{2}LETTERA DI GIACOMO{/}

L'autore di questa lettera si presenta come \u00abGiacomo servo di Dio e del Signore Ges\u00f9 Cristo\u00bb, [Gc_1,1], ma \u00e8 difficile dire chi veramente sia. Egli si identifica con Giacomo, \u00abfratello del Signore\u00bb, non l'apostolo, favorito da un'apparizione di Ges\u00f9 risorto, [1Cor_15,7], a cui Pietro fece annunziare la propria liberazione dal carcere, [At_12,17], stimato una delle colonne della chiesa, [Gal_2,9], capo della chiesa di Gerusalemme per una trentina d'anni, molto osservante del giudaismo, ucciso verso il 62 sotto il sommo sacerdote Anania, dopo la morte del procuratore Festo. A lui, appunto, la tradizione cristiana attribuisce la lettera; ma vi sono seri motivi per ritenere che non sia opera sua, bens\u00ec di qualche discepolo, che pu\u00f2 averla scritta prima della fine del secolo.
L'attaccamento dell'autore al giudaismo si manifesta nello stesso scritto, che si presenta tutto impregnato di Scrittura, la quale, pur senza essere apertamente citata, ne guida il pensiero. Inoltre l'autore si mostra assai aderente alle usanze giudaiche, e pu\u00f2 darsi benissimo che il suo insegnamento sulla necessit\u00e0 delle opere assieme alla fede, [Gc_2,14] - [Gc_2,26], rifletta questa mentalit\u00e0 ebraica, come pure il culto della povert\u00e0 e la considerazione per i poveri, [Gc_2,2] - [Gc_2,13], che risente dell'insegnamento biblico sui \u00abpoveri di Jhwh\u00bb e del discorso della montagna che inizia beatificando i poveri, cfr. [Mt_5,3]; cfr. pure l'invettiva contro i ricchi, [Gc_5,1] - [Gc_5,6].
La lettera, che si pu\u00f2 chiamare tale solo per l'indirizzo posto al principio, non contiene alcuna notizia personale, non accenna a necessit\u00e0 particolari, ma pu\u00f2 essere considerata come un complesso di esortazioni varie, senza legame profondo tra loro, miranti a ottenere che la vita cristiana sia vissuta nelle sue esigenze.
E' indirizzata \u00aballe dodici trib\u00f9 d'Israele che si trovano disseminate nel mondo\u00bb, cio\u00e8 in mezzo ai pagani: forse si tratta delle comunit\u00e0 cristiane di Siria e Cilicia, di Ebrei convertiti al cristianesimo, buoni conoscitori sia della Bibbia che dell'insegnamento di Ges\u00f9. Sono comunit\u00e0 ancora turbate da consuetudini della vita anteriore dure a morire, invitate a una pi\u00f9 radicale ed effettiva pratica delle virt\u00f9 cristiane, specialmente la fede, che dev'essere vitale, [Gc_2,1], [Gc_2,5], [Gc_2,4] - [Gc_2,17]; [Gc_5,15], la carit\u00e0 senza preferenze, [Gc_2,2] - [Gc_2,4], [Gc_2,13]; [Gc_5,7], la fortezza nelle tentazioni, [Gc_1,12] - [Gc_1,15], provenienti dal diavolo, [Gc_4,7], o dalle prove, 1,12, la prudenza nel parlare, [Gc_3,2] - [Gc_3,11], la dipendenza da Dio, [Gc_4,7], [Gc_4,13] - [Gc_4,17], la pazienza, [Gc_5,7] - [Gc_5,11]. Lo scritto raccomanda assai la preghiera, sia individuale che comunitaria, la quale deve accompagnare il cristiano in ogni necessit\u00e0, [Gc_1,5] - [Gc_1,8]; [Gc_4,2]; [Gc_5,13] - [Gc_5,15].
Importante per la teologia \u00e8 l'accenno alla preghiera e all'unzione con olio dell'ammalato, ad opera degli anziani della comunit\u00e0, [Gc_5,14], su cui il Concilio di Trento ha basato la prova scritturistica per il sacramento dell'unzione degl'infermi.
Quando e dove e a chi sia stata scritta questa lettera rimane storicamente un enigma. La menzione delle \u00abdodici trib\u00f9 disseminate nel mondo\u00bb (letteralmente: \u00abnella diaspora\u00bb) la riferisce probabilmente a tutta la chiesa e non solo a giudeo-cristiani. Essa risulta presto e ben accolta come ispirata in Egitto, sin dalla prima met\u00e0 del II secolo, donde pass\u00f2 alle chiese copte in Grecia e finalmente a Roma.
