{N}2.1:{/} {N}DIO PARLA{/} [Gn_1,3]
Questo primo capitolo della Genesi, come abbiamo gi\u00e0 detto, \u00e8 in qualche modo una prefazione al primo nucleo della Bibbia, quando Esdra riun\u00ec i libri di Mos\u00e8 e dei profeti [Ne_8,1]; [2Mac_2,13].
Se paragoniamo questo capitolo con racconti di popoli antichi - possiamo parlare della loro {C}cosmogonia{/} (scritti che si riferiscono alla formazione dell'universo) o dei loro {C}miti{/} (racconti che esprimono in forma figurativa le credenze circa l'ordine primordiale del mondo) - emergono alcuni punti interessanti: esso dice qualcosa che gli altri non dicono. Una di queste cose \u00e8 l'enfasi posta sulle parole: {C}Dio ordin\u00f2{/}.
Le Scritture sono la nostra regola di fede, prima per\u00f2 di ogni scrittura \u00e8 stata detta una parola. L'espressione {C}Dio ordin\u00f2{/} o {C}Dio disse {/}si trover\u00e0 spesso nella Bibbia, per\u00f2, secondo il contesto, l'enfasi sar\u00e0 posta o nel fatto che Dio prende iniziativa di esprimersi oppure nel fatto che Dio d\u00e0 un insegnamento o un ordine. In questo primo {C}Dio allora ordin\u00f2{/} dobbiamo intendere l'uno e l'altro.
{N}DIO \u00c8 UN DIO CHE PARLA{/}
Presentare la Bibbia solo come un insegnamento vuol dire ridurre la nostra fede. Di insegnamenti ce ne sono, e tanti, ma pi\u00f9 importante di loro \u00e8 il fatto che Dio parla. Pu\u00f2 esserci una rivelazione pi\u00f9 decisiva di Quello o di Colui che deve essere l'eternit\u00e0 stessa? Forse che lui possiede una coscienza come la nostra? Davvero ci conosce? Pu\u00f2 veramente comunicarsi con la sua creazione? Vorr\u00e0 da noi qualcosa? Sono pochi i filosofi che hanno osato dare una risposta positiva a queste domande.
Per\u00f2 gi\u00e0 in questo testo antico si definisce la fede giudaica e cristiana: Dio esce da s\u00e9 stesso e si dirige a noi sperando in una risposta. Oltre l'universo e la sua immensit\u00e0, i suoi misteri, le sue luci e ombre, esiste Qualcuno che ha dato il via ad un'avventura di incalcolabile portata. Il rischio maggiore in questa avventura \u00e8 nel fatto che Lui intavoli un dialogo con le sue creature. 
Quando noi parliamo, non \u00e8 solamente per dare ordini, o per chiedere qualcosa. Quando parlo, sto bussando alla porta di qualcuno perch\u00e9 si renda conto che io esisto, e per provare se pure lui esiste davvero. Quando sar\u00f2 ascoltato, sapr\u00f2 che io esisto perch\u00e9 conto qualcosa per l'altro.
La rivelazione cristiana non sar\u00e0 in primo luogo una legge dall'Alto che dobbiamo seguire sotto la minaccia di insuccesso o di un castigo: Dio \u00e9 "l'Altro" che risveglia in noi la coscienza e ci strappa alla nostra solitudine. Questo \u00e8 il punto di partenza per leggere le numerose pagine che attestano di una chiamata di Dio rivolta ai profeti: a Mos\u00e8, Elia, Isaia, Geremia e a tanti altri, come sappiamo. Qualsiasi chiamata di Dio produce in chi la riceve una nuova coscienza di s\u00e9 e la capacit\u00e0 di adempiere la missione ricevuta. Per questo tutta la storia biblica \u00e8 in qualche modo un'opera di profeti.
Dio \u00e8 un Dio che parla. Non aspett\u00f2 che ci fossero creature capaci di udirlo, ma ha iniziato a parlare prima per dirsi a s\u00e9 stesso. La Parola sta in Dio fin dal principio. Essa \u00e8 la stessa Sapienza e lui non la conosce se non dandole vita, davanti a s\u00e9 stesso, per poi nuovamente attrarla a s\u00e9 stesso per condividere la sua stessa pienezza. Questo mistero del Dio-che-si-dice-a-s\u00e9-stesso, o del Padre con suo Figlio, sta all'origine della creazione, e per questo il nostro \u00e8 un mondo in cui Dio parla.

{N}2.2: {/}{N}LA RAGIONE DEL PI\u00d9 FORTE{/} [Gn_4,9]
Forse Caino non aveva scuse? La leggenda che la Bibbia aveva ripresa e trasformata lo considerava il pi\u00f9 forte di tutti e fondatore di un popolo. Nessun desiderio di giustizia pu\u00f2 ostacolare le leggi di natura e il trionfo del pi\u00f9 forte. Sono sempre esistite societ\u00e0 tranquille insieme a razze aggressive, in altre parole, vegetariani e predatori. Le invasioni barbariche di cui ci parla la storia sono state eseguite da razze conquistatrici che ancora dominano il mondo. Non \u00e8 superfluo dire che dopo la cristianizzazione di questi "barbari" il Vangelo si \u00e8 diffuso grazie a costoro che, per il fatto di essere diventati cristiani, non avevano perso la sete di conquista in tutti i campi dell'esistenza, dallo sport alla scienza. Il liberalismo che essi imposero ha contribuito ad accelerare l'unificazione del mondo, il che si inquadra anche nel piano di Dio, ma a spese di distruzioni di culture e spazi di umanit\u00e0 che altri avevano pazientemente costruito.
E' comprovata la debolezza della beneficenza organizzata e l'abuso che si pu\u00f2 fare di qualunque protezione. Per\u00f2 la disuguaglianza sempre maggiore tra una minoranza di ricchi e una moltitudine di poveri, pone ancor sempre la questione dei mezzi legittimi e delle libert\u00e0 distruttive. Anche i profeti dovettero affrontare situazioni simili quando nel regno d'Israele una minoranza di ricchi si accaparrava, a volte legalmente, le terre [Is_10,1] - [Is_10,4]; [Mic_2,1] -[Mic_2,10]. Senza dubbio, oggi \u00e8 pi\u00f9 difficile dire chi \u00e8 buono e chi cattivo, ancora di pi\u00f9 se gli approfittatori sono spesso quelli la cui coscienza cristiana pone la stessa domanda rivolta a Caino:  Che ne hai fatto di tuo fratello? Per\u00f2 in un mondo che si sta globalizzando nessuno ancora \u00e8 riuscito a formulare soluzioni soddisfacenti. Il vangelo proclamato, vissuto, dinanzi al mondo o in segreto, sicuramente susciter\u00e0 ancora profeti e rivoluzioni morali.

{N}2.3: {/}{N}LA DIVERSA SORTE DELLE TRIB\u00d9{/} [Gn_49,3]
La trib\u00f9 di Ruben, sull'altra sponda del Giordano, non prosper\u00f2. Non prese parte alla conquista di Canaan: si veda il canto di Debora [Gdc_5,15]; di essa dalla Bibbia non viene ricordato nessuno. Il fattaccio attribuito all'antenato ricorda sicuramente un'azione di questa trib\u00f9 che a molti \u00e8 apparsa piuttosto come un tradimento.
Riguardo a Simeone e Levi, vedere quanto \u00e8 detto a proposito di [Gn_34,1]. Simeone, a sud di Giuda, era una trib\u00f9 che non contava pi\u00f9 che pochi villaggi e che presto fu assorbita dalla trib\u00f9 vicina. Ruben, Simeone, Levi e Giuda erano i quattro figli di Lea, la sposa maggiore di Giacobbe (vedere il commento a [Gn_35,23]. Sembrerebbe che queste quattro trib\u00f9 gi\u00e0 da tempo si trovavano a Kades quando vi giunsero i compagni di Mos\u00e8 che con loro condivisero la rivelazione dell'Oreb. Questi avrebbero dato origine alla trib\u00f9 di Beniamino, figlio di Rachele, e alle trib\u00f9 di Efraim e Manasse, figli di Giuseppe, nati in Egitto.
Simeone scomparve e la trib\u00f9 di Levi, dispersa anch'essa tra le altre trib\u00f9, rimase come una casta privilegiata per il fatto d'essere gli unici sacerdoti riconosciuti dalla Legge. A questa trib\u00f9 apparteneva anche Mos\u00e8 [Es_2,1], e fu forse proprio questa la ragione per cui egli fu appoggiato senza riserva nell'episodio del vitello d'oro [Es_32,26], ricevendo una benedizione che di fatto fu la sua consacrazione sacerdotale [Es_32,29] dice precisamente: "Le loro mani sono state riempite da Yahweh", usando il termine proprio della consacrazione sacerdotale). Nelle benedizioni di Mos\u00e8, posteriori a questa, non si menziona pi\u00f9 Simeone, mentre si dimentica il castigo di Levi e si mette in risalto solo il suo privilegio [Dt_33,8]. Le due storie raccontate in [Gdc_18,1] e [Gdc_19,1] sono testimonianze del tempo in cui ancora non esisteva il tempio di Gerusalemme con il suo clero di leviti-sacerdoti regolato dalle leggi di Davide [1Cr_23,1] - [1Cr_28,1]. I leviti erano allora gente povera e non disponevano di alcun territorio proprio; si spostavano da un posto all'altro secondo dove trovavano l'occasione di servire in un santuario che permettesse loro di mangiare.
Molto probabilmente la trib\u00f9 di Giuda si \u00e8 formata con l'aggregarsi di diversi clan o nuclei viventi al sud della Palestina, tra i quali i kenizziti; questo spiegherebbe l'importanza data a Caleb, il kenizzita, nel racconto della conquista [Nm_13,6]; [Nm_32,12]. Secondo le benedizioni di Mos\u00e8, posteriori [Dt_33,7], Giuda rest\u00f2 molto tempo appartato sui monti del sud della Palestina, di fatto, fino all'ascesa al trono del re Davide. 
La preminenza riconosciuta alla trib\u00f9 di Giuda in [Gn_49,8] - [Gn_49,12] \u00e8 dovuta forse al fatto che questo paragrafo fu redatto e inserito nella Bibbia solo quando la dinastia di Davide era gi\u00e0 diventata il centro unico di Israele. Non per questo tuttavia fu ritoccato il paragrafo che riferisce delle trib\u00f9 del nord, che si chiamavano "casa di Giuseppe". Chi ha scritto la storia di Giuseppe, antenato comune di Efraim e Manasse, non ignorava che queste trib\u00f9, insieme a Beniamino e pi\u00f9 delle altre, costituivano il gruppo di Mos\u00e8. Furono loro per diverse generazioni le eredi del suo messaggio, fino a che sono quasi sparite. Il non aver accettato l'unificazione con Davide, costituendosi invece, dopo Salomone, in un regno di Geroboamo a Sichem, fu un peccato di cecit\u00e0 rispetto al piano di Dio. Due secoli pi\u00f9 tardi questo regno naufrag\u00f2, senza che sia rimasto un gruppo capace di salvaguardare l'eredit\u00e0 di Israele per farla rivivere, come invece succeder\u00e0 con Giuda. La benedizione che si riferisce a loro risale al tempo in cui continuavano ad essere il cuore del popolo di Dio. 
Issacar ha diritto ad un gioco di parole con "salariato", una parola che si pronuncia allo stesso modo. Una trib\u00f9 che dovette unirsi alle altre senza entusiasmo: appartenevano a quelli che non avevano altre ambizioni che vivere in pace accanto ai Cananei, mettendosi, nel caso, anche al loro servizio.
Nonostante che tutte le trib\u00f9 si riconoscessero sorelle [Gn_35,23], non tutte avevano lo stesso passato o la stessa dignit\u00e0. Non si pu\u00f2 dubitare che le figlie delle "serve" Bila e Zelfa si siano aggiunte solo pi\u00f9 tardi alle altre, senza aver condiviso con loro le tradizioni di Mos\u00e8 e la tappa a Kades.

{N}2.4: {/}{N}LE SETTE NAZIONI{/} [Es_3,8]
Qui le nazioni che devono essere spossessate della terra di Canaan sono sei. La stessa lista si trova anche altrove: [Es_3,17]; [Es_23,23]...; [Gs_12,8]. In [Dt_7,1] si aggiungeranno i Gergesei, che ci permettono quindi di parlare di {C}sette nazioni,{/} come in [Gs_3,10]. Una lista quasi identica si trova in dieci posti diversi, e quella pi\u00f9 corta \u00e8 ancora pi\u00f9 frequente. Sia l'una che l'altra lista sono solo un'enumerazione tradizionale e non servono per un atlante geografico. Quando gli Israeliti entrarono in Canaan, vi incontrarono una popolazione mista di Amorrei (che erano della stessa razza di Abramo) ed Hittiti. Questi ultimi provenivano dal Nord e avevano occupato il paese da tempo; ne formavano la classe alta. Difatti il popolo cananeo si presentava come un mosaico di piccoli regni e la Bibbia li chiama a volte con il nome di queste regioni: Gebusei  a Gerusalemme [2Sam_5,6], Evei e Gergesei altrove (vedi [Gn_10,17]).
Si noti con che tranquillit\u00e0 si parla di scacciarli dalla loro terra. Guardando indietro, gli autori di questi libri si rendevano conto che la conquista era stata un elemento essenziale per la fondazione di un popolo di Dio differente dagli altri e che in questo c'era una volont\u00e0 di Dio. Questi testi continuano ad ispirare almeno alcuni dei protagonisti degli attuali conflitti in Medio Oriente. In questo vediamo un'interpretazione fondamentalista del testo sacro: quello che era stata considerata volont\u00e0 di Dio in tempi remoti \u00e8 considerata da alcuni come una norma di conquista anche per oggi, come se il popolo di Dio, i suoi diritti e i suoi doveri, la sua base territoriale e le sue istituzioni dovessero ridiventare oggi come trenta secoli fa. 

{N}2.5: {/}{N}ARONNE{/} [Es_4,27]
Aronne era un fratello di Mos\u00e8 in senso ampio (si veda [Es_4,14] - [Es_4,17]); lo lascia intendere il presente paragrafo che fu opera di un autore pi\u00f9 antico. In [Es_6,20] un redattore pi\u00f9 recente far\u00e0 di Aronne il fratello carnale di Mos\u00e8.
{C}Aronne, il levita, {/}deve essere stato un'autorit\u00e0 riconosciuta da un qualche gruppo del deserto, forse dai leviti. Aronne con i suoi si mise a fianco di Mos\u00e8 per la sua opera riformatrice. Il  {C}Monte di  Dio{/} menzionato qui deve essere stato un luogo sacro diverso dall'Oreb; al pi\u00f9 lo avranno identificato pi\u00f9 tardi, come in [Es_3,1] e [Es_17,6]. In questi due passi il testo sembra ritoccato.
Ma a che serve questo entrare nei particolari? L'osservazione ci aiuta a vedere che la rivelazione dell'Esodo non \u00e8 stata inscenata da Dio con un'accumulazione di miracoli, mediante un profeta, Mos\u00e8, che tutto dirige e che infallibilmente realizza da solo l'opera di Dio. Al contrario, pare essere la storia pi\u00f9 comune e meno grandiosa di cui i cristiani di oggi sono attori. Dio interviene in alcuni momenti  per aprire una strada e affidare una missione, per\u00f2 ci guida anche mediante incontri, amici e gli stessi ostacoli. Uno ha dubbi, cerca appoggi, scopre fratelli di cui alcuni sbagliano o tradiscono; si prendono decisioni in apparenza buone ma che non tardano a compromettere gravemente il futuro delle nostre lotte. 
E' difficile dire per quali strade Dio condusse il grande profeta e fondatore di Israele; le immagini maestose lasciateci di lui nei libri sacri ci aiutano a meglio capire l'importanza della rivelazione che ci danno a conoscere la sua vita e le sue esperienze.

{N}2.6: {/}{N}YAHWEH INDURISCE IL CUORE{/} [Es_10,20]
Abbiamo chiarito nel commento a 10,1 quale significato si pu\u00f2 conferire all'espressione biblica "indurire il cuore".  In tante occasioni la Bibbia sembra attribuire a Dio la responsabilit\u00e0 delle decisioni umane, come in [Is_6,10] e [Gv_12,40]. Non diciamo che l'autore qui abbia un concetto errato della libert\u00e0 umana, ma solo che si esprime in un linguaggio differente dal nostro. In quanto poi si crede nell'esistenza di Dio, la libert\u00e0 umana diventa mistero. E' impossibile per la ragione conciliare in modo soddisfacente questa libert\u00e0 e l'onnipotenza di Dio. Prendiamo liberamente le nostre decisioni, per\u00f2 il risultato sar\u00e0 alla fine quello che meglio si conforma al piano di Dio [Pro_16,1]. E non solo questo: siamo tanto immersi in Dio [At_17,28] che non possiamo decidere n\u00e9 agire senza che questo avvenga in qualche modo con lui. Anche se danneggiamo il prossimo, vi \u00e8 la nostra malvagit\u00e0, per\u00f2 vi si deve vedere insieme la mano di Dio [2Mac_5,17]; [2Mac_7,18]. Ricordiamo che tutto concorre al bene di quelli che lo amano [Rm_8,28].

{N}2.7: {/}{N}LA MORTE DEI PRIMOGENITI{/} [Es_12,12]
{C}Colpir\u00f2 ogni primogenito in terra d'Egitto.{/} Abbiamo commentato questa espressione in [Es_11,1]. Si veda pure il commento a [Gn_22,1]. Qui occorre notare come gli autori dell'Esodo enfatizzino il gesto sovrano di Dio. Questa strage voleva giustificare l'offerta dei primogeniti degli animali a Dio, nonch\u00e9 il riscatto dei primogeniti d'Israele secondo le leggi del capitolo 13.
Da questo risulta anche la dignit\u00e0 propria del figlio maggiore in Israele. La Bibbia invita la famiglia a credere nella vita ed essere feconda, non per soddisfazione personale ma come missione da compiere. Il primogenito e le primizie sono il meglio, e sono per Dio. Offrirgliele \u00e8 pagare il debito che uno ha contratto con Dio solo per essere stato scelto a preferenza di altre nazioni.
Israele appartiene a Dio ed \u00e8 consacrato al culto divino. La Bibbia gli insegna in questa forma la frase che Gandhi pose tra i sette comandamenti della morale sociale: "non pu\u00f2 esserci culto senza sacrificio". Non c'\u00e8 culto che non includa e non accetti una qualche forma di morte; la lettera agli Ebrei lo ricorder\u00e0 [Eb_9,22] quando nel culto cruento del Tempio vede l'espressione di una legge profonda iscritta nel piano di salvezza, che si sarebbe compiuta in Ges\u00f9.
La nuova alleanza concessa ai battezzati non \u00e8 pi\u00f9 l'integrazione in un popolo diverso dagli altri, e tantomeno potremo pagare un dono a Dio che si \u00e8 comunicato a noi da persona a persona nella fede e nell'amore. Questa alleanza include tuttavia una prospettiva di morte: Giovanni ricorder\u00e0 che la salvezza di Ges\u00f9 non \u00e8 solamente una purificazione, il cui segno \u00e8 l'acqua, ma \u00e8 anche un sacrificio, il cui segno \u00e8 il sangue [1Gv_5,6].

{N}2.8: {/}{N}IL DIO SALVATORE{/} [Es_14,30]
Sicuramente sono poche le persone che onorano una divinit\u00e0 senza sperarne poco o molto aiuto nelle difficolt\u00e0: "Liberami da questo problema; salvami dal nemico che mi perseguita...; curami da tale infermit\u00e0..." Queste petizioni abbondano anche nei salmi. Questa \u00e8 la salvezza, almeno immediatamente. Per\u00f2, la salvezza che offrono le grandi religioni ha un significato molto pi\u00f9 ampio, sia che si parli della salvezza buddista, che di quella musulmana o cristiana; qui si intende che un male profondo colpisce la condizione umana, e quindi l'aspirazione ad una vita pi\u00f9 felice dopo la morte, una vita che pensiamo di raggiungere obbedendo a determinati precetti o riuscendo a fare alcuni cambi nella nostra vita. 
In questo senso, \u00e8 certo che la Bibbia ci offre la salvezza. Ma non c'\u00e8 salvezza che possa essere offerta a tutti finch\u00e9 non si \u00e8 percorso un certo cammino. Tanto il bambino come il giovane o l'adulto hanno bisogno di molto tempo ed esperienza per distinguere tra ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male, tra l'apparenza e la vera ricchezza e felicit\u00e0. Tutte le esperienze che ci racconta la Bibbia vanno nella stessa direzione: l'uomo non pu\u00f2 salvarsi da s\u00e9. Inizia con grandi progetti e belle intenzioni ma prima o poi cade. Molti popoli credevano che gli d\u00e8i provavano invidia di noi; la Bibbia elimina questi sospetti fin dal capitolo 3 della Genesi, ed \u00e8 allora che d\u00e0 un primo messaggio di speranza, senza ancora precisarlo: alla fine ci sar\u00e0 una vittoria dell'umanit\u00e0 sul male. 
Ma questo non avverr\u00e0 senza Dio. Il libro dell'Esodo ci insegna il carattere particolare della salvezza cristiana, quando ricorda gli interventi del Dio Salvatore. Quello che la Bibbia fa risaltare, quando il popolo di Mos\u00e8 fu liberato dagli inseguitori  su qualche spiaggia del Mare dei Giunchi, non \u00e8 in primo luogo il fatto che fu salvato ma che  c'era Dio Salvatore: Yahweh \u00e8 stato la mia salvezza, \u00e8 il mio Dio, il Dio di mio padre [Es_15,2]. Il testo mostra che Israele era incapace di salvarsi da s\u00e9 e che nemmeno aveva il coraggio di affrontare il pericolo. Yahweh intervenne gratuitamente. Intervenne tanto per fedelt\u00e0 alle promesse fatte ai padri [Es_15,2] quanto perch\u00e9 voleva che Israele fosse suo socio [Es_15,13].
Il passaggio del mare non fu, storicamente, che un incidente, e la salvezza che si offriva a quei fuggiaschi ci pu\u00f2 sembrare ben aliena dai grandi problemi che tormentavano e tormentano l'umanit\u00e0; tuttavia l\u00ec c'\u00e8 gi\u00e0 l'essenziale. Ci vogliono secoli per scoprire tutta la portata della salvezza, per\u00f2 gi\u00e0 in questa pagina leggiamo che l'uomo non pu\u00f2 salvarsi con le proprie forze. E' opera di Dio e del suo amore [Es_15,13], o meglio, della sua libera generosit\u00e0. E uno, in un certo senso, \u00e8 gi\u00e0 salvato quando sa che Dio \u00e8 Dio che interviene e che ama; egli \u00e8 tanto compagno di viaggio che meta. 
L'uomo sar\u00e0 per Dio un compagno poco affidabile e insicuro. La riconciliazione con Dio e il perdono dei peccati saranno il tema centrale della salvezza annunciata dai profeti quando proclamano un'era di pace e di riconciliazione con la natura. Nello stesso modo, nel Nuovo Testamento, la nostra riconciliazione con Dio Padre grazie alla morte di Ges\u00f9 sar\u00e0 l'anima della salvezza cristiana.

{N}2.9: {/}{N}LA LITURGIA CELESTE{/} [Es_25,40]
Questo lungo capitolo, dedicato in primo luogo alla descrizione di tutti gli oggetti di culto che Mos\u00e8 doveva fabbricare nel deserto, e poi all'elaborazione di questi stessi oggetti, non sar\u00e0 certamente quello che di pi\u00f9 ci attrae nel libro dell'Esodo. Tuttavia essi erano di primaria importanza per chi fece l'ultima stesura del testo. E facile costatare che il racconto interrotto in [Es_24,8] \u00e8 ripreso in [Es_31,18] e che il blocco dei capitoli [Es_25,1] - [Es_31,1] termina con un ricordo del sabato la cui conclusione occupa i primi versetti del capitolo 35. E' chiaro allora che i capitoli [Es_25,1] - [Es_31,1] e [Es_35,1] - [Es_40,1] formavano all'inizio una sola unit\u00e0 e che sono stati inseriti nel libro pi\u00f9 tardi.
Nella versione anteriore, il finale del libro era la celebrazione dell'alleanza perpetua tra Dio e Israele, seguita immediatamente dal peccato originale di Israele, la festa del vitello d'oro. Per\u00f2, al momento di includerlo nella Bibbia, gli hanno cambiato l'orientamento primitivo. Ora sottolineano che l'alleanza di Dio con Israele raggiunge la sua espressione pi\u00f9 perfetta nel culto che Israele, l'unico tra tutte le nazioni, rende a Yahweh nel Tempio.
Abbiamo detto brevemente nel commento a [Es_25,1], che tutta questa visione della Tenda-Santuario nel deserto aveva come due fondamenti. Da una parte, si conservava il ricordo di una tenda che custodiva gli oggetti sacri della trib\u00f9 nomade (per Israele era essenziale l'{C}arca{/}) e che accompagnava il popolo nei suoi spostamenti. Dall'altra, si intendeva sostenere che il popolo di Mos\u00e8 aveva gi\u00e0 nel deserto un'anticipazione del Tempio di Gerusalemme sotto forma di un immenso santuario mobile. La Tenda, concepita e realizzata per una moltitudine di 600.000 persone, non esisteva che nell'immaginazione dei suoi autori, per\u00f2 con ci\u00f2 essi intendevano affermare l'importanza del culto nella vocazione di Israele. Questi capitoli dedicati a tutto il materiale del culto e che esprimevano la signoria di Dio, si collocano dunque logicamente dove sono stati messi, prima di tutte le leggi di Levitico e Numeri.
La Tenda - o pi\u00f9 tardi il Tempio - \u00e8 il luogo dove si celebra la liturgia secondo le leggi date da Dio stesso. Questo \u00e8 quanto \u00e8 inteso dal versetto [Es_25,40]: {C}Guarda e fa' secondo il loro progetto che hai osservato sul monte.{/} La stessa cosa si dice in [Es_26,30] e [Es_27,8]. Si trover\u00e0 una conferma di un culto terrestre simile alla liturgia celeste in altri testi della Bibbia: [Sap_9,8]; [Sir_24,9] - [Sir_24,11]. Nel Nuovo Testamento a questo allude il discorso di Stefano. E' bene ricordare tutto questo per comprendere meglio quel che dice il vangelo di Giovanni circa il Tempio che \u00e8 il corpo - e noi diremmo: la persona - di Ges\u00f9 [Gv_2,21]. La lettera agli Ebrei evoca il Tempio celeste dove entr\u00f2 Cristo portandovi il proprio sangue [Es_9,11] - [Es_9,12] e in seguito passa ad altra immagine [Es_10,19]: il Tempio \u00e8 il corpo di Cristo.
Anche l'Apocalisse di Giovanni parler\u00e0 di questo Tempio celeste nel quale si pronunciano sentenze di Dio sulla storia, a partire da [Gv_11,19] fino al capitolo 16. Alla fine della storia, questa visione del Tempio scomparir\u00e0, perch\u00e9 nello stato finale, Dio \u00e8 tutto in tutto: 21.22.
Questo ricordo non esiste forse pi\u00f9, dato che il nostro cristianesimo occidentale ha dimenticato la sua lunga tradizione, che invece segna profondamente la liturgia eucaristica della Chiesa greca.

{N}2.10: {/}{N}I MIRACOLI DEL DESERTO{/} [Es_40,36]
Non possiamo dubitare che per la durata dell'avventura del Sinai ci siano stati segni importanti dell'intervento di Dio. Non si vede come avrebbero potuto nascere queste tradizioni sulle meraviglie del deserto se non fosse accaduto realmente qualcosa. Si abbellirono, si aggiunsero molte cose. Non sapremo mai come andarono davvero i fatti. Eventi che, visti a distanza, potrebbero non essere altro che il prodotto della causalit\u00e0, furono riconosciuti come opere di Dio da coloro che li vivevano e li sentivano nella propria carne e che rimasero colpiti da mille particolari concreti che non lasciavano luogo a dubbi. Quelli che dopo trasmisero questi ricordi furono incapaci di salvaguardare il contesto, per cui i fatti tramandati perdevano il loro significato divino e tornavano ad essere ordinari. Sapendo che era successo qualcosa di meraviglioso, quelli che trasmettevano la storia la esprimevano a modo proprio, moltiplicando i prodigi, come si fa ancora nelle leggende edificanti. Si pu\u00f2 dire, in generale, che si inventarono miracoli per sostituire quelli che non si sapevano pi\u00f9 raccontare come erano realmente accaduti. 
Abbiamo gi\u00e0 parlato della manna e delle quaglie nel commento a [Es_17,8]. Per la nube, occorre dire che quando comincia un piccolo ciclone nel Sinai (non \u00e8 cosa rara), lo si nota di solito da un turbine che alza grani di sabbia cos\u00ec fini da formare uno polverone cristallino impalpabile: una vera colonna luminosa che lentamente si sposta, risplendendo nella luce del sole. Per\u00f2 quello che qui interessa \u00e8 l'interpretazione che viene data a questo fenomeno naturale. La nube era una bella immagine, fornita da Dio, che poteva esprimere molte cose per le quali non ci sono parole: la presenza misteriosa di Dio con noi, luminosa e oscura insieme. 

{N}2.11: IL DIO SANTO CHE SANTIFICA{/} [Lv_10,3]
{C}In coloro che mi sono vicino, manifesto la mia santit\u00e0.{/} Queste parole chiariscono molto sul destino del popolo santo. Molti capiranno la loro appartenenza a un popolo, o chiesa, o come chiamata a menare una vita esigente [1Ts_4,7], o come testimonianza di verit\u00e0 professata dalla perfezione della loro vita quotidiana [1Pt_3,1], o come rendimento di onore a Colui di cui portano il nome [Mt_5,16]; [Rm_2,24]. Altri la capiranno diversamente: se la chiesa \u00e8 santa, bisogna guardare il suo operato favorevolmente, attribuendo alla debolezza umana gli errori innegabili che le rimprovera l'opinione pubblica. Altri sosterranno che questa santit\u00e0 ci obbliga al silenzio e ad approvare in obbedienza ci\u00f2 che dicono o fanno coloro che siedono sulla cattedra di Mos\u00e8 [Mt_23,2]; [At_4,19].
La Parola di Dio mette in evidenza la tremenda responsabilit\u00e0 dei suoi eletti. Sia che gli rendano onore, sia che mettano ostacoli all'irradiarsi della sua Gloria, Dio sar\u00e0 conosciuto attraverso loro. Che Dio scelga un popolo per essere santo non vuol dire che sia un popolo migliore degli altri. La fine di questo secolo ha dissepolto e portato alla luce parecchi errori del popolo cristiano a scala continentale e davanti alle quali la coscienza dei pi\u00f9 alti responsabili non \u00e8 quasi mutata. Vero o falso, autori di una certa seriet\u00e0 hanno potuto dire che la violenza religiosa raggiunse i livelli pi\u00f9 alti tra i cristiani. E sebbene oggi i prelati chiedano perdono per i peccati dei loro predecessori, si dimenticano a volte degli scandali attuali di cui sono responsabili.
Quello che \u00e8 certo \u00e8 che Dio sempre manifester\u00e0 la Sua santit\u00e0. Far\u00e0 conoscere al mondo i peccati occulti dei suoi [2Sam_12,12], umilier\u00e0 coloro che avrebbero dovuto essergli di orgoglio, e accetter\u00e0 perfino di essere umiliato con loro [Ez_36,20] e [Ez_36,22]. In parole povere nessuno sar\u00e0 in grado di giocare o coprirsi col suo nome. Dio sconcerta coloro che credono di conoscerlo, e pi\u00f9 ancora coloro che intendono usurpare la sua gloria e autorit\u00e0 [Is_42,8]; [Is_48,11], non essendo altro che un vaso di argilla tra tanti [Is_45,9]. Il secondo libro dei Maccabei, durissimo contro i persecutori del popolo di Dio, non lo \u00e8 meno contro quello stesso popolo: tutte le persecuzioni che abbiamo sub\u00ecto, dicono, ce le siamo meritate per i nostri peccati, ed \u00e8 bene che Dio ci tenga tanto in conto da non farci aspettare a lungo prima di farci pagare le nostre infedelt\u00e0 [2Mac_5,18]; [2Mac_7,18].

{N}2.12: {/}{N}PENALIZZAZIONE DELLA DONNA{/} [Lv_12,5]
Questo paragrafo sanziona indiscutibilmente lo stato inferiore della donna. Nel capitolo 27, dove le persone vengono valutate, la donna ricever\u00e0 senza equivoci quello inferiore. Col\u00e0, per\u00f2, si potrebbe affermare che la valutazione sia economica, nel caso che un uomo e una donna siano venduti come schiavi. Qui, in cambio, \u00e8 chiarissimo che la donna sia molto meno degna di avvicinarsi a Dio. Gioiamo per\u00f2 che considerazioni cos\u00ec fossero considerate, fin dal concilio di Gerusalemme [At_15,10] come disposizioni transitorie valide solo per il popolo giudaico e solo per il tempo precedente la venuta del discendente di Abramo [Gal_3,19].
D'altra parte, se non si pu\u00f2 cambiare la Scrittura, non sarebbe una tale discriminazione punto di partita di un dono di Dio? Dato che a Dio piace farla finita con i privilegi acquistati, e se toller\u00f2 per un certo tempo codesta inferiorit\u00e0 ufficiale, non fu forse per dare alle donne con pi\u00f9 generosit\u00e0 carismi che l'uomo quasi non ha?

{N}2.13: {/}{N}PROIBIZIONI SESSUALI{/} [Lv_18,6]
Il paragrafo 1,5 funzionava da preambolo delle leggi che gli seguono, dando ragione di leggi circa un terreno dove i popoli vicini non avevano sorta di scrupoli. Le regole morali, soprattutto in materia sessuale, sono sempre state in buona parte risultato di un consenso sociale le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Ogni popolo aveva le sue tradizioni. Di fatto, i vari popoli che entrarono in terra cananea ne adottarono non solo i costumi ma anche la religione naturista. Dio per\u00f2 impone al suo popolo costumi diversi. Non si tratta di discuterli ma di obbedirli, e l'obbedienza viene corroborata da un'esperienza che dura generazioni: la licenza sessuale porta alla morte [Dt_4,3] - [Dt_4,4].
Ecco quindi una serie di leggi la cui interpretazione potr\u00e0 variare a suo tempo, come nel caso di matrimoni consanguinei, problema risolto dal decreto di Gerusalemme [At_15,20]. Il loro insieme per\u00f2 venne mantenuto dalla tradizione giudaica, tanto che quando Paolo fa giudizio sommario delle imposizioni della Legge e dei costumi giudaici per i convertiti dal mondo ellenista, non discute affatto le proibizioni sessuali del Levitico. Le rincontreremo nei riassunti di morale elementare come [1Cor_5,9] - [1Cor_5,11] e [1Cor_6,9] - [1Cor_6,10]. In [Rm_1,22] - [Rm_1,27] Paolo osserva uno stretto legame tra l'omosessualit\u00e0 e l'idolatria. L'esempio della societ\u00e0 greca tra la quale era stato educato lo aveva istruito al riguardo.
Sbalordisce attualmente vedere cristiani che si ribellano contro queste leggi come se la Parola di Dio debba reinterpretarsi, addolcirsi e andare a finire in museo per la sola ragione che settori importanti del mondo contemporaneo si rifiutano di accettare qualsiasi disciplina sessuale. Per\u00f2 che autorit\u00e0 pu\u00f2 attribuirsi alla vociferazione di una societ\u00e0 senza discendenza e quindi in via di sparizione [Lv_18,25]? La via cristiana non risulta da consenso democratico, ma si impone con la forza dello Spirito. Il popolo che Dio stesso ha scelto [1Pt_2,9] ha ricevuto una certa visione dell'uomo e della forma in cui deve raggiungere la maturit\u00e0, e non pu\u00f2 rinnegare n\u00e9 la Croce n\u00e9 la maniera di imitare Dio, che lo rendono diverso dai non-cristiani. Nel commento a [1Cor_7,1] facemmo allusione all'argomento di Paolo per giustificare la disciplina sessuale del cristiano: la nostra consacrazione a Cristo per mezzo del battesimo. Per\u00f2 le proibizioni come tali non sono invenzioni di Paolo; vengono essenzialmente dal Levitico.

{N}2.14: {/}{N}LA DIMORA E LA TENDA{/} [Nm_9,15]
Qui, cos\u00ec come altrove in Esodo e Numeri [Nm_3,25], l'abitazione costruita lungo la maggior parte di [Es_25,1] - [Es_40,1] viene identificata con la tenda della testimonianza. \u00c8 chiaro, per di pi\u00f9, che Esodo parla indifferentemente di tenda della testimonianza e tenda delle convegno.
Cominciamo col dire che i due vocaboli {C}testimonianza{/} e {C}convegno {/}sono linguisticamente imparentati in ebraico. Il primo \u00e8 la testimonianza o dichiarazione divina custodita nell'Arca, espresso, tra l'altro, con i Dieci Comandamenti. {C}Convegno{/} sarebbe il luogo dove Dio chiama Mos\u00e8 quando gli vuole parlare [Es_29,42]; [Nm_12,5]; [Nm_17,7] - [Nm_17,8]. In ambedue i casi si tratta di una tenda nel cui chiuso Dio si manifesta solo a Mos\u00e8 [Nm_12,5].
Quando pi\u00f9 tardi si volle montare la finzione dell'Abitazione grandiosa, primo sbozzo del tempio di Gerusalemme, la si volle identificare con questa Tenda ricordata dalle tradizioni pi\u00f9 antiche (cf. specialmente [Es_38,21]. In realt\u00e0, se si volesse un'Abitazione grandiosa per il culto divino, era sogno di un tempo in cui Dio dava appuntamento al suo amico e gli parlava faccia a faccia [Nm_12,7] - [Nm_12,8]. Il sogno, accarezzato di tanto in tanto dai profeti, \u00e8 implicito lungo tutto il libro di Giobbe [Is_30,20].
Il paragrafo in questione elogia il tempo in cui Dio interveniva personalmente, dava ordini e prendeva nelle sue mani la direzione del popolo. Abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di ricordare che i libri sacri presentano la storia del passato come una grande epopea in cui Dio conduceva tutte le cose a un fine nel quale erano manifeste la sua giustizia e salvezza. Lo si vede nella storia di Abramo, lo si rivede in quella di Giosu\u00e8, e molto tempo dopo nelle Cronache. Per\u00f2 questo punto di vista \u00e8 quello della fede, mentre in quel momento i protagonisti della storia ne facevano un'esperienza del tutto diversa: il poco ottenuto con grandi sforzi era pieno di ombre, e la presenza di Dio era molto discreta anche quando non se ne dubitasse. Qua e l\u00e0 vediamo il credente straniarsi e perfino scandalizzarsi nel paragonare ci\u00f2 che occorre davanti ai suoi occhi con ci\u00f2 che le tradizioni raccontano del passato. Non comprende come Dio possa aver cambiato [Sal_77,1]. Perch\u00e9 i cieli si sono chiusi e non rispondono [Is_63,7] - [Is_63,16]; [Sal_74,9] - [Sal_74,10]?
Per quale segreto gli uomini di fede si vedono spinti a considerare il passato pi\u00f9 bello, e Dio pi\u00f9 generoso, di quello che veramente furono? Prima perch\u00e9 si proiett\u00f2 sulla storia antica tutto quello che si desiderava vedere nel presente, cominciando da Adamo e continuando con Mos\u00e8 e Davide; dopo, si proiett\u00f2 verso il futuro quello che si leggeva nei libri di storia, e si cominci\u00f2 a sperare. Fu il pungolo della speranza che fece maturare in Israele l'idea di una era nuova con un Messia inviato da Dio. Tutte le culture hanno posto un'et\u00e0 dell'oro agli inizi del tempo, per poi decidere che non vi era stata di pi\u00f9 di un'et\u00e0 di ferro. \u00c8 vero che dappertutto vi sono stati uomini e donne che "hanno sperato contro ogni speranza" [Rm_4,18], per\u00f2 \u00e8 certo che \u00e8 nella bibbia dove la follia della speranza si insedi\u00f2 pi\u00f9 profondamente.

{N}2.15: {/}{N}GLI ANZIANI{/} [Nm_11,24]
Esodo 18 vedeva l'origine dei giudici, o Anziani, in un suggerimento del suocero madianita di Mos\u00e8. Qui, in cambio, \u00e8 Dio a ordinarlo. In un modo o in un altro, codesti anziani saranno l'autorit\u00e0 con radici pi\u00f9 profonde nella tradizione israelita. Durante la monarchia il potere centrale ne ridurr\u00e0 il ruolo e li manipoler\u00e0, come si legge in [1Re_21,8] - [1Re_21,12]. Torneranno ad occupare il primo posto durante l'esilio in Babilonia, come si legge in [Ez_8,1]; [Ez_14,1]; [Ez_20,1]. Di ritorna dall'esilio, la loro autorit\u00e0 si combiner\u00e0 con quella dei sacerdoti: il sinedrio o consiglio superiore del popolo giudaico ai tempi del Nuovo testamento consister\u00e0 di sacerdoti, anziani e maestri della Legge. Di fatto codesti anziani sono i capi delle famiglie pi\u00f9 importanti. Fuori di Palestina per\u00f2, nelle comunit\u00e0 della dispersione, i sacerdoti non disimpegneranno un ruolo attivo, dato che non vi \u00e8 il tempio. Gli anziani saranno le autorit\u00e0 delle sinagoghe.
L'istituzione degli anziani esprime l'idea di un popolo di Dio fatto di comunit\u00e0, in cui i capi non si sentono superiori a queste, e i problemi si risolvono pi\u00f9 umanamente che amministrativamente. \u00c8 l'opposto di una autorit\u00e0 che pretende imporsi dall'alto. La bibbia preserva i diritti del re e del sommo sacerdote, per\u00f2 mantiene un'attitudine critica verso quei capi che pretendono farla da padroni col popolo di Dio [1Sam_8,11]; [2Sam_24,1]; [1Re_12,1]. L'Apocalisse ci mostra il popolo di Dio congregato in cielo per ricevere Cristo vittorioso. I suoi rappresentanti, seduti attorno al trono, sono ventiquattro anziani: di re non si parla affatto [Ap_4,4].
Non dimentichiamo che nella chiesa primitiva l'autorit\u00e0 degli apostoli, autentici testimoni di Cristo e della fede, non diminuiva per niente quella degli anziani. Venivano eletti secondo il modello sinagogale: presiedevano le comunit\u00e0 e la loro eucarestia, per\u00f2 il fatto che la parola {C}anziano{/} sia stato l'equivalente di {C}presbitero{/} non vuol affatto dire che l'equivalenza si estenda ai "presbiteri" di oggi. Nel Nuovo Testamento gli apostoli sono fedeli allo spirito comunitario del passato e allo stesso tempo coscienti della loro autorit\u00e0 di testimoni di Cristo; non per caso Pietro e Giovanni si autoproclamano anziani [1Pt_5,1]; [2Gv_1,1]; [3Gv_1,1].
La comunicazione dello spirito agli anziani contiene vari insegnamenti. Da un lato, le autorit\u00e0 del popolo di Dio non possono decidere se non sotto ispirazione della sapienza divina; per\u00f2 lo spirito che ricevono gli anziani \u00e8 lo stesso che risiedeva in Mos\u00e8, e questo significa che nessuno potr\u00e0 cambiare le basi della rivelazione. Pu\u00f2 sorprenderci che il Deuteronomio preveda la venuta del Profeta che tutti dovranno ascoltare: grazie a questo testo si \u00e8 aperto il futuro, e sebbene Ges\u00f9 ricordi l'ispirazione divina della Legge, non per questo si vedr\u00e0 obbligato a rimanere dentro i limiti mosaici.

{N}2.16: {/}{N}DIO CHE PERDONA{/} [Nm_14,11]
La pagina seguente e l'orazione di Mos\u00e8 godono di gran somiglianza con [Es_32,9], [Es_32,13]. Incontreremo qualcosa di simile in Geremia. Questo dialogo \u00e8 certamente una maniera di esprimere tanto quello che dovrebbe essere la reazione di un Dio giusto che castiga la disobbedienza, quanto quale sia l'attitudine di Dio che vede pi\u00f9 in l\u00e0 del momento presente. Mai Dio si sentir\u00e0 detratto dai nostri falli; perdona tutto castigando. Si potrebbe pensare che questo "perdono di Dio" mostri solo la continuit\u00e0 del suo operato in tutte le et\u00e0: castiga la generazione presente, quella che non entrer\u00e0 nella Terra Promessa, per\u00f2 non deterr\u00e0 l'opera intrapresa allo scegliersi un popolo. Quest'opera deve continuare fino alla fine della storia.
Tuttavia la parola perdonare d\u00e0 a capire di pi\u00f9. Nulla in Dio ricorda le piccolezze della nostra psicologia; al contrario lui \u00e8 al livello pi\u00f9 alto, capacit\u00e0 di darsi nella comprensione, amore e tratto mutuo. E per quanto profondo sia il mistero di Dio, \u00e8 importantissimo per noi renderci portatori di questa parola di perdono, che solo avr\u00e0 senso l\u00ec dove vi sia quello sguardo mutuo e quel vero debito riconosciuto dall'amore. Non chiediamo al libro dei Numeri, pieno di antiche tradizioni, quello sviluppo e quelle raffinatezze che verranno a suo tempo. I profeti insisteranno pi\u00f9 sulla fedelt\u00e0 di Dio che sulla sua pazienza; pi\u00f9 tardi verr\u00e0 la coscienza di una relazione mutua tra Dio e la persona umana in un solo Spirito [1Cor_6,17]. L\u00ec tutto \u00e8 perdonato, e Dio \u00e8 pi\u00f9 che paziente nel donarsi a se stesso.

{N}2.17: {/}{N}DIO CHE CASTIGA{/} [Nm_17,1]
In questo racconto, ancora una volta, "Dio castiga". Chi legge in fretta non scopre che un insegnamento, sempre lo stesso: chi si comporta male viene castigato. Nel caso in questione si parla di coloro che si ribellano contro i rappresentanti di Dio. Altri rimarranno con l'idea di un Dio rabbioso che serba rancore, e faranno proprio il lamento degli israeliti di [Nm_17,27]: continuando cos\u00ec periremo tutti.
Non ci deve sorprendere il fatto che Dio agisca con autorit\u00e0, che abbia a noia e che castighi anche quando i colpevoli avessero agito in ignoranza. Cosa gli importerebbe del resto, oggi, vedere come ci scandalizziamo noi davanti a questi operati (cf. libro di Giobbe)? \u00c8 indubbio che Dio si adatti all'immagine che ce ne facciamo noi. A differenza del professore che indottrina senza proccuparsi minimamente di come gli ascoltatori interpretino le sue parole, Dio parla a ciascuno con linguaggio familiare. Assegna a ciascuno le sue condanne e d\u00e0 a chi rimprovera segnali che costoro sono in grado di interpretare. Dato che Dio voleva rivelarsi a un popolo ancora primitivo, uso a una giustizia sommaria che ignorava le intenzioni dei colpevoli, non poteva fare altro che adottarne i modali.
Anche se si trattasse di storia vera, cosa perderebbero i colpevoli? A che felicit\u00e0 e a quanti anni di vita avevano diritto davanti a Dio? Possiamo parlare di autorit\u00e0 nel riferirci a Chi dalle origini ha visto tutta la nostra vita? Per lui non contano affatto n\u00e9 il numero dei nostri giorni sulla terra, n\u00e9 gli anni di pensione di cui godere, n\u00e9 le sofferenze, a volte orribili, che ci conducono alla maturit\u00e0 eterna.

{N}2.18: {/}{N}IL SOMMO SACERDOTE{/} [Nm_35,22]
Si veda la prescrizione dei versetti 25 e 28 fino alla morte del Sommo Sacerdote.
Il Sommo Sacerdote non \u00e8 solo un incaricato di riti religiosi. Dal momento della sua consacrazione per unzione solenne [Es_29,1]; [Lv_8,1] diventer\u00e0 fino alla morte un parapetto contro le fustigazioni divine. \u00c8 Aronne che protegge il popolo dall'ira di Dio [Nm_17,12]. Lui ha il privilegio di poter entrare ogni anno, nelle Festa del Perdono, nel santuario pi\u00f9 recondito del tempio, il Santo dei Santi [Eb_9,7]. Col\u00e0 sparge sulla coperta dell'Arca lo strumento di espiazione, il sangue della vacca sacrificata [Nm_19,1]. Le vesti sacre che indossa fanno parte essenziale del rito, ecco perch\u00e9 vengono confezionate con regole divine [Es_26,1] e [Es_39,1]. Ai tempi di Ges\u00f9, sotto l'occupazione romana, il governatore conservava queste vesti, dandole al Sommo Sacerdote solo nel momento della festa, per ricuperarle immediatamente dopo: cos\u00ec manteneva il Sommo Sacerdote in sottomissione.
Alla morte del Sommo Sacerdote si praticava un'amnistia generale, simile a quella dell'anno giubilare. Ai tempi di Ges\u00f9, le donne della famiglia sacerdotale si occupavano specialmente dei prigionieri. Davano loro elemosine con l'idea di convincerli a non chiedere a Dio la morte prematura del Sommo Sacerdote cos\u00ec da godere della susseguente amnistia. Il precetto di [Es_22,27] si riferisce specialmente al Sommo Sacerdote. Si comprender\u00e0 quindi che questo Unto o Messia del Signore dovesse essere una persona sacra (in linguaggio biblico, santa) nonostante possibili aspetti negativi. Si veda a proposito la presentazione di Cristo come Sommo Sacerdote dei tempi a venire di [Eb_5,1] - [Eb_10,1].

{N}2.19: {/}{N}LA SAPIENZA DE ISRAELE{/} [Dt_4,5]
{C}Questa nazione \u00e8 il solo popolo saggio e assennato.{/} Il Deuteronomio \u00e8 un libro forse contemporaneo al cap. 20 dell'Esodo e quindi dei nostri Dieci Comandamenti. Pur essendo scritto circa otto secoli prima di Cristo tramanda un'affermazione orgogliosa come questa: Dio ci ha dato una sapienza quale non \u00e8 stata comunicata ad altri popoli. Uno oggi potrebbe anche sorridere a pensare che, dal campanile del proprio paese, lo scrittore sacro non intravedeva pi\u00f9 in l\u00e0 di un piccolo pezzo di mondo, ignorando completamente culture millenarie come l'egiziana, per esempio, o la mesopotamica, o le grandi culture e religioni della lontana Asia.
Tuttavia, l'autore del Deuteronomio era cosciente di essere il depositario di leggi sorprendenti:
- l'affermazione di Yahweh, come Dio unico e che non pu\u00f2 essere rappresentato da alcuna immagine;
- la fede nel Dio Giusto che esige fedelt\u00e0 interiore e pratica della giustizia prima ancora di una qualsiasi forma di culto; 
- l'obbligo rigoroso del sabato per la libert\u00e0 e la dignit\u00e0 delle persone; 
- la protezione della vita umana e del rispetto per lo straniero, spesso solo forestiero, un israelita cio\u00e8 che proveniva dal territorio di un'altra trib\u00f9;
- il rigetto di qualsiasi licenziosit\u00e0 sessuale.
L'autore del Deuteronomio prevedeva l'adeguatezza di queste leggi che sarebbero state apprezzate di pi\u00f9 dopo, quando, una dopo l'altra, sarebbero scomparse tutte le culture vicine.
Se l'orgoglio d'essere i detentori d'una sapienza privilegiata poteva far nascere in Israele un senso di superiorit\u00e0, si pu\u00f2 anche invertire l'ordine dei termini: la certezza di essere i chiamati da Dio ad un compito senza uguali \u00e8 stato uno dei pilastri della sapienza d'Israele. Tutto l'edificio della Legge sarebbe crollato se fosse venuta a mancare la fede nell'alleanza tra Yahweh e il suo popolo [Dt_4,13]; [Dt_4,20]. Il Deuteronomio si ispira fortemente alla predicazione dei primi profeti della scuola di Elia, e in mille modi ripete che c'\u00e8 salvezza per Israele solo nella fedelt\u00e0 alla sua vocazione.
Qui troviamo una caratteristica propria del popolo della Bibbia. Oggigiorno dobbiamo aprire gli occhi davanti alle religioni del mondo e vedere come per loro tramite Dio operi la salvezza nelle diverse culture. Sar\u00e0 conveniente per\u00f2 ammettere che neppure la religione d'Israele, n\u00e9 il cristianesimo, sono iniziati nel vuoto, e che le loro dottrine hanno avuto antecedenti in altre religioni. Quando tuttavia saranno chiariti tutti questi aspetti e si sar\u00e0 cercato d'elaborare una "genealogia delle religioni", ancora poco si sar\u00e0 detto su quel che \u00e8 essenziale per la rivelazione biblica: questa \u00e8 stata affidata all'unico popolo al quale Dio si diede a conoscere faccia a faccia. Mentre altri si fanno testimoni dell'indicibile di Dio, Dio qui si dice e si fa prossimo. Per quanto le altre religioni proporranno leggi, parleranno di sapienza e cercheranno l'Assoluto, mai porranno al centro della ricerca, o del servizio o della obbedienza, una conoscenza di Dio faccia a faccia [Dt_4,7]; [Dt_4,35]; [Col_2,8] - [Col_2,10].
\u00c8 vero che il Deuteronomio dice: "Udivate il suono delle parole senza vedere nessuna figura" [Dt_4,12]; [Dt_5,24]. Per\u00f2 in queste parole c'\u00e8 solo un rifiuto di qualsiasi immagine e una chiamata alla fede; non negano che Dio si sia rivelato. Il discorso che l'autore attribuisce a Yahweh \u00e8 la parola di un Dio che si rivela a quelli che ama e che lo amano [Dt_4,37]; [Dt_7,8]; [Dt_6,4]. Se passiamo al Nuovo Testamento avremo il discorso dopo Cena di Giovanni, cap. 14-17 e questo non ha equivalenti n\u00e9 antecedenti in alcun'altra religione.

{N}2.20: {/}{N}TI HA SCELTO{/} [Dt_7,6]
{C}Il Signore tuo Dio ti ha scelto affinch\u00e9 sia un popolo particolarmente suo tra tutti i popoli. {/}Con frequenza si ascolta la domanda: perch\u00e9 Israele invece di un qualsiasi altro popolo? Dobbiamo ricordare che Dio non \u00e8 nella situazione di un giudice che sceglie entro diversi candidati e che pu\u00f2 solo valutare in base a meriti e attitudini. L'elezione di Israele  avvenne nell'eternit\u00e0, prima ancora che si mettesse in marcia la storia e che si diversificassero i popoli. Per questa ragione la Bibbia fa rimontare le genealogie fino al primo Adamo [Gn_5,1]; [Lc_3,38].
Ai cristiani si pone ora una  domanda pi\u00f9 importante. Anche se l'ebreo attuale \u00e8 cosciente della sua originalit\u00e0 in mezzo agli altri popoli, per il solo fatto di essere nato da genitori ebrei, a un cristiano invece costa di pi\u00f9 dire in che \u00e8 diverso dagli altri, e ancora di pi\u00f9 come sia stato scelto da Dio. A differenza del primo caso, ci\u00f2 che fa un cristiano tale non \u00e8 la nascita in questa o quella famiglia o in questo o quel popolo. \u00c8 certo che nei paesi d'Europa e d'America fino a data molto recente, si era cristiani di nascita e si arrivava quasi necessariamente al battesimo. I genitori decidevano della fede dei loro figli e nel farlo seguivano una lunga tradizione che nessuno poteva criticare. Tale tradizione, tuttavia, lasciava in ombra una delle caratteristiche essenziali del battesimo,  vale a dire, la risposta personale a una chiamata. Si veda il testo di Geremia che annuncia la nuova alleanza: si tratta di un riconoscimento mutuo di Dio e dei suoi figli e figlie.
Gli Atti degli Apostoli ci mostrano come la Chiesa nacque da giudei che riconobbero in Ges\u00f9 il loro Messia e che, con lui, vollero diventare il popolo della nuova alleanza. Quando si resero conto per\u00f2 che la maggioranza del popolo non li seguiva, compresero meglio che essi erano stati degli eletti. Alcuni anni dopo, i greci e i non giudei che in tutti i paesi si lasciavano convincere dal Vangelo, fecero un'esperienza simile: era stata loro necessaria una disciplina e un catecumenato per entrare nella comunit\u00e0 degli eletti di Dio; era per\u00f2 Dio che aveva loro permesso di perseverare. Ognuno di loro era cosciente che la grazia di Dio li aveva fatti incontrare con questa o quella persona che li aveva attratti alla Chiesa.
A misura che il battesimo \u00e8 diventato un percorso personale e una messa alla prova della fede, la sua celebrazione \u00e8 stata accompagnata o seguita da una effusione dello Spirito, a volte molto forte nel piano della sensibilit\u00e0, come richiama la lettera agli Ebrei [Eb_10,32] - [Eb_10,33]; [Eb_12,18] - [Eb_12,24] e come suppone la lettera di Pietro [1Pt_1,1]. ualunque sia il momento nel quale lo Spirito manifesta la sua presenza nella vita di ciascuno [1Cor_12,7]; [Gal_3,2], \u00e8 difficile trovare una fede autenticamente cristiana che non si appoggi in un'esperienza spirituale. Questo dono dello Spirito \u00e8, secondo la Scrittura, la prova pi\u00f9 evidente del fatto che siamo stati chiamati personalmente [Rm_8,16].

{N}2.21: {/}{N}L'ALTRA FACCIA DELLA STORIA{/} [1Sam_29,1]
Questo inizio del capitolo ci lascia perplessi e non cessa di spargere dubbi sulla coscienza che poteva avere Davide della sua identit\u00e0 israelita. Il libro che segue (in realt\u00e0 sar\u00e0 solo la seconda parte dell'unico Libro di Samuele) lo presenter\u00e0 intento a realizzare a proprio vantaggio l'unit\u00e0 d'Israele. Ma sono obiettive le pagine che lo propongono come speranza degli israeliti e nobile vittima di un Saul invidioso e maniaco? Forse \u00e8 questo il momento di ricordare che poco si sa di sicuro d'una trib\u00f9 di Giuda anteriore a Davide; Giuda senza dubbio era allora soltanto un nome della regione delle montagne di Giuda, occupata da diversi clan, il pi\u00f9 importante dei quali era forse quello dei Keniti. E il nucleo duro delle trib\u00f9, gli eredi di Mos\u00e8, erano Efraim, Manasse e Beniamino, che \u00e8 la trib\u00f9 di Saul.
Di questa storia si potrebbe fare un'interpretazione diversa. Dinanzi a Saul, che forse svogliatamente cerca di realizzare l'unit\u00e0 delle trib\u00f9, Davide gioca la carta di campione delle genti del Sud. Con guerriglie realizza l'unit\u00e0 della trib\u00f9 di Giuda e allo stesso tempo paralizza gli sforzi di Saul di unificare Israele. Chi avr\u00e0 successo sar\u00e0 Davide, e Giuda, il nuovo arrivato, sostituir\u00e0 chi fino ad allora aveva mantenuto in incubazione l'ideale d'Israele. Per la sua dinastia Davide ricever\u00e0 le promesse di Dio, ma contribuir\u00e0 anche a radicare forti rancori tra nord e sud, preparando uno scisma che si consumer\u00e0 sessant'anni pi\u00f9 tardi.
Questo ci invita a riflettere sull'azione di Dio e su quella degli uomini nella storia del popolo di Dio, ma anche su quella parte che tocca agli scrittori ispirati recitare in una santa ricostruzione del passato. C'\u00e8 tutta la libert\u00e0 di altre interpretazioni, che forse saranno anche pi\u00f9 valide, sempre per\u00f2 resteranno delle spiegazioni che poco o punto cambieranno la vera storia.
Nel primo libro, Davide \u00e8 il vincitore di Golia; alla fine del secondo sar\u00e0 l'autore dei Salmi. Il libro delle Cronache lo far\u00e0 l'iniziatore del Tempio e di tutto il culto di Israele. Si pu\u00f2 dubitare che cos\u00ec Davide \u00e8 messo nella lista di personaggi leggendari; nessuno potr\u00e0 per\u00f2 negare che la sua storia, cos\u00ec come ci \u00e8 pervenuta nella visione dei libri di Samuele, sia stata apportatrice di una forza spirituale e umana eccezionale. Ha determinato per buona parte il destino dei giudei, e senza di essa Ges\u00f9 stesso avrebbe perso le sue radici umane. Per forza qui dobbiamo riconoscere che un libro ispirato sfugge alle misure razionali degli uomini e che Dio si serve anche di esso per dirigere sovranamente i destini del suo popolo.

{N}2.22: {/}{N}LA REDENZIONE{/} [Mt_20,28]
{C}Riscattare{/},{C} riparare{/},{C} liberare{/},{C} redimere{/}: non sempre vediamo la differenza tra tutte queste parole che accompagnano immagini e idee nostre sulla redenzione.
Esistono quattro parole ebraiche nel Vecchio Testamento tradotte oggi con il verbo {C}riscattare.{/} Nel Nuovo Testamento queste quattro parole non sono sempre state rese con la stessa parola greca.
Cominciamo dal verbo {C}riscattare{/}. Vuol dire acquistare, per\u00f2 acquistare quello che un tempo apparteneva alla famiglia, che adesso lo ricupera. \u00c8 una parola che nel libro di Rut appare pi\u00f9 volte che in tutto il resto della bibbia. Nel Nuovo Testamento potrebbe tradursi pi\u00f9 frequentemente con il verbo liberare, come in [Rm_8,23]; [Ef_1,7]; [Col_1,14]; [Gal_3,13]; [Gal_4,5]. In [Eb_9,15] e [Tt_2,14] \u00e8 meglio tradurlo con riscattare.
Continuiamo con {C}acquisto{/}. Quando la bibbia ricorda la scelta da parte di Dio di un popolo che gli appartiene, usa il termine {C}acquisto{/} per voler dire che Dio \u00e8 adesso signore e proprietario di Israele e che nessuno da ora in poi potr\u00e0 toglierglielo. Questo \u00e8 il senso di [2Pt_2,1] per designare gli appartenenti al popolo di Dio. In [Ap_14,3] e [Ap_14,4] gli acquisiti sono i 144.000 eletti e vergini del monte Sion, scelti tra tutto il genere umano.
In cambio, tanto nel testo presente di Matteo quanto nel parallelo di [Mc_10,45] e in [1Tm_2,6], la parola tradotta con {C}riscatto{/} si deve intendere come il sacrificio espiatorio che bisognava pagare per fallo commesso. Qui Matteo si riferisce al Servo di Dio di Isaia, che offre la sua vita per riparare le colpe del suo popolo ([Is_52,13] - [Is_53,12]). Solo qui, in tutto il vangelo, Ges\u00f9 d\u00e0 questo senso alla sua morte. \u00c8 negli At degli Apostoli dove vediamo che ai predicatori del vangelo piaceva usare la profezia di Isaia per proclamare Ges\u00f9 come Messia. Sicuramente a partir da l\u00ec si svilupparono le tre affermazioni che leggiamo qua e l\u00e0 nella predicazione apostolica: Ges\u00f9 mor\u00ec per i nostri peccati; mor\u00ec per il perdono dei peccati; si fece vittima per i nostri peccati.
Quest'idea di sacrificio per i nostri peccati ci pu\u00f2 sorprendere nella misura in cui tentiamo eludere la nostra responsabilit\u00e0 verso il disordine universale che \u00e8 il peccato; dobbiamo anche riconoscere che ci sentiamo umiliati dal solo fatto che un altro debba pagare per i nostri peccati. Che ci sentiamo molesti, per\u00f2, potrebbe provenire dal fatto che ci hanno commentato questo riscatto di maniera alquanto sorprendente. Mentre i testi biblici che parlano di riscatto parlano, insieme, di liberazione e non di pagamento, alcuni lo hanno inteso come pagamento fatto al demonio per scemare il suo dominio sull'umanit\u00e0. Altri parlano di offese a Dio che richiedono riparazione e il cui conto sarebbe stato pagato con le sofferenze e il sacrificio di Cristo.
\u00c8 certo che Ges\u00f9 mor\u00ec per i nostri peccati, per\u00f2 la redenzione \u00e8 molto di pi\u00f9 che un pagamento per una serie di debiti. Esiste un ordine nel mondo, cos\u00ec come esiste un ordine nell'uomo, ordine che supera la nostra prospettiva miope. Era necessario che il tutto culminasse in un equilibrio perfetto perch\u00e9 tutto potesse tornare a Dio. La missione di Ges\u00f9 era di assicurare il ritorno di un mondo alienato, e la causa pi\u00f9 grande di alienazione \u00e8 proprio il peccato. L'unit\u00e0 dell'universo e dei figli di Dio dispersi solo poteva divenire realt\u00e0 in una riconciliazione che fosse allo stesso tempo riconciliazione con Dio dopo il peccato di ribellione degli spiriti tutori e rettori della creazione. La morte volontaria di Ges\u00f9 era la ricomposizione, in senso figurato, di una tale rottura. Da l\u00ec ad affermare che Ges\u00f9, al momento di morire, avesse davanti agli occhi tutte le nostre colpe individuali, \u00e8 un senso totalmente estraneo; per\u00f2 tutte le nostre colpe sono un passivo, cos\u00ec che nessuna di queste "ribellioni" ([Is_53,5] e [1Gv_3,4]) possa semplicemente dimenticarsi.
Coloro che nel passato intesero questo testo di San Paolo come l'affermazione di un peccato commesso dal primo uomo, videro nella morte di Ges\u00f9 la riparazione di questo peccato cos\u00ec misterioso. Molti artisti hanno dipinto ai piedi della croce un poco probabile cranio di Adamo. Tuttavia ai vangeli non interessano n\u00e9 questo peccato n\u00e9 questo peccatore: cf. il commento su [Gn_3,1].
Fin qui abbiamo considerato una visione intellettuale e morale della redenzione, per\u00f2 dobbiamo andare oltre. Quando gli apostoli commentano il sacrificio di Ges\u00f9 morto per i nostri peccati e per nostra liberazione ([Rm_3,25]; [Rm_4,25]; [Rm_5,6] - [Rm_5,11]; [2Cor_5,20] - [2Cor_5,21] e [1Pt_2,21] - [1Pt_2,25]) non vogliono principalmente spiegare, ma piuttosto forzare la nostra ammirazione davanti alla grandezza dell'amore divino. Prima di tutto vi \u00e8 la generosit\u00e0 di Dio Padre ([Rm_8,3]; [Gv_3,16]; [1Gv_4,10] - [1Gv_4,11]); dopo vengono la riconoscenza e schiacciamento nell'umilt\u00e0 davanti al sacrificio volontario del figlio ([Rm_5,7] - [Rm_5,11]). Di qui viene la consegna totale di Paolo alla persona di Ges\u00f9 ([Gal_2,19] - [Gal_2,20]).
Si \u00e8 detto che nessuno sia stato tanto amato come lo \u00e8 stato, lo \u00e8 e lo sar\u00e0 Ges\u00f9, e questo \u00e8 un altro aspetto della redenzione. Se crediamo che il sacrificio di Cristo salva l'umanit\u00e0 intera [1Gv_2,2] cos\u00ec come anche che questo stesso Figlio-Verbo illumina tutte le coscienze umane [Gv_1,9], \u00e8 anche un fatto che l'immensa maggioranza dei popoli non ne hanno saputo nulla di tutto ci\u00f2. Per\u00f2 a partire dal momento in cui Dio si sceglie un popolo a cui si rivela e a cui rivela il suo piano di salvezza ([Is_54,13]; [Ger_31,34]; [Ef_3,5]) tutta una parte della redenzione si effettuer\u00e0 attraverso le relazioni mutue tra Dio e questo popolo eletto ([Is_62,1] - [Is_62,5]; [Sof_3,17]). I chiamati videro l'amore di Dio e credettero [1Gv_4,16]. E cos\u00ec resta aperta per Dio la possibilit\u00e0 di effettuare con loro un'esperienza unica, quella dell'amore reciproco nella chiarezza.
Ecco la ragione per cui Ges\u00f9 vuole - e questo \u00e8 uno dei suoi pi\u00f9 grandi motivi- che il suo sacrificio purifichi [Ef_5,26] e santifichi [1Cor_6,11] coloro che ha acquisito [At_20,28] o acquister\u00e0 per Dio ([Ap_5,9] - [Ap_5,10]; [Ap_14,3]). Si consacra per loro ([Gv_17,19]; [Eb_10,14]). Da parte loro, contemplare l'abbassamento e l'amore del figlio suggerir\u00e0 per loro tutte le follie dell'amore, costituendo per l'eternit\u00e0 oggetto di ammirazione delle potenze celestiali [1Pt_1,12].

{N}2.23: {/}{N}GES\u00d9 E I FARISEI{/} [Mt_23,1]
Il capitolo 23 di San Matteo si deve leggere alla luce dell'opposizione e persecuzione che la chiesa di Palestina conobbe fino a quando i cristiani furono esclusi dalla comunit\u00e0 giudaica. La rottura definitiva ebbe luogo con i decreti farisaici dell'anno 95 al concilio di Iamnia, quando riorganizzarono la comunit\u00e0 israelita dopo la distruzione di Gerusalemme. Fu allora quando determinarono il canone dei libri sacri e allo stesso tempo rinchiusero la religione giudaica in tradizioni e costumi precisissimi. Era la fine dell'attitudine pi\u00f9 aperta che aveva facilitato, ai tempi di Cristo, l'impressionante sviluppo del proselitismo giudaico nel mondo romano moltiplicando le conversioni dei "greci". 
Il vangelo di Matteo, scritto in quegli anni, \u00e8 molto polemico rispetto ai farisei, rappresentanti del giudaismo nemico della chiesa. Vede nei farisei del tempo di Ges\u00f9 i suoi principali nemici. Per\u00f2, anche se interpreta la realt\u00e0 storica meglio rappresentata da Luca, non possiamo rifiutarne la testimonianza: vi \u00e8 un'opposizione fondamentale tra fariseismo e vangelo. Il libro di Matteo \u00e8 parola di Dio, il che significa che ci d\u00e0, sulle situazioni che affront\u00f2 Ges\u00f9, la visione che Dio volle che ricevessimo.
Ges\u00f9 fece sua l'interpretazione della bibbia che davano i farisei, e tra i primi discepoli ve ne erano molti di costoro; per\u00f2 la loro religione, fatta di diritti e di doveri non si accordava con un'altra visione risultante dal fatto che Ges\u00f9 fosse il figlio dato dal Padre per la salvezza dei peccatori.
Nel capitolo presente Matteo presenta una polemica di Ges\u00f9 contro i farisei. Questa non pu\u00f2 lasciare indifferente nessun cristiano, dato che il fariseismo \u00e8 l'espressione, in un tempo determinato, di un'attitudine religiosa presente tra noi come lo era ai tempi di Ges\u00f9. Nel passato molti autori cristiani parlarono dei farisei come se tutti loro fossero stati gente ipocrita e di malafede. Leggendo, si sospetta che costoro intuissero, anche senza volerlo riconoscere, fino a che punto essi stessi, chierici, maestri, supposta \u00e9lite del popolo cristiano, facessero nella chiesa lo stesso ruolo che facevano i farisei nella societ\u00e0 del loro tempo, cadendo cos\u00ec sotto le stesse accuse del vangelo. Nell'ansia di distinguersi da loro, non potevano che caricaturizzarli. Oggi, in cambio, vi sono molti nella chiesa che non solo vogliono difendere i farisei da simili allegazioni, ma vogliono perfino ignorare o respingere le avvertenze del vangelo riferentesi a loro. \u00c8 possibile che la ragione di un tal fervore sia la stessa che aveva ispirato l'attitudine opposta dei tempi precedenti: canonizzano i farisei nella misura in cui ne occupano lo stesso posto, correndo lo stesso pericolo: essere quei savi e prudenti a cui non \u00e8 stato rivelato il mistero di Ges\u00f9.

{N}2.24: COMANDAVA AGLI SPIRITI IMPURI {/}[Mc_1,16]
Sappiamo pochissimo della vita di Ges\u00f9 durante i diciotto mesi che pass\u00f2 con loro. Giovanni si spanse sui primi incontri [Gv_1,19] - [Gv_1,34]. Marco segnala qui la precisazione che Ges\u00f9 fece loro un giorno: "non foste voi a scegliermi".

{N}2.25: I FRATELLI DI GES\u00d9{/} [Mc_3,31]
Vogliamo solo completare il gi\u00e0 detto nel commento a questo versetto [Mc_3,31]. Pu\u00f2 sembrare strano che le testimonianze del vangelo al rispetto siano interpretate abitualmente con poca imparzialit\u00e0. Sar\u00e0 perch\u00e9 l'insistenza (o eccessi) della predicazione cattolica su Maria vengano ribattuti con un esame pi\u00f9 obbiettivo del testo? Fa impressione che in questo punto molti negano testimoni e dati senza altro argomento di "a volte" e "si pu\u00f2 pensare".
Cominciamo col ricordare che "Maria sempre vergine" non \u00e8 solo tradizione antica, come anche alcuni cattolici scrivono, ma fa parte della fede e del credo. Non si tratta quindi di un sentimento pio rispetto a fatti discutibili ma estranei alla rivelazione. Se Dio-Figlio Unico si fece realmente uomo, e fu concepito per atto libero e degno tanto di Dio quanto di una donna cosciente della grazia unica di cui era oggetto, colei che sarebbe stata sua madre nel senso pi\u00f9 forte della parola, \u00e8 impossibile che Dio non l'abbia fatta sua in forma esclusiva e definitiva. Nessuno che abbia avuto un'esperienza spirituale forte oserebbe mettere in dubbio questo punto. \u00c8 quindi un sentimento cos\u00ec, una intuizione di verit\u00e0 divina, a sottostare alla costante affermazione della fede cristiana. Far luce totale su questo punto non \u00e8 altro che svelare il volto di Dio cos\u00ec come si \u00e8 manifestato nelle Scritture. E se altre chiese continuano nell'ignoranza di questo aspetto delle meraviglie divine, non \u00e8 ragione sufficiente per passarlo sotto silenzio.
Ebbene, si tratta di testi ambigui? Abbiamo detto che se i fratelli di Ges\u00f9 fossero figli di sua madre, l'autore doveva aver scritto: "tua madre e i figli di tua madre". Per\u00f2 ci\u00f2 non si legge in alcun luogo. Per di pi\u00f9, se i vangeli vollero registrare la risposta di Ges\u00f9, perch\u00e9 non la confermarono con il testo del [Sal_69,9] dove dice: "Tornai come straniero...di mia madre"? Questo salmo viene citato in pi\u00f9 di 15 luoghi nel Nuovo Testamento, per\u00f2 mai nel versetto 9, quello che avrebbe richiamato l'attenzione della chiesa se Ges\u00f9 avesse avuto fratelli di sangue.
I ragionamenti per negare che "fratello" qui voglia dire "parente" sono deboli. L'unico \u00e8 il seguente. Un esegeta scopre che Col (e solo [Col_4,10]) usa la parola greca per "cugino" e conclude: se Paolo la us\u00f2 qui, perch\u00e9 non l'avrebbe usata parlando dei fratelli del Signore, se erano realmente suoi cugini? Semplicemente, Paolo la us\u00f2 nella lettera ai Colossesi perch\u00e9 i suoi lettori greci conoscevano Aristarco come {C}cugino di Barnaba{/}, per\u00f2 altrove parla di fratelli del Signore perch\u00e9 questo era il vocabolo usato nel contesto aramaico per "cugini". E come abbiamo visto, i testi greci della bibbia conservarono sempre il termine "fratelli" nel leggere in un contesto ebraico o aramaico.
Abbiamo indicato il peso della testimonianza di [Mc_15,40], rafforzata da [Mc_15,47] e [Mt_27,56] riguardo a Maria madre di Giacomo e di Giuseppe. Non c'\u00e8 bisogno di pi\u00f9 perch\u00e9 vari esegeti usino congetture e ipotesi per impugnare questa affermazione. Alla fin dei conti domandiamoci perch\u00e9 la verginit\u00e0 di Maria e la menzione del suo unico figlio causino malessere a tanta gente seria e intelligente. "Mi odiarono senza causa alcuna" dice [Gv_15,25].

{N}2.26: {/}{N}IL BUON USO DEI SEGNI{/} [Mc_8,12]
{C}Mai sar\u00e0 concesso un segno a questa generazione.{/} Ges\u00f9 ha dato parecchi segni [Gv_20,30] e Giovanni insiste che i miracoli sono segni che permettono di riconoscerlo [Gv_10,38]. L'impressione \u00e8 che Ges\u00f9 rifiuti di darli da un canto perch\u00e9 gli se ne d\u00e0 un ordine, e dall'altro perch\u00e9 non vi sono le condizioni per passare dal segno alla fede.
In altri passaggi Ges\u00f9 si lagna di che dobbiamo avere segni per credere [Gv_4,48].Per lui il segno di Dio, cos\u00ec come l'orazione ascoltata, sono come il dono di una persona che si rivela ed \u00e8 cos\u00ec come dobbiamo accoglierli [Gv_16,24]. Spesso sembrerebbe che nelle nostre relazioni con Dio consideriamo la confidenza difficile e costosa, e ci sembri giusto che Dio non la reclami senza aver dato prove chiare che esiste, che ci ascolta e che ricompenser\u00e0 i nostri servizi e la nostra obbedienza. Per\u00f2, dal momento in cui gli esigiamo garanzie, gli neghiamo l'unica cosa che a Lui interessa. Che piacere dovrebbe provare nel compimento dei nostri obblighi e opere buone? Non gli fanno n\u00e9 caldo n\u00e9 freddo. Al contrario la sua gioia (non \u00e8 parola forte) consiste nell'iniziare quaggi\u00f9 questo tratto di amore reciproco nel quale possiamo esser noi a dare il primo passo per vedere come Lui reagir\u00e0, e un secondo, e un decimo se si ostina a non rispondere. Cos\u00ec ci si avvicina alla vita eterna.

{N}2.27: {/}{N}CHI NON CREDER\u00c0 SAR\u00c0 CONDANNATO{/} [Mc_16,16]
Il testo originale dice: {C}chi non credesse  sar\u00e0 condannato{/}. Anche intendendolo come chi offra resistenza a credere, rimane un'affermazione terribile, di effetto incalcolabile.
Chi non crede \u00e8 colui a cui si presenta il messaggio. Nel contesto di questo paragrafo tutta una serie di segni accompagneranno il messaggio, sufficientemente eloquenti per riconoscervi un messaggio del cielo. Chi non debba credere in quelle circostanze sar\u00e0 condannato, cio\u00e8 giudicato da Dio. Nel dar conto delle sue azioni buone e cattive, ricever\u00e0 una condanna in rispetto a questa mancanza di fede, come colpa personale. Lo stesso dice [Mt_10,40].
Chi crede ed \u00e8 battezzato {C}si salva{/}, cio\u00e8 gode gi\u00e0 dei doni che Dio ha riservato a chi ha riconosciuto la persona di suo figlio. Costoro, grazie alla fede, vedono il loro essere riorganizzarsi, diventando cos\u00ec beneficiari e allo stesso tempo cooperatori del mistero della salvezza che Dio realizza nell'intimo della storia umana. Una parte essenziale di quest'opera, che interessa tanto ai vicini quanto ai lontani, \u00e8 riservata al suo popolo eletto. Se questo rifiutasse di compire questa missione, l'umanit\u00e0 sarebbe condannata a perdersi in tutti i sensi del termine. 
Ci si domanda come Dio abbia potuto permettere un'interpretazione tanto particolaristica di queste verit\u00e0 nella chiesa occidentale, e per di pi\u00f9 fino alla fine del secolo XIX. I portatori della fede erano convinti che tutti dovevano accogliere la sua predicazione, anche quando parlassero una lingua odiata o non capita, o non mostrassero i segni indicati nel Vangelo. Vollero imporre il battesimo senza aver prima preparato la rinascita delle persone, come se attribuissero al rito un effetto magico. Sostenevano ci\u00f2 che il testo non dice, cio\u00e8 che chi non avesse creduto avrebbe perduto la salvezza eterna venendo condannato a un inferno senza fine. Cf. l'Introduzione al libro di Giona.
Questa interpretazione dell'istituzione ecclesiale che faceva il partito dei salvati, in contrasto alla massa dei perduti, soddisfaceva il fondo di violenza giacente al fondo del cuore di qualsiasi comunit\u00e0 che crede s\u00e9 stessa eletta da Dio per dare al mondo l'unica verit\u00e0.
Pu\u00f2 sembrare strano che questa interpretazione errata della Scrittura sia stata accettata cos\u00ec comunemente senza che sorgessero profeti che la combattessero. Ecco un mistero. Ciononostante, riconosciamo che questa visione del mondo in bianco e nero senza grigioscuro ha stimolato in milioni di credenti una volont\u00e0 ferrea di dominare i propri istinti e compire azioni eroiche: tutto meno il peccare.

{N}2.28:{/} {N}L'ELENCO DEI DODICI{/} [Lc_6,14]
Cf. la nota a [Mc_3,14].
\u00c8 certo che Ges\u00f9 scelse i Dodici. Il senso, ricchissimo, di questo numero \u00e8 quello delle dodici trib\u00f9 di Israele, cio\u00e8 rappresentanti la totalit\u00e0 del popolo di Dio.
\u00c8 possibile che alcuni dei Dodici non abbiano lasciato traccia nella memoria della comunit\u00e0 primitiva e che la chiesa, preoccupata di conservare il numero dodici, vi abbia incluso alcuni dei primi discepoli pi\u00f9 famosi. Si notano dei punti comuni, sia reali sia forgiati dalla tradizione, tra l'apostolo Filippo e il "diacono" omonimo [At_6,1] e [At_8,1].
Sappiamo che il loro elenco non coincide nei tre sinottici, ai quali sarebbe bene aggiungere [At_1,13]. Non sappiamo se tradurre Giuda {C}di Giacomo{/} come {C}figlio{/} o {C}fratello di Giacomo{/}. Per\u00f2 costui sostituisce il Taddeo di Matteo e Marco (chiamato anche Lebb\u00e8 in alcuni manoscritti antichi). Si tratta della stessa persona? O uno dei Dodici si ritir\u00f2, fu prontamente dimenticato, e sostituito con Giuda di Giacomo? Luca ci parla della sostituzione di Giuda Iscariota [At_1,15] per\u00f2 non era sotto l'obbligo di parlarcene di un'altra. Avrebbe potuto farlo, dato che vi fu un tempo in cui si dava il titolo di apostolo a chi passava per fondatore di chiese. A parte ci\u00f2, non vi \u00e8 ragione alcuna per identificare Bartolomeo con Natanaele: che Giovanni ci mostri quest'ultimo tra i primi discepoli non prova affatto che abbia appartenuto al gruppo dei Dodici.
Simone Zelota \u00e8 il Cananeo di [Mt_10,4]. Tanto in greco quanto in ebraico, Zelota vuol dire fanatico. I zeloti erano terroristi che assaltavano romani e collaborazionisti.

{N}2.29: LA TUA FEDE TI HA SALVATO {/}[Lc_8,43]
Numerosi manoscritti antichi ampliano il testo di questo versetto, in maniera pi\u00f9 vicina a [Mc_5,25]. Il particolare vale poco accanto alla parola di Ges\u00f9: {C}la tua fede ti ha salvato{/}. La si trova nello stesso racconto di Matteo e Marco, e ben quattro volte in [Lc_7,50]; [Lc_17,19]; [Lc_18,42] e [At_14,9]. Di che fede si tratta? Anche se male informati, gli infermi sapevano abbastanza da considerare Ges\u00f9 come un profeta [Mc_6,15] e vi si avvicinavano con la stessa certezza: Dio ha visitato il suo popolo [Lc_7,6].
\u00c8 la fede del popolo semplice e senza teologia, e Ges\u00f9 \u00e8 il primo a darle valore. Nelle storie dei miracoli dell'Antico Testamento, si trova qualcosa di simile a quelli del Nuovo solo nel capitoli dedicati ad Elia ed Eliseo. La fede \u00e8 presente, per\u00f2 non \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante. Le storie sottolineano il carisma del profeta, e il profeta, con carisma e con fede chiede a Dio il miracolo. Il vangelo d'altra parte, e specialmente Marco, testifica sul potere di Ges\u00f9, che a differenza del profeta non chiede a Dio ma d\u00e0 ordini. Luca in cambio si compiace nel ricordare le parole di Ges\u00f9 che si soffermano sul potere della fede.
Molti disprezzano questo potere della fede, pensando immediatamente che \u00e8 la stessa fede che attrae le folle ad ascoltare i ciarlatani. Non vi vedono che autosuggestione, la quale in certi casi somministra la frustata necessaria, per\u00f2 che non ha alcun valore, n\u00e9 medico n\u00e9 religioso.
La parola di Ges\u00f9 ci invita piuttosto a invidiare questa fede senza istruzione, che tiene in conto i profeti ma che non fa gran uso delle strutture della chiesa; questa fede \u00e8 una delle nostre ricchezze pi\u00f9 grandi. Nel mondo che ci attornia, tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 di grande \u00e8 cominciato con una certa fede: se non sotto la forma di {C}Dio che ha visitato il suo popolo{/}, per lo meno sotto quella de "la fortuna ci aiuter\u00e0". Non c'\u00e8 chi non capisca questo linguaggio, in qualunque luogo.
L'Antico Testamento mostra questa fede in azione (cf. [Eb_11,1]), ma ne parla poco. Il Nuovo Testamento, in cambio, elogia la fede ad ogni pi\u00e8 sospinto, per\u00f2 ancora di pi\u00f9 quando si tratta di fede in Cristo Signore. I suoi libri ci parlano di credenti che vivono coscientemente la vita nuova di battezzati. La cosa importante della fede secondo Cristo (cf. nota a [At_4,12]) \u00e8 che essa permette l'accesso ai beni soprannaturali. Ci si trova vicini a dove si dibatte la gente povera. Il vangelo, per\u00f2, ci ricorda qui della gran maggioranza dei nostri fratelli che non hanno assicurato il pane quotidiano, e per cui il medico e i servizi sanitari costituiscono un lusso che non si possono permettere. La loro fede, poco o male istruita e parecchio condizionata dalle necessit\u00e0 del momento [2Re_4,39]; [Gv_2,3], non \u00e8 per questo meno grata a Dio. Il loro ottimismo irrazionale li porter\u00e0 a pensare che Dio li trarr\u00e0 dagli impicci, e Dio si riconosce nell'idea che costoro se ne fanno.

{N}2.30: {/}{N}IL PROSSIMO{/} [Lc_10,29]
I commenti biblici rabbinici pi\u00f9 antichi, contemporanei dei vangeli, mostrano che i maestri erano divisi circa la domanda su chi fosse da considerare come prossimo. La domanda fatta a Ges\u00f9 quindi era di gran attualit\u00e0. Le risposte circolanti andavano dalla famiglia pi\u00f9 vicina ai membri di quella di sangue, a ogni fratello giudeo, perfino ai proseliti che non erano ancora giudei. Per\u00f2 nessuno era andato oltre la barriera nazional-religiosa.
La risposta di Ges\u00f9 \u00e8 quindi assolutamente nuova. Come ebbe a dimostrare Henri Bergson, il passare dal prossimo del proprio corpo sociale a un prossimo che pu\u00f2 essere chiunque, non \u00e8 solo un'ampliazione, ma \u00e8 come passare a un altro mondo. Nella chiesa primitiva, l'amore per il prossimo da praticare tra giudei e greci nonostante la diffidenza mutua, e che sarebbe stato pi\u00f9 tardi una delle pi\u00f9 grandi preoccupazioni di Paolo [2Cor_8,1] - [2Cor_9,1] era una ricchezza nuova per il mondo. San Giovanni da parte sua lo vedeva come un comandamento completamente nuovo [Gv_13,34]; [1Gv_2,8]. Se oggi la risposta di Ges\u00f9 non ci sembra tanto straordinaria, ci\u00f2 occorre perch\u00e9 questa parabola ha trasformato le coscienze. Pur tuttavia questo amore per il prossimo continua ad apparire come novit\u00e0 nel mondo attuale. Sebbene si diano esempi numerosi di aiuto al prossimo in casi individuali e quando si tratta di salvare gli emarginati, sorprende ancora di pi\u00f9 che l'amore permetta l'avvicinarsi mutuo di gruppi sociali tra i quali esistono barriere.

{N}2.31: IL VOLTO UMANO DI DIO{/} [Lc_18,1]
Le parabole in cui Ges\u00f9 d\u00e0 a Dio un volto cos\u00ec umano potranno causare malessere in chi ha ricevuto una formazione filosofica. Di primo acchito si potrebbe commuovere davanti all'umanit\u00e0 di Dio; ma poi, riprendendosi, la parabola non diventerebbe che un paragone di cui non fidarsi troppo. Non \u00e8 Dio l'Unico e Uno, Assoluto, Sostanza Prima, eterno, immutabile? Per\u00f2 qui la fede vede pi\u00f9 chiaramente della ragione. Il Dio dei filosofi, anche quando gli concedono tutte le doti di un essere degno di questo nome, non cessa di rimanere un essere concepito a immagine e somiglianza dei princ\u00ecpi e dei professori.
Ges\u00f9 in cambio ci invita a vedere in Lui tutto quello che ammiriamo in persone veramente intelligenti, a cui piace usare del senso dell'umore e della fantasia; negli amanti, poco osservanti la moderazione; nei genitori, preoccupati per i loro figli. \u00c8 certo che dette parabole hanno dato origine a immagini di Dio e a pratiche religiose che spesso hanno dimenticato il mistero dell'Infinito. Non bisogna diffidar meno, per\u00f2, delle certezze di ci\u00f2 che predichiamo e di discorsi circa Colui di cui la teologia ignora pi\u00f9 di quello che conosce. Si pu\u00f2 essere pi\u00f9 indulgenti verso gli eccessi di piet\u00e0 popolare se ci si ricorda che lo scopo proprio della rivelazione cristiana \u00e8 quello di far cominciare una comunione semplice e fidata tra Dio e i suoi figli e figlie.

{N}2.32: {/}{N}QUESTO ERA NELLE SCRITTURE{/} [Lc_24,45]
Luca ci mostra Ges\u00f9 risorto che d\u00e0 agli apostoli e alla chiesa le basi per un'interpretazione cristiana delle Scritture ([Lc_24,27] e [Lc_46,1] - [Lc_47,1]).
{C}Le sofferenze del Messia e la sua risurrezione{/}. Sarebbe difficile trovare un solo testo che lo dica esplicitamente, per\u00f2 tutta la storia biblica \u00e8 fatta di morti e di risurrezioni. Molti salmi sono atti di ringraziamento di un fedele al bordo della tomba e a cui Dio ha restituito la vita. Il famoso poema del servitore di [Is_53,1] parla della minoranza fedele che assicurer\u00e0 il futuro di Israele. Ma Dio ha voluto che questa minoranza parlasse per bocca del suo servitore. Dio permise che parlasse di morte ingiusta e di risurrezione, di perdono di peccati e di una posterit\u00e0 di giusti, per esprimere il destino di questo popolo fedele. Ci\u00f2 basta perch\u00e9 applichiamo questo testo a colui che riassumeva nella sua persona la discendenza di Abramo e il destino del popolo eletto.
In [Gv_10,35] Ges\u00f9 ci ricorda che non si pu\u00f2 cambiare la Scrittura. Si potr\u00e0 dire che qua e l\u00e0 le parole vadano al di l\u00e0 del pensiero dell'autore, che apparvero altrove per caso... Per\u00f2 \u00e8 un fatto che stanno dove sono, e sebbene bisogna dare priorit\u00e0 all'essenziale del messaggio, una parola che sorprende o un'immagine insolita devono farci riflettere. Un dibattito puramente razionale sul testo non condurrebbe alla fede; nell'episodio della tentazione ([Mt_4,1] e [Lc_4,1]) il demonio fa un uso eccellente, molto razionale, dei testi che cita.
L'interpretazione cristiana della Scrittura non si limita a una investigazione razionale per mettere i testi nel loro contesto per non far dire loro pi\u00f9 di quello che intese l'autore sacro. Quando Ges\u00f9 disse: {C}\u00c8 nella Scrittura{/}, non si tratta come prima cosa di provare che stava scritto. Sarebbe meglio dire che la risurrezione di Ges\u00f9 d\u00e0 alla Scrittura una dimensione che prima non aveva. Vi era un'interpretazione giudaica, che veniva ampliandosi di pari passo all'esperienza del popolo di Dio, per\u00f2 adesso nuovi fatti obbligavano a una rilettura dei testi. Lo fa capire [Mt_13,52] parlando di un maestro della legge che dopo aver vissuto l'esperienza del regno di Dio scopre nuovi tesori nel testo antico.
La {C}lettera{/} \u00e8 uno strumento della quale lo Spirito fa libero gioco, e l'esperienza quotidiana ci insegna che la sapienza del libro sacro penetra nei cuori senza necessariamente passare per vie logiche. Spesso un'immagine suggerisce una certa linea di pensiero, si nota una connessione con altre immagini offerte dal libro, con altri passaggi contenenti le stesse parole, e si annodano fili per stabilire un'interpretazione o per scoprire il gioco di Dio nelle situazioni da noi vissute.
Il credente, o profeta, che rilegge la Scrittura non tradisce i testi, ma d\u00e0 loro vita nuova, e infine avr\u00e0 fatto opera poetica nel senso etimologico del termine: poeta \u00e8 chi {C}ri-crea{/}. La poesia non si assoggetta primariamente a norme didattiche. Lo stesso si pu\u00f2 dire, a livello pi\u00f9 alto, per la Scrittura, nel rispetto del magistero ecclesiale. Dio \u00e8 tanto poeta quanto professore (per non dire che lo \u00e8 molto di pi\u00f9) e lo Spirito Santo suggerisce la verit\u00e0 molto pi\u00f9 al di l\u00e0 della lettera. Che piaccia o no, l'interpretazione poetica o profetica \u00e8 generalmente pi\u00f9 poderosa dell'esegesi razionale per illuminare lo spirito. Certamente bisogner\u00e0 guardarsi da elucubrazioni sgangherate o perverse. La seconda lettera di Pietro si erge a rimprovero di interpretazioni personali (cf. nota a [2Pt_1,20]). Ecco perch\u00e9 si legge la Scrittura "nella chiesa". Ci\u00f2 non vuol dire che dobbiamo solo ripetere quel che hanno detto gli antichi o quello che dice la gerarchia, ma che teniamo occhi e orecchie aperti per assicurarci di stare nella gran corrente della tradizione e di non perderci.
Cos\u00ec procedette la chiesa primitiva, e la Scrittura stessa ci ha lasciato due modelli insuperabili nella Lettera agli Ebrei e nell'Apocalisse. Il libro dei Salmi fu quello che facilit\u00f2 il fiorire di questa profezia. Si credeva che fosse tutto opera di Davide, e per di pi\u00f9 che il Messia fosse figlio di Davide. Questi due dati, presi insieme, spronarono lo sviluppo di molte ricerche su questo o quel versetto dei Salmi. I letterati e i monaci meditavano sulle intuizioni e sull'orazione di Davide, a partire dalle quali si tent\u00f2 di comprendere meglio il mistero di Cristo.
Nei due passaggi di Luca citati, Ges\u00f9 si attiene a quello che sar\u00e0 la predicazione apostolica, e Luca stesso si riferisce a queste prime lezioni quando ci dice che Ges\u00f9 istru\u00ec gli apostoli attraverso lo Spirito Santo dopo la risurrezione [At_1,2].

{N}2.33: IL VERBO, \u00c8 DIO O NO?{/} [Gv_1,1]
{C}E Dio era il Verbo {/}oppure {C}Il Verbo era Dio. {/}Questa affermazione in due traduzioni ma con lo stesso significato \u00e8 discussa non solo perch\u00e9 esige un minimo di riflessione, ma perch\u00e9 intacca certi pregiudizi dottrinali. \u00c8 il caso dei Testimoni di Geova che non dubitano di tradurre: {C}la Parola era un dio. {/}Per giustificarsi si appoggiano al testo di [Gv_10,34] - [Gv_10,36]: la parola greca {C}Theos, {/}sostengono, pu\u00f2 significare sia un dio che Dio, e quando si tratta di Dio, appare in greco sempre preceduta dall'articolo: O Theos, il Dio. Qui non c'\u00e8 alcun articolo, quindi si tratterebbe di un dio.
Le cose per\u00f2 stanno diversamente. Quando si tratta non di un soggetto ma di un attributo, come nel nostro caso ({C}Dio era il Verbo{/}), il greco biblico mette l'articolo se Dio \u00e8 considerato persona, e non lo mette se {C}Dio {/}sta per "natura divina". Certamente chi \u00e8 Dio (o le persone che lo sono) sono una cosa sola con la loro natura, ma persona e natura non significano la stessa cosa. Inoltre, non s'usa l'articolo se si dice {C}quel che \u00e8 {/}Dio, e s'usa se designa {C} chi \u00e8 {/}Dio.
Ne abbiamo un esempio nel libro dei Re. In [1Re_8,60] Salomone dichiara: "Cos\u00ec tutti i popoli della terra sapranno che il Signore solo e nessun altro \u00e8 Dio". E {C}Dio {/}\u00e8 senza l'articolo: solo Yahweh \u00e8 Essere divino. Invece in [1Re_18,21], Elia dice al popolo: "Se il Signore \u00e8 Dio, andategli dietro; se lo \u00e8 Baal, andate dietro a lui". E {C}Dio {/}qui \u00e8 con l'articolo perch\u00e9 la scelta \u00e8 tra persone diverse. Anche in [Dt_32,39] e in [Gs_2,11], si trovano esempi di {C}Dio {/}senza l'articolo, sempre per dire che Yahweh \u00e8 un Essere onnipotente e sovrano. 
Se passiamo poi al Nuovo Testamento, troviamo un dato nuovo. Ricorderemo nel commento a [Gv_20,11] che dai giorni della risurrezione e della Pentecoste, la fede cristiana aveva acquistato la certezza che Ges\u00f9 era il Figlio di Dio nel senso pi\u00f9 reale del termine. Molto presto i cristiani avevano iniziato a scambiare le parole {C}Dio {/}e {C}Signore {/}per designare il Padre e il Figlio, senza che questi venisse privato del suo rango divino. \u00c8 facile vedere come Paolo li nomini sempre assieme: per lui Dio \u00e8 il Padre, e, in accordo a quel che abbiamo detto sull'uso dell'articolo in greco, Paolo scrive sempre: {C}il Dio, {/}perch\u00e9 intende la persona del Padre.
Stando cos\u00ec le cose, se Giovanni voleva dire che il Verbo era di natura divina, che compartecipava perci\u00f2 alla natura divina di Dio-Padre senza essere la stessa persona del Padre, non poteva se non esprimersi come ha fatto: il Verbo era {C}Dio,{/} senz'articolo. Immediatamente dopo aggiunge per\u00f2:  Stava dall'inizio unito a Dio: e qui appare {C}il Dio, {/}con articolo, per dire che il Verbo era presso la persona di Dio-Padre.
\u00c8 vero che dagli inizi della chiesa, tanto per gli ebrei che per i greci la fede in Ges\u00f9 Figlio di Dio, nato da Dio e che condivide il mistero divino del Padre, sfidava tanto la ragione filosofica che l'insegnamento corrente di altre religioni. \u00c8 ancora oggi la stessa cosa per i Testimoni di Geova. Quindi tradurre: il Verbo (o la Parola) era un dio, \u00e8 un assurdo, giacch\u00e9 se essi volessero essere conseguenti con la loro argomentazione, anche in [Gv_16,27] dovrebbero tradurre: Usc\u00ec da un dio. Non lo fanno, ma neppure l\u00ec c'\u00e8 articolo.

{N}2.34: GIOVANNI E I SAMARITANI{/} [Gv_1,47]
{C}Ecco un autentico israelita. {/}Quando il vangelo parla del Messia, non ricorre abitualmente al vocabolario comune ai giudei del tempo ma a quello dei samaritani, lontani eredi del regno d'Israele e delle trib\u00f9 del nord. Parla di Elia, il grande profeta a cui forse si fa cenno anche nel Deuteronomio [Dt_18,15], uno dei libri che figuravano nella bibbia dei samaritani. Al versetto 45 la frase \u00e8 contorta e l'accento cade sulla frase: "di cui ha scritto Mos\u00e8 nella legge", in quanto i samaritani riconoscevano solo Mos\u00e8, e non i profeti che sono quasi tutti giudei (del sud). Ges\u00f9 stesso \u00e8 il figlio di Giuseppe, un nome caro alla gente del nord perch\u00e9 nel territorio delle trib\u00f9 di Giuseppe; e Natanaele risponde: {C}Tu sei il re d'Israele. {/}Ges\u00f9 riprende evocando il sogno di Giacobbe in Betel, un uomo e un luogo ancora tipicamente samaritani.
Tutto questo ci suggerisce che almeno alcune parti del vangelo di Giovanni siano state scritte per i samaritani o, pi\u00f9 precisamente, per comunit\u00e0 cristiane al di l\u00e0 del Giordano, dove esse si sentivano pi\u00f9 vicine ai samaritani che ai giudei. Nel capitolo 4 la conversazione eccezionalmente lunga con la samaritana mostrer\u00e0 le stesse caratteristiche, fino alla replica in [Gv_4,42], perch\u00e9 l'espressione {C}il Salvatore del mondo {/}pare essere di quest'epoca e dalla provincia di Samaria. Nei capitoli seguenti Giovanni scriver\u00e0 molte volte: {C}i giudei, {/}come se parlasse di stranieri.
La scoperta in Cina di documenti importanti provenienti da cristiani chiamati {C}nestoriani {/}che portarono fin l\u00e0 il vangelo nel secolo sesto, ha gettato qualche luce sulle loro antiche tradizioni. Essi provenivano da paesi situati ad est del fiume Giordano e si consideravano eredi di Giovanni; le loro tradizioni guardavano con sospetto gli ebrei della Giudea.

{N}2.35: IL SIMBOLISMO IN GIOVANNI{/} [Gv_2,11]
\u00c8 vero che Giovanni si d\u00e0 a scoprire il simbolismo di molti particolari di eventi di cui egli stesso sarebbe stato testimone; forse ne ha trovato la chiave nella sua conoscenza della Scrittura. Qualcuno per\u00f2 si chieder\u00e0: \u00e8 Dio che ha voluto tutto questo simbolismo? L'aveva presente nella sua mente Ges\u00f9 quando operava i miracoli? Non si tratta piuttosto di interpretazioni di Giovanni, forse anche mirabili, ma non per questo meno soggettive?
\u00c8 impossibile dare una risposta semplice a queste domande. Abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di ricordare che non c'\u00e8 un'interpretazione "unica" della Scrittura. Questa \u00e8 portatrice di Spirito [2Tm_3,16] ed \u00e8 lo Spirito che rivela a ciascuno una parte dei tesori che essa racchiude. Segnaliamo qui alcuni simboli che pare siano stati adoperati da Giovanni nella narrazione delle nozze di Cana.
{N}CANA{/}
L'evangelista ha conservato nella memoria l'episodio di Cana, che rilegge alla luce della risurrezione e le approssimazioni simboliche gli si affollano in mente perch\u00e9 ora gli si rivela anche la gioia delle nozze di Dio con l'umanit\u00e0.
Le prime parole del racconto situano la feste nel tempo: il terzo giorno. \u00c8 l'ultimo della "settimana inaugurale" che segue il prologo del vangelo; \u00e8 quindi il settimo giorno dall'inizio del ministero in Galilea, nella presentazione che ne fa il quarto evangelista.
Questo terzo giorno ricolloca l'evento nella storia della salvezza. In occasione della teofania e della conclusione dell'alleanza al Sinai, Dio aveva detto a Mos\u00e8: "Va' dal popolo e falli santificare oggi e domani...; e siano pronti per il terzo giorno, perch\u00e9 nel terzo giorno il Signore scender\u00e0 agli occhi di tutto il popolo sul monte Sinai" [Es_19,10] - [Es_19,11].
Ma il terzo giorno ricorda al credente anche la risurrezione di Cristo e le promesse della vita eterna.
Tuttavia, a Cana "non era ancora venuta la sua ora", l'ora della passione e della croce, per\u00f2 anche l'ora nella quale risplender\u00e0 la sua gloria di Figlio di Dio e il suo amore per gli uomini.
"La madre di Ges\u00f9", la prima a essere ricordata nel racconto, interviene discretamente presso suo figlio; sta attenta alla mancanza di vino senza del quale la festa sarebbe un fiasco. Figlia di Israele, Maria presenta al figlio l'angustia del suo popolo; insieme a lui, ella s'aspetta la salvezza promessa. Prima della richiesta della madre, Ges\u00f9 le risponde con un tono diverso: "Che vuoi da me, o donna?" Che c'\u00e8 in comune, in effetti, tra la mancanza di vino, un incidente spiacevole ma banale, e l'"inizio dei segni" con cui Ges\u00f9 manifester\u00e0 la sua gloria? A partire da questo momento, egli instaura il regno di Dio sulla terra.
Il riferimento all'ora incalza su questa distanza tra il fatto puntuale e la dimensione messianica dell'evento. Maria comprende che la risposta di Ges\u00f9 va infinitamente al di l\u00e0 e ordina agli inservienti: "Fate quello che vi dir\u00e0"; li invita poi ad un atteggiamento fondamentale che l'ha fatta vivere e agire dal giorno dell'annunciazione: Io sono la schiava del Signore, che tutto avvenga secondo la tua parola [Lc_1,38].
Maria si rivela sotto un doppio aspetto: di figlia d'Israele, la si nota solidale con il suo popolo, come madre di Ges\u00f9, \u00e8 gi\u00e0 figura della chiesa, l'Israele di Dio.
Ges\u00f9 fa servire il vino alla mensa di Cana usando giare di pietra che contenevano acqua per le purificazioni rituali, simbolo cultuale del giudaismo. Questo vino profuso e conservato fino a oggi, proclama il dischiudersi della alleanza nuova, annunciata dai profeti e inaugurata in Ges\u00f9 Cristo. 
In questo modo la storia dell'umanit\u00e0 ha solo due tempi: della promessa e del compimento. Con il suo ministero pasquale Cristo fa arrivare alla sua pienezza e trasfigura questa storia: invita l'umanit\u00e0 a partecipare al festino eterno delle nozze dell'Agnello [Ap_19,9].

{N}2.36: IO SONO DISCESO DAL CIELO{/} [Gv_6,33]
{C}Il pane dal cielo infatti \u00e8 colui che dal cielo discende e d\u00e0 la vita al mondo. {/}In questo capitolo ci imbattiamo ben sette volte in questa espressione: {C}disceso dal cielo. {/}\u00c8 sufficiente a farci capire come per Giovanni essa sia essenziale. \u00c8 difficile per\u00f2 accettarla da chi ha una formazione razionalista: come il Figlio, essendo Dio, pu\u00f2 discendere dal cielo? Nel quarto secolo si accusarono i nestoriani di dividere Cristo: insistevano cos\u00ec tanto sulla realt\u00e0 umana di Ges\u00f9, che egli appariva come una persona a parte del Figlio di Dio. Era come se dall'alto del cielo il Figlio eterno si fosse unito strettamente a un uomo che pilotava, assumendone tutte le azioni. Pu\u00f2 essere che i nestoriani abbiano commesso questo errore, ma pure noi lo commettiamo spesso. Esiste un modo comune di parlare di Ges\u00f9, che interpone una grande distanza tra lui e il mistero di Dio nel quale il Figlio eterno dimora.
Alcuni diranno: il Figlio non pu\u00f2 perdere la sua condizione divina sostituendola con l'umana. Certo, egli non perde la sua natura divina, ma in qualche modo la depone per tornare ad assumerla [Gv_10,17] - [Gv_10,18], il che \u00e8 diverso. Questa incarnazione del Figlio di Dio [Gv_1,14] non pu\u00f2 che scuotere la nostra ragione, come anche la concezione dell'essere divino esistente tra i filosofi greci. Tuttavia la si incontra in tutti i testi del nuovo Testamento che ci parlano del mistero del Figlio; si veda [Gv_3,32]; [Gv_6,62]; [Gv_8,14] e la nota a [Fil_2,6].

{N}2.37: LA CRISI DEI DISCEPOLI{/} [Gv_6,66]
Giovanni \u00e8 l'unico che parla di tale crisi nell'uditorio di Ges\u00f9 e del distacco di numerosi discepoli, anche se pure i sinottici danno a intendere che una fuga in massa si \u00e8 verificata tra quelli che lo attorniavano. [Mc_9,30] ci dice, un po' dopo, che Ges\u00f9 andava da un luogo all'altro ma che non voleva che si sapesse dove si fermava perch\u00e9 era occupato a istruire i suoi discepoli. Si pu\u00f2 allora pensare che non fossero tanti quelli che lo avvicinavano e, se teniamo conto di quanto Giovanni dice in questo paragrafo, si comprende meglio come, negli altri vangeli, Ges\u00f9 passa dall'insegnamento alle folle alla formazione dei suoi veri fedeli.
Se si ebbe una grave crisi, quale ne fu il vero motivo? Giovanni d\u00e0 una duplice risposta. La prima \u00e8 che la turba era rimasta delusa dal messianismo (altri diranno dal rifiuto di messianismo) di Ges\u00f9. Ognuno in Israele si faceva la propria idea del Messia, anche se tutte le attese avevano un punto in comune, e questo era la restaurazione nazionale. Per cui, quando la popolarit\u00e0 di Ges\u00f9 arriva al culmine, crolla. [Mc_6,45] conferma a modo suo la disillusione di cui ci parla [Gv_6,14] - [Gv_6,17].
Il secondo motivo \u00e8 di fondo. Rifiutare il messianismo come lo intendeva la gente non pregiudicava l'insegnamento di Ges\u00f9. Qui per\u00f2 Giovanni ha voluto farci captare l'incapacit\u00e0 di simpatizzanti di Ges\u00f9 di mettersi all'altezza della sua rivelazione. Lo stimavano, certo, come un maestro; si meravigliavano dei suoi poteri come guaritore; credevano che Dio agiva per mezzo suo, per\u00f2 quando cominciarono a percepire quel che Ges\u00f9 davvero portava dentro lo abbandonarono. Ci sono persone che giurano per questo o per quel grande uomo e ne accettano come sacra qualunque cosa dica; ma la cosa provoca fastidio o burla. Fortunatamente queste persone non sono numerose e la maggioranza mostra di avere pi\u00f9 saggezza. Precisamente questa maggioranza del popolo ebreo, allertata dalla legge contro qualsiasi culto della personalit\u00e0, \u00e8 quella che si scandalizza perch\u00e9 Ges\u00f9 elude qualsiasi paragone e trascura qualunque sforzo per lasciarsi collocare tra maestri e profeti. 
Giovanni non si rappresent\u00f2 in maniera diretta e immediata il discorso del capitolo 6. Qui dovette invece raccogliere varie affermazioni che Ges\u00f9 opponeva alla speranza messianica come la intendeva il popolo. Ebbene, Ges\u00f9 dice e ripete che lui \u00e8 pane disceso dal cielo. E quel che \u00e8 ancora pi\u00f9 grave, tutte le sue affermazioni si discostano dall'Antico Testamento, da lui accuratamente citato. Quanto distanti si \u00e8 dagli scritti religiosi del tempo, ivi compresi i libri pi\u00f9 tardivi dell'Antico Testamento! Gerusalemme... il tempio, i sospiri d'Israele oppresso, la compassione dell'Eterno per il suo popolo... Ges\u00f9 invece pare solo decisamente interessarsi a che il Padre sia conosciuto nel Figlio: l\u00ec \u00e8 il regno. E se l'ora \u00e8 unica, \u00e8 perch\u00e9 Dio s'\u00e8 fatto presente.
I discepoli fanno marcia indietro perch\u00e9 non sono disposti ad abbandonare il loro retaggio religioso per la sola fede in colui che pure esercita su di loro una cos\u00ec forte attrattiva: non solo ascoltarlo e credergli ma credere in Lui. Ma chi dovrebbe farsene un rimprovero? {C}Nessuno pu\u00f2 venire a me se non glielo ha concesso il Padre {/}(65).
Mai Ges\u00f9 pretese che essi rinnegassero le loro pratiche religiose; s'aspettava per\u00f2 che queste dovessero essere coronate da un qualcosa di totalmente diverso: la ricerca e l'esperienza di una comunione vera con Dio per mezzo del Figlio, e grazie alla vita nello Spirito. \u00c8 facile vedere come la crisi dei discepoli di Ges\u00f9 resti ancora latente nel mondo cristiano: l'idea che la totalit\u00e0 di Dio e dell'universo ci sia offerta anche oggi in lui e solo in lui risulta intollerabile ai sapienti, e qualcuno di loro non trover\u00e0 requie fino a che non abbia fatto di Ges\u00f9 uno dei pi\u00f9 grandi, o il massimo tra gli uomini, senza per\u00f2 {C}credere in Lui.{/}

{N}2.38: {/}{N}NON C'E' ALTRO NOME{/} [At_4,12]
{C}Siamo destinati a salvarci. {/}Potremmo interrogarci su ci\u00f2 che intende Pietro per salvezza. Dio si era manifestato come l'unico Salvatore del suo popolo e come l'unico Nome per il quale gli uomini dovevano essere salvati. Ma ora, come proclama Pietro, tutta l'opera di Dio in Israele passer\u00e0 per questo Messia gi\u00e0 assiso alla sua destra [Sal_110,1]. La salvezza che non si trova in nessun altro \u00e8 soprattutto la "consolazione di Israele" [Lc_2,25] attesa da molti tra gli uditori di Pietro. E Pietro non vacilla nel promettere tempi migliori [At_3,20].
I profeti per\u00f2 mai separarono la salvezza d'Israele da un rinnovamento interiore dei credenti. E gli apostoli subito accentuano questa salvezza apportata ai credenti; non si parla di cristiani ma di "coloro che accettavano la salvezza". Non c'\u00e8 dubbio che essi avevano la coscienza di essere salvati e lo manifestavano nella loro vita quotidiana. Ma potr\u00e0 durare cos\u00ec? Nell'entusiasmo del primo momento chi crede si sente rinnovato e ha l'impressione di aver risolto i suoi problemi. O pi\u00f9 semplicemente qualcuno dice: "Prima questo mi paralizzava, adesso non mi tocca pi\u00f9 di tanto". La presenza di una persona amata che diventa il centro della nostra esistenza basta per darci le ali: Ges\u00f9 era l'amato. Non parliamo poi del dono dello Spirito.
Mai si sarebbe pensato di rinnegare il passato di Israele, la rivelazione fatta ai profeti, le suppliche e la fede della comunit\u00e0 giudaica che ha prodotto apostoli e martiri, senza contare la moltitudine di giusti umili ed anonimi. Ma non \u00e8 la stessa cosa credere in Dio a partire dagli interventi della sua Provvidenza, o credere nell'alleanza di Dio con Israele, iscritta tanto nella storia come nella Scrittura - e di accogliere Ges\u00f9 come il Figlio unico, Dio incarnato venuto tra noi per condividere la nostra condizione. Questo evento unico \u00e8 pi\u00f9 potente di qualunque altra rivelazione per suscitare nel cuore umano la fiducia in Dio Padre, l'umilt\u00e0 e l'amore autentico, a esempio di Ges\u00f9. 
Con Ges\u00f9 la fede aveva acquisito una dimensione nuova. Per questo le lettere di Paolo non parlano solo della fede in Cristo [At_21,21]; [Gal_2,16]...), bens\u00ec della {C}fede di Cristo{/}, cio\u00e8 propria dei cristiani, una fede che si appoggia in Cristo, che \u00e8 secondo Cristo [At_3,16]; [Rm_3,22]; [Fil_3,9]...). La conferma del fatto che la fede di Cristo ha trasformato il panorama psicologico e spirituale del credente l'abbiamo nel dono dello Spirito che accompagna il battesimo. In esso non solamente si donava un carisma, una grazia sensibile destinata a ricompensare il credente, ma si apriva un mondo nuovo e si apriva in lui.
Questa salvezza personale, che subito occuper\u00e0 il primo posto nella Chiesa, \u00e8 un rinnovamento in profondit\u00e0 dell'anima credente. In primo luogo c'\u00e8 il perdono dei peccati. Poich\u00e9  Ges\u00f9 ha lasciato allo scoperto il peccato come non si era mai fatto prima di lui; basta leggere il Sermone della Montagna. Per alcuni degli uditori di Pietro il peccato consiste anche nell'aver approvato la condanna di Ges\u00f9, e per tutti gli altri il non aver ascoltato i suoi appelli. Ora per\u00f2 Dio offre una riconciliazione molto pi\u00f9 profonda di quella del passato, essenzialmente perch\u00e9 egli ha manifestato il suo immenso amore e il suo potere di perdono, con la croce di Cristo. Anche quando i credenti non riuscivano ad esprimere la loro fede nel Figlio di Dio, erano tuttavia coscienti di averci guadagnato tutto: erano, per riprendere il linguaggio dei profeti, il "resto di Israele" e i "sopravvissuti di Sion" [Is_4,3].
Quando Pietro dice che chi crede si salva, non dice soltanto di sfuggire ad una condanna o ad un'apocalisse imminente [At_2,21]. Salvezza \u00e8 pienezza. I salvati sono allo stesso tempo beneficiari e cooperatori del mistero di salvezza che Dio effettua nel cuore della storia umana. E quando si guardano intorno, non possono dubitare di essere entrati con corpo e anima in uno stato, o meglio, in una verit\u00e0 propria di coloro che hanno creduto e sono entrati nella Chiesa.
Quando Pietro dice, non solo per Israele ma per tutti i popoli: {C}"Nessun altro nome infatti sotto il cielo \u00e8 stato concesso agli uomini"{/}, non sta limitando l'opera di salvezza. Non nega l'azione di Dio in quella gran parte dell'umanit\u00e0 che non conosce Cristo; parla piuttosto per quelli che lo stanno ascoltando e per quel popolo che Dio gi\u00e0 si era scelto come portatore dei suoi misteri. Non dice nemmeno che quelli che non credono saranno condannati, bens\u00ec che perdono quella salvezza che era il grande dono di Dio.

{N}2.39: {/}{N}BATTESIMO E IMPOSIZIONE DELLE MANI{/} [At_8,14]
Questo paragrafo distingue il battesimo dall'imposizione delle mani che conferisce lo Spirito [At_19,6]. Le due cose si distinguono nitidamente in [Eb_6,2]. I vangeli invece parlano di battesimo nello Spirito Santo, cio\u00e8 del battesimo cristiano, e lo oppongono al battesimo di acqua di Giovanni Battista.
Qui bisogna ricordare le parole di Pietro in [At_10,47]: {C}costoro che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi{/}. Se ci atteniamo alle spiegazioni di Pietro in [1Pt_11,16], dobbiamo concludere che fin dai primi giorni gli apostoli vollero trasmettere con un'imposizione delle mani (si veda [Nm_27,18] il dono ricevuto. Forse Ges\u00f9 aveva loro detto qualcosa a riguardo nei giorni che seguirono la sua Risurrezione e durante i quali li istru\u00ec sullo Spirito Santo: [At_1,2]. Non parlano invece di battesimo "nello Spirito" come Ges\u00f9 ne aveva parlato. Sembra poi che fin dalle origini l'iniziazione cristiana includesse ambedue i riti e ci si pu\u00f2 domandare solo se si celebravano insieme o se tra loro correva un intervallo di tempo. Dall'altra parte, \u00e8 certo che l'imposizione delle mani divenne, senza alcun cambio di significato o di prassi, la nostra confermazione. 
Le controversie moderne sul battesimo dello Spirito, che sarebbe indipendente dal sacramento della confermazione, sono dovute alla situazione attuale. Siccome il battesimo e la confermazione si amministrano nella maggior parte dei casi senza un ordine normale di conversione e di scoperta di Cristo il Signore, quel che gli da pieno significato, le manifestazioni visibili o carismatiche dello Spirito sono pi\u00f9 rare o pi\u00f9 discrete. Per questo a certi gruppi sembra importante riprendere questo processo, con la speranza spesso ricompensata di ottenere tali grazie. Per\u00f2 pretendere che lo Spirito non sia dato per mezzo della confermazione e che sia necessario aggiungere altri riti, \u00e8 senza dubbio un dispregio del modo comune e tradizionale della vita cristiana.

{N}2.40:{/} {N}IL DECRETO DI GERUSALEMME{/} [At_15,22]
Nel commento a 15,22 abbiamo detto che probabilmente Luca ha aggiunto qui, in uno stesso racconto, l'incontro di Gerusalemme e il decreto emanato solo successivamente da Giacomo per la sua diocesi a maggioranza di giudei. Dobbiamo notare che diversi manoscritti che appartengono ad un gruppo cosiddetto occidentale, riportano un testo diverso ai versetti 20 e 29. L\u00ec le proibizioni sono parziali o totalmente soppresse, mentre ai cristiani non giudei si chiede che rispettino la grande legge della carit\u00e0 gi\u00e0 suggerita da [Lv_19,18] e [Lv_19,34]: non fate ad altri quel che non desiderate fatto a voi.
Quando si esamina questo capitolo insieme a [Gal_2,1], vari dettagli lasciano pensare che l'incontro si sia sviluppato nel segno della festa della Consacrazione del Tempio. Da questa liturgia provengono infatti il testo di Amos con la menzione della tenda di Davide, che \u00e8 il Tempio, e gli apostoli paragonati alle colonne del Tempio [Gal_2,9], non che l'allusione al giogo che neppure i padri erano stati capaci di sopportare. Seguendo l'esempio di moderazione dato dagli stessi giudei nei riguardi dei loro proseliti, la Chiesa andava ora anche pi\u00f9 lontano garantendo la libert\u00e0 rispetto alle leggi del puro e dell'impuro.
Cos\u00ec, dunque, pare che il nostro testo sia stato ritoccato pi\u00f9 tardi per metterlo in consonanza con il decreto menzionato in [At_21,25], che mantiene in vigore queste regole per regioni vicine alla Palestina.

{N}2.41: {N}GES\u00d9 \u00c8 IL SIGNORE: UN'INVENZIONE DELLA FEDE?{/} [Rm_1,5]
La figura di Ges\u00f9 tale come la troviamo nel vangeli di Matteo, Marco e Luca, \u00e8 quella di un rabbino, un maestro della legge nella pi\u00f9 pura tradizione del popolo di Israele [Gv_3,2]. Sebbene posteriormente si sia dato al conflitto con i farisei pi\u00f9 importanza di quella che aveva avuto, non ci si \u00e8 dimenticati che gli insegnamenti di Ges\u00f9 si avvicinavano in molti punti a quelli dei farisei [Mc_2,16]; [Mc_12,28]; [Mc_12,32]. Tanto discepoli quanto avversari lo vedevano come un maestro della legge autodidatta [Gv_7,15]. Ebbene, come si pot\u00e9 passare da qui alla figura di Cristo cos\u00ec come appare in maniera specialissima nelle lettere di Paolo: Signore della storia, nuovo Adamo, ricettore di un "Nome" incomunicabile?
Gli apostoli e tutta la comunit\u00e0 Cristiana nata da questa certezza hanno creduto nella resurrezione di Ges\u00f9. Non si dubitava che fosse il Messia; si credeva anche che Egli fosse figlio di Dio in un senso tutto speciale, completamente diverso da quello che intendevano i giudei con questo termine. Per\u00f2 ci volle molto tempo prima che se ne deducessero tutte le conseguenze. Sicuramente questo passo fu pi\u00f9 difficile per coloro che avevano conosciuto Ges\u00f9 personalmente e lo avevano osservato attraverso il prisma della loro cultura giudaica. Non \u00e8 che Ges\u00f9 non fosse stato pienamente giudeo nella sua maniera di insegnare, ma costoro avevano amato in Lui qualcosa che impediva loro di vedere pi\u00f9 oltre. Li descrive bene la lettera di Giacomo, il pi\u00f9 giudaico degli scritti apostolici. L'autore riconosce Ges\u00f9 come "Nostro Signore", per\u00f2 vedeva in Lui prima di tutto il maestro di una nuova legge che riassume il meglio dell'Antico testamento.
Le comunit\u00e0 cristiane di Palestina rimarranno attaccate a quest'immagine del rabbino galileo, condotte dal gruppo di Nazaret, "I fratelli di Ges\u00f9" [Gal_1,19]. Egli era senza dubbio risorto, ma senza fare arretrare l'orologio del mondo, e la sua eredit\u00e0 era quella di una morale purificata. In poche generazioni questi "giudei-cristiani" so troveranno come fuori dalla fede della chiesa, il cui centro nel frattempo si sposter\u00e0 da Gerusalemme a Roma.
Qui Paolo ha una parte decisiva senza proporselo. Non \u00e8 stato lui ad inventare Cristo Signore e Redentore: gi\u00e0 lo predicava Pietro dal principio [At_2,32] - [At_2,36]; [At_3,15]. Per\u00f2 Paolo non aveva ricevuto l'impronta, limitata, dell'immagine e delle parole del rabbino galileo; al contrario, la sua conversione era stata un incontro con Dio stesso nella persona di Ges\u00f9 [2Cor_5,16].
Se Ges\u00f9 non fosse risorto, sarebbe rimasto un semplice maestro: le sue parole avrebbero avuto pi\u00f9 importanza della sua persona. Per\u00f2 se era vero che il suo corpo era sparito dal sepolcro il mattino di pasqua, ci\u00f2 avrebbe significato una violazione delle leggi dell'universo. Da quel momento tutte le apparizioni del risorto non richiudevano che un solo messaggio: Ges\u00f9 Signore! Si era molto lontani dal Geremia con l'aureola gloriosa o dall'ascensione di Elia. A pentecoste Pietro dice che con questa resurrezione Dio ha risuscitato il suo "Santo servitore" [At_3,13] per\u00f2 aggiunge: "Dio lo ha fatto Signore". Presto si dovr\u00e0 riconoscere in Ges\u00f9 il "figlio della donna salito al cielo per prendere tra le mani il Libro della Storia" [Ap_12,5]; [Ap_5,7]. Paolo e Giovanni hanno tutto il diritto di parlarne come testimoni oculari: ambedue sono stati invitati a dare un'occhiata lass\u00f9 [Ap_4,1]; [2Cor_12,2].
Ora era la persona di Ges\u00f9 a dare la chiave delle sue parole, come Dio nato da Dio. Quando Paolo parla di Cristo come "immagine di Dio" [Col_1,15], non ci inviter\u00e0 come prima cosa a rincontrare la bont\u00e0 del Padre nei gesti di Ges\u00f9: penser\u00e0 pi\u00f9 immediatamente nel figlio che, dall'origine, \u00e8 manifestazione, proiezione e sapienza attiva di Dio eternamente invisibile. \u00c8 lui ad aver attraversato il tempo e la storia, cos\u00ec che per Lui tutta la creazione e la storia dell'umanit\u00e0 ritornino al mistero divino [Col_1,20].
Nei vangeli Ges\u00f9 voleva solo annunziare il regno di Dio. Per\u00f2 con Paolo vi \u00e8 regno solo nel figlio fatto uomo e risorto [Col_3,1]. Ecco il fossato che divide la fede cristiana dalla posizione di coloro che tra i giudei sentono la massima simpatia verso la figura di Ges\u00f9. Non fu Paolo ad erigere un muro di incomprensione: lo scandalo erano gi\u00e0 state la croce e la resurrezione di Ges\u00f9.
Lo scandalo non \u00e8 meno tra i cristiani odierni. Per quanta fede possiamo avere, a volte ci assale il dubbio: sar\u00e0 vero? Parecchi libri scritti da increduli e perfino da cristiani istruiti corroborano il nostro dubbio: la resurrezione? L'unica prova, dopo tutto, \u00e8 il sepolcro vuoto...D'altro canto, lo sappiamo veramente?...Dopo, si \u00e8 interpretato, si \u00e8 creduto di vedere...Si dice che sia risorto, era un modo di circondarlo di un'aureola e di riaffermare la speranza della comunit\u00e0...".
Tutti questi ragionamenti, nonostante, non danno ragione della convinzione intima nel cuore del credente; un istinto divino gli dice che la verit\u00e0 \u00e8 nel mistero e non nelle interpretazioni che pretendono eliminarlo [1Gv_2,27]. Diciamo "istinto divino" perch\u00e9 non si tratta di sentimento. Crediamo, il che vuol dire prima di tutto che abbiamo ricevuto la testimonianza degli apostoli e della chiesa, e crediamo come loro. Per\u00f2 se accettiamo la fede, Dio non ci lascer\u00e0 soli con i nostri dubbi. Vi \u00e8 una promessa per chi crede: il dono dello Spirito Santo [At_2,38]. I testi biblici dell'Antico e Nuovo Testamento dicono chiaramente che non si d\u00e0 fede senza una esperienza spirituale [Eb_12,18] - [Eb_12,24]. Ci\u00f2 continua ad essere vero per coloro che vivono, come oggi molti, in una civilt\u00e0 impermeabile alla fede [1Cor_12,3].

{N}2.42: {N}IL VOCABOLARIO DELLA GIUSTIFICAZIONE{/} [Rm_3,20]
Nell'abbordare i testi cos\u00ec importanti di Paolo sulla "giustificazione" \u00e8 bene precisare il senso delle parole da lui impiegate, che dovremmo esprimere bene nella nostra lingua, che non \u00e8 la sua. Non si tratta di differenza semplice tra il greco e l'italiano; Paolo fa uso delle parole della bibbia greca dei {C}Settanta{/}, la quale in certo modo aveva determinato il linguaggio religioso dei giudei di lingua greca. Queste parole quindi devono esser comprese alla luce delle esperienze religiose dell'Antico Testamento.
Il nostro vocabolario circa la giustificazione e la grazia \u00e8 stato improntato fortemente da interminabili controversie teologiche, nonch\u00e9 dalle polemiche tra cattolici e protestanti dal secolo 16 al 18. I nostri antenati di prima di Cristo erano ben lungi dall'immaginare questioni del genere. Il vocabolario della redenzione, del peccato e della giustificazione, \u00e8 nato in un ambiente socialmente gerarchico. Il potente proteggeva il debole che gli si sottometteva, con obblighi reciproci. Se l'inferiore si ribellava, {C}peccava{/} contro il suo sovrano [2Re_18,14]; [Ez_17,15] e lo tradiva. Da parte sua il sovrano che apprezzava la fedelt\u00e0 del suo alleato lo considerava come {C}giusto{/}.
Sono le stesse parole dell'Alleanza. Certamente non si dubita della misericordia di Dio, si sa che perdona, per\u00f2 il popolo \u00e8 anche cosciente della Sua giustizia. Mettendo in pratica i comandamenti dell'Alleanza, meriter\u00e0 uno sguardo favorevole da parte di Dio. I profeti faranno progredire l'attesa del giudizio: allora Dio giustificher\u00e0 i suoi, cio\u00e8 li riconoscer\u00e0 come giusti e li perdoner\u00e0. Un'altra idea si fa strada lungo il cammino del popolo peccatore: l'uomo ha bisogno di conversione e questa non pu\u00f2 essere che opera di Dio [1Re_18,37]; per\u00f2 la parola non \u00e8 giustificazione.
Dopo l'esilio, nella preghiera dei Salmi, vediamo lo sviluppo del desiderio, nel credente sincero, di compire i precetti della legge nel miglior modo possibile, sapendo che chi li metta in pratica vivr\u00e0 [Lv_18,5]. Conscio della propria debolezza, non si stancher\u00e0 di chiedere a Dio un {C}cuore puro{/} disposto a osservare la sua legge. Quando leggiamo per\u00f2 che {C}Dio giustifica{/}, ci\u00f2 significa sempre che riconosce la giustizia di qualcuno e la proclama.
Cos\u00ec era la maniera di sentire e di esprimersi dei credenti di origine giudaico, o dei convertiti al giudaismo a cui Paolo si rivolgeva. Egli, per\u00f2, propone una riorientazione radicale delle parole e dell'attitudine religiosa. Fino ad allora la giustificazione dipendeva soprattutto dall'uomo e dalla sua fedelt\u00e0 nel mettere in pratica i precetti della legge. La {C}giustizia{/} era un insieme di qualit\u00e0 dentro il cuore e la vita del credente, apprezzata in primo luogo come una perfezione morale e legale meritante la benevolenza di Dio. La relazione con Dio era in buona parte giuridica: la legge stabiliva un codice di diritti e obblighi, e sebbene la piet\u00e0 sperasse molto dalla misericordia divina, ognuno si rendeva responsabile della propria giustificazione.
Paolo ora scopre il valore universale della venuta di Cristo, cio\u00e8 del Messia. Attraverso lui, e grazie alla fede, Dio riordina la persona umana. Paolo usa una parola greca che significa tanto "giudizio" quanto "processo di giustificazione", ossia diventare, farsi o riconoscersi come giusto. Cos\u00ec la giustificazione diventer\u00e0 un rifondersi della persona nelle profondit\u00e0 della stessa: la fede cristiana apre lo spirito e lo pone nel cuore della verit\u00e0. Se la parola giusti-ficare ci sconcerta, possiamo ricorrere ad altre parole di simile etimologia: retti-ficare, ri-abilitare, ri-ordinare, ri-aggiustare, ri-formare ecc.
Questo giravolta della parola sar\u00e0 seguito da un cambio nel significato della parola {C}riscatto{/} o {C}redenzione{/} (cf. nota a [Mt_20,28]). E, dato che la nuova giustizia \u00e8 una perfezione interiore, opera di Dio, le parole {C}santo{/} e {C}giusto{/} acquisteranno una nuova relazione reciproca.
Nell'Antico Testamento la santit\u00e0 \u00e8 propria di Dio, dato che esprime il suo mistero. \u00c8 tutto ci\u00f2 che lo mantiene a parte da tutto quello che non \u00e8 Lui e da tutto quello che di Lui si pu\u00f2 dire. {C}Santo{/} \u00e8 l'opposto di {C}profano{/}. Il libro di Daniele e quello dei Salmi chiamano {C}santi{/} gli esseri celestiali vicini a Dio che noi chiamiamo angeli ([Dn_4,10] e [Dn_4,14]; [Sal_89,6]). Sulla terra la parola {C}santo{/} viene applicata a persone e cose consacrate a Dio, e che pertanto obbediscono a leggi diverse di quelle a cui obbediscono i profani: per esempio i sacerdoti, il Tabernacolo, gli oggetti per il culto. Anche quando Dio dice a tutto il popolo: "Siate santi come io sono santo", la parola non ha il senso attuale. Essa associa all'idea di giustizia quella di essere un popolo diverso dagli altri perch\u00e9 consacrato a Dio. Nell'Antico Testamento, quando si vuol parlare di una persona perfetta agli occhi di Dio e in cui Lui si compiace, si usano le parole {C}giusto{/} e {C}pio{/}.
Per\u00f2 dal momento in cui la {C}giustizia{/} viene intesa come rifusione della persona, che apre le porte a una comunione con Dio, diventa sinonimo di {C}santit\u00e0{/}. Troviamo insieme le due parole in due luoghi, per\u00f2 in ordine diverso ([1Cor_6,11]; [Ap_22,11]). Ci\u00f2 dimostra che non si tratta di due tappe successive o due azioni diverse di Dio, ma due parole il cui senso diviene completo per chiunque abbia familiarit\u00e0 con il greco dei Settanta. Il senso della parola {C}santo{/} in Paolo \u00e8 "consacrato a Dio", ecco perch\u00e9 designa i cristiani come {C}santi{/}. Per\u00f2 Paolo fa vedere che i consacrati a Dio devono essere senza macchia e esenti da biasimo, cio\u00e8 santi nel senso odierno ([1Cor_1,8]; [Col_1,22]); questa santit\u00e0 cristiana sar\u00e0 imitazione di quella divina [Mt_5,45].

{N}2.43:{/} {N}NON C'\u00c8 PROCLAMAZIONE SENZA RISCHI{/}
{C}Perch\u00e9 sono ancora perseguitato? {/}(v.11) Chi scrive queste lettere \u00e8 lo stesso Paolo che i giudei perseguitavano da una citt\u00e0 all'altra. E se era cos\u00ec perseguitato non lo era a caso.  \u00c8 probabile invece che per il suo carattere esigente si sia tirato addosso molti nemici. Questo non spiega per\u00f2 ancora la cosa pi\u00f9 importante.
Ricordiamo che Dio lo aveva eletto come apostolo del mondo greco-romano, ma sarebbe stato impossibile evangelizzare in pochi anni il mondo pagano senza l'appoggio di innumerevoli comunit\u00e0 giudaiche che si erano andate costituendo da vari secoli in ogni importante citt\u00e0 dell'Impero. Nei secoli anteriori a Ges\u00f9 gli immigranti giudei e le loro comunit\u00e0 avevano cos\u00ec aperto la strada per la diffusione della Parola di Dio, stabilendo con il loro ambiente vincoli a volte aggressivi ma conquistandosi anche simpatie e adepti.
Paolo doveva dunque incontrare in queste comunit\u00e0 giudaiche i primi "greci" che avrebbero poi conquistato altri. Per\u00f2, che succedeva se la maggioranza dei giudei, sull'esempio di quelli della Palestina, si rifiutavano di credere al Vangelo? I cristiani avrebbero potuto tentare di non provocare conflitti presentandosi come un gruppo di giudei che pur aderendo alla persona e agli insegnamenti di Ges\u00f9, cercava di guadagnarsi qualche non giudeo senza offendere i giudei. Questi per\u00f2, anche se erano in minoranza, disponevano di tanta forza nell'Impero Romano che la loro ostilit\u00e0 procurava alla Chiesa i pi\u00f9 gravi pericoli e sarebbe arrivata prima o poi anche a imbavagliare l'apostolato cristiano. Non era pi\u00f9 prudente allora restare dentro la sinagoga?
Paolo preferisce correre il rischio. Sollecita i giudei a convertirsi, a riconoscere Colui nel quale si sono realizzate le promesse di Dio, e se si rifiutano di credere, Paolo si separer\u00e0 da loro. Questa rottura dolorosa sar\u00e0 il motivo delle prime persecuzioni contro i cristiani. Lo stesso Paolo ne sar\u00e0 una vittima. Precisamente per\u00f2 questo atteggiamento deciso e l'affermazione ferma e chiara di Ges\u00f9 Signore e Salvatore sar\u00e0 quel che dar\u00e0 alle prime comunit\u00e0 cristiane il loro dinamismo apostolico.
\u00c8 certo che questa predicazione intrepida include una qualche forma di violenza della quale ora per\u00f2 non \u00e8 cos\u00ec facile accorgersi. Non per questo dobbiamo per\u00f2 ignorare o disprezzare il cammino che Paolo scelse, che era stato quello stesso di Ges\u00f9. 

{N}2.44: {/}{N}IL MISTERO DEL FIGLIO{/} [Fil_2,6]
L'inno di Paolo che troviamo in Filippesi 2,6-11 \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti del Nuovo Testamento. Fin dai primi giorni della predicazione degli apostoli la grande sfida della fede era stata quella di situare Cristo in relazione al Dio unico, suo Padre. Il punto di partenza di un qualsiasi sforzo per definire meglio la fede era la certezza che Ges\u00f9 era "il Figlio": questo era il suo nome nel senso biblico della parola [Eb_1,5], vale a dire, quello che meglio esprimeva l'essenziale del suo essere e della sua missione. La Resurrezione l'aveva confermato e quando gli apostoli riandavano con la mente al passato, si ricordavano delle molte parole e indicazioni di Ges\u00f9, come anche di diversi suoi gesti che confermavano tale evidenza. Essendo arrivato dopo molti servitori di Dio e profeti, egli aveva attuato con l'autorit\u00e0 e la libert\u00e0 del Figlio [Mt_11,26]. Le prime prediche di Pietro affermano la glorificazione e l'elevazione di Ges\u00f9-Messia a un rango divino [At_2,33] e durante qualche tempo ci si conformer\u00e0 ancora a queste espressioni. Ora per\u00f2, nella lettera ai Filippesi, Paolo precisa la traiettoria del Figlio di Dio che discese fino a noi.
{C}Il quale, essendo per natura Dio. {/}Il testo oppone natura divina del v.6 e {C}natura umana {/}del v.7. Nel linguaggio comune, parlare di {C}condizione {/}anzich\u00e9 di natura sarebbe come parlare di statuto che si riconosce a qualcuno, o come di un titolo esterno alla persona, cosicch\u00e9 la parola {C}condizione {/}potrebbe trarci in inganno in questo testo: Paolo afferma invece che Lui, il Figlio, godeva della stessa {C}natura{/} di Dio. Il Figlio cio\u00e8 condivide tutto quanto \u00e8 Dio Padre - e in un certo senso pu\u00f2 dirsi immagine del Padre, ma anche se in un modo diverso.  L'immagine infatti \u00e8 anche il rovescio del suo modello. Ad ogni modo non possiamo forzare troppo il senso di questa parola, dato che essa fa parte di una serie di altre parole che ci avvicinano alla relazione del Figlio con il Padre: il {C}Verbo {/}[Gv_1,1], la {C}immagine {/}[Col_1,15], la {C}irradiazione {/}di Dio [Eb_1,1]. Se per\u00f2 vogliamo realmente conoscere l'identit\u00e0 o la personalit\u00e0 del Figlio, la scopriamo in questo ribassarsi seguito da una esaltazione o glorificazione che abbaglia Paolo.
Abbiamo qui non una primitiva espressione, ancora immatura, come pensano alcuni, della divinit\u00e0 di Cristo, ma una penetrazione profonda del mistero di Ges\u00f9 Figlio di Dio. Il nostro vocabolario della Trinit\u00e0 e delle Persone divine uguali tra loro, dice qualcosa della verit\u00e0, ma lascia fuori tutta una parte del mistero. Troppo spesso ci conformiamo a parole e a immagini di tre persone simili tra loro perch\u00e9 installate in una comune natura, e dimentichiamo che Dio \u00e8 il Padre - il  Padre dal quale tutto procede. Quel che \u00e8 il Figlio, nonostante riceva tutto dal Padre, non \u00e8 mai esistito senza il suo abbassamento: {C}annichil\u00ec se stesso. {/}E anche qui il nostro vocabolario \u00e8 limitato. Parliamo del Figlio che \u00e8 insieme vero Dio e vero uomo, e facilmente finiamo con l'immaginare un Figlio che \u00e8 allo stesso tempo Dio in cielo e uomo sulla terra. Alcuni teologi hanno detto che la sua umanit\u00e0 era come uno strumento della sua divinit\u00e0, accentuando ancora di pi\u00f9 l'idea che il Figlio maneggiasse dall'alto la sua natura umana.
Qui Paolo non ci parla di un Figlio eterno, stabilito nella natura divina e che un giorno, per obbedienza al Padre, si sarebbe sacrificato per salvarci e avrebbe assunto una natura umana pur continuando ad essere in dimora stabile lass\u00f9, dove tutto \u00e8 immutabile. Se il  Padre proietta il suo Verbo nell'eternit\u00e0, questo non \u00e8 per tenersene una copia tutta per s\u00e9 e ancor meno per farsi un rivale; \u00e8 perch\u00e9 la dinamica dell'amore \u00e8 iscritta nello stesso midollo di Dio Amore. Il dono totale di s\u00e9 stesso che il Padre fa, fa sorgere questo altro volto dell'amore che consiste nel rinunciare a s\u00e9 stesso: il proprio del Figlio sar\u00e0 di perdersi per essere nuovamente ricuperato in Dio.
\u00c8 dunque nello stesso mistero divino che troviamo il modello che Ges\u00f9 proporr\u00e0 ai suoi discepoli (ai teologi piace la parola greca "kenosis", che significa semplicemente "annichilamento").  Consta che, secondo [Mc_8,34] e pi\u00f9 ancora secondo [Lc_8,23] e [Gv_12,24], Ges\u00f9 parla di questo perdersi, non come un dovere che egli imporrebbe ai soli suoi discepoli, ma come di qualcosa di necessario per tutti.
Questo {C}ridursi a niente {/}di cui Paolo ci parla significa ben di pi\u00f9 delle umiliazioni che Ges\u00f9 conobbe e accett\u00f2 nella sua natura umana. Al dire Paolo che il Figlio non si attacc\u00f2 alla sua uguaglianza con Dio, non si riferisce a un qualche privilegio o ad un benessere che Ges\u00f9 avrebbe potuto riservarsi in mezzo agli uomini, perch\u00e9 \u00e8 in Dio stesso che il Figlio si ridusse a nulla. Il movimento per il quale Dio proietta il suo Verbo nella eternit\u00e0 continua con la creazione dell'universo. Al termine del suo abbassamento il Figlio nascer\u00e0 nel nostro mondo e dentro il nostro tempo, un tempo che porta tutte le creature alla morte.
La Bibbia afferma che il Figlio \u00e8 venuto a cercare e a salvare ci\u00f2 che era perduto [Lc_19,10], e che Dio ha inviato il proprio Figlio per affrontare il peccato [Rm_8,3]. \u00c8 necessario confrontare queste verit\u00e0 con quanto veniamo dicendo. Come sar\u00e0 possibile che questo abbassamento del Figlio \u00e8 una caratteristica eterna della sua persone e che allo stesso tempo la sua venuta e la sua Passione abbiamo per oggetto la riparazione di una caduta originale posteriore alla creazione? Anche se la Bibbia afferma che la caduta ebbe luogo nell'universo spirituale prima della venuta dell'uomo, \u00e8 interamente opera delle creature. Qui dunque ogni risposta e discussione \u00e8 vana dal momento che non possiamo comprendere n\u00e9 l'eternit\u00e0 n\u00e9 le relazioni mutue tra eternit\u00e0 e tempo: per Dio non esiste un prima e un dopo. La Bibbia ci impone una visione della storia nella quale si succedono creazione, peccato e redenzione, per\u00f2 tutto questo non \u00e8 che una sola cosa nel mondo di Dio.
La Resurrezione non riguarda soltanto una natura umana che il Figlio ha assunto, ma \u00e8 inseparabilmente un ritorno del Figlio al Padre. Il Figlio "per poco abbassato al di sotto degli angeli" [Eb_2,9] torna ad incontrare il Nome e la Gloria - come \u00e8 detto espressamente in [Gv_17,5].  Passa ad essere vero Dio e vero uomo, egli che \u00e8 l'uomo in Dio o l'uomo glorificato. Ges\u00f9 Cristo \u00e8 Signore e porta con s\u00e9 tutta la creazione [Col_1,20].
La persona misteriosa del Figlio ha dunque due facce. Nel nostro mondo e nel tempo, non si vede pi\u00f9 che la traccia di Ges\u00f9, del quale Maria e gli apostoli furono i testimoni. Questa manifestazione seguiva ad altre comparse della Sapienza nel nostro mondo [Sap_9,10]; [Sir_24,8]; [Gv_1,5] e [Gv_8,1] - [Gv_10,1] mettendo il punto finale. D'altra parte, nell'eternit\u00e0, il Figlio nasce dal Padre, ma solo per vuotarsi di s\u00e9 stesso e perdersi, e per essere dopo ripreso. Allora arriva alla sua consumazione il godimento muto che di s\u00e9 hanno le persone divine. Per\u00f2 Paolo non ci conduce fino a questo punto ma \u00e8 nel Vangelo di Giovanni dove ci verranno date alcune luci al riguardo [Gv_14,1] - [Gv_17,1].
Non possiamo che ammirare queste linee di Paolo. Riconosciamo tuttavia anche la povert\u00e0 del nostro linguaggio, sempre incapace di abbracciare il mistero di Dio. Per secoli i cristiani si sono divisi in nome di queste espressioni diverse della fede, invece di accettare umilmente che esistono altri pi\u00f9 sensibili di noi a cogliere determinati aspetti del mistero: non \u00e8 passato tanto tempo da quando Giovanni Paolo II ha riconosciuto che per non avere inteso bene il linguaggio dei cristiani chiamati nestoriani, questi erano stati considerati per secoli (e infallibilmente!) come eretici. Non esiste in realt\u00e0 un solo modo di esprimere la fede, perch\u00e9, al contrario, la Chiesa non avrebbe ricevuto insieme sia il Vangelo di Marco che quello di Giovanni.

{N}2.45: {/}{N}CRISTO PRINCIPIO E FINE DELL'UNIVERSO{/} [Col_1,15]
Non \u00e8 difficile scoprire che il brano in [Col_1,15] - [Col_1,20] \u00e8 un inno. \u00c8 come una parentesi nel testo: senza di essa si passerebbe con naturalezza dal versetto 14 al 21. Non si pu\u00f2 tuttavia essere certi che il passo sia stato inserito qui successivamente in quanto serve da conclusione alla preghiera che precede e si connette bene a quanto segue.
Questa presentazione della posizione eccezionale occupata da Cristo nel piano di Dio merita la nostra attenzione. Il piano di Dio creatore \u00e8 centrato nel Figlio, che \u00e8 gi\u00e0 presente in Dio come immagine del Padre. Dopo la sua risurrezione passa ad essere il capo di quel popolo particolare che \u00e8 la Chiesa; allo stesso tempo per\u00f2 \u00e8 il centro attorno al quale ruota la nostra storia e in lui l'universo conseguir\u00e0 la sua unit\u00e0. 
Si sa che dalla risurrezione in poi la prima comunit\u00e0 cristiana credeva in Ges\u00f9 come Cristo o Messia, il salvatore d'Israele. Da quel momento credette anche che egli era di origine divina. Restava tuttavia difficile da precisare che cosa questo volesse dire, senza avere ancora dei termini capaci di esprimerlo. Perci\u00f2 alcuni cristiani, e specialmente gli apostoli, testimoni ufficiali di Ges\u00f9, vollero chiarire in che senso si credeva in lui e lo si chiamava Figlio di Dio.
Nei giorni che precedettero la Pentecoste, la comunit\u00e0 pregava ma insieme s'interrogava e rifletteva sulla propria fede [At_1,14]. La testimonianza di Maria sul concepimento verginale di Ges\u00f9 dovette avere il suo peso: \u00e8 per questo che forse Luca la cita per esteso nei due primi capitoli del suo vangelo, probabilmente redatti sulla base di un antico documento delle chiese di Palestina. Ugualmente eloquente era la testimonianza dei tre testimoni della Trasfigurazione di Ges\u00f9, Pietro, Giacomo e Giovanni. Fu per\u00f2 durante tutto il periodo della preparazione dei vangeli che i profeti della prima Chiesa (tra i quali \u00e8 da annoverare Paolo) fecero progredire il vocabolario cristiano, precisando sempre meglio il significato del rango divino attribuito a Ges\u00f9. 
Il primo passo fu fatto quando si diede a Ges\u00f9 il titolo di Signore (si veda il commento a [Gv_20,11] e gli si applicarono senza esitare molti testi della Scrittura in cui il Signore altri non \u00e8 che Yahweh-Dio d'Israele [Mt_21,16]; [2Cor_3,16]. In tal modo si proclamava senza dubbio il suo rango divino. I saluti di Paolo nelle sue lettere citano sempre il Padre e Ges\u00f9, l'uno a fianco all'altro, come autori entrambi di un'unica grazia: il Padre \u00e8 Dio e Ges\u00f9 \u00e8 suo Figlio, il Signore [1Cor_1,3]; [2Cor_1,2]. Ancora per\u00f2 non si precisava la posizione e la personalit\u00e0 del Figlio dinanzi al Padre. 
Abbiamo al riguardo in [Col_1,15] - [Col_1,20] un testo molto ricco. Tutto lo sfondo di Paolo \u00e8 biblico. Nel libro dei Proverbi, nella parte pi\u00f9 recente che dovrebbe risalire al secondo o terzo secolo prima di Cristo, si legge un poema (8,22) in cui la Sapienza \u00e8 presentata come una persona. La sapienza designa il piano attivo di Dio sulla creazione, anteriore all'universo, origine di quanto esiste d'ordine, bellezza e armonia nel cosmo. Ella scende negli uomini, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che si trova pi\u00f9 a suo agio, e s'installa in Israele per ispirarne i saggi. Anche nel libro del Siracide si trova un poema [Sir_24,1] - [Sir_24,29] nel quale la Sapienza \u00e8 personificata. Il senso per\u00f2 qui cambia: la Sapienza designa ora lo spirito della Legge. \u00c8 scesa dal cielo dove celebrava il culto divino nel suo santuario celeste, per piantare le sue radici in Gerusalemme, incarnata nel Libro della Legge.
Questi testi antichi potrebbero essere confrontati con Colossesi. Per\u00f2 anche se qui l'inno deve ad essi la sua struttura, se ne mostra indipendente e pi\u00f9 audace: Cristo ha un rango, una realt\u00e0, una signoria sul mondo che mancava nei testi sulla Sapienza.
{N}15 {C}Egli \u00e8 immagine del Dio invisibile. {/}Dove ha trovato Paolo questa parola {C}immagine {/}che applica a Cristo e che non \u00e8 nei testi sulla Sapienza? Sicuramente avr\u00e0 pensato a [Gn_1,27]. Ha applicato al Figlio dell'Uomo quanto l\u00ec si dice dell'uomo, come fa [Eb_2,6] interpretando il [Sal_8,1]. Quasi in nessun testo della Bibbia si trova la parola {C}immagine {/}associata a Dio, perch\u00e9 le icone di Dio erano escluse. Tuttavia in [Nm_12,8] Mos\u00e8 contempla l'immagine di Dio, e poi c'\u00e8 il [Sal_17,15] ed [Ez_1,28]. Lo stesso [Dt_4,12], che riafferma: "udivate il suono delle parole senza vedere nessuna figura: soltanto una voce" deve aver incoraggiato Paolo a scorgere nel Figlio fatto uomo l'immagine del Padre invisibile.
{N}16{/} {C}Generato prima di ogni creatura. {/}Diciamo {C}generato prima... {/}e non: {C}primogenito di ogni creatura, {/}perch\u00e9 nella Bibbia il primogenito occupa un posto speciale; non \u00e8 solo il primo tra fratelli. Cristo non \u00e8 creato. Paolo \u00e8 pronto nell'affermarlo, mentre la Sapienza \u00e8 "creata" in [Pro_8,22] e anche in [Sir_24,8] e [Sir_24,9], quantunque sia uscita dalla bocca di Dio. Cristo \u00e8 l'immagine a partire dalla quale tutto \u00e8 stato creato. Non si pu\u00f2 fare di lui una super-creatura anteriore al resto della creazione (come sostengono i Testimoni di Geova) perch\u00e9 prima della creazione non esiste che Dio, e in Dio che pu\u00f2 esserci che non sia eterno e uno con lui? Se quindi egli era il Figlio [Eb_1,2] e [Eb_1,4] \u00e8 perch\u00e9 non era una creatura. 
{C} Tutte le cose sono state create in vista di lui.{/} Altro elemento nuovo. Chi serviva la sapienza otteneva i favori di Yahweh [Pro_8,35], per\u00f2 qui tutto ritorna a Cristo. Come gi\u00e0 si diceva in [1Cor_15,24], lui solo consegner\u00e0 il Regno al Padre quando tutto l'Universo gli sar\u00e0 stato sottomesso.
{N}17{/} {C}Tutto sussiste in lui.{/} \u00c8 qui il principio di unit\u00e0 dell'universo; ricordiamo che per i greci, il tutto comprende anche l'universo.
{N}19{/} (19-20) {C}Tutto \u00e8 riconciliato con Dio {/}dopo che il sangue della sua croce ha ristabilito la pace. La redenzione non \u00e8 solo una riparazione dei peccati da noi commessi ma anche un evento di ordine cosmico. C'\u00e8 qui un punto che ci sfugge, perch\u00e9 l'idea che abbiamo dell'universo ce l'offre la scienza a partire da quel che vediamo; quanto vediamo e misuriamo \u00e8 per\u00f2 d'ordine materiale e fisico: velocit\u00e0, distanza, anni luce... Non sappiamo come uno spirito veda tutto questo, perch\u00e9 per esso le distanze non esistono: e qual \u00e8 la realt\u00e0 dell'universo agli occhi di Dio? Tutte le interpretazioni sono possibili, e Paolo ci dice che l'opera compiuta dal Figlio, morto in Palestina due mila anni fa, perfeziona l'ordine dell'universo.

{N}2.46: LA DONNA E IL DRAGONE{/} [Ap_12,1]
Questa visione della donna riprende i motivi del sole, della luna e delle stelle del sogno di Giuseppe in [Gn_37,9], per\u00f2 il sole e la luna richiamano immediatamente la donna di [Ct_6,10]. Nella Genesi si trattava di Giuseppe in mezzo ai suoi fratelli, nel Cantico era Israele in mezzo alle nazioni (si veda [Ct_6,8] - [Ct_6,9]. Qui la donna appare come al centro della creazione. Il capitolo si presenta come una continuazione  di [Gn_3,15], senza ignorare per\u00f2 l'Emanuele e sua madre in [Is_7,14] (e [Mic_5,2]).
Questo capitolo \u00e8 uno di quelli che suppongono la mescolanza di diversi pezzi, per cui si sono immaginate diverse soluzioni per riorganizzarli, alla ricerca degli elementi originali; la molteplicit\u00e0 dei tentativi dimostra che nessuno \u00e8 riuscito ad imporsi. Questo capitolo, come il primo della lettera agli Efesini, \u00e8 a due tempi: primo quel che accade nel piano eterno di Dio, secondo la sua realizzazione sulla terra. Questo va molto d'accordo con la visione della storia proposta dalle apocalissi. 
vv. 1-2 : La donna e l'Incarnazione nel centro del piano di Dio sull'universo.
vv. 3-4a: La presentazione del dragone, angelo poderoso. Si dice che provocher\u00e0 la ribellione nella sfera celeste, non che questa abbia luogo subito.
vv. 4b-6: Il dragone decise di divorare il figlio della donna, e Dio interviene: il bambino sar\u00e0 signore delle nazioni, anche se la donna dovr\u00e0 vivere nel deserto (come la madre dell'Emanuele).
vv. 7-9: Divisione del mondo degli spiriti ed espulsione dei malvagi.
vv. 10-12: Il coro (nel senso dell'antica tragedia greca) loda le decisioni di Dio.
vv. 13-18: Si passa alle conseguenze della crisi nel tempo e nella storia. Chi \u00e8 in stato di giudizio \u00e8 la Chiesa, il giorno dopo la Risurrezione. \u00c8 difficile tuttavia interpretare il fiume vomitato dal dragone dietro la donna. Nei vv. 17-18 si ritorna alle persecuzioni nell'Impero contro i cristiani, ai quali Giovanni si dirige.
Se volessimo ora precisare il senso della visione, la si dovrebbe ricollocare nel libro. Al riguardo si veda la nota a [Ap_8,1]. La visione dei due testimoni, nel cap. 11, \u00e8 l'evangelizzazione e la chiamata alla conversione lungo tutta la storia. Adesso, la visione della Donna e del Dragone presenta i protagonisti della lotta che occuper\u00e0 i capitoli seguenti. La Donna \u00e8 l'umanit\u00e0 sposata con Dio. Non diciamo che \u00e8 la Chiesa, perch\u00e9 ella \u00e8 l\u00ec prima del Cristo ed \u00e8 lei che lo da alla luce, per\u00f2 in ogni epoca si identifica con il popolo salvato. Prima di Cristo, la Donna era la sposa del Cantico, in ansiosa attesa della visita del suo Re. Poi ella configura una sola cosa con i suoi figli che, ora, sono quelli del Vangelo, i testimoni e i profeti di Ges\u00f9, perch\u00e9 nella cultura ebraica {C}i figli di...{/} sia di Adamo, che di Belial o dei profeti designano sempre una collettivit\u00e0 che forma un tutt'uno con il padre leggendario al quale restano vincolati.
Qui Giovanni ha conservato il suo linguaggio pi\u00f9 proprio, ma con un elemento nuovo: la madre di Ges\u00f9 \u00e8 una persona concreta, cos\u00ec, improvvisamente, la Donna dell'Apocalisse esce dal mondo dei simboli per impersonare Maria. 
Se Giovanni in Maria riconosce la Donna, tanto a Cana che al Calvario \u00e8 legittimo conservare tale identificazione anche qui. Al contrario sarebbe un errore ritenere che il segno impressionante in mezzo al cielo sia solo un modo di designare tale persona o tal altra comunit\u00e0 che Giovanni avrebbe in testa: la profezia forgia un segno che comprende la totalit\u00e0 del tempo, e perci\u00f2 Giovanni l'applica, o l'applichiamo noi, con maggiore o minore consapevolezza, a eventi o persone situate lungo la linea indicata. La figura della Donna al centro dell'Apocalisse \u00e8 sommamente importante. Bench\u00e9 la Bibbia sia quasi totalmente dominata dal punto di vista maschile e tinta di esperienze vissute solo da uomini, uno dei tratti dominanti della rivelazione cristiana e che da la sua identit\u00e0 alla fede, \u00e8 concepire l'intera relazione degli uomini con Dio come la preparazione ad un matrimonio grandioso. Il Cantico e il segno della Donna esprimono quel che sta nel cuore di tutta la rivelazione profetica. Ugualmente vero \u00e8 che quando la Chiesa difende la predestinazione di Maria, e la sua verginit\u00e0 perpetua e la sua presenza in tutta l'opera della salvezza, ella riafferma uno dei tratti essenziali del Dio della Bibbia. Non riconoscere i privilegi della madre di Ges\u00f9 \u00e8 non volere incontrarsi con Dio in modo unico; \u00e8 adulterare il volto che Dio ha voluto darsi.
\u00c8 un fatto per\u00f2, nel nostro secolo, che la piet\u00e0 mariana ha invaso molti spazi dai quali prima era assente. Nei secoli passati, la stessa fede e la stessa visione di Dio e del Cristo-Sposo poggiavano su convinzioni e una piet\u00e0 diverse. Una pleiade di innamorati si sono rivolti alla Sposa del Cantico, scorgendo in lei anzitutto la figura della Chiesa: si riconoscevano parte importante del mistero e della predestinazione di Dio. L'identificazione di Maria con la Donna non dovrebbe ora diventare un modo di sottovalutare la nostra vocazione e l'amore unico nel quale ci ha conosciuto il Padre. Ges\u00f9 ha invitato i suoi apostoli a credere che essi stavano al centro del piano di Dio, pi\u00f9 che a invidiare i pi\u00f9 grandi santi del passato o a vivere per interposte persone.

{N}2.47: PROFEZIE E PREDIZIONI{/} [Ap_20,7]
Osserviamo qui un brusco cambio di velocit\u00e0 nella visione profetica. Giovanni ha parlato ampiamente dell'idolatria romana e delle persecuzioni del potere totalitario, quindi, con il capitolo 20 si entra nei tempi successivi in cui Giovanni vede apparentemente solo la felicit\u00e0 per la pace recuperata. La bestia totalitaria e il falso Cristo - istituzioni pi\u00f9 che singoli - sono stati mandati al fuoco eterno; gli agenti di Satana sono stati semplicemente eliminati [Ap_19,21]. Solo dopo questi mille anni di pace, riassunti in poche righe, il demonio si rimette al lavoro; in due paragrafi la gran rivolta (Paolo parler\u00e0 dell'apostasia in [2Ts_2,3] \u00e8 domata e la storia finisce con il demonio rimandato all'inferno.
Ritroviamo qui quel che si notava gi\u00e0 nei profeti dell'Antico Testamento: la profezia vede negli eventi del momento un'anticipazione del Giudizio, trascurando quanto ci fosse in essi di positivo e mostrando in essi solo quanto richiede un intervento di Dio. Dopo tutto, il tempo che trascorrer\u00e0 tra la fine del sistema attuale, condannato, e la fine della storia non \u00e8 che un grand'inganno: il profeta non sta l\u00ec ad anticipare uno sviluppo della storia. 
Esiste una continuit\u00e0 tra profezia dell'Antico Testamento e profezia cristiana. Anche quando la rivelazione si conclude, in maniera definitiva, con l'Apocalisse, non si estingue per\u00f2 il carisma profetico. Attualmente sono molti quelli che si rivolgono a messaggi celesti, tanto pi\u00f9 numerosi quanto pi\u00f9 il mondo s'\u00e8 ingrandito e quanto pi\u00f9 le rivoluzioni in corso hanno ridotto  a poco le nostre certezze. Sia quella che sia la parte di ingenuit\u00e0 e di fantasia nei messaggi celesti che fioriscono un poco dappertutto, sarebbe ingiusto disprezzare tutti questi avvertimenti; spesso provengono da profeti il cui carisma \u00e8 difficile non riconoscere. Il pi\u00f9 delle volte non fanno che ripetere in modo intenso, con immagini che colpiscono la nostra immaginazione e che convincono, gli appelli del Vangelo alla conversione e l'imminenza del giudizio di Dio contro sistemi idolatri che ci opprimono. Anche se non apportassero nulla di pi\u00f9 di quel che troviamo nella Scrittura letta con fede, questi messaggi non sono profezie inutili perch\u00e9 spesso raggiungono quelli che la Chiesa o le circostanze non hanno permesso di accedere alla Bibbia.
Non si tratta d'ignorare quindi la profezia cristiana del nostro tempo dall'alto della nostra scienza teologica, spesso solo razionalista; lo Spirito e gli spiriti sono tanto necessari quanto i prelati nella vita della Chiesa, anche quando lambissero il monopolio dell'autorit\u00e0. \u00c8 necessario, questo s\u00ec, applicare a tali profezie di oggi i criteri della Bibbia. Dovremmo prestare attenzione agli avvertimenti, interpretare i segni che ci vengono presentati; in cambio per\u00f2 tutto quanto, in tali messaggi, intendesse reinsegnarci quel che succeder\u00e0, dev'essere attribuito ad un inganno dei sensi e alle umane limitazioni del profeta e non allo Spirito di Dio.

{N}2.48: LA SALVEZZA DEI NON CRISTIANI{/} [Ap_22,3]
Il Nuovo Testamento, parola di Dio definitiva, non dovrebbe forse dirci come si salveranno coloro che non hanno mai conosciuto l'Unico Salvatore? Per\u00f2 non lo fa, e l'Apocalisse che conclude la Bibbia, ci parla solo di una lotta senza quartiere delle potenze del male, installate in tutte le sfere della societ\u00e0, contro la Chiesa nascente. In nessun momento si fa menzione degli innumerevoli non cristiani che non sono stati n\u00e9 dei testimoni della parola ma neppure degli strumenti del male. 
La stessa cosa si verifica nelle lettere di Paolo: i non cristiani sono {C}quelli di fuori, {/}sono un {C}mondo {/}nel quale lo spirito maligno agisce liberamente. Persino il testo di [1Tm_2,4] ({C}Dio vuole che tutti gli uomini si salvino...{/}) ignora la nostra questione, riferendosi solo alla volont\u00e0 divina di fare arrivare a tutti gli uomini il messaggio della salvezza.
Ignorare a tal punto coloro che costituiscono la immensa maggioranza della popolazione non potrebbe fare apparire il cristianesimo un messaggio settario? Abbiamo gi\u00e0 speso una parola sulla frase "fuori della Chiesa non c'\u00e8 salvezza" a proposito di [Mc_16,16]. Ma non dobbiamo sorprenderci: i libri del Nuovo Testamento erano indirizzati a piccole comunit\u00e0 il cui universo si limitava al mondo greco-romano e i cui problemi non andavano oltre la propria citt\u00e0. Era l\u00ec che combattevano per la vita dei cristiani spesso mal visti o perseguitati; ed era necessario dire loro che dalla loro fedelt\u00e0 sarebbe dipesa la salvezza del mondo.
Nulla ad ogni modo giustifica, nella lettura del Vangelo, una discriminazione di coloro che non hanno ricevuto la rivelazione biblica: guardiamo come agisce Ges\u00f9 con i non giudei in [Mc_7,24] - [Mc_8,10]. Neppure la parabola del Giudizio finale [Mt_25,31] fa alcuna distinzione tra credenti e non credenti. Questo per\u00f2 basta per riproporre il problema della salvezza di coloro che non hanno ricevuto la fede. La questione non consiste ora nel sapere se Dio ha uno spirito sufficientemente ampio per interessarsi anche di "quelli di fuori", ma nel tentare di capire come Egli abbia disposto la storia umana perch\u00e9 tutti siano salvi grazie all'unico Salvatore, mentre solo una minoranza dovrebbe conoscere il suo Figlio fatto uomo. Perch\u00e9 vocazioni cos\u00ec opposte: conoscere o no la grande manifestazione divina? Se crediamo che Dio attua con generosit\u00e0 senza limiti e senza distinzione di persone, come possiamo riconoscere in questo un'opera degna di lui?
A molti cristiani oggi piacerebbe pensare che solo linguaggio e cultura ci separano da chi non condivide la nostra fede, che la diversit\u00e0 religiosa nasca dalle nostre limitazioni e che la verit\u00e0 deve trovarsi pi\u00f9 in l\u00e0 dei diversi credo. Cos\u00ec si aprono a spiritualit\u00e0 orientali o si immergono in una cultura liberale esponendosi alla grande tentazione di negare le differenze e spiegare ogni cosa con le religioni comparate. La rivelazione cristiana si oppone a questo tipo di concessioni: anche quando ammettiamo che esistano altre rivelazioni di Dio e che anche altre religioni si appoggiano a profeti diversi dai nostri, quel che dobbiamo mantenere fermo \u00e8 che il Figlio \u00e8 unico, come \u00e8 unico Dio. Senza quindi rinnegare l'unicit\u00e0 della salvezza cristiana, possiamo per\u00f2 ampliare la nostra visione tradizionale: basterebbe indicare non uno scontro ma un incontro tra le sapienze non cristiane con la sapienza del popolo di Dio. Per secoli ci si \u00e8 voluto tranquillizzare alle spese di altre sapienze e religioni: altro non sarebbero che balbettamenti umani a confronto con la piena luce che Dio donerebbe a noi. Perch\u00e9 allora non riconoscere che esistono due vie ugualmente volute da Dio, per quanto lo Spirito del male abbia seminato ovunque ogni specie di confusione e di fantasticherie? 
Non possiamo dubitare della nostra vocazione speciale, e ancora meno concludere che Dio misuri i doni che concede agli altri o che li salva se possibile. Dio salva gli uni manifestandosi e altri lasciandosi cercare [Eb_17,27]; quel che qui a noi pare una contraddizione \u00e8 di fatto un'esigenza assoluta della santit\u00e0 di Dio. Perch\u00e9 Dio non si svela senza restare al tempo stesso nascosto; non promette n\u00e9 compromette alcuna verit\u00e0 senza inabissarsi immediatamente nel mistero o, se preferiamo, senza immergere noi nella condizione di creature.
Parlare del Dio Santo \u00e8 confessare che abbiamo una coscienza acuta non tanto di quel che Egli sia quanto della sua azione sempre imprevedibile. Gli eventi che viviamo, con la loro buona dose di tragedie e scandali, ci si presentano allora come un gioco divino: che si sviluppano sullo sfondo di una realt\u00e0 in cui non c'\u00e8 che il mistero della libert\u00e0 divina. {C}Il nostro Dio \u00e8 un fuoco divorante, {/}e noi restiamo senza poter nulla dinanzi alle iniziative e all'esuberanza dei suoi insondabili progetti, sovente terribili, che possono schiacciarci insieme alla nostra sapienza.
Il Dio Santo ha voluto la cosa pi\u00f9 inconcepibile per la ragione umana: far che esseri creati si rivolgano a Lui nella sua eternit\u00e0. In questo assunse rischi sorprendenti: che possono e che debbono essi sapere di Dio? Che esperienze devono fare nel corso della loro esistenza tanto limitata nel tempo, che cosa indovinare dell'Essere superiore dal quale provengono perch\u00e9 la loro vita presente sia un preludio dell'eternit\u00e0? Che traumatismi sono necessari per prepararsi a questa metamorfosi?
L'apostolo Giovanni sostiene che in Dio non ci sono tenebre e che in Lui tutto \u00e8 luce [1Gv_1,5]. Tale luce per\u00f2 non \u00e8 la nostra e ci accieca. Quale credente, al termine della sua preghiera, non si turba subito per una disgrazia imprevista? Come ha potuto Dio permettere questo...? Andiamo ancora un poco pi\u00f9 in l\u00e0: non \u00e8 mai esistito un amico di Dio, a cui sia stato rivelato qualcosa in pi\u00f9 delle norme comuni, che non sia dovuto passare per periodi di prova interiore, a volte terribile, in cui tutto quanto aveva esperimentato prima non gli sia parso pi\u00f9 consistente di un sogno. Perch\u00e9 Dio non si rivela senza che le nostre parole e quindi senza che le nostre esperienze non tradiscano la sua verit\u00e0.
Questo mistero della luce che si da e si nega sta nel pi\u00f9 profondo dell'opera di salvezza. Le tensioni che in Dio stesso si annodano e snodano nell'unit\u00e0, sono la ragione ultima delle contraddizioni iscritte nel piano di salvezza con le sue diverse vie: la maggioranza degli uomini intraprender\u00e0 la ricerca di Dio per conto proprio, anche quando Dio si riserva di intervenire discretamente; altri per\u00f2 sono eletti per essere suo popolo e ricevere la sua testimonianza diretta. Vivranno altre esperienze e saranno testimoni di una sapienza divina sconosciuta a quanti non sono stati chiamati. \u00c8 cos\u00ec che il Dio Santo salva la storia umana, utilizzando sia la sinistra che la destra, tanto la faccia luminosa che quella sconosciuta.
Dio previde che la maggioranza delle persone non avrebbero mai conosciuto il Salvatore durante la loro vita terrena, perch\u00e9 questo \u00e8 cosa buona e necessaria. Non diciamo per\u00f2 che cos\u00ec essi sono meno amati: Dio ama ciascuno e ciascuna con un amore totale, capace di trasfigurarli a suo tempo in ogni loro dimensione. Quando l'ora arriva, nessuno pi\u00f9 si lamenter\u00e0 d'aver camminato senza il peso e la ricchezza della rivelazione, perch\u00e9 le carenze che furono la nostra porzione sulla terra appariranno come strumenti dell'amore particolare che Dio ha per tutti fin dall'eternit\u00e0. In questo numero sterminato di figli e figlie di Dio, che sulla terra non sono il suo popolo, Egli sapr\u00e0 eleggersi buoni amici.
Dio per\u00f2 volle manifestarsi ad un popolo che fece suo, perch\u00e9 anche questo \u00e8 una cosa buona e necessaria. Prima la chiamata ad Abramo, poi la vocazione alla fede in Cristo, fecero nascere un popolo non superiore agli altri ma diverso. Tale popolo \u00e8 realmente privilegiato perch\u00e9 Dio gli si \u00e8 donato. Noi non solo lo conosciamo, ma ci prepariamo fin d'allora in quel che sar\u00e0 la vita di tutti nell'eternit\u00e0, una relazione d'amore corrisposto nella tenerezza e nella fedelt\u00e0. Questo popolo esercita una funzione essenziale nella storia umana anche se scrive pagine poco brillanti. Tra quelli che hanno sperimentato le ricchezze dell'amore di Cristo, chi esiter\u00e0 nel dire che ha ricevuto la parte migliore? Si dovrebbe per tanto concludere che questo privilegio immeritato ci da una superiorit\u00e0 su quelli che non sono stati chiamati? San Paolo rispose a questa domanda nella sua lettera ai Romani cap. 3. 
\u00c8 il momento d'osservare pi\u00f9 da vicino la contropartita del dono di Dio. Se la rivelazione della Bibbia ci offrisse piena sicurezza e di noi facesse degli esempi di virt\u00f9, allora potremmo parlare di disuguaglianza. \u00c8 il Dio Santo per\u00f2 che ci ha avvicinati a s\u00e9, e noi finiremo col bruciare nel fuoco della sua santit\u00e0. Chi sopporter\u00e0 infatti il peso del primo comandamento: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze"? E chi far\u00e0 meglio degli apostoli ai quali Ges\u00f9 ad ogni passo rimproverava la loro mancanza di fede? La storia biblica \u00e8 fatta di  una lunga lista di ribellioni e incomprensioni che ora continuano nella storia della Chiesa. Ges\u00f9 da a intendere che i salvati, nel senso che egli da al termine, sono solo pochi. Il popolo eletto, pi\u00f9 di qualsiasi altro, \u00e8 un popolo di peccatori; e qui l'equilibrio si ristabilisce [Ml_1,11] - [Ml_1,12]. 
Anche se peccatore, il credente vorrebbe condividere con tutti le ricchezze della sua fede [2Cor_5,14]. Esiste tuttavia un limite invalicabile: Dio non ci ha consultato per offrire a ciascuno il proprio destino e noi soffriremo spesso nel vedere che Dio mantiene coloro che amiamo lungo strade dove Cristo \u00e8 assente [Rm_9,3].
Mai finiremo di far la sintesi della via cristiana con le altre vie, anche se ci sono alcuni che pensano d'esserci riusciti, perch\u00e9 alla base della rivelazione ci sono le parole {C}elezione e grazia.{/} Non parlare dell'elezione sarebbe rinnegare del tutto la storia biblica. L'elezione \u00e8 confermata dalla parola {C}grazia {/}che solo la fede cristiana pone al centro delle nostre relazioni con Dio. Perch\u00e9 per\u00f2 volere ad ogni costo arrivare ad una sintesi o a realizzare l'unit\u00e0 prima che venga il giorno di Dio? Quel che conta non \u00e8 quanto si \u00e8 potuto innalzare dal basso verso l'alto. Dovremmo piuttosto chiederci se le due strade, tanto quella in cui Dio si rivela che l'altra dove si cammina a tentoni non siano ugualmente necessarie perch\u00e9 alla fine possano essere riconosciute interamente le ricchezze dell'amore di Dio: vedere in [Rm_15,8].

{N}2.49: APPARIZIONI E ANGELI{/} [Gn_16,1]
Che pensare di queste apparizioni di angeli? Sono realt\u00e0 o modi di dire? Dobbiamo precisare quanto segue: Non dobbiamo confondere gli angeli con l'Angelo di Yahweh. Soltanto nei libri pi\u00f9 tardivi dell'Antico Testamento (e nel Nuovo) si parla di angeli come creature spirituali che occupano un posto nell'ordinamento del mondo e nella storia degli uomini. Cos\u00ec in [Za_1,1] e [Za_2,1] e in [Dn_9,21] e [Dn_10,12] - [Dn_10,21]. Gli antichi israeliti invece parlavano dell'Angelo di Dio, ossia, di un Messaggero di Yahweh per esprimere cose che non sapevano spiegarsi ma che denotavano un intervento di Dio. Quando un'epidemia, per esempio, distrugge provvidenzialmente l'esercito assiro, \u00e8 l'angelo di Yahweh: vedere [Is_37,36] e [2Sam_24,16]. Sapendo che Dio nessuno lo pu\u00f2 vedere, quando qualcuno aveva un'apparizione si parlava di Angelo di Yahweh: vedere [Gdc_6,11].
Tutta la Bibbia ci mostra che Dio si fa conoscere come Dio da chi lo cerca, usando un'infinit\u00e0 di modi. Parla per mezzo di avvenimenti: illumina il cuore di chi legge la Parola; parla per mezzo di intuizioni e sogni; parla per mezzo di visioni o parole e, a volte, come nel caso  di grandi profeti, in una forma pi\u00f9 diretta, con un contatto intimo e spirituale.
Non possiamo per\u00f2 prendere alla lettera tutto quel che si dice di apparizioni o di parole ricevute da Dio, perch\u00e9 i popoli antichi non si esprimevano come noi. Quando un uomo si poneva delle domande o era tentato dal Male, qualche volta gli antichi esprimevano questa meditazione interiore per mezzo di personaggi e dicevano che il demonio o che Dio dialogavano con quell'uomo: vedere [Gs_7,10] e [1Re_3,5].
Probabilmente Dio non agiva con gli antichi della Bibbia allo stesso modo che nel nostro tempo. Ora, dopo la venuta di Cristo, abbiamo tutto in lui e nella sua Chiesa, e Dio riserva abitualmente visioni e apparizioni solo a quelli che conduce per una via speciale. Invece, nei primi secoli della Bibbia, Dio si comunicava molto di pi\u00f9 con questi mezzi pi\u00f9 spettacolari, ma inferiori.

{N}2.50: RELIGIONE E FEDE {/}[Dt_4,32]
Questi due termini continuamente riappaiono quando parliamo della nostra relazione con Dio. Dobbiamo sapere allora che intendiamo per "religione" e che cosa diciamo quando parliamo di fede. 
I popoli dell'antichit\u00e0 e molti uomini di oggi sono "religiosi": credono che il mondo in cui vivono \u00e8 opera di Dio creatore "che ha fatto cielo e terra". \u00c8 per questo che incontriamo in tutte le religioni dell'antichit\u00e0, come nelle prime pagine della Bibbia, racconti della creazione che spiegano l'origine del mondo e dell'uomo. Essendo Dio l'autore della Creazione, solo lui pu\u00f2 stabilire le regole del suo funzionamento: tutte le religioni, perci\u00f2, hanno associato con naturalezza ai loro racconti delle origini prescrizioni di ordine morale.
Il Dio della religione (o gli dei, dal momento che il politeismo \u00e8 molto diffuso) \u00e8 servito da un clero che, in nome del popolo, lo ringrazia per i beni che egli da agli uomini  e lo prega che rinnovi i suoi benefici lungo tutto l'anno che viene. \u00c8 cos\u00ec che le feste religiose consistono principalmente in azioni di grazie e offerte delle primizie, come vediamo nei testi rituali dell'Antico Testamento. La religione \u00e8 per sua natura conservatrice, ma per assicurare cos\u00ec il cammino del mondo in avanti; senza "speranza" infatti l'uomo non ha niente di nuovo d'attendersi, se non soltanto quanto il domani o l'oggi gli riserva del necessario per vivere sulla terra. 
All'aprire la Bibbia o al fare la nostra "professione di fede", riconosciamo che anche noi siamo un popolo religioso; non diciamo per caso: "Credo in Dio onnipotente, creatore del cielo e della terra?" Per\u00f2 questa religione che professiamo \u00e8 stata trasfigurata totalmente dalla fede: il Dio creatore si \u00e8 "rivelato", si \u00e8 manifestato al popolo d'Israele che aveva scelto fin dall'eternit\u00e0 perch\u00e9 diventasse suo "testimone in mezzo alle nazioni".  Lungo i secoli Dio si \u00e8 "rivelato" anche nella storia di Israele: ha condotto il suo popolo come un padre guida suo figlio [Dt_1,31] a una pienezza che l'uomo non pu\u00f2 concepire e tantomeno immaginare: vedi da ([Ef_1,15] a [Ef_1,23]; da [Ef_3,14] a [Ef_3,21]; da [Col_1,9] a [Col_1,14]; da [Col_1,25] a [Col_1,27]).
Dio si da a conoscere com'\u00e8, e attira l'uomo ad una comunione con s\u00e9 di amore eterno [Gv_17,21]. Di qui se la speranza, almeno come la definisce Paolo (vedi da [Rm_8,24] a [Rm_8,25]), sta nel cuore stesso della nostra fede; e se la nostra azione di grazie sempre si eleva a Dio per i beni che riceviamo da lui, si eleva molto pi\u00f9, infinitamente di pi\u00f9, verso il {C}Padre {/}"che ci ha fatti capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce", verso colui cio\u00e8 che "ci  ha strappati dal dominio delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo amato figlio" (vedere da [Col_1,12] a [Col_1,13]).

{N}2.51: DIO SALVA TUTTI GLI UOMINI {/}[Gio_4,1]
Giona non ama i pagani, e se Dio li salva, egli non \u00e8 disposto a pagarne il conto. Per\u00f2 queste piccinerie degne di un credente mediocre, non devono occultarci uno scandalo del quale Dio stesso appare il colpevole. Come va inteso che Dio salva gli uomini, se allo stesso tempo ripete, lungo tutta la Bibbia, che l'unico eletto \u00e8 Israele, che solo Ges\u00f9 ha parole di vita eterna, e che non ci si salva senza il battesimo? Che Dio non abbia due modi di parlare? O dobbiamo credere noi che la salvezza cristiana \u00e8 una tra le tante da Dio concesse ai popoli di diverse culture e religioni?
Uno dei primi a interrogarsi al riguardo, il filosofo e martire san Giustino, pens\u00f2 che gi\u00e0 prima di Ges\u00f9, il Verbo di Dio era nel mondo come seme di verit\u00e0, e che aveva illuminato i savi di tutte le religioni. Sant'Agostino, al contrario, prese alla lettera [Mc_16,16]: "Chi non creder\u00e0 sar\u00e0 condannato". Pertanto, si vide obbligato a dimostrare che quanto vediamo di buono nei non cristiani \u00e8 solo frutto di un orgoglio segreto. In costoro non ci sarebbero che virt\u00f9 umane, vale a dire, una perfezione apparente e senza valore agli occhi di Dio. Una soluzione radicale di questo genere infuocava d'entusiasmo i battezzati e la Chiesa non tard\u00f2 molto ad adottarla.
C'\u00e8 da dire che la Chiesa s'era di gi\u00e0 assisa sul trono di gloria che era proprio di Cristo, il suo sposo. Essendo lui il Salvatore unico, ella considerava se stessa come l'intermediaria che nessuno poteva ignorare senza condannarsi per sempre. Era ed \u00e8 vero che il mistero della Chiesa abbraccia l'umanit\u00e0 intera, per\u00f2 si possono qui confondere due problemi distinti: \u00e8 necessaria la Chiesa per la salvezza della storia umana? E l'altro: non c'\u00e8 proprio salvezza per quelli che non si situano all'interno di una struttura ecclesiastica?
Fu cos\u00ec che la Chiesa d'Occidente si incasell\u00f2 nella posizione di sant'Agostino che puntell\u00f2 con la dottrina del peccato originale, della quale egli aveva tracciato le grandi linee (vedasi il commento a [Gn_3,1] e a [Rm_5,12]. Si sosteneva imperturbabilmente che a causa del peccato di Adamo, tutti gli uomini erano condannati all'inferno, tranne i battezzati o coloro che avevano per lo meno espresso il desiderio di esserlo. Tutto questo si scrisse e si predic\u00f2 fino ad un tempo piuttosto recente.
Fu solo nella prima met\u00e0 del secolo XX, specialmente con il Concilio Vaticano II, che questo muro fu ufficialmente abbattuto. Durante i tre secoli precedenti questa condanna senz'appello di tutte le religioni e della stragrande maggioranza degli uomini che non entravano a far parte del movimento cristiano, aveva scandalizzato innumerevoli spiriti aperti, dando cos\u00ec passo all'ateismo occidentale, ma la Chiesa (o meglio, le Chiese) continuarono immutabili. Non c'\u00e8 perci\u00f2 da meravigliarsi se, non appena si riconobbe che la volont\u00e0 di Dio era la salvezza di tutti gli uomini (ma non pi\u00f9 secondo la teoria che "Dio vuole salvare tutti a condizione che tutti credano e si facciano cattolici romani"), la massa dei cristiani abbia iniziato a sottovalutare la propria fede. Non la si negava, forse anzi la si pensava la migliore, ma si sosteneva anche che tutte le religioni avevano lo stesso valore. Presto si ritenne che in questo terreno non si dia via che si imponga su altre, ma che ognuno si salva come pu\u00f2, se pure si deve parlare di salvarsi o d'essere salvati.
I credenti di oggi non riescono ad assimilare, in pochi anni e neppure in un secolo, un'inversione di rotta di tale magnitudine, e senza dubbio saremo incapaci, per molto tempo a venire, di capire come Dio ama e salva tutti gli uomini e allo stesso tempo come la chiamata alla fede che abbiamo ricevuto sia una grazia unica. Dobbiamo prestare orecchio a quel che Dio dice al profeta Giona, ma non per questo dimenticheremo che Ges\u00f9 \u00e8 ben pi\u00f9 di un qualsiasi Giona o Salomone [Mt_12,41], pi\u00f9 di un qualsiasi saggio o profeta d'Oriente o d'Occidente. Nessuno, fuori di lui, ha ricevuto il Nome divino senza il quale l'umanit\u00e0 non si salva [Eb_4,12].

{N}2.52: L'INFERNO{/} [Mt_10,17]
{C}Guardatevi dagli uomini{/}. Questo punto va sviluppato in [Gv_15,18].
{C}Vi flagelleranno nelle loro sinagoghe{/}. Nel mondo romano le varie comunit\u00e0 etniche godevano di organizzazione interna. I giudei potevano castigare certi reati secondo le loro leggi nelle sinagoghe [At_9,2].

{N}2.53: SAPIENZA DI GES\u00d9 {/}[Mc_6,1]
{C}Non \u00e8 che un falegname{/}. Solo qui si chiama Ges\u00f9 {C}figlio di Maria{/}. In bocca a giudei, che avrebbero dovuto chiamarlo {C}figlio di Giuseppe{/}, suonerebbe strano, come un insulto. Per\u00f2 vi sono manoscritti antichi che dicono: il figlio del falegname, come in [Mt_13,55]. Origene afferma che i vangeli mai chiamano Ges\u00f9 il falegname. Altri manoscritti dicono il figlio del falegname e di Maria. Quel testo dovette essere modificato per rispetto a Maria.

{N}2.54: PURO E IMPURO{/} [Mc_7,14]
Nella religione ebraica, un punto molto importante era mantenersi puro, in quanto non si poteva partecipare al culto senza possedere questo stato di purezza. La parola {C}purezza{/} non aveva lo stesso senso che le diamo noi oggi. Uomo puro era chi non s'era contaminato, neppure per inavvertenza, con una qualsiasi delle cose proibite dalla Legge. 
Per esempio, la carne di maiale e di coniglio era considerata impura: non si doveva mangiare. Una donna durante i suoi cicli o qualsivoglia persona che avesse delle emorragie erano considerate impure durante un determinato numero di giorni; nessuno doveva neppure toccarle. Un lebbroso era impuro fino a guarigione avvenuta e constata. Se cadeva un animaletto morto nell'olio, questo diventava impuro e bisognava buttarlo. Chiunque dunque si fosse macchiato con queste cose, anche senza sua colpa, doveva purificarsi, abitualmente con acqua, e altre volte pagando sacrifici.
Queste leggi erano state utili un tempo per abituare il popolo ebraico all'igiene. In pi\u00f9 servivano per proteggere la fede di ebrei che vivevano in mezzo a popoli che non conoscevano Dio. Tuttavia, come potevano conservare la loro fede nel Dio unico, se si permetteva loro di convivere con questi popoli, averli come amici e imitarli in tutto? Orbene, con queste innumerevoli usanze religiose che l'ebreo doveva osservare, necessariamente egli si doveva appartare da coloro che non condividevano la sua fede, conduceva un tipo di vita diversa e se ne restava tra i suoi correligionari.
Ges\u00f9 toglie a questi riti il loro carattere sacro; nulla di quanto Dio ha creato \u00e8 impuro; Dio non si offende se tocchiamo un malato, un cadavere o una qualsiasi cosa macchiata di sangue. Non lo disturba il fatto che noi mangiamo questo o quel cibo. Il peccato \u00e8 sempre un {C}qualcosa che esce dal cuore, {/}e non quel che abbiamo fatto senz'avvertenza.
\u00c8 vero che l'Antico Testamento insegna i concetti di "puro e impuro", ma tutto questo fu scritto nell'arco di secoli, e non tutto quel che dice un libro vale per tutti i secoli. Come dir\u00e0 Paolo nella sua epistola ai Galati [Gal_4,1] e [Gal_4,7], il popolo di Dio \u00e8 passato per un periodo di infanzia in cui ebbe bisogno di regole precise per formarsi; per\u00f2 "quando giunse la pienezza dei tempi", quando il popolo di Dio divenne adulto, tali regole persero la loro ragion d'essere.
\u00c8 del tutto lecito che dei cristiani adottino una dieta vegetariana o delle comunit\u00e0 cristiane considerino l'astenersi dall'alcool o dal tabacco una valida testimonianza morale. Non devono dire per\u00f2 che la loro scelta fa parte della fede, n\u00e9 giudicare chi tiene alla propria libert\u00e0; ribasserebbero la salvezza cristiana dimenticando che essa arriva ben pi\u00f9 in l\u00e0 di una qualsiasi questione di "cibo o bevanda" [Rm_14,17].

{N}2.55: IL NOME DI GES\u00d9{/} [Mc_16,15]
Con la risurrezione di{N} {/}Ges\u00f9, la sua natura umana partecipa pienamente della gloria divina. Ges\u00f9 \u00e8 ora il Figlio-di-Dio-con-potenza [Rm_1,4], e ci chiede che crediamo nel suo {C}Nome, {/}ossia, nel potere che ha ricevuto e che \u00e8 attivo in lui.
Il {C}Nome {/}\u00e8 un termine che a noi dice poco, ma per gli ebrei significava la presenza attiva di Dio. Questo vocabolo permetteva di parlare della presenza misteriosa di Dio senza ridurne la grandezza. Per esempio, la Bibbia mai dice che Dio camminava con gli ebrei verso la Terra Promessa (sappiamo che Dio non cammina); per\u00f2 dice che il suo {C}Nome {/}[Num_6,27] o il suo {C}Volto {/}[Es_33,15], o il suo {C}Angelo {/}[Es_23,23] stava in mezzo a loro. Dio non poteva rinchiudersi in un Tempio di pietre, ma la Bibbia dice che il suo {C}Nome {/}risiedeva in quel luogo per benedire da l\u00ec tutte le attivit\u00e0 del suo popolo [1Re_8,27] e [1Re_8,29].
Il {C}Nome, {/}quindi, significava il potere o la presenza divina. E Paolo dice che Ges\u00f9 risorto ha ricevuto un Nome che supera ogni altro nome [Fil_2,9]. Dio Padre glielo ha comunicato, e Ges\u00f9, che lo riceve dal Padre, non \u00e8 meno di lui: tutto quel che \u00e8 del Padre \u00e8 ora anche suo. Ges\u00f9 non riceve soltanto un titolo o una gloria divina, dal momento che la Gloria divina non poteva darsi a nessun altro che a Dio; se egli riceve un titolo divino (gi\u00e0 annunciato in [Is_9,5]), \u00e8 perch\u00e9 in realt\u00e0 gi\u00e0 aveva dal Padre la Divinit\u00e0, ossia, il suo stesso Essere divino.
Ges\u00f9, dunque, \u00e8 Dio uguale al Padre, per\u00f2 lo \u00e8 in un modo diverso, perch\u00e9 tutto riceve da colui che tutto ha. Per questo sta anche scritto che il suo {C}Nome {/}\u00e8 {C}Il Figlio {/}[Eb_1,4]. Quando ci rivolgiamo al Padre invocando il Nome di Ges\u00f9, questo significa molto di pi\u00f9 che proteggerci con i suoi meriti [Eb_5,9] o avvalerci della sua potente intercessione [Eb_7,25]; nel Nome di Ges\u00f9 noi ci presentiamo come figli, sapendo che Dio ci abbraccia con lo stesso amore paterno che ha per il suo {C}Diletto {/}[Ef_1,6].
Per l'avvenire il Signore Ges\u00f9 assoggetta a poco a poco, con potere divino, la storia degli uomini e in essa il percorso personale di ciascuno di noi. I discepoli sono inviati nel mondo per guarirlo e santificarlo. I miracoli e le guarigioni, la cui importanza \u00e8 enfatizzata in questo paragrafo, non sono il fine ma segni e mezzi; il fine dell'evangelizzazione \u00e8 che tutta la creazione si riunisca attorno alla Persona del Figlio di Dio fatto uomo, per opera del suo Spirito. "Non abbiate timore, ci dice Ges\u00f9, la mia Chiesa non \u00e8 un rifugio contro il mondo, le sue seduzioni e i suoi problemi, ma che, con il battesimo, ciascuno di voi comincia ad essere apostolo".
{C}Questi poi sono i segni che accompagneranno i credenti {/}[Mc_16,17]. Gli Atti degli Apostoli riportano alcuni di questi segni e miracoli nella Chiesa dei primi anni. Oggi ancora si verificano gli stessi, con altri ancora, in ogni luogo in cui i cristiani prendono seriamente la propria missione di evangelizzare la creazione.

{N}2.56: I CASTIGHI DI DIO {/}[Lc_13,1]
In questo passo Ges\u00f9 mette in forse l'idea che abbiamo dei castighi di Dio. Non si pu\u00f2 credere in Dio senza credere nella giustizia, e tra i Greci, che veneravano divinit\u00e0 capricciose e anche di poco onore, la giustizia contava come forza divina superiore agli dei stessi. Per\u00f2 uno si crede sempre al centro del mondo e migliore degli altri. Se la disgrazia colpisce qualcuno, altri pensano che \u00e8 giusto cos\u00ec; quando per\u00f2 tocca a noi, ci chiediamo: "Che male ho fatto a Dio perch\u00e9 proprio a me deve succedere questo?"
Il Vangelo tiene conto di vari aspetti di questa domanda. In primo luogo, cerchiamo di superare lo spirito di clan o di partito (vedasi [Lc_6,32]); il male fatto dai nostri nemici non \u00e8 peggiore di quel che facciamo noi. In secondo luogo, la giustizia di Dio sorpassa di molto la nostra, e si realizza davvero solo nell'altro mondo (il caso di Lazzaro [Lc_16,19]).
Le disgrazie che in questa vita ci sembrano "castighi di Dio" non sono, in realt\u00e0, pi\u00f9 che segnali, occasioni pedagogiche di cui si serve il Signore perch\u00e9 diventiamo coscienti del peccato, poich\u00e9 egli dal male tira fuori il bene. Molte volte Dio converte un peccatore concedendogli una grazia insperata (vedasi il caso di Zaccheo: [Lc_19,1]).
Perch\u00e9 allora si parla tanto di castighi di Dio nell'Antico Testamento? Precisamente perch\u00e9 il popolo di Dio non aveva ancora un'idea dell'al di l\u00e0 ed era necessario mostrargli i castighi di Dio nella vita presente perch\u00e9 credessero nella sua giustizia. Di fatto, Dio continua a dare segni del genere, tanto a persone che a collettivit\u00e0, ed \u00e8 un bene per noi saperli riconoscere, anche se abbiamo appreso che non \u00e8 questa l'ultima parola della giustizia divina.

