{2}PRIMA LETTERA A TIMOTEO{/}

Timoteo, nativo di Listra in Licaonia, figlio di padre greco e di madre ebrea, si un\u00ec a Paolo all'inizio del secondo viaggio missionario, [At_16,2] - [At_16,3]; rimasto tra i suoi discepoli pi\u00f9 fedeli, fu per l'Apostolo come un figlio carissimo e collaboratore impareggiabile (cfr. [Fil_2,19] - [Fil_2,20]). La lettera lo presenta come responsabile della chiesa di Efeso dove Paolo lo ha preposto temporaneamente come vescovo-missionario, con lo scopo di \u00abrichiamare alcuni affinch\u00e9 non insegnino cose diverse\u00bb e aberranti dalle linee della vera fede. Precisamente per incoraggiare il diletto discepolo, ancor giovane e piuttosto timido di temperamento, nelle difficolt\u00e0 che gli si presentavano agli inizi di un apostolato autonomo e autorevole, Paolo gli indirizz\u00f2 dalla Macedonia, verso il 65-66, la presente lettera.
Non \u00e8 facile riassumere il contenuto della lettera, perch\u00e9 l'interesse dell'Apostolo passa tranquillamente da un argomento all'altro. Si possono tuttavia delineare alcuni temi: dopo l'indirizzo e il saluto, [1Tm_1,1] - [1Tm_1,2], Timoteo viene esortato a comportarsi come difensore della verit\u00e0, [1Tm_1,3] - [1Tm_1,20]; successivamente gli si indicano i compiti di organizzatore del culto, [1Tm_2,1] - [1Tm_2,15], e di pastore del gregge, [1Tm_3,1] - [1Tm_6,2]: come tale deve avere idee precise circa le cariche ecclesiastiche, episcopi, diaconi, [1Tm_3,1] - [1Tm_3,13], la chiesa e il mistero della piet\u00e0, [1Tm_3,14] - [1Tm_3,16], i falsi dottori, [1Tm_4,1] - [1Tm_4,16], i fedeli in generale, [1Tm_5,1] - [1Tm_5,12], le vedove, [1Tm_5,3] - [1Tm_5,16], i presbiteri, [1Tm_5,17] - [1Tm_5,25], gli schiavi, [1Tm_6,1] - [1Tm_6,2]. Come conclusione: l'immagine del vero e del falso maestro, [1Tm_6,3] - [1Tm_6,10], una nuova esortazione a Timoteo, [1Tm_6,11] - [1Tm_6,16], l'immagine del ricco cristiano, [1Tm_6,17] - [1Tm_6,19], esortazione finale e saluti, [1Tm_6,20] - [1Tm_6,21].

{2}SECONDA LETTERA A TIMOTEO{/}

La lettera sembra scritta da Roma durante la seconda prigionia, quando Paolo sente ormai vicino il termine della sua esistenza terrena. E' considerata unanimemente il testamento spirituale dell'Apostolo e un tono patetico e commosso la pervade da un capo all'altro. Si intrecciano ricordi, rievocazioni, ammonimenti, lucide affermazioni dottrinali, tra cui fondamentale quella sull'ispirazione divina della sacra Scrittura, [2Tm_3,16] - [2Tm_3,17], e notizie di carattere personale. Particolarmente toccante l'invito a Timoteo di venire a Roma \u00abquanto prima\u00bb, [2Tm_4,9], possibilmente \u00abprima dell'inverno\u00bb, [2Tm_4,21], portandogli il mantello e le pergamene che erano rimaste a Troade, [2Tm_4,13], forse nei momenti concitati dell'arresto.
Non risulta da alcun documento che Timoteo sia giunto a Roma prima della morte dell'Apostolo (67 d.C.), ma sembra assai probabile che gli sia stato vicino nei giorni del martirio. Dopo di che egli dev'essere tornato a Efeso dove, secondo una tardiva tradizione, sarebbe morto martire nel 97 d.C.
Il contenuto della lettera si pu\u00f2 delineare schematicamente cos\u00ec: dopo il saluto, al quale fa seguito un commosso ringraziamento a Dio, [2Tm_1,1] - [2Tm_1,5], viene un'esortazione alla fortezza nella predicazione del vangelo, [2Tm_1,6] - [2Tm_2,2]; rievocate poi le sofferenze e le ricompense dell'apostolato, [2Tm_2,3] - [2Tm_2,13], compare un'esortazione a stare in guardia contro i falsi dottori ai quali Timoteo deve contrapporre con forza e pazienza la sana dottrina, [2Tm_2,14] - [2Tm_4,5]; come epilogo, il testamento spirituale dell'Apostolo: \u00abHo combattuto la buona battaglia\u00bb, [2Tm_4,7], e l'esortazione a raggiungerlo presto a Roma, [2Tm_4,21].
