{N}1,{/}1 {C}In principio Dio cre\u00f2 il cielo e la terra.{/} Le prime parole del Vangelo di Giovanni, "nel principio" richiamano queste prime parole della Bibbia. Ma la traduzione esatta del testo ebraico sarebbe: "Quando Dio inizi\u00f2 la creazione dei cieli e della terra...". Forse l'autore non intendeva affermare che Dio fece tutto in una volta, all'inizio, o, con altre parole, che "dal nulla Dio fece l'universo", come ritiene 2Mc 7,28. L'intenzione del nostro testo era forse diversa: non c'\u00e8 n\u00e9 pu\u00f2 esserci alcun ordine o armonia se non ad opera di Dio, che ha fatto conoscere al suo popolo il senso profondo della creazione. 
Quanto al verbo "creare", in ebraico esso si riferisce propriamente a Dio, per\u00f2 non significa necessariamente "fare una cosa del nulla". Il significato \u00e8, secondo il contesto, semplicemente "fare" o "formare".

{N}1,{/}3 {N}DIO PARLA{/}
Questo primo capitolo della Genesi, come abbiamo gi\u00e0 detto, \u00e8 in qualche modo una prefazione al primo nucleo della Bibbia, quando Esdra riun\u00ec i libri di Mos\u00e8 e dei profeti (Ne 8; 2Mc 2,13).
Se paragoniamo questo capitolo con racconti di popoli antichi - possiamo parlare della loro {C}cosmogonia{/} (scritti che si riferiscono alla formazione dell'universo) o dei loro {C}miti{/} (racconti che esprimono in forma figurativa le credenze circa l'ordine primordiale del mondo) - emergono alcuni punti interessanti: esso dice qualcosa che gli altri non dicono. Una di queste cose \u00e8 l'enfasi posta sulle parole: {C}Dio ordin\u00f2{/}.
Le Scritture sono la nostra regola di fede, prima per\u00f2 di ogni scrittura \u00e8 stata detta una parola. L'espressione {C}Dio ordin\u00f2{/} o {C}Dio disse {/}si trover\u00e0 spesso nella Bibbia, per\u00f2, secondo il contesto, l'enfasi sar\u00e0 posta o nel fatto che Dio prende iniziativa di esprimersi oppure nel fatto che Dio d\u00e0 un insegnamento o un ordine. In questo primo {C}Dio allora ordin\u00f2{/} dobbiamo intendere l'uno e l'altro.
{N}DIO \u00c8 UN DIO CHE PARLA{/}
Presentare la Bibbia solo come un insegnamento vuol dire ridurre la nostra fede. Di insegnamenti ce ne sono, e tanti, ma pi\u00f9 importante di loro \u00e8 il fatto che Dio parla. Pu\u00f2 esserci una rivelazione pi\u00f9 decisiva di Quello o di Colui che deve essere l'eternit\u00e0 stessa? Forse che lui possiede una coscienza come la nostra? Davvero ci conosce? Pu\u00f2 veramente comunicarsi con la sua creazione? Vorr\u00e0 da noi qualcosa? Sono pochi i filosofi che hanno osato dare una risposta positiva a queste domande.
Per\u00f2 gi\u00e0 in questo testo antico si definisce la fede giudaica e cristiana: Dio esce da s\u00e9 stesso e si dirige a noi sperando in una risposta. Oltre l'universo e la sua immensit\u00e0, i suoi misteri, le sue luci e ombre, esiste Qualcuno che ha dato il via ad un'avventura di incalcolabile portata. Il rischio maggiore in questa avventura \u00e8 nel fatto che Lui intavoli un dialogo con le sue creature. 
Quando noi parliamo, non \u00e8 solamente per dare ordini, o per chiedere qualcosa. Quando parlo, sto bussando alla porta di qualcuno perch\u00e9 si renda conto che io esisto, e per provare se pure lui esiste davvero. Quando sar\u00f2 ascoltato, sapr\u00f2 che io esisto perch\u00e9 conto qualcosa per l'altro.
La rivelazione cristiana non sar\u00e0 in primo luogo una legge dall'Alto che dobbiamo seguire sotto la minaccia di insuccesso o di un castigo: Dio \u00e9 "l'Altro" che risveglia in noi la coscienza e ci strappa alla nostra solitudine. Questo \u00e8 il punto di partenza per leggere le numerose pagine che attestano di una chiamata di Dio rivolta ai profeti: a Mos\u00e8, Elia, Isaia, Geremia e a tanti altri, come sappiamo. Qualsiasi chiamata di Dio produce in chi la riceve una nuova coscienza di s\u00e9 e la capacit\u00e0 di adempiere la missione ricevuta. Per questo tutta la storia biblica \u00e8 in qualche modo un'opera di profeti.
Dio \u00e8 un Dio che parla. Non aspett\u00f2 che ci fossero creature capaci di udirlo, ma ha iniziato a parlare prima per dirsi a s\u00e9 stesso. La Parola sta in Dio fin dal principio. Essa \u00e8 la stessa Sapienza e lui non la conosce se non dandole vita, davanti a s\u00e9 stesso, per poi nuovamente attrarla a s\u00e9 stesso per condividere la sua stessa pienezza. Questo mistero del Dio-che-si-dice-a-s\u00e9-stesso, o del Padre con suo Figlio, sta all'origine della creazione, e per questo il nostro \u00e8 un mondo in cui Dio parla.

{N}1,{/}29 {C}Vi do ogni sorta di graminacee produttrici di semenza. {/}Dio distribuisce a ciascuno l'alimento pi\u00f9 giusto. La differenza tra uomo e bestia \u00e8 nell'uso diverso dei cereali coltivati. In questo versetto c'\u00e8 come un ricordo della grande rivoluzione economica e culturale che ha significato l'insediamento di gruppi umani su terre coltivabili in cui s'allevava anche del bestiame, dando inizio cos\u00ec alla cosiddetta era neolitica.
Perch\u00e9 qui non si parla di carne? La cosa potrebbe meravigliarci se notiamo che in nessuna parte della Bibbia si elogia un regime vegetariano. Si elogiano invece quelli che preferivano nutrirsi con "erbe e legumi" anzich\u00e9 contaminarsi con carni di animali proibiti dalla legge (2Mc 5,27; Dn 1,12). Pu\u00f2 essere che l'autore escluda ogni violenza dal piano di Dio, inclusa l'uccisione degli animali. Pi\u00f9 probabilmente per\u00f2 l'autore considera solo Dio, padrone dell'anima e del sangue, incluso quello degli animali (Lv 17,4), e quindi in grado di autorizzare l'uomo a uccidere, tanto per il culto divino quanto per la propria alimentazione. Questa autorizzazione si dar\u00e0 dopo il Diluvio, quando Dio promulgher\u00e0 la sua alleanza con tutti i popoli della terra.

{N}1,{/}31 {N}RIFLESSI DI DIO{/}
{C}Era molto buono.{/} Non c'\u00e8 dubbio che qui {C}buono{/} significa ben fatto, coerente, gerarchizzato, adatto a recepire l'umanit\u00e0 e a reggere la vita umana. Gli Ebrei non erano molto sensibili all'estetica della creazione, o se lo erano, non ci hanno parlato di questo. Fuori del  Cantico dei Cantici, del libro di Giobbe e di alcuni Salmi, \u00e8 poco quel che troviamo nella Bibbia che riveli un'emozione di fronte alla bellezza delle creature. Passeranno secoli prima che il mondo cristiano dia importanza alla bellezza come rivelazione di Dio.
Negli ultimi secoli una cultura razionalista ha portato i commentatori di Gn 1 a considerare l'universo una macchina immensa. Ci si meravigliava di tante leggi della natura, di tanto ordine, che manifestavano la sapienza del suo autore, e si parlava di lui come di un realizzatore, o architetto, o ingegnere supremo. Forse gli artisti si avvicinano di pi\u00f9 a quello che Dio \u00e8 per via della bellezza: Dio artista, ballerino, amante e padre. La creazione come un riflesso di Dio: l'essere infinitamente ricco, dopo essersi espresso - ed \u00e8 il Verbo, o Figlio di Dio - si riflette in una moltitudine di esseri che sono spiriti come egli \u00e8 spirito, liberi e creatori di bellezza, come egli \u00e8 libert\u00e0 e in ogni momento crea cose, situazioni e persone nuove, formose e imprevedibili. E, di riflesso in riflesso, dallo spirito alla materia, la bellezza e la creativit\u00e0 diventano stelle, essere viventi e cuori umani. 
In quanto ammiriamo la creazione come una partecipazione e un riflesso di quello che \u00e8 in Dio, non ci risulta difficile credere, come ci suggerisce la Bibbia, nella creazione di un mondo spirituale dal quale dipende l'universo visibile. I rapporti che uniscono questi due universi sono tali che in realt\u00e0 non si dovrebbe separarli in una creazione visibile e una degli spiriti: l'universo \u00e8 uno. Anche se gli Israeliti vedono gli spiriti preferibilmente come messaggeri e portatori dei decreti di Dio (Is 37,36; Dn 9,21; Zc 1-2; Eb 1,7), abbiamo il diritto di vederli anche come dispensatori di intelligenza e bellezza in tutte le aree del mondo lungo i sei giorni della creazione. Hanno disposto gli agenti materiali che hanno plasmato il nostro pianeta; si sono fatti artisti ed ispiratori di quella tanto meravigliosa evoluzione degli esseri viventi. Questa \u00e8 la visione degli spiriti che avevano i Santi Padri di formazione platonica; nel secolo scorso l'ha difesa il cardinale John Newman.

{N}3,{/}1 {N}INTERPRETAZIONE DELLA SCRITTURA
FONDAMENTALISMO{/}
L'interpretazione dei capitoli 1-3 che abbiamo proposto \u00e8 differente da quella che poteva essere data nel secolo passato, quando tutti consideravano queste pagine una descrizione del come effettivamente Dio cre\u00f2 il mondo e specialmente l'uomo. Sar\u00e0 differente pure l'interpretazione del peccato di Adamo. Questo ci invita a dire qui alcune parole sulle interpretazioni divergenti della Scrittura e sull'Ispirazione dei Libri Sacri. 
La differenza \u00e8 dovuta alle varie risposte che si possono dare alla seguente domanda: Essendo le Scritture al tempo stesso Parola di Dio valida per tutti i tempi e parola umana condizionata dal temperamento del suo autore, dalla sua cultura e dalle necessit\u00e0 del suo tempo, come dobbiamo distinguere queste due componenti per giungere al messaggio che viene riferito a noi oggi?
Una prima risposta ce la danno le interpretazioni fondamentaliste. Tutti conosciamo la parola {C}fondamentalismo{/}, anche se non sempre abbiamo un'idea precisa del suo significato. In poche parole, il fondamentalismo \u00e8 un modo di leggere la Scrittura propria di chi si attacca al testo, tale come lo intende a prima vista, senza preoccuparsi del significato diverso, che forse queste stesse pagine avevano per chi le scrisse, in conformit\u00e0 alla cultura del suo tempo. Il fondamentalista pone tutta l'enfasi sul fatto che ogni testo \u00e8 ispirato da Dio e non tiene conto di due aspetti fondamentali di ogni parola detta:
- la parola non ci offre il suo vero messaggio se non cerchiamo di sapere prima come la intende il suo autore,
- una pagina, o un determinato libro, perde gran parte del suo valore come parola di Dio se si stacca dall'insieme delle Scritture. Ogni libro infatti ha i suoi limiti e accenti propri, e noi dobbiamo tener conto dell'insieme delle Scritture per evitare di falsificarne le prospettive.
Chi non situa i testi nel loro tempo o contesto storico, non afferra una dimensione importante della Scrittura qual \u00e8 la pedagogia di Dio. Infatti, dall'inizio e dal tempo dei Patriarchi fino alla venuta di Ges\u00f9 e al tempo degli apostoli, tutta la Storia Sacra ha avuto un lungo processo in cui gli sforzi umani, l'influsso dei profeti e i rapporti internazionali si sono uniti ad una continua pressione dello Spirito di Dio, per far crescere e maturare in Israele una rivelazione destinata al mondo intero. Chi ignorasse questa pedagogia o il modo di agire di Dio al di dentro della vita stessa del suo popolo, parler\u00e0 certamente ancora di Storia Sacra, ma questa sar\u00e0 ridotta ad una serie di guerre e di prove subite da Israele durante le quali il popolo ha continuamente dimostrato di essere poco fedele, e Dio, al contrario, ha manifestato la sua giustizia e misericordia. Molte cose sfuggiranno, tanto pi\u00f9 che, se uno non tiene conto del tempo in cui \u00e8 stato scritto ciascun libro, non noter\u00e0 neppure come il modo proprio di ogni autore nel mettere a fuoco questa storia dipende dal livello di maturazione della comunit\u00e0 religiosa di appartenenza nel tempo in cui egli scriveva.
L'errore dell'interpretazione fondamentalista \u00e8 maggiore nel caso dei primi capitoli della Genesi. Il fondamentalista preferisce qui ignorare tutto quello che la storia dell'Eden deve ai racconti mitologici del Medio Oriente, scritti e ampiamente diffusi gi\u00e0 secoli prima che apparisse la Bibbia. Il fondamentalista interpreta queste prime pagine della Genesi come se fossero state dettate direttamente all'autore sacro, o come se Dio stesso avesse a costui mostrati i propri appunti circa quello che era successo all'inizio: s\u00ec, egli dunque prese l'argilla (malgrado non abbia avuto le mani), e soffi\u00f2 (malgrado non abbia avuto la bocca), e disse al primo uomo (in che lingua, se non ne esisteva ancora nessuna?), e lo chiam\u00f2 Adamo (nome che avr\u00e0 un significato molti secoli pi\u00f9 tardi, quando si former\u00e0 la lingua ebraica), e venne un serpente che parlava, e la donna non fu sorpresa che un serpente le parlasse...
In realt\u00e0, non possiamo condannare in forma assoluta il fondamentalismo, visto che anche i Giudei, Ges\u00f9 stesso e gli apostoli, interpretavano le Scritture, almeno fino ad un certo punto, come fanno i fondamentalisti. Essi non avevano la visione scientifica della storia che abbiamo oggi. Per fare un esempio, anche agli apostoli sfuggiva che i libri detti "di Mos\u00e8" erano stati scritti diversi secoli dopo di lui e che erano stati inclusi posteriormente tra i libri dei profeti. Ugualmente erano convinti che l'insieme dei Salmi avesse Davide per autore. I danni di questa ignoranza furono tuttavia limitati per il fatto che i lettori di allora erano immersi nella cultura ebraica, la stessa che aveva prodotto la Bibbia; inoltre, anche la tradizione sinagogale si incaricava di limitare gli eccessi che potevano derivare da un'interpretazione di tale o tale altro libro al di fuori dell'insieme della Scrittura. Per fare un altro esempio, se ci riferiamo ai capitoli della Genesi sul Giardino dell'Eden, Adamo significava talvolta per loro il padre della razza e la razza stessa - similmente a come ogni popolo nomade nominava con il proprio nome l'antenato mitico della comunit\u00e0. Si astenevano per\u00f2 dal concludere che la caduta di Adamo avesse maggiore importanza di una qualunque altra ribellione della collettivit\u00e0. Invece, lungo i secoli che sarebbero seguiti, mentre la cristianit\u00e0 si scostava sempre di pi\u00f9 dalle sue radici culturali ebraiche, i teologi che prendevano alla lettera tutta la storia di Adamo, giungevano a pensare che trattandosi del peccato del primo uomo doveva essere castigato con la morte e con l'inferno per tutta l'umanit\u00e0. La Chiesa non ha ancora terminato di pagare un errore tanto mostruoso.
Anche se il fondamentalismo limitato di Ges\u00f9 e degli apostoli (ci si passi l'espressione) non permetteva loro di verificare nei testi biblici una pedagogia di Dio della quale, del resto, essi non dubitavano, il danno non era cos\u00ec grande perch\u00e9 essi vivevano in tempi in cui i cambiamenti  politici anche se di grande portata non alteravano la cultura religiosa n\u00e9 i valori della vita quotidiana. Mentre la fede era trasmessa dalla comunit\u00e0 e dalla famiglia, tale fede richiedeva prima di tutto dei comportamenti provati e indiscussi. Le opzioni erano semplici: seguire la Legge o essere un ribelle. La Legge ordinava tanto le relazioni dei credenti con i non-Giudei, quanto le norme di condotta nelle diverse aree dell'esistenza per il mondo giudaico. Era di importanza minore per i credenti vedere la storia come una pedagogia di Dio o leggere anche gli avvenimenti vissuti come disposti da Dio che ci guida e ammaestra (si veda tuttavia Mt 16,2). 
Le rivoluzioni culturali del nostro secolo e pi\u00f9 in particolare della sua seconda met\u00e0 ci hanno rimesso in un cammino di ricerca. Se dobbiamo valutare ci\u00f2 che \u00e8 transitorio nella dottrina della Chiesa e quel che non pu\u00f2 cambiare, o se vogliamo intendere l'evoluzione rapida delle comunit\u00e0 ecclesiali, abbiam bisogno di approfondire i cambiamenti attestati dalla Scrittura, nel campo della fede vissuta. Ed \u00e8 qui dove una visione fondamentalista ci pu\u00f2 paralizzare, giacch\u00e9 essa cerca di trasformare le testimonianze tanto diverse e a volte persino opposte tra loro, che compongono le Scritture, in una religione codificata con chiarezza assoluta da Dio stesso. La Parola di Dio allora non tarder\u00e0 a cedere il passo ad un catechismo, il quale se certamente si appoggia alla Scrittura, non per questo \u00e8 sacramento della Parola o \u00e8 capace di dare vita.

{N}3,{/}22 Abbiamo detto nel commento che questa sentenza e l'indignazione di Dio di fronte alla conoscenza che Adamo aveva appena acquisito, provengono direttamente da miti babilonesi le cui immagini ha utilizzato l'autore della Genesi. Si deve forse concludere allora che queste sono delle espressioni difettose da attribuire ai limiti dell'autore sacro, limiti che per\u00f2 Dio stesso rispetta cos\u00ec come rispetta la nostra libert\u00e0? Forse.
Tuttavia ci viene in mente la parola ferma di Ges\u00f9 che leggiamo in Gv 10,35: "La Scrittura non si pu\u00f2 abolire". Al pi\u00f9, l'espressione di Gn 3,22 si trova qui per invitarci ad approfondire il mistero della nostra libert\u00e0. La conoscenza proibita ad Adamo \u00e8 l'arte di vivere che i credenti sono tentati di cercare dove si disconosce la legge di Dio; la conoscenza e la felicit\u00e0 che allora si trovano altro non saranno che un guardarsi allo specchio. L'uomo non acquista altro che la conoscenza della propria nudit\u00e0 prima e poi della morte. Tutto questo si deduce dal testo sacro. Tuttavia, esiste anche un'altra maniera di leggerlo. Questo comando che dobbiamo rispettare mette in gioco solamente l'autorit\u00e0 di Dio e l'obbedienza di Adamo. Non si pu\u00f2 dire che qui sia celata tutta la ricchezza della nostra libert\u00e0 e del nostro destino, giacch\u00e9 Dio, tale quale ce lo descriver\u00e0 Ges\u00f9 nella parabola del Figliol prodigo, vede e spera da noi molto pi\u00f9 che l'obbedienza.
Avremmo un'idea povera di Dio se lo vedessimo sommerso nel moralismo, perch\u00e9 la natura umana \u00e8 infinitamente pi\u00f9 ricca, e lo sguardo di Dio, come pure la sua passione amorosa, vedono anche quel che le categorie del bene e del male non possono abbracciare.  Ci\u00f2 che \u00e8 detto dell'obbedienza e della legge, rimane valido, perch\u00e9 la legge \u00e8 normale via d'accesso alla libert\u00e0. Per\u00f2, Dio che \u00e8 presente nell'intimo della nostra volont\u00e0, sta giocando con la nostra necessit\u00e0 di sapere, di scoprire, di provare la nostra autonomia, di sperimentare l'amore e di rompere le regole. In questa seconda interpretazione, che non invalida la prima, Dio ha permesso all'uomo di sperimentare la sua libert\u00e0, sapendo che in pratica svolge un gioco pericoloso, e lo avverte: pi\u00f9 si conosce, pi\u00f9 si soffre (Qo 1,18). L'uomo ha voluto conseguire la conoscenza e salire al livello degli immortali. Dio lo disapprova, come giudice della legge, anche se gioisce che Adamo ha voluto sfidarlo. "Sarete come dei", dice il serpente, e in qualche senso aveva ragione. Dio vuole incontrare degli uomini in una lotta tra libert\u00e0 (Gn 32,29); nella realt\u00e0, per\u00f2, in un mondo che \u00e8 governato dallo spirito del male (secondo il vangelo di Giovanni) questa sete di libert\u00e0 si pagher\u00e0 con la morte. Da qui viene un'espressione tanto ironica quanto amara , perch\u00e9 Dio sa quel che gli coster\u00e0: \u00e8 la "felice" colpa, come dice la liturgia, e sono gli scandali "necessari", come dice il Vangelo. 
Anche nella parabola del figlio prodigo il Padre vede ben pi\u00f9 lontano del conto che ci facciamo delle azioni buone e cattive. Dio altrimenti sarebbe troppo serio e noioso, e non si potrebbe immaginare questa fantasia tanto sconcertante, dolorosa e apparentemente inutile com'\u00e8 il mondo presente, fuori della sua propria eternit\u00e0 che \u00e8 Tutto.

{N}3,{/}24 I {C}cherubini{/} erano in Mesopotamia i guardiani delle residenze degli d\u00e8i. Qui simboleggiano il divieto divino. Infatti i mitici colossi mezzo animali e mezzo uomini, alati, posti a guardia dei templi e dei palazzi e dei troni degli dei e dei re dell'antica Mesopotamia (detti {C}karibu{/}; si veda la visione di Ez 1 che trae ispirazione da questi mostri sacri) volevano significare che l'accesso al luogo era vietato ai profani e difeso dalle divinit\u00e0.  Cos\u00ec la {C}fiamma della spada folgorante{/}, rappresentazione del fulmine inciso sulle pietre di confine dei terreni indicava una maledizione contro eventuali intrusi.

{N}4,{/}9 {N}SONO FORSE IO CUSTODE DI MIO FRATELLO?{/}
Forse Caino non aveva scuse? La leggenda che la Bibbia aveva ripresa e trasformata lo considerava il pi\u00f9 forte di tutti e fondatore di un popolo. Nessun desiderio di giustizia pu\u00f2 ostacolare le leggi di natura e il trionfo del pi\u00f9 forte. Sono sempre esistite societ\u00e0 tranquille insieme a razze aggressive, in altre parole, vegetariani e predatori. Le invasioni barbariche di cui ci parla la storia sono state eseguite da razze conquistatrici che ancora dominano il mondo. Non \u00e8 superfluo dire che dopo la cristianizzazione di questi "barbari" il Vangelo si \u00e8 diffuso grazie a costoro che, per il fatto di essere diventati cristiani, non avevano perso la sete di conquista in tutti i campi dell'esistenza, dallo sport alla scienza. Il liberalismo che essi imposero ha contribuito ad accelerare l'unificazione del mondo, il che si inquadra anche nel piano di Dio, ma a spese di distruzioni di culture e spazi di umanit\u00e0 che altri avevano pazientemente costruito.
E' comprovata la debolezza della beneficenza organizzata e l'abuso che si pu\u00f2 fare di qualunque protezione. Per\u00f2 la disuguaglianza sempre maggiore tra una minoranza di ricchi e una moltitudine di poveri, pone ancor sempre la questione dei mezzi legittimi e delle libert\u00e0 distruttive. Anche i profeti dovettero affrontare situazioni simili quando nel regno d'Israele una minoranza di ricchi si accaparrava, a volte legalmente, le terre (Is 10,1-4; Mic 2,1-10). Senza dubbio, oggi \u00e8 pi\u00f9 difficile dire chi \u00e8 buono e chi cattivo, ancora di pi\u00f9 se gli approfittatori sono spesso quelli la cui coscienza cristiana pone la stessa domanda rivolta a Caino:  Che ne hai fatto di tuo fratello? Per\u00f2 in un mondo che si sta globalizzando nessuno ancora \u00e8 riuscito a formulare soluzioni soddisfacenti. Il vangelo proclamato, vissuto, dinanzi al mondo o in segreto, sicuramente susciter\u00e0 ancora profeti e rivoluzioni morali.

{N}4,{/}15 {N}MIA E' LA GIUSTIZIA{/}
Fin dalle prime pagine della Bibbia \u00e8 denunciato l'ingranaggio della violenza. In qualsiasi epoca, coloro che vogliono vendicarsi dei Caini, non si rendono conto che la violenza \u00e8 inseparabile dalla loro stessa natura umana e che, in proporzione difficile da misurare, si mescola anche al desiderio universale di giustizia. Chi oggi \u00e8 vittima domani diventa carnefice (Is 14,1-2; Sl 137,9). La Bibbia ricorder\u00e0 mille volte che Dio \u00e8 giusto e che sempre fa giustizia, ma non come noi. "Sar\u00e0 punito sette volte", dice il nostro testo; meglio per\u00f2 sarebbe tradurre: "sar\u00e0 vendicato" (si veda Is 61,2), perch\u00e9 la parola {C}punizione {/}indica abitualmente la soddisfazione della propria sete di dominare e avere ragione. Dio non sente nessun desiderio di imporsi o di aver ragione: Come lo potrebbero angustiare la nostra cattiveria, il nostro orgoglio o le nostre bestemmie (Mc 3,28)? Egli \u00e8 fuori gara. 
La Giustizia \u00e8 la sua principale qualit\u00e0 (parlando in termini umani): \u00e8 la realizzazione di un ordine che non pu\u00f2 fallire, perch\u00e9 esprime nel mondo e nel tempo l'ordine eterno che \u00e8 in Dio stesso. Dire che la sua Giustizia passa avanti a qualunque altra considerazione non vuol dire negare la sua infinita misericordia, bens\u00ec ricordare che il suo perdono non sar\u00e0 mai un'amnistia (Es 32,33-35) o una debolezza del cuore. In diversi luoghi le Scritture ci dicono insieme che Dio perdona e che la far\u00e0 pagare (Es 20,5). Perdona: in lui non rimane alcun rancore, e tutto sar\u00e0 per il bene del peccatore stesso; per\u00f2 c'\u00e8 da pagare un prezzo per riabilitare il colpevole e per ristabilire nel mondo un tesoro di carit\u00e0 e di dono di s\u00e9 che pu\u00f2 essere accresciuto, per\u00f2 mai ipotecato. 
In questo testo Dio condanna la vendetta e, pi\u00f9 precisamente, le vendette familiari o tribali che ignorano la sua giustizia e le vie che portano alla sua realizzazione. Tutto il nostro sforzo per vendicarci o, in altre parole, per gestire noi la resa dei conti con l'altro, altro non fa che impedire a Dio di intervenire in nostro favore. L'unico modo di accelerare l'intervento di Dio \u00e8 distaccarci dalla nostra causa (1 Sm 24,12). Questo non vuol dire che non possiamo o non dobbiamo ricorrere ai mezzi legali. Il dovere per\u00f2 della lotta contro l'ingiustizia non \u00e8 pi\u00f9 urgente dell'ascolto della piccola avvertenza del Vangelo: "Se qualcuno ti leva il mantello, lasciagli prendere anche la tunica..." (Lc 6,29). Cos\u00ec ci scontriamo di nuovo con il mistero di Dio. Stretti tra queste due obbligazioni, scegliamo secondo i tempi e le circostanze, e ciascuno secondo il proprio carisma, una via che esprima quel che captiamo della volont\u00e0 di Dio al momento. Lasciare a Dio l'iniziativa di difenderci \u00e8 sempre come lanciargli una sfida, e sono queste le sfide in cui egli pi\u00f9 si compiace.
La storia di Caino segna qui un primo passo sulla strada che porta al Discorso della Montagna, il quale ci conduce alla vera conoscenza di Dio e della sua Giustizia.

{N}4,{/}26 {N}ORIGINI{/}
{C}Allora si cominci\u00f2 ad invocare il nome del Signore. {/}Questo \u00e8 un dato interessante. Si sa che gli autori della Genesi sono diversi. Per i sacerdoti che redassero le parti pi\u00f9 recenti e anche per quelli che prima di loro avevano messo per iscritto tradizioni pi\u00f9 antiche, il nome di Yahweh fu consegnato da Dio a Mos\u00e9. Questo era il nome pi\u00f9 intimo che Dio ha insegnato al suo popolo perch\u00e9 lo invochi: questo nome era un tesoro proprio di Israele (Es 3,15). I sacerdoti del secolo quinto a.C. sottolineavano che questo nome non era stato rivelato prima ai Patriarchi (Es 6,3). Conservarono tuttavia tradizioni antiche che ricordavano un debito di Mos\u00e9 verso tradizioni religiose del popolo madianita, debito che si esprimeva in forma di rapporti con Jetro, sacerdote di Madian (Es cc. 2 e 18). E di fatto si sono trovate tracce di un culto verso un dio chiamato Yahweh in certe parti del Sinai gi\u00e0 prima di Mos\u00e8, cosa che non diminuisce affatto la rivelazione fatta a lui. Poco importa che il nome esistesse gi\u00e0 in alcune regioni, giacch\u00e9 \u00e9 solamente con Mos\u00e8 che Yahweh passa ad essere il Dio degli d\u00e8i che ha scelto Israele.
Il primo autore della Genesi non ignorava l'antichit\u00e0 del culto a Yahweh, e in tutta la storia dei patriarchi mette loro in bocca questo nome. Per\u00f2 proprio in questo luogo della Genesi situa esplicitamente l'inizio del culto a Yahweh; e il primo che lo invoca \u00e8 niente meno che un nipote di Adamo. Voleva forse dirci che Yahweh era presente nella storia dell'umanit\u00e0 fin dalle sue origini. Lo stesso sar\u00e0 espresso nel patto con No\u00e8 in Gn 8,20-22.

{N}5,{/}1 {N}GENEALOGIE{/}
Una prima lettura rivela due mani diverse nella stesura delle genealogie di 4,17-26 e di 5,1-30. Lo stesso contrasto si noter\u00e0 tra la discendenza di No\u00e8 secondo 9,18-27; 10,8-32 e 11,28-29 da una parte e le genealogie di 9,28; 10,1-7 e 11,10-25.
Quelle del primo tipo si devono all'autore antico e prolungano le storie pi\u00f9 sviluppate di Caino e Abele, di No\u00e8 e della torre di Babele, giungendo a formare con esse un unico tessuto. Queste genealogie devono essere intese non come la lista degli antenati, bens\u00ec come una sequenza di ascendenti che discendono fino allo stadio attuale dell'umanit\u00e0. I nomi ricordati sono quelli di popoli e citt\u00e0 con cui Israele \u00e8 in contatto o di cui ha sentito parlare. Questo ripasso non fa distinzione tra fatti religiosi e culturali giacch\u00e9 l'autore vede una condotta di Dio in tutta la vita del mondo e cerca di mostrare in questa una continuit\u00e0 e un senso. Fa in qualche modo quel che anche noi pretendiamo di fare nella presente edizione della Bibbia con la nostra introduzione: {C}Prima della Bibbia.{/}
Le altre genealogie sono opera di sacerdoti. In esse non troviamo le preoccupazioni culturali delle precedenti. Si limitano a ricordare nomi, e per ciascuno il percorso della sua vita e la sua discendenza. Sono catene i cui anelli devono susseguirsi ininterrottamente dal primo padre fino ai tempi attuali. Si nota pure la preoccupazione di mostrare una diminuzione progressiva della durata della vita umana.

{N}6,{/}9 I paragrafi compresi in Gn 6,9-22 furono probabilmente inseriti nel racconto primitivo dai sacerdoti ai tempi dell'Esilio in Babilonia. Qui ormai non si parla pi\u00f9 di Yahweh, il nome sacro rivelato ad Israele, ma di Dio. Non si attribuiscono pi\u00f9 a Dio reazioni troppo umane (confronta con 6,6). Si noter\u00e0 che la corruzione della terra \u00e8 prima di tutto {C}la violenza{/}. Lo sguardo di Dio penetra molto pi\u00f9 al in l\u00e0 dell'universo limitato dei primi redattori del tempo di Salomone. Questa volta non si d\u00e0 importanza maggiore alla distinzione tra gli esseri puri e impuri: Dio vuole salvare un resto del mondo cos\u00ec come l'ha creato.

{N}9,{/}24 Questo paragrafo dedicato a Cam non insiste su di lui quanto su Canaan, che qui rappresenta i popoli della terra conquistata da Israele. Dunque, gli altri discendenti di Cam: Etiopia, Egitto, le trib\u00f9 dell'Arabia meridionale (10,6-7) non sono diffamati dalla Bibbia, anche se restano nemici che Yahweh deve vincere e castigare. Nel caso di Canaan, al contrario, gli Israeliti religiosi non vedevano nella sua cultura  e nei suoi culti altro che licenza sessuale, eliminazione dei neonati e prostituzione sacra (Dt 12,30; 18,9). Questi popoli dovevano perci\u00f2 esseri vomitati dalla terra che occupavano (Lv 18,28), e di fatto scomparvero.

{N}11,{/}1 {C}Discendiamo e confondiamo laggi\u00f9 la loro lingua {/}(v7). Pochi episodi mostrano cos\u00ec chiaramente come questo i due volti del libro sacro, nello stesso tempo opera umana e Parola di Dio. All'autore non fu difficile attribuire a Yahweh le stesse motivazioni che i miti antichi mettevano in bocca agli d\u00e8i: essi si spaventavano al vedere l'audacia degli uomini, il cui chiasso stava salendo troppo in alto, fino a turbare la pace delle loro dimore celesti: "Fino a qua, non di pi\u00f9; domani sar\u00e0 troppo tardi!" Nel suo essere profondo, fortemente marcato dalle tradizioni nomadi ancora vive in Israele, ripugnava all'autore ogni novit\u00e0 che restringesse la libert\u00e0 del padre di famiglia o di clan. Cos\u00ec che non gli piacevano affatto le politiche centralizzatrici di cui stava dando esempio in quegli anni lo stesso governo di Salomone. 
Parola umana, dunque, nella sua espressione, ma \u00e8 anche Parola di Dio la morale della favola: Dio non entra nei piani di unificazione quando procedono da spirito di dominio. In questo c'\u00e8 un'avvertenza pure per coloro che anche oggi si impegnano a edificare la civilt\u00e0 e l'economia planetaria; un'avvertenza c'\u00e8 anche per la Chiesa sempre troppo inclinata a sostituire la collegialit\u00e0 con l'organizzazione piramidale di tipo monarchico. 

{N}11,{/}10 Nei paragrafi seguenti si trova una genealogia antica e breve (vv26-29).  Qui \u00e8 inserita dentro un'altra pi\u00f9 recente, di origine sacerdotale: questa seconda ha la stessa finalit\u00e0 di quella che occupa il capitolo 5 e che se da una parte cerca di riempire tre mila anni di storia tra l'epoca supposta dell'origine dell'umanit\u00e0 e il tempo dei patriarchi, riduce anche la durata della vita degli antenati passando dagli eroi o giganti dei tempi che furono a personaggi pi\u00f9 vicini e normali come i patriarchi.{C}Il Signore disse.{/}

{N}11,{/}32 {N}LE TRE PAROLE DI DIO CREATORE{/}
Nel primo capitolo della Genesi, {C}Il Signore disse, {/}e fu la creazione.
Nel capitolo 9, di nuovo {C}Il Signore disse{/}, per dare la sua benedizione a tutta l'umanit\u00e0.
Nel capitolo 12, {C}il Signore disse {/}per la terza volta, e questo \u00e8 l'inizio del popolo di Dio. Sono tre passi di estensione diseguale, giacch\u00e9 la rivelazione fatta al popolo di Dio occupa gran parte della Bibbia. Quello che nella Bibbia leggiamo interessa in realt\u00e0 tutta l'umanit\u00e0, per\u00f2 sar\u00e0 sempre quel che Dio ha detto e fatto con il suo popolo in particolare.
Se ci lasciamo penetrare dallo spirito della Bibbia, scopriamo che questi tre aspetti dell'opera divina formano un tutt'uno e si armonizzano tra di loro in tanti modi. Per\u00f2, attenzione! Se non abbiamo capito bene il significato di queste tre parole, arriver\u00e0 un momento in cui non potremo accettare pi\u00f9 la testimonianza della Bibbia e Ges\u00f9 stesso ci sfuggir\u00e0. Poich\u00e9 queste tre parole si scontrano con alcuni pregiudizi che segnano profondamente il nostro tempo.
{C}Il Signore disse {/}e la sua parola cre\u00f2 l'universo con le sue leggi fisiche. La Bibbia ci ricorder\u00e0 che queste leggi sono stabilite per sempre. Per\u00f2 ci dir\u00e0 anche che l'universo sta sempre a disposizione di Dio e che obbedisce alla sua Parola. Dire che Dio ha inserito il pilota automatico per dirigere il mondo \u00e8 in parte vero, perch\u00e9 non fa virate ad ogni istante. Per\u00f2 staremmo uscendo dalla rivelazione biblica se dicessimo che Dio ha determinato tutto fin dal principio e che pertanto non potrebbe pi\u00f9 far intervenire quando lo vuole delle forze superiori che interferiscano con le leggi naturali o le mettano tra parentesi (dal nostro punto di vista). Si dice che Dio ripos\u00f2 dal suo lavoro il settimo giorno (Gn 2,2), ma vero \u00e8 anche il contrario: "Mio Padre \u00e8 all'opera fino ad ora" (Gv 5,17). Dio non cessa di esprimere s\u00e9 stesso attraverso le opere. La creazione non cessa di continuare a vivere e ad esistere in lui. Le leggi di natura sono l'ombra di una giustizia superiore che \u00e8 di Dio, per\u00f2 nella natura c'\u00e8 molto pi\u00f9 che delle leggi fisiche o meccaniche, a cominciare dalla sua ricchezza e splendore. La costante espansivit\u00e0 della natura, una delle sue capacit\u00e0 pi\u00f9 misteriose, \u00e8 solo un riflesso della libera creativit\u00e0 di Dio che non \u00e8 mai bloccata.
Quest'affermazione \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente per far saltare dalla sedia quelli che prendono per oro colato solo alcuni postulati della ragione, come, per esempio, che le leggi sono inflessibili e che nulla esiste al di fuori di quello che si pu\u00f2 misurare. Senza questi postulati d'altronde non ci sarebbe una seria indagine scientifica, ma questo non significa che tali affermazioni esprimano tutta la realt\u00e0 del mondo, e nemmeno l'essenziale. Un pregiudizio del genere impedisce tuttavia a molti cristiani di ammettere come possibile qualsiasi tipo di intervento di Dio nell'ordine del mondo. Si negheranno dapprima nel Vangelo la moltiplicazione dei pani, la verginit\u00e0 di Maria, la Trasfigurazione... o si far\u00e0 dire ai testi il contrario di quello che dicono. Saranno quindi respinte le testimonianze attuali di quelli che hanno sperimentato simili interventi sovrani di Dio nella loro vita. Infine si negher\u00e0 un qualunque possibile intervento diretto di Dio nel nostro mondo interiore, personale, e logicamente si negher\u00e0 anche qualsiasi significato alla preghiera. Questo razionalismo ispirer\u00e0 molti libri e discussioni, ma in fin dei conti resta sempre sterile. Mai far\u00e0 s\u00ec che nasca la vera fede e mai dar\u00e0 la gioia di sperare.
Anche il {C}"Signore disse"{/} della storia di No\u00e8 ha un suo senso profondo. Dio agisce nel tempo dopo il diluvio facendo un patto con tutti i popoli e con tutte le religioni, visto che tutti sono figli di No\u00e8. Se Dio li benedice, vuol dire che offre loro una via di salvezza: la scopriranno con l'aiuto di mille culture e religioni (At 17,27). Quando la Parola o Sapienza di Dio si fa presente nella loro ricerca di sapienza, nelle parole dei suoi libri sacri, essa (la parola di Dio) non fa altro che continuare un'opera creatrice, perch\u00e9 con essa Dio dispose i tempi della creazione (Eb 1,2). Allora tutta la marcia della storia prolungher\u00e0 il piano di Dio Creatore, e da parte loro le religioni saranno legate a una scoperta di Dio o "del divino" nella natura.
Di che altro abbiamo bisogno? Forse l'umanit\u00e0 non ha quel che \u00e8 necessario per perfezionare la creazione?  I "figli di No\u00e8" sono pur sempre "figli di Adamo", che \u00e8 figlio di Dio (Lc 3,38). Non insistiamo sugli insuccessi e i limiti della sapienza umana, perch\u00e9 l'importante \u00e8 altrove. Per Dio la creazione \u00e9 il mezzo con il quale egli si esprime. Manifesta il dinamismo di un amore le cui iniziative solo lui comprende. Non si pu\u00f2 dire di pi\u00f9 senza rompere il circolo di una creazione apparentemente perfetta. Per questo Dio avrebbe chiamato persone e  gruppi a iniziare con lui un cammino singolare e spesso in senso contrario di quanto insegna l'esperienza umana. Punto di partenza \u00e8 stata la chiamata di Abramo.
Questo terzo {C}"il Signore disse"{/} segna l'inizio di un popolo di Dio, diverso da tutti gli altri e questa opposizione, o meglio, questa dualit\u00e0 tra quelli che sono eletti per essere popolo di Dio e quelli che non lo sono, risveglia un grande disagio nella coscienza di molti cristiani d'oggi. Perch\u00e9 due pesi e due misure? Siamo sicuri che la rivelazione biblica sia pi\u00f9 che una religione tra le altre? Siamo persino tentati di rinnegare le nostre ricchezze: "Perch\u00e9 dovrei io essere nella verit\u00e0 pi\u00f9 degli altri?"
E' arrivato allora il momento d'accettare o respingere il Dio della Bibbia, il Dio al quale appartiene "grazia e fedelt\u00e0", egli che chiama chi vuole e ad uno d\u00e0 quello che non d\u00e0 all'altro. D\u00e0 molto affinch\u00e9 si produca molto di pi\u00f9 e perch\u00e9 tutto il mondo ne approfitti; ma d\u00e0 quel che vuole. Dio ha chiamato noi per essere suo popolo? Questo non ci d\u00e0 nessun diritto speciale. E' una ricchezza appartenere al popolo di Dio, ma \u00e8 anche il nostro servizio al mondo. E' Dio che ci fa sorgere dal nulla, ognuno unico e necessario. E allo stesso tempo che di noi fa quello che siamo, ci mette per una via non distinta dalle stesse nostre necessit\u00e0, dalle nostre speranze e sete di felicit\u00e0.
Il lettore cristiano deve dunque accettare il carattere unico della sua vocazione. Volerla dimenticare per somigliare di pi\u00f9 agli altri non avrebbe alcun senso, visto che gli altri non invidiano la nostra posizione. Neppure sarebbe una dimostrazione di umilt\u00e0 o di spirito aperto, ma di paura: quella di essere diversi, o forse, quest'altra, che \u00e8 una mancanza di fede: non sono forse mere illusioni le promesse di Dio?

{N}15,{/}6 Questa frase dovrebbe essere ampiamente commentata nel Nuovo Testamento. Una traduzione precisa del testo ebraico potrebbe suonare cos\u00ec: "e Yahweh lo consider\u00f2 come qualcosa di giusto" oppure "e Yahweh l'ha messo sul suo conto come un atto proprio di un giusto". In altre parole, Yahweh sta valutando Abramo e, al vedere questa sua fede si convince: "Ecco che lui ha agito davvero come doveva agire, secondo me, un giusto".
Nella lettera ai Romani, al capitolo 4, Paolo riprender\u00e0 questo testo. Volendo mostrare come Dio {C}rende giusta {/}(o restauri) la persona umana mediante il dono del suo Figlio e, poi, la fede nel perdono di Dio fa risaltare la fede di Abramo nella promessa di Dio, che gli valse di essere {C}un giusto{/}. E' evidente che nel suo contesto la parola {C}giustizia {/}acquista un significato preciso e un contenuto pi\u00f9 ricco. Paolo lo svilupper\u00e0 nei cap. 5-6 della sua lettera. 

{N}31,{/}45 Tutta questa storia che si conclude con un patto tra Giacobbe e {C}Labano l'Arameo{/} (31,24) \u00e8 certamente un modo di ricordare i conflitti antichi tra Israeliti e gruppi di Aramei che vivevano pi\u00f9 a nord. Non dimentichiamo che il territorio di Galaad, sull'altra sponda del Giordano, durante tutto il tempo dei re fu un territorio rivendicato tanto dagli Israeliti quanto dagli Aramei.

{N}34,{/}1 Questa storia conserva sicuramente il ricordo di un conflitto sanguinoso tra i gruppi delle trib\u00f9 di Levi e di Simeone ai tempi della conquista. E' possibile che Dina sia anche il nome di un territorio o di un clan che fu motivo del conflitto. Il racconto biblico vuole giustificare la vendetta di Simeone e Levi, le violazioni e i rapimenti che essi stessi commisero, senza per\u00f2 elogiarli. Qui Giacobbe li disapprova per ragioni di opportunismo (v30). In Gn 49,5-7 si legge una condanna esplicita del fatto, condanna tanto pi\u00f9 importante in quanto, a differenza di Simeone scomparso presto, la trib\u00f9 di Levi godeva ancora di un privilegio unico. La violenza, denunciata nelle prime pagine del libro a proposito di  Caino, passer\u00e0 quasi impercettibilmente a regolare i conflitti tra Israele e i suoi vicini. Il popolo di Dio doveva sopravvivere e sopravvivere in una maniera differente dagli altri: in queste condizioni non c'era altra prospettiva che quella di essere il pi\u00f9 forte o il pi\u00f9 astuto. Solo la rivoluzione del Vangelo e del Figlio di Dio volontariamente umiliato hanno potuto aprire le menti alla riconciliazione e al perdono.

{N}49,{/}3 {N}LA SORTE DIVERSA DELLE TRIB\u00d9{/}
La trib\u00f9 di Ruben, sull'altra sponda del Giordano, non prosper\u00f2. Non prese parte alla conquista di Canaan: si veda il canto di Debora Gdc 5,15; di essa dalla Bibbia non viene ricordato nessuno. Il fattaccio attribuito all'antenato ricorda sicuramente un'azione di questa trib\u00f9 che a molti \u00e8 apparsa piuttosto come un tradimento.
Riguardo a Simeone e Levi, vedere quanto \u00e8 detto a proposito di Gn 34,1. Simeone, a sud di Giuda, era una trib\u00f9 che non contava pi\u00f9 che pochi villaggi e che presto fu assorbita dalla trib\u00f9 vicina. Ruben, Simeone, Levi e Giuda erano i quattro figli di Lea, la sposa maggiore di Giacobbe (vedere il commento a Gn 35,23). Sembrerebbe che queste quattro trib\u00f9 gi\u00e0 da tempo si trovavano a Kades quando vi giunsero i compagni di Mos\u00e8 che con loro condivisero la rivelazione dell'Oreb. Questi avrebbero dato origine alla trib\u00f9 di Beniamino, figlio di Rachele, e alle trib\u00f9 di Efraim e Manasse, figli di Giuseppe, nati in Egitto.
Simeone scomparve e la trib\u00f9 di Levi, dispersa anch'essa tra le altre trib\u00f9, rimase come una casta privilegiata per il fatto d'essere gli unici sacerdoti riconosciuti dalla Legge. A questa trib\u00f9 apparteneva anche Mos\u00e8 (Es 2,1), e fu forse proprio questa la ragione per cui egli fu appoggiato senza riserva nell'episodio del vitello d'oro (Es 32,26), ricevendo una benedizione che di fatto fu la sua consacrazione sacerdotale (Es 32,29 dice precisamente: "Le loro mani sono state riempite da Yahweh", usando il termine proprio della consacrazione sacerdotale). Nelle benedizioni di Mos\u00e8, posteriori a questa, non si menziona pi\u00f9 Simeone, mentre si dimentica il castigo di Levi e si mette in risalto solo il suo privilegio (Dt 33,8). Le due storie raccontate in Gdc 18 e 19 sono testimonianze del tempo in cui ancora non esisteva il tempio di Gerusalemme con il suo clero di leviti-sacerdoti regolato dalle leggi di Davide (1Cr 23-28). I leviti erano allora gente povera e non disponevano di alcun territorio proprio; si spostavano da un posto all'altro secondo dove trovavano l'occasione di servire in un santuario che permettesse loro di mangiare.
Molto probabilmente la trib\u00f9 di Giuda si \u00e8 formata con l'aggregarsi di diversi clan o nuclei viventi al sud della Palestina, tra i quali i kenizziti; questo spiegherebbe l'importanza data a Caleb, il kenizzita, nel racconto della conquista (Nm 13,6; 32,12). Secondo le benedizioni di Mos\u00e8, posteriori (Dt 33,7), Giuda rest\u00f2 molto tempo appartato sui monti del sud della Palestina, di fatto, fino all'ascesa al trono del re Davide. 
La preminenza riconosciuta alla trib\u00f9 di Giuda in Gn 49,8-12 \u00e8 dovuta forse al fatto che questo paragrafo fu redatto e inserito nella Bibbia solo quando la dinastia di Davide era gi\u00e0 diventata il centro unico di Israele. Non per questo tuttavia fu ritoccato il paragrafo che riferisce delle trib\u00f9 del nord, che si chiamavano "casa di Giuseppe". Chi ha scritto la storia di Giuseppe, antenato comune di Efraim e Manasse, non ignorava che queste trib\u00f9, insieme a Beniamino e pi\u00f9 delle altre, costituivano il gruppo di Mos\u00e8. Furono loro per diverse generazioni le eredi del suo messaggio, fino a che sono quasi sparite. Il non aver accettato l'unificazione con Davide, costituendosi invece, dopo Salomone, in un regno di Geroboamo a Sichem, fu un peccato di cecit\u00e0 rispetto al piano di Dio. Due secoli pi\u00f9 tardi questo regno naufrag\u00f2, senza che sia rimasto un gruppo capace di salvaguardare l'eredit\u00e0 di Israele per farla rivivere, come invece succeder\u00e0 con Giuda. La benedizione che si riferisce a loro risale al tempo in cui continuavano ad essere il cuore del popolo di Dio.  
Issacar ha diritto ad un gioco di parole con "salariato", una parola che si pronuncia allo stesso modo. Una trib\u00f9 che dovette unirsi alle altre senza entusiasmo: appartenevano a quelli che non avevano altre ambizioni che vivere in pace accanto ai Cananei, mettendosi, nel caso, anche al loro servizio.
Nonostante che tutte le trib\u00f9 si riconoscessero sorelle (Gn 35,23), non tutte avevano lo stesso passato o la stessa dignit\u00e0. Non si pu\u00f2 dubitare che le figlie delle "serve" Bila e Zelfa si siano aggiunte solo pi\u00f9 tardi alle altre, senza aver condiviso con loro le tradizioni di Mos\u00e8 e la tappa a Kades.

