f9 parla per un pubblico giudaico uso a non trattare n\u00e9 pagani n\u00e9 peccatori pubblici, n\u00e9 con gli scomunicati dalla sinagoga ossia dall'autorit\u00e0 religiosa (Gv 9,22). Le comunit\u00e0 cristiane faranno lo stesso: (1Cor 5,11; 2Gv 10.

{N}18,{/}18 {C}Tutto ci\u00f2 che avrete legato{/}. Sembra che Ges\u00f9 lo dica a tutta la comunit\u00e0.

{N}18,{/}22 Di primo acchito si potrebbe leggere come "settanta volte sette", per\u00f2 i distributivi greci, sensibili al peso di certe formule, vogliono meglio "settantasette volte".

{N}19,{/}19 {C}Amerai il prossimo tuo come te stesso{/}. Matteo aggiunge questo comandamento che non appare n\u00e9 in Marco n\u00e9 in Luca, come per sottolineare che Ges\u00f9 non denuncia antiche leggi come insufficienti. Se la legge e il precetto dell'amore sono per tutti, Dio chiama oggi in maniera diversa quest'uomo che gli si avvicina.
La tradizione ha sempre inteso che questo vangelo considera la povert\u00e0 come condizione per seguire Cristo. Si sa che i tre "consigli evangelici" di povert\u00e0, castit\u00e0 e obbedienza sono le basi tradizionali della vita religiosa. Senza negare il valore di queste basi indispensabili, si potrebbe pensare che all'espressione manchi qualcosa. Da una parte ci molesta che Ges\u00f9 "consigli": il suo richiamo \u00e8 un comando, e chi lo rifiuta si perde. D'altra parte il voto di povert\u00e0, anche se significa rinunciare a beni propri e alla loro libera disposizione, ha per contropartita l'appartenenza a una comunit\u00e0 che abitualmente dispone di beni economici non disprezzabili: \u00e8 chiaro che in un caso cos\u00ec si sarebbe molto lontani da ci\u00f2 che Ges\u00f9 afferma in questo paragrafo.
Ciononostante, \u00e8 certo che lo scegliere la povert\u00e0, comunque lo si faccia, apre le porte del regno di Dio. Quella scelta oggi non \u00e8 solo dei religiosi. Sebbene nel passato la gran maggioranza della gente viveva in povert\u00e0 o addirittura in miseria, oggi in cambio la societ\u00e0 offre i mezzi per liberarsene, a patto di godere di una certa salute e di un cervello medio. Per\u00f2 \u00e8 anche certo che molti abbiano fatto dell'universit\u00e0 come un paradiso, che marca il confine tra i poveri e i cittadini con pieni diritti. I coniugi cristiani si troveranno fin dal principio davanti a una scelta dalla quale dipender\u00e0 l'avvenire dei figli. Li amano secondo il consueto? Allora ne avranno uno solo e lo manderanno all'universit\u00e0, dopo essersi fatti schiavi, per amor suo, del lavoro e dei valori comuni ricevuti. Vogliono una famiglia vera? Sar\u00e0 povera.
Nella nostra era, quindi, la famiglia sceglie la povert\u00e0 e contemporaneamente il regno. Questa prima scelta la obbligher\u00e0 a pensare, partendo da basi nuove, sul senso della vita, a far uso di una pedagogia di famiglia che aiuti i giovani a ratificarla, e ad unirsi ad altre famiglie cristiane che hanno fatto lo stesso per risolvere i loro problemi. Una povert\u00e0 cos\u00ec sarebbe alla fin dei conti la ricchezza del mondo.

{N}19,{/}28 Questo paragrafo si adatterebbe meglio a 22,28. Introducendolo nel contesto in cui lo fa, Matteo vuole distinguere il caso degli apostoli da tutti quegli altri che hanno rinunciato a tutto per seguire Cristo. La condizione degli apostoli \u00e8 unica nella storia della salvezza. Nonostante ci\u00f2, il privilegio di giudicare (che in ebraico \u00e8 lo stesso che governare) appartiene anche ai credenti, sebbene in grado pi\u00f9 ristretto (Sap 3,8; 1Cor 6,2).
{C}Nella rigenerazione: {/}Nel giorno della nuova creazione. Il testo dice: la nuova genesi. Il termine era proprio della letteratura apocalittica, riferendosi alla purificazione e rinnovo del mondo per mezzo del Giudizio. Questo giudizio ristabilir\u00e0 il vero ordine sociale (cf. Mt 25,31), metter\u00e0 i primi all'ultimo posto e vice versa, e far\u00e0 degli apostoli, e non dei patriarchi, di Mos\u00e8 o dei profeti, i governanti del popolo di Israele.

{N}20,{/}1 Notiamo che solo per i primi viene determinato il salario. \u00c8 ancora un segno che i primi a ricevere la salvezza debbano essere i giudei in compimento di un contratto di alleanza. Per i popoli pagani la salvezza \u00e8 dono gratuito, n\u00e9 promesso n\u00e9 atteso (Rm 15,8-9).
{C}Usc\u00ec ad ingaggiare operai{/}. Usc\u00ec cos\u00ec come aveva fatto il seminatore (13,1), come era uscito Ges\u00f9 (Mc 1,38) per portare la salvezza all'umanit\u00e0.
{C}Li hai equiparati a noi {/}(12{C}){/}. \u00c8 possibile che gli operai dell'ultima ora rappresentino i poveri che seguono Ges\u00f9. La societ\u00e0 religiosa non aveva dato loro l'opportunit\u00e0 di risvegliarsi e di partecipare al lavoro di Dio. Gli ambienti comodi, quindi, non dovrebbero scandalizzarsi se Ges\u00f9 mostra un tale apprezzamento per i piccoli e per i peccatori al punto di dimenticarsi dei "giusti". N\u00e9 si devono scandalizzare se un giorno vedranno dare ai poveri i primi posti. I giusti, che hanno conosciuto la legge fin dal principio e hanno riconosciuto l'obbligo di compirla, potrebbero esser pagati per ultimi.
Questo sembra essere stato il senso originale della parabola, per\u00f2 \u00e8 ovvio che Matteo faccia riferimento a un'altra situazione, quella dei popoli pagani che entrano a far parte della chiesa, e che oggi si potrebbero assimilare alle masse non ancora evangelizzate che aspettano fuori di essa.

{N}20,{/}28 {N}LA REDENZIONE{/}
{C}Riscattare{/},{C} riparare{/},{C} liberare{/},{C} redimere{/}: non sempre vediamo la differenza tra tutte queste parole che accompagnano immagini e idee nostre sulla redenzione.
Esistono quattro parole ebraiche nel Vecchio Testamento tradotte oggi con il verbo {C}riscattare.{/} Nel Nuovo Testamento queste quattro parole non sono sempre state rese con la stessa parola greca.
Cominciamo dal verbo {C}riscattare{/}. Vuol dire acquistare, per\u00f2 acquistare quello che un tempo apparteneva alla famiglia, che adesso lo ricupera. \u00c8 una parola che nel libro di Rut appare pi\u00f9 volte che in tutto il resto della bibbia. Nel Nuovo Testamento potrebbe tradursi pi\u00f9 frequentemente con il verbo liberare, come in Rm 8,23; Ef 1,7; Col 1,14; Ga 3,13; 4,5. In Eb 9,15 e Ti 2,14 \u00e8 meglio tradurlo con riscattare.
Continuiamo con {C}acquisto{/}. Quando la bibbia ricorda la scelta da parte di Dio di un popolo che gli appartiene, usa il termine {C}acquisto{/} per voler dire che Dio \u00e8 adesso signore e proprietario di Israele e che nessuno da ora in poi potr\u00e0 toglierglielo. Questo \u00e8 il senso di 2Pt 2,1 per designare gli appartenenti al popolo di Dio. In Ap 14,3 e 4 gli acquisiti sono i 144.000 eletti e vergini del monte Sion, scelti tra tutto il genere umano.
In cambio, tanto nel testo presente di Matteo quanto nel parallelo di Mc 10,45 e in 1Tm 2,6, la parola tradotta con {C}riscatto{/} si deve intendere come il sacrificio espiatorio che bisognava pagare per fallo commesso. Qui Matteo si riferisce al Servo di Dio di Isaia, che offre la sua vita per riparare le colpe del suo popolo (Is 52,13-53, 12). Solo qui, in tutto il vangelo, Ges\u00f9 d\u00e0 questo senso alla sua morte. \u00c8 negli At degli Apostoli dove vediamo che ai predicatori del vangelo piaceva usare la profezia di Isaia per proclamare Ges\u00f9 come Messia. Sicuramente a partir da l\u00ec si svilupparono le tre affermazioni che leggiamo qua e l\u00e0 nella predicazione apostolica: Ges\u00f9 mor\u00ec per i nostri peccati; mor\u00ec per il perdono dei peccati; si fece vittima per i nostri peccati.
Quest'idea di sacrificio per i nostri peccati ci pu\u00f2 sorprendere nella misura in cui tentiamo eludere la nostra responsabilit\u00e0 verso il disordine universale che \u00e8 il peccato; dobbiamo anche riconoscere che ci sentiamo umiliati dal solo fatto che un altro debba pagare per i nostri peccati. Che ci sentiamo molesti, per\u00f2, potrebbe provenire dal fatto che ci hanno commentato questo riscatto di maniera alquanto sorprendente. Mentre i testi biblici che parlano di riscatto parlano, insieme, di liberazione e non di pagamento, alcuni lo hanno inteso come pagamento fatto al demonio per scemare il suo dominio sull'umanit\u00e0. Altri parlano di offese a Dio che richiedono riparazione e il cui conto sarebbe stato pagato con le sofferenze e il sacrificio di Cristo.
\u00c8 certo che Ges\u00f9 mor\u00ec per i nostri peccati, per\u00f2 la redenzione \u00e8 molto di pi\u00f9 che un pagamento per una serie di debiti. Esiste un ordine nel mondo, cos\u00ec come esiste un ordine nell'uomo, ordine che supera la nostra prospettiva miope. Era necessario che il tutto culminasse in un equilibrio perfetto perch\u00e9 tutto potesse tornare a Dio. La missione di Ges\u00f9 era di assicurare il ritorno di un mondo alienato, e la causa pi\u00f9 grande di alienazione \u00e8 proprio il peccato. L'unit\u00e0 dell'universo e dei figli di Dio dispersi solo poteva divenire realt\u00e0 in una riconciliazione che fosse allo stesso tempo riconciliazione con Dio dopo il peccato di ribellione degli spiriti tutori e rettori della creazione. La morte volontaria di Ges\u00f9 era la ricomposizione, in senso figurato, di una tale rottura. Da l\u00ec ad affermare che Ges\u00f9, al momento di morire, avesse davanti agli occhi tutte le nostre colpe individuali, \u00e8 un senso totalmente estraneo; per\u00f2 tutte le nostre colpe sono un passivo, cos\u00ec che nessuna di queste "ribellioni" (Is 53,5 e 1Gv 3,4) possa semplicemente dimenticarsi.
Coloro che nel passato intesero questo testo di San Paolo come l'affermazione di un peccato commesso dal primo uomo, videro nella morte di Ges\u00f9 la riparazione di questo peccato cos\u00ec misterioso. Molti artisti hanno dipinto ai piedi della croce un poco probabile cranio di Adamo. Tuttavia ai vangeli non interessano n\u00e9 questo peccato n\u00e9 questo peccatore: cf. il commento su Gn 3.
Fin qui abbiamo considerato una visione intellettuale e morale della redenzione, per\u00f2 dobbiamo andare oltre. Quando gli apostoli commentano il sacrificio di Ges\u00f9 morto per i nostri peccati e per nostra liberazione (Rm 3,25; 4,25; 5,6-11; 2Cor 5,20-21 e 1Pt 2,21-25) non vogliono principalmente spiegare, ma piuttosto forzare la nostra ammirazione davanti alla grandezza dell'amore divino. Prima di tutto vi \u00e8 la generosit\u00e0 di Dio Padre (Rm 8,3; Gv 3,16; 1Gv 4, 10-11); dopo vengono la riconoscenza e schiacciamento nell'umilt\u00e0 davanti al sacrificio volontario del figlio (Rm 5,7-11). Di qui viene la consegna totale di Paolo alla persona di Ges\u00f9 (Gal 2,19-20).
Si \u00e8 detto che nessuno sia stato tanto amato come lo \u00e8 stato, lo \u00e8 e lo sar\u00e0 Ges\u00f9, e questo \u00e8 un altro aspetto della redenzione. Se crediamo che il sacrificio di Cristo salva l'umanit\u00e0 intera (1Gv 2,2) cos\u00ec come anche che questo stesso Figlio-Verbo illumina tutte le coscienze umane (Gv 1,9), \u00e8 anche un fatto che l'immensa maggioranza dei popoli non ne hanno saputo nulla di tutto ci\u00f2. Per\u00f2 a partire dal momento in cui Dio si sceglie un popolo a cui si rivela e a cui rivela il suo piano di salvezza (Is 54,13; Ger 31,34; Ef 3,5) tutta una parte della redenzione si effettuer\u00e0 attraverso le relazioni mutue tra Dio e questo popolo eletto (Is 62,1-5; So 3,17). I chiamati videro l'amore di Dio e credettero (1Gv 4,16). E cos\u00ec resta aperta per Dio la possibilit\u00e0 di effettuare con loro un'esperienza unica, quella dell'amore reciproco nella chiarezza.
Ecco la ragione per cui Ges\u00f9 vuole - e questo \u00e8 uno dei suoi pi\u00f9 grandi motivi- che il suo sacrificio purifichi (Ef 5,26) e santifichi (1Cor 6,11) coloro che ha acquisito (At 20,28) o acquister\u00e0 per Dio (Ap 5,9-10; 14,3). Si consacra per loro (Gv 17,19; Eb 10,14). Da parte loro, contemplare l'abbassamento e l'amore del figlio suggerir\u00e0 per loro tutte le follie dell'amore, costituendo per l'eternit\u00e0 oggetto di ammirazione delle potenze celestiali (1Pt 1,12).

{N}21,{/}4 Il testo di Zaccaria che Matteo cita qui dice: {C}montato su un asino{/},{C} asinello figlio di bestia da soma{/}. La poesia ebraica mette costantemente due versi paralleli l'uno all'altro; l'asinello e l'asino sono un tutt'uno, non le parole: {C}figlio di{/} bestia da soma non vuol dire altro che bestia da soma. Per\u00f2 Matteo, a cui piace porre due persone o oggetti dove gli altri ne vedono uno solo, pose col\u00e0 un'asina col suo puledro (2).
Prolunghiamo il testo che dice semplicemente: "il battesimo di Giovanni, veniva da Dio o dagli uomini?" \u00c8 evidente che l'espressione designa tutto l'avvenuto: Giovanni che faceva muovere le moltitudini, che ne spronava la penitenza e che le battezzava.

{N}21,{/}32 Il testo dice: "Giovanni gli venne all'incontro per la via della giustizia".

{N}23,{/}1 {N}GES\u00d9 E I FARISEI{/}
Il capitolo 23 di San Matteo si deve leggere alla luce dell'opposizione e persecuzione che la chiesa di Palestina conobbe fino a quando i cristiani furono esclusi dalla comunit\u00e0 giudaica. La rottura definitiva ebbe luogo con i decreti farisaici dell'anno 95 al concilio di Iamnia, quando riorganizzarono la comunit\u00e0 israelita dopo la distruzione di Gerusalemme. Fu allora quando determinarono il canone dei libri sacri e allo stesso tempo rinchiusero la religione giudaica in tradizioni e costumi precisissimi. Era la fine dell'attitudine pi\u00f9 aperta che aveva facilitato, ai tempi di Cristo, l'impressionante sviluppo del proselitismo giudaico nel mondo romano moltiplicando le conversioni dei "greci". 
Il vangelo di Matteo, scritto in quegli anni, \u00e8 molto polemico rispetto ai farisei, rappresentanti del giudaismo nemico della chiesa. Vede nei farisei del tempo di Ges\u00f9 i suoi principali nemici. Per\u00f2, anche se interpreta la realt\u00e0 storica meglio rappresentata da Luca, non possiamo rifiutarne la testimonianza: vi \u00e8 un'opposizione fondamentale tra fariseismo e vangelo. Il libro di Matteo \u00e8 parola di Dio, il che significa che ci d\u00e0, sulle situazioni che affront\u00f2 Ges\u00f9, la visione che Dio volle che ricevessimo.
Ges\u00f9 fece sua l'interpretazione della bibbia che davano i farisei, e tra i primi discepoli ve ne erano molti di costoro; per\u00f2 la loro religione, fatta di diritti e di doveri non si accordava con un'altra visione risultante dal fatto che Ges\u00f9 fosse il figlio dato dal Padre per la salvezza dei peccatori.
Nel capitolo presente Matteo presenta una polemica di Ges\u00f9 contro i farisei. Questa non pu\u00f2 lasciare indifferente nessun cristiano, dato che il fariseismo \u00e8 l'espressione, in un tempo determinato, di un'attitudine religiosa presente tra noi come lo era ai tempi di Ges\u00f9. Nel passato molti autori cristiani parlarono dei farisei come se tutti loro fossero stati gente ipocrita e di malafede. Leggendo, si sospetta che costoro intuissero, anche senza volerlo riconoscere, fino a che punto essi stessi, chierici, maestri, supposta \u00e9lite del popolo cristiano, facessero nella chiesa lo stesso ruolo che facevano i farisei nella societ\u00e0 del loro tempo, cadendo cos\u00ec sotto le stesse accuse del vangelo. Nell'ansia di distinguersi da loro, non potevano che caricaturizzarli. Oggi, in cambio, vi sono molti nella chiesa che non solo vogliono difendere i farisei da simili allegazioni, ma vogliono perfino ignorare o respingere le avvertenze del vangelo riferentesi a loro. \u00c8 possibile che la ragione di un tal fervore sia la stessa che aveva ispirato l'attitudine opposta dei tempi precedenti: canonizzano i farisei nella misura in cui ne occupano lo stesso posto, correndo lo stesso pericolo: essere quei savi e prudenti a cui non \u00e8 stato rivelato il mistero di Ges\u00f9.

{N}23,{/}5 Il testo dice pi\u00f9 esattamente: "Allargano le loro filatterie e gli orli del loro vestito". Le filatterie erano astucci contenenti citazioni bibliche. Con esse volevano applicare alla lettera le istruzioni di Dt 6,8.

{N}23,{/}15 {C}Capaci di attraversare il mare e un intero continente.{/} Il secolo di Ges\u00f9 vide lo sforzo massimo del giudaismo per convertire i pagani. La condanna di Ges\u00f9 fu forse dovuta a che i missionari giudaici volessero conquistare i pagani per maggior gloria del loro stesso gruppo (Gal 6,13).

{N}23,{/}16 Questo paragrafo sui giuramenti dovette essere sviluppato dall'evangelista un poco alla volta, dato che viveva fuori dalla Palestina. Negli autori classici leggiamo che molti non-giudei avevano avuto esperienze sgradevoli con simili giuramenti.

{N}24,{/}15 Matteo si riferisce alla profezia di Dn 9,27 e 12,11, che parlava dell'abominazione del devastatore, ossia, {C}idolo dell'invasore{/} installata nel tempio. Era gi\u00e0 successo nel 167 a.C. e l'autore di Daniele si riferiva a questo avvenimento. Matteo scrive probabilmente dopo l'assedio di Gerusalemme e l'incendio del tempio, e sa che le truppe romane non posero i loro stendardi e idoli nel tempio: semplicemente circondarono la citt\u00e0 santa di Gerusalemme. Perci\u00f2 al ricordare le parole di Daniele, invita il lettore a {C}intenderle bene{/}, ossia che le adatti un poco.

{N}24,{/}26 Nei versetti 26-27 il contrasto tra i tentativi di salvezza terrena e limitata ad opera di falsi Messia e la venuta del figlio dell'uomo serve da transizione per il paragrafo seguente in cui si menziona il giorno del Giudizio.

{N}24,{/}30 {C}Apparir\u00e0 il segno del figlio dell'uomo{/}. Alcuni domandano se sar\u00e0 una croce a colori in cielo, e se la vedranno anche agli antipodi...Sarebbe meglio tradurre con: apparir\u00e0, come segno unico, il figlio dell'uomo, come viene detto in Lc 11,30.
{C}Tutte le trib\u00f9 della terra{/}...Cf. Zc 12,12 e Ap 1,7. Si riconoscono colpevoli di avere, in una maniera o in un'altra, ferito il Salvatore e respinto il vangelo.
Con il potere e la pienezza della gloria: questi due qualificativi biblici si riferiscono allo stesso Essere Divino. {C}Invier\u00e0 i suoi angeli{/}: come in 16,27, si tratta degli angeli di Dio, tanto Suoi quanto gli eletti.
Gli angeli e la tromba sono figure tradizionali nei libri apocalittici descriventi il giudizio finale (1Ts 4,16; Ap 8,6). Il suono di tromba per congregare i figli di Israele (Nm 10,2) ora congregherebbe gli eletti nel luogo del Giudizio. Riunire gli eletti \u00e8 il raccolto di Dio (Mt 9,37; 13,4; Ap 14,14-20).

{N}24,{/}32 La parabola del fico invita a discernere i segni dei tempi (Lc 12,54): tutta una serie di avvenimenti danno a capire che si sia arrivati ad una nuova tappa della storia sacra. {C}Sappiate che si avvicina{/}: non che si tratti di segni annunzianti avvenimenti che seguiranno immediatamente dopo, come l'invasione romana, ma che avvenimenti visibili come la distruzione di Gerusalemme ({C}tutte queste cose{/}) siano segno di qualcosa di invisibile come la venuta del regno di Dio, come precisa Luca in 21,31.

{N}24,{/}36 Il testo dice: {C}Circa il giorno e l'ora{/}. Il giorno \u00e8 senz'altro quello del giudizio, il giorno di Yahweh di Am 5 e So 1,5. L'ora \u00e8 quella prevista dai disegni eterni di Dio. {C}Neanche il figlio{/}: Ges\u00f9 salvaguarda il mistero delle decisioni del Padre. Nel vangelo questo riferirsi a Ges\u00f9 come figlio accade solo qui. Vi \u00e8 un'altra referenza in Eb 1. La sua Persona divina non impedisce che si sia "annientato fino a ridursi alla condizione di schiavo" (Fil 2,6), assumendo le limitazioni conseguenti come l'ignoranza.

{N}25,{/}1 {C}Allora{/}: la parabola \u00e8 in relazione con quello che si dice prima, cio\u00e8 la visita del Signore e il richiamo a vigilare a tuttora. Non vi \u00e8 ragione per metterla in relazione con gli avvenimenti sviluppati nel capitolo precedente.

{N}25,{/}24 La prima similitudine viene dalla vita di campagna, la seconda dalle operazioni bancarie. Nella prima il padrone non semina, nella seconda non deposita.

{N}25,{/}28 Il talento non utilizzato sar\u00e0 dato a "chi ha". La parabola ci mostra la prospettiva gi\u00e0 espressa nella frase : "cos\u00ec in cielo come in terra". Dio gioca lungo tutta la creazione dovuto alla sua natura eterna. Lui non pu\u00f2 fallire. Non solo \u00e8 stata scritta la fine, cio\u00e8 la grande ricapitolazione di tutto in Cristo, ma anche le grandi direttrici della storia. Alcune figure eccezionali sono scelte da Dio "fin dal grembo delle loro madri" perch\u00e9 giocano un ruolo indiscutibile nel progetto totale, e non mancheranno di assolvere il loro compito. Ci\u00f2 che noi ci rifiutiamo di fare lo faranno altri, che si sacrificheranno felici di farlo.

{N}25,{/}34 \u00c8 una scena tipica del paese di Ges\u00f9. I pastori portano al pascolo pecore di color bianco con capre di colore caff\u00e8 o nere. Le due specie evidentemente non si mescolano, cos\u00ec che si vedono due file distinte. Le pecore rappresenterebbero il popolo di Dio secondo l'uso biblico. Capre e caproni erano figure tradizionali dei demoni: cf. nota a Lv 16,5.
{C}Il pastore separa le capre dalle pecore{/}. Cf. Ez 34,17; per\u00f2 col\u00e0 arieti e caproni rappresentano i capi.
{C}Quando verr\u00e0 nelle sua gloria{/}: Si tratta di molto di pi\u00f9 che la glorificazione di Ges\u00f9. La gloria e il potere, attributi biblici di Dio, diventano suoi. Il trono di gloria \u00e8 {C}suo{/}.
C'\u00e8 chi ha preso spunto da questa parabola per attribuire a Ges\u00f9 una visione "secolarizzata" del mondo: darebbe qui l'essenziale della sua rivoluzione nel riassumere tutto in opere d'amore, e perfino mostrerebbe che l'amore a Dio \u00e8 contenuto e realizzato nelle opere assistenziali per il prossimo.
Altri sottolineano il giudizio {C}dei pagani{/} (la parola \u00e8 traducibile tanto come {C}pagani{/} quanto {C}nazioni{/}). Secondo costoro Ges\u00f9 la farebbe finita con l'antico pregiudizio giudaico secondo il quale i pagani non avrebbero parte nella risurrezione.
Traducendo come {C}nazioni{/}, per\u00f2, questa parabola ci farebbe capire il carattere sociale del giudizio. Ogni atto individuale a cui ci si riferir\u00e0 ha costruito la storia. La salvezza non si realizza esclusivamente nel campo dello spirito, ma in quei comuni atti di servizio senza i quali non vi sarebbero n\u00e9 uomini n\u00e9 storia.
{N}25,{/}34 {C}Prendete possesso del regno{/}. Si vede che non vi \u00e8 simmetria tra le due sentenze. Per i buoni il possesso del regno \u00e8 insieme premio per le loro opere buone e realizzazione di un dono di Dio che da tutta l'eternit\u00e0 ha preparato loro la via della giustificazione: Ef 1,5; 2,10. Il fuoco eterno, in cambio, \u00e8 stato preparato non dall'eternit\u00e0, ma dal peccato degli angeli che introdusse il male nel mondo. Nessuno \u00e8 stato destinato all'inferno.

{N}26,{/}19 {C}Prepararono la pasqua{/}. Sorge un problema cronologico. Secondo Giovanni Ges\u00f9 mor\u00ec il giorno in cui i giudei celebravano la pasqua, il che mette in chiaro alcuni particolari della passione (Gv 18,28; 19,14; 19,31; 19,42). Come quindi spiegare i sinottici, che pongono l'ultima Cena il giorno di pasqua e non i giorni precedenti? Le due ipotesi pi\u00f9 serie sono:
1. Ges\u00f9 avrebbe celebrato la pasqua secondo un calendario non ufficiale, come facevano gli esseni di Qumran. Secondo un'antichissima tradizione delle chiese orientali Ges\u00f9 avrebbe celebrato l'ultima Cena il marted\u00ec, sarebbe stato arrestato la stessa notte, processato il mercoled\u00ec e gioved\u00ec, e crocifisso il venerd\u00ec mattina.
2. Ges\u00f9 non avrebbe celebrato la pasqua, ma una cena d'addio destinata a sostituire l'antica pasqua, e perci\u00f2 la tradizione cristiana avrebbe dato alla cena l'importanza di quella pasquale.
\u00c8 possibile che le due spiegazioni, gi\u00e0 che non si escludono mutuamente, siano ambedue valide e quindi si confermino a vicenda.

{N}26,{/}26 Si notino i termini {N}benedire{/} e {N}rendere grazie{/} nei versetti 26 e 27 rispettivamente. Commentando Marco 8,1 diciamo che vi sono due sensi nelle due versioni della moltiplicazione dei pani, uno per le comunit\u00e0 cristiane di origine giudaica e l'altro per quelle di origine ellenista. Qui \u00e8 evidente che Matteo usi {C}benedire{/} e {C}dar grazie{/} per significare che la Cena di Ges\u00f9 avr\u00e0 continuazione in tutte le eucarestie del mondo giudaico e pagano.

{N}26,{/}31 Il testo pi\u00f9 letteralmente dice: {C}Tutti voi urterete contro di me{/} stanotte, ossia sar\u00f2 per tutti voi causa di caduta. Parafrasando, la vostra fede croller\u00e0 a causa della mia attitudine sconcertante.

{N}26,{/}57 Le versioni dei vangeli differiscono alquanto circa il processo di Ges\u00f9. Cf. il commento a Mt 27,1.

{N}27,{/}3 Il racconto della morte di Giuda \u00e8 diverso da At 1,18. Questo racconto sembra ispirarsi alla leggenda di Ahicar soggiacente a vari paragrafi del libro di Tobia. Si tratta di una curiosit\u00e0 inserita nel discorso di Pietro.

{N}27,{/}7 {C}Il campo di sepoltura per stranieri{/} era per coloro che trovavano la morte a Gerusalemme durante il pellegrinaggio. La citazione susseguente unisce tre testi: due di Geremia circa la compera di un campo e la visita alla casa di un vasaio; e una di Zaccaria 13,7 riferentesi alle trenta monete.

{N}27,{/}19 \u00c8 possibile che la moglie di Pilato sia stata una giudea, o proselita, di quelle che erano state capaci di sposare romani di alto rango.

{N}27,{/}23 Giovanni attribuisce queste grida solo ai sacerdoti e alle guardie del tempio. Matteo le attribuisce a tutta la moltitudine.

{N}27,{/}39 {C}I passanti lo insultavano{/}. Matteo e Marco si riferiscono al Salmo 22. {C}Tu che distruggi il tempio{/}: ci pu\u00f2 sembrare strano che tanta gente ricordasse quelle parole di Ges\u00f9 circa il tempio, per\u00f2 sicuramente vi erano tanti la cui religione si riduceva a una fede fanatica nel carattere sacro del tempio. Costoro se l'avrebbero avuta a male, come in Ger 26.
In Matteo e Marco sembra che i capi dei sacerdoti siano stati presenti. In realt\u00e0, Mt 41-43 esprime come i capi avessero cominciato a pensare dopo essere riusciti a condannare Ges\u00f9. Parlando da esterni, usano la terza persona, non la seconda come facevano i passanti che insultavano Ges\u00f9. Posteriormente il paragrafo dovette essere inserito tra gli insulti dei passanti e dei malfattori. Le parole attribuite a Ges\u00f9 si trovano in Sal 22,9 e Sap 2,16.

{N}27,{/}45 Molti interpretano le tenebre non come fatto storico ma simbolico. Si tratterebbe di linguaggio apocalittico mostrante il giudizio di Dio sulla terra a partire da Ges\u00f9. Per\u00f2 non \u00e8 che una ipotesi.
Faremo la stessa domanda a proposito del velo del tempio. Se qui si trattasse di fatto reale, \u00e8 strano che non abbiamo una seconda testimonianza della breve menzione evangelica.
I versetti seguenti (52-54) sono caratteristici dello stile apocalittico di Matteo: terremoto, sepolcri aperti... continuer\u00e0 in 28, 2-4, con versetti anche loro propri di lui.

{N}27,{/}57 La morte di Ges\u00f9 dovette essere fatto compiuto prima del tramonto, che iniziava il sabato solenne. Normalmente l'autorit\u00e0 aveva la responsabilit\u00e0 per la sepoltura dei condannati, ecco perch\u00e9 in Giovanni sono i capi dei giudei che chiedono che si facciano staccare i cadaveri dalle croci. Forse Giuseppe di Arimatea faceva parte della delegazione giudaica che fece la richiesta a Pilato.

{N}27,{/}62 Un'altra volta Matteo va per conto suo. \u00c8 possibilissimo che i capi abbiano risposto cos\u00ec, temendo una manifestazione da parte dei discepoli. Per\u00f2 si pu\u00f2 dubitare che abbiano udito voci circa una risurrezione, giacch\u00e9 Ges\u00f9 non ne aveva fatto menzione che con i Dodici e privatamente, e per di pi\u00f9 usando un linguaggio che essi non intesero.

{N}28,{/}2 {C}Vi fu un gran terremoto{/}. Questo paragrafo di Matteo si deve a una tradizione diversa, incontrata anche nell'antichissimo vangelo di Pietro apocrifo. Non descrive la reazione delle donne nel vedere la tomba vuota, ma afferma il fatto della risurrezione in maniera originale. Scartando le immagini pi\u00f9 infantili dell'apocrifo vangelo di Pietro, vi troviamo tuttavia l'angelo del Signore seduto sul masso che ha appena finito di rotolare. Non vi \u00e8 menzione della tomba vuota. Quindi il racconto delle sentinelle potr\u00e0 sembrare inverosimile a molti, sebbene disposti a credere.
Immediatamente dopo si nota lo stesso disordine nel testo di Matteo: non appena l'angelo chiede alle donne di andare in Galilea per incontrare Ges\u00f9, Egli stesso appare. Si tratta di un'apparizione pi\u00f9 solenne di quella a Maria Maddalena in Gv 20,11. Luca in cambio registra una visita di Pietro al sepolcro, la stessa di Gv 20,3.
Queste apparizioni a Gerusalemme che cominciano qui e continuano in Lc 24 e Gv 20 sembrano contraddire quelle di Ges\u00f9 in Galilea di Mt 28,26; Mc 16,14; Gv 21. Si pu\u00f2 quindi dubitare che abbiano avuto luogo lo stesso giorno di pasqua. Se no, perch\u00e9 Ges\u00f9 avrebbe inviato i discepoli in Galilea per poi tornare a Gerusalemme per ricevere lo Spirito? Costa pensare che solo due giorni dopo la morte di Ges\u00f9 fossero sufficientemente maturi per ricevere nuovamente i suoi insegnamenti.
Ecco quindi che molti pensano che, secondo l'apocrifo di Pietro, terminata la festa i discepoli tornarono in Galilea, tranne i due che andarono ad Emmaus. La tomba vuota non aveva risvegliato in loro la fede ed erano disorientati. In Galilea ebbero luogo diversi incontri con Ges\u00f9 in cui alcuni di loro dubitarono (Mt 28,17), per poi ripresentarsi nuovamente a Gerusalemme.
Nonostante tutto, le affermazioni di Giovanni, cos\u00ec preciso nei particolari della passione, sono argomento molto forte per credere che Ges\u00f9 si manifest\u00f2 agli apostoli lo stesso giorno di pasqua. Spesso ci si avverte che non bisogna fidarsi molto del vangelo di Giovanni perch\u00e9 il testo contiene cifre e annotazioni simboliche. Quest'ultima possibilit\u00e0, per\u00f2, non esclude che il simbolico possa essere effettivamente accaduto. E se le apparizioni private a Pietro, Maria Maddalena e ai discepoli di Emmaus* ebbero luogo cos\u00ec come vengono raccontate da Giovanni e Luca, come avrebbero dovuto raccontarle perch\u00e9 noi credessimo?

{N}28,{/}11 Questa pericope di Matteo \u00e8 sicuramente in relazione alla voce che correva tra i giudei circa il furto del corpo di Ges\u00f9. Con la sua sola esistenza, questa voce conferma ci\u00f2 che dice il vangelo: il cadavere era sparito e le autorit\u00e0 non sapevano darne conto.
La storia di Matteo, nonostante, contiene particolari storicamente poco verosimili. Non dimentichiamo che gli apostoli riferivano fatti a cui non avevano tutti presenziato di persona, e che quindi l'evangelista doveva dar fede a testimonianze di seconda mano, a volte semplici voci; il fatto che i loro racconti siano parola di Dio non impedisce una mancanza di credibilit\u00e0 piena nei piccoli particolari narrativi.

{N}28,{/}16 A differenza delle apparizioni gerosolimitane, quelle di Galilea non si concentrano sull'identificazione di Ges\u00f9 che si d\u00e0 a riconoscere e a palpare... La presenza di Cristo, gi\u00e0 glorificato, si impone ai discepoli riuniti.
{C}Sono con voi{/}. La presenza di Cristo-Dio \u00e8 parallela alla presenza assicurata ai profeti biblici da Dio stesso (Es 3,12; Gdc 6,16). {C}Tutti i giorni{/}: la presenza attiva di Ges\u00f9 riempir\u00e0 il tempo della storia.

