{2}LETTERE DI SAN PAOLO{/}

\u00abSono un ebreo di Tarso, in Cilicia\u00bb: cos\u00ec san Paolo diede le sue generalit\u00e0 al tribuno romano che lo arrestava a Gerusalemme, salvandolo da un probabile linciaggio, [At_21,39]. E' certo che all'atto della circoncisione i genitori, che erano di osservanza farisea, gli posero il nome di Sha'\u00f9l, a ricordo del primo re d'Israele, nome che in greco veniva detto Saulo, ed \u00e8 assai verosimile che gli sia stato subito dato anche l'appellativo latino Paolo, poich\u00e9 la famiglia godeva del diritto di cittadinanza romana, [At_22,28]. Dal Nuovo Testamento appare che Saulo-Paolo user\u00e0 esclusivamente il secondo nome, Paolo, a cominciare dalla prima spedizione missionaria nel mondo greco-romano.
Si ignora l'anno di nascita, che dovrebbe collocarsi tra il 5 e il 10 d.C., il che rende Paolo di circa un decennio posteriore a Ges\u00f9, nato, come \u00e8 noto, almeno 5 anni avanti l'\u00e8ra volgare. Sembra certo che il giovane Saulo ricevette a Tarso la prima educazione e vi respir\u00f2 il clima cosmopolita della citt\u00e0 situata all'incrocio della cultura greca e semitica: le \u00abPorte cilicie\u00bb attraverso la catena del Tauro la mettevano in comunicazione a nord con la Ionia; le \u00abPorte siriache\u00bb l'aprivano verso l'oriente semitico mesopotamico; e al porto situato alle foci del Cidno approdavano navi da tutto il Mediterraneo, fino dagli \u00abestremi confini dell'occidente\u00bb, come si diceva allora, cio\u00e8 dalla Spagna e dall'Africa del nord.
Questo contesto universalistico in cui si collocano le origini di Paolo offre un adeguato sfondo storico alla sua personalit\u00e0, che \u00e8 stata giustamente qualificata come \u00abcosmopolita\u00bb (A. Deissmann), e giover\u00e0 alla sua missione di \u00abportare il nome del Signore davanti ai pagani, ai re e ai figli d'Israele\u00bb, [At_9,15]. Nella citt\u00e0 di Tarso in particolare, secondo il contemporaneo scrittore Strabone, c'era a quel tempo \u00abun grande fervore per la filosofia e per ogni ramo della formazione universale\u00bb (Geografia, XIV) e vi dimorava ancora il retore Atenodoro, celebre per essere stato maestro e precettore di Augusto.
E' certo che il giovane Saulo-Paolo ricevette dalla famiglia un'educazione religiosa in base alla T\u00f4rah o legge mosaica; \u00e8 certo anche che, seguendo le indicazioni della tradizione rabbinica, il padre gli fece apprendere un mestiere manuale, che sar\u00e0 quello di ske^nopoi\u00f3s, cio\u00e8 \u00abfabbricante di tende\u00bb, [At_18,3], espressione imprecisa per noi, potendo indicare sia la lavorazione di quella stoffa ruvida tessuta con peli di capra della Cilicia, e detta perci\u00f2 cilicium, sia la lavorazione delle pelli e del cuoio. Nulla invece si sa della formazione greca di Saulo; ma si pu\u00f2 arguire che, pur non avendo frequentato scuole greche vere e proprie, la sua intelligenza vivace e aperta sia stata sollecitata dalla cultura ellenistica che lo circondava; se ne troveranno tracce evidenti nelle sue lettere.
Dopo la fanciullezza, Paolo fu inviato a Gerusalemme dove si mise alla scuola di Gamaliele, maestro di grande prestigio, che tenne scuola tra il 25 e il 50 d.C. Al momento dell'arresto, nel depositare le sue generalit\u00e0, egli si appeller\u00e0 con fierezza a questa scuola dove approfond\u00ec e complet\u00f2 la conoscenza della \u00abT\u00f4rah scritta\u00bb e della \u00abT\u00f4rah orale\u00bb, [At_22,3]. Segno indubbio della duplice cultura acquisita sono sia la perfetta padronanza della lingua greca e di quella ebraico-aramaica, con le quali pu\u00f2 rivolgersi pubblicamente in greco al tribuno romano, e in ebraico alla folla di Gerusalemme, [At_21,37], [At_21,40], destando lo stupore del funzionario imperiale, sia soprattutto la capacit\u00e0 di presentare in maniera differenziata la catechesi agli Ebrei e ai Greci. Gli Atti degli Apostoli attestano infatti il diverso modo di evangelizzare adottato da Paolo, che sa farsi \u00abebreo con gli Ebrei, greco con i Greci\u00bb: a quelli infatti dar\u00e0 l'annuncio di Ges\u00f9 Cristo partendo da Abramo e percorrendo il disegno di Dio attraverso Mos\u00e8 e i profeti; a questi incomincer\u00e0 a parlare di Dio partendo dal cosmo, per giungere al suo Principio e all'Intelligenza ordinatrice. Si confronti su questo punto il discorso tenuto agli Ebrei nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, [At_13,16] - [At_13,41], con quello celebre dato ai Greci sull'Areopago di Atene, [At_17,22] - [At_17,31].
{K}Paolo, il convertito di Cristo{/}
Non si ha nessuna sicurezza che Saulo-Paolo abbia avuto rapporti diretti con Ges\u00f9, la cui attivit\u00e0 a Gerusalemme pu\u00f2 essere coincisa con gli anni della presenza di Paolo nella citt\u00e0 santa. La frase che si legge in [2Cor_5,16], \u00abAnche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo pi\u00f9 cos\u00ec\u00bb, non autorizza alcuna conclusione sicura. Certo \u00e8 che l'attaccamento appassionato alle tradizioni ebraiche e la focosit\u00e0 del carattere fecero di lui, in perfetta buona fede, un temibile avversario della chiesa nascente (cfr. [At_7,58]; [At_8,1] - [At_8,3]; [At_9,1], ecc.). Dopo l'uccisione di Stefano, a cui prese parte, [At_8,1], Saulo si rec\u00f2 a Damasco per dare la caccia ai cristiani, ma mentre stava raggiungendo la citt\u00e0 e gi\u00e0 vedeva approssimarsi l'oasi e le mura fu atterrato da un'apparizione folgorante di Cristo. L'avvenimento \u00e8 narrato tre volte negli Atti degli Apostoli, perch\u00e9 segna una tappa fondamentale nella storia della chiesa, e trova ripetute allusioni nelle lettere. Rievocandolo nel corso della vita, Paolo ne_parler\u00e0 come di una nascita violenta (cfr. [1Cor_15,8]) e gli sembrer\u00e0 di essere stato \u00abafferrato\u00bb o pi\u00f9 letteralmente \u00abcatturato\u00bb da Cristo, [Fil_3,12], \u00abconsacrato\u00bb o \u00absegregato\u00bb in vista del vangelo di Dio, [Rm_1,1]. Il fatto, avvenuto verso l'anno 35 dell'\u00e8ra cristiana, mut\u00f2 radicalmente il corso della sua vita (cfr. [Gal_1,11] - [Gal_1,16]; [Fil_3,7]).
Ricevuti il battesimo e l'iniziazione cristiana tramite Anania, un ebreo-cristiano di Damasco, [At_9,19], si ritir\u00f2 per qualche tempo nella solitudine dell'Arabia, [Gal_1,17], e quindi ritorn\u00f2 a Damasco, dandosi con zelo a propagare il vangelo tra i suoi antichi correligionari, i quali non tardarono a dichiararlo apostata e a chiederne la vita. Sfuggendo alle loro insidie, si rec\u00f2 a Gerusalemme sotto la garanzia di B\u00e0rnaba, un giudeo-cristiano influente di origine levitica, [At_9,23], a \u00abprendere contatti con Cefa\u00bb, [Gal_1,18]. Ma per sottrarsi all'ostilit\u00e0 montante contro di lui accett\u00f2 il consiglio di tornare a Tarso, sua citt\u00e0 natale, [At_9,29].
Fu proprio in questi giorni di Gerusalemme che, mentre si trovava a pregare nel tempio, gli apparve di nuovo Ges\u00f9 e gli fece intendere che la sua missione si sarebbe dovuta indirizzare verso le genti, [At_22,17] - [At_22,21]. Si noti che anche per Paolo, come gi\u00e0 per Pietro nel battesimo di Cornelio, si attribuisce a un esplicito ordine divino il varcare le barriere del popolo ebraico nell'annuncio messianico. Nasce allora in lui la coscienza di essere il continuatore, per la sua parte, di quel misterioso \u00abServo di Jhwh\u00bb che \u00e8 descritto nel libro di Isaia (cfr. [Is_42,1] - [Is_42,4]; [Is_49,1] - [Is_49,6]; [Is_50,4] - [Is_50,9]; [Is_52,13] - [Is_53,12]) e che i cristiani interpretano come figura di Cristo e della chiesa.
Il periodo trascorso da Paolo a Tarso ci rimane oscuro e dur\u00f2 forse da quattro a cinque anni. Paolo vi esercit\u00f2 senza dubbio il mestiere di \u00abfabbricante di tende\u00bb, ma non lo si pu\u00f2 immaginare inattivo nell'impegno di annunciare il Cristo. E' pensabile che in questo periodo sia maturata la sua riflessione sul mistero di Ges\u00f9, che venne a prendere per lui il posto che prima occupava la T\u00f4rah, la legge, nella sua mente e nel suo cuore di fariseo: la legge era la luce, sapienza, giustificazione e salvezza, la legge era il vanto e il sostegno di ogni israelita. Ora Paolo acquisisce la coscienza che la legge era stata soltanto un pedagogo, un maestro che formava ed educava mediante precetti. Data a Mos\u00e8 nell'alleanza del Sinai, era stata scolpita su tavole di pietra e rimaneva quindi esterna all'uomo, che la interiorizzava mediante lo studio e l'osservanza rigorosa. Nella nuova alleanza invece, avvenuta con la morte e la risurrezione di Ges\u00f9, Dio stesso infonde una \u00ablegge nuova\u00bb nel cuore donando il suo Spirito ([Ger_31,33]; [Ez_36,26]). Si tratta di un dono che l'uomo deve accogliere mediante la fede; resta per\u00f2 sempre un'attivit\u00e0 di Dio che agisce nell'uomo che si apre a lui. Per questo san Paolo dir\u00e0: \u00abVivo, per\u00f2 non pi\u00f9 io, ma vive in me Cristo\u00bb, [Gal_2,20]. Cristo \u00e8 il fine della legge, in lui si trovano la nuova alleanza e la nuova creazione; lui e nessun altro \u00e8 il mediatore della salvezza e della giustificazione, la quale avviene per la fede senza che siano pi\u00f9 necessarie le opere prescritte dalla legge, ed \u00e8 dono dello Spirito; e il tutto \u00e8 da Dio, il quale adempie in Cristo la promessa fatta ad Abramo e riconcilia a s\u00e9 tutte le cose (cfr. [2Cor_5,18] - [2Cor_5,19]).
Questo, in parole povere, \u00e8 il nucleo del pensiero di san Paolo quale dev'essersi chiarito e articolato nei primi anni dopo la conversione e a contatto delle prime esperienze missionarie. La grande avventura apostolica che seguir\u00e0 non far\u00e0 che trarne le conseguenze.
{K}Paolo apostolo di Cristo{/}
Il soggiorno di Paolo a Tarso in Cilicia fu interrotto dall'arrivo improvviso di B\u00e0rnaba che venne a cercarlo per condurlo con s\u00e9 ad Antiochia di Siria. Era accaduto che la comunit\u00e0 cristiana in questa citt\u00e0 cresceva rigogliosamente e cominciavano a entrarvi cittadini non ebrei. Allora gli apostoli da Gerusalemme avevano pensato di inviarvi B\u00e0rnaba per seguire la situazione; giunto sul posto, B\u00e0rnaba, con intuito straordinario, \u00abpart\u00ec per Tarso a cercare Saulo e, trovatolo, lo condusse ad Antiochia. Per un anno intero essi lavorarono insieme in quella chiesa, istruendo una gran folla. Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati "cristiani", [At_11,25] - [At_11,26]. Non v'\u00e8 dubbio, secondo l'autore degli Atti, che fu l'annuncio di Ges\u00f9 come Messia o Cristo e come Signore, e la concentrazione cristocentrica di tutto il messaggio evangelico operata soprattutto da Paolo, a fare apparire chiaro di fronte agli abitanti della prestigiosa citt\u00e0 ellenistica che il Salvatore invocato dai nuovi discepoli era Cristo. D'ora in avanti Paolo far\u00e0 di Antiochia la propria base di azione. Qui l'Apostolo trova il suo libero orizzonte cosmopolita; da qui partiranno le grandi spedizioni missionarie che nel giro di quindici anni sposteranno il centro della nuova fede da Gerusalemme a Roma. Per questo Antiochia figura negli Atti degli Apostoli come citt\u00e0 cerniera tra Gerusalemme, citt\u00e0 di origine, e Roma, dove Paolo concluder\u00e0 la sua missione. Seguiremo l'attivit\u00e0 missionaria di Paolo attenendoci allo schema offerto dagli Atti degli Apostoli, anche se presenta qualche visibile schematizzazione teologica che pu\u00f2 aver fatto omettere episodi particolari, come il contrasto con Cefa-Pietro ad Antiochia, riferito dalla lettera dai Galati, [Gal_2,11] - [Gal_2,21], e aver suggerito qualche allargamento nell'esporre le decisioni del concilio degli apostoli a Gerusalemme. Le notizie, o meglio certe allusioni che si ricavano dalle lettere, l'altra fonte per la biografia di Paolo, non contraddicono il racconto degli Atti, anche se \u00e8 da evitarsi una preoccupazione troppo concordista.
Un primo viaggio missionario in compagnia di B\u00e0rnaba lo condusse da Antiochia a Cipro e di l\u00ec nelle regioni meridionali dell'attuale Turchia, [At_13,4] - [At_14,26]. Malgrado le difficolt\u00e0 incontrate, il successo fu promettente, soprattutto tra i pagani, cosicch\u00e9 nel cammino del ritorno Paolo e B\u00e0rnaba poterono stabilire nelle citt\u00e0 evangelizzate i primi capi delle comunit\u00e0 locali, chiamati \u00abanziani\u00bb o \u00abpresbiteri\u00bb, [At_14,23]. La gioia dell'impresa fu per\u00f2 turbata dal sopraggiungere di alcuni \u00abgiudaizzanti\u00bb, i quali chiedevano che si imponesse ai cristiani venuti dal paganesimo l'osservanza delle pratiche ebraiche. Il dissenso era grave, perch\u00e9, agli occhi di Paolo, toccava l'essenza stessa della fede cristiana: da chi viene la salvezza? Da Dio mediante Ges\u00f9 Cristo, o mediante la legge di Mos\u00e8? E quali tratti doveva assumere la vita nuova? Farsi guidare dallo Spirito nella legge dell'amore del prossimo e nell'invocazione filiale al Padre, oppure sottomettersi a quei precetti e astensioni di cui era specialista la tradizione rabbinica? E chi \u00e8 l'autore effettivo della salvezza? L'uomo mediante il suo puntiglioso impegno, oppure lo Spirito di Dio e di Cristo che prende possesso dell'uomo e ne diventa la guida interiore, l'ispiratore nella vita indicata da Ges\u00f9? E poi si toccava l'avvenire stesso della comunit\u00e0 cristiana: doveva essa risolversi in una estesa, magari in una universale comunit\u00e0 ebraico-cristiana, oppure in una comunione in cui molti popoli, molte culture, molte tradizioni sapienziali venivano assunte per cantare ciascuna il proprio inno di lode a Dio?
Gli Atti degli Apostoli, c.15, narrano con dovizia di particolari quei giorni decisivi delle origini della chiesa. Si convoc\u00f2 il concilio apostolico di Gerusalemme, preludio e prototipo di tutti i concili ecumenici successivi. Parlarono Pietro, Giacomo, Paolo, i presbiteri, e l'intera comunit\u00e0 di Gerusalemme vi prese parte. Si riconobbe che la salvezza viene soltanto da Ges\u00f9 e dal suo Spirito e che non \u00e8 necessario imporre alle genti l'osservanza delle pratiche ebraiche, come la circoncisione, la distinzione dei cibi, le leggi di purit\u00e0, ecc. In quella medesima circostanza venne riconosciuta ufficialmente dagli apostoli la missione di Paolo ai pagani (cfr. [Gal_2,7] - [Gal_2,9]), ai quali porter\u00e0 il \u00absuo vangelo\u00bb (cfr. [Rm_2,16]; [Rm_16,25]), che cio\u00e8 i pagani, al pari degli Ebrei, sono chiamati alla salvezza mediante la fede in Ges\u00f9 Cristo, senza che siano necessarie le opere prescritte dalla legge mosaica.
Ritornato ad Antiochia, Paolo intraprese una seconda spedizione missionaria, in compagnia di Sila e Timoteo. Valicata la catena del Tauro e attraversata la Galazia, raggiunse Troade, e da l\u00ec, in seguito a una visione avvenuta in sogno, [At_16,9], si spinse verso l'Europa. Saranno le celebri tappe di Filippi, Tessalonica, Atene, Corinto, dove sost\u00f2 per quasi un biennio, incontrandosi in tribunale con il proconsole Gallione, fratello di Seneca. Siamo negli anni 51-52. Si tratta di una delle date pi\u00f9 sicure del Nuovo Testamento; la si pu\u00f2 accertare sulla base di un rescritto dell'imperatore Claudio alla citt\u00e0 di Delfi, in cui si fa menzione del proconsole Gallione. Da Corinto Paolo scrisse le lettere ai Tessalonicesi, che sono probabilmente il pi\u00f9 antico scritto del Nuovo Testamento. Poi fece ritorno alla base di Antiochia, viaggiando per mare e per terra.
Dopo non molto tempo ecco nuovamente Paolo sulla via di una terza e movimentata spedizione missionaria, che ebbe il suo centro nella grande citt\u00e0 di Efeso, dove Paolo dimor\u00f2 due o tre anni, aprendovi addirittura quello che noi chiameremmo un centro d'insegnamento cristiano, nei locali di un retore di nome Tiranno. Gli Atti degli Apostoli dicono letteralmente che l'Apostolo \u00abteneva le sue discussioni ogni giorno nella scuola di Tiranno\u00bb, [At_19,9]. Intanto si teneva in contatto con le comunit\u00e0 fondate in precedenza: da Efeso scrisse la prima lettera ai Corinzi, illustrando loro come essere cristiani significa rimanere uniti vitalmente a Ges\u00f9 Cristo per la vita e per la morte, e che tale unione \u00e8 un'appartenenza piena di esigenze perch\u00e9 deve rendere simili a lui, ma anche di gloria perch\u00e9 conferisce le primizie dello Spirito che inabita in ogni cristiano. Da Efeso scrisse la lettera ai cristiani della Galazia, che dopo il suo passaggio erano stati raggiunti da alcuni che li sollecitavano a sottomettersi alle osservanze legali ebraiche. Secondo alcuni, da Efeso sarebbe partita anche la lettera ai Filippesi. Il lavoro a Efeso fu cos\u00ec fecondo da mettere in pericolo l'esistenza di una corporazione pagana della citt\u00e0 che viveva del commercio sviluppato attorno al santuario della celebre Artemide efesina. Una sommossa destata dai \u00abfabbricanti di souvenir\u00bb obblig\u00f2 Paolo a fuggire seguendo piani improvvisati: fu in Macedonia, da dove scrisse la seconda lettera ai Corinzi, poi a Corinto, dove trascorse l'inverno del 57-58 scrivendo la grande lettera ai Romani, nella quale illustr\u00f2 in maniera sistematica e definitiva il grande tema dell'origine e della natura della salvezza: questa viene data da Ges\u00f9 per mezzo del vangelo e della fede suggellata dal battesimo. La legge, e in particolare gli Ebrei che in tutti gli anni precedenti lo hanno inseguito e perseguitato, rimangono sempre inclusi nel disegno di Dio; ma la promessa data ad Abramo si \u00e8 attuata in Cristo \u00abcostituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti\u00bb, [Rm_1,4], \u00abper apportare la salvezza a chiunque crede\u00bb, [Rm_1,16]. Poi da Corinto Paolo si rec\u00f2 a Gerusalemme per consegnare le collette raccolte in Macedonia e in Acaia in favore dei cristiani di quella comunit\u00e0.
A Gerusalemme viene notato da Ebrei risentiti che sollevano la folla contro di lui. Dopo un arresto drammatico da parte del tribuno romano e un'inutile comparsa davanti al sinedrio, viene trasferito per ragioni di sicurezza a Cesarea Marittima, sede dei procuratori romani, dove rimane per due anni. Secondo alcuni studiosi, l'Apostolo avrebbe scritto durante questa prigionia le lettere agli Efesini e ai Colossesi e il biglietto a Filemone; per altri invece queste cosiddette \u00ablettere della prigionia\u00bb sarebbero state scritte da Roma. Certo le lettere agli Efesini e ai Colossesi rappresentano un altro polo della teologia di Paolo. Il tema non \u00e8 pi\u00f9 quello dialettico della giustificazione e della salvezza concessa a tutti mediante la fede, ma il grande disegno o \u00abmistero\u00bb (myste^*rion) di Dio di riconciliare e riunire tutte le creature sotto la sovranit\u00e0 di Cristo capo e Signore, disegno manifestato e servito dalla chiesa (cfr. [Col_1,25] - [Col_1,28]; [Ef_3,8] - [Ef_3,10]).
Poich\u00e9 il processo a Cesarea non sortiva esito positivo, Paolo, usando del diritto di cittadinanza romana, fece appello all'imperatore, ragione per cui il procuratore Festo lo invi\u00f2 sotto scorta a Roma, dove arriv\u00f2 dopo una burrascosa traversata, che rese necessaria una sosta a Malta, nella primavera dell'anno 60-61.
A Roma rimase due anni, in domicilio coatto, in attesa di un processo che, a quanto pare, non ebbe luogo. Vi rimase fino all'anno 63, scrivendo da questa prigionia, secondo l'opinione pi\u00f9 tradizionale, le lettere ai Filippesi, agli Efesini, ai Colossesi e il biglietto a Filemone.
Dopo questa data non abbiamo pi\u00f9 notizie sicure. Alcuni ipotizzano gi\u00e0 verso il 64 l'anno del martirio. Altri collocano qui il viaggio in Spagna, fondandosi su un desiderio espresso da Paolo, [Rm_15,24] - [Rm_15,28], e su un'indicazione di Clemente Romano. Si hanno anche notizie di un ulteriore viaggio nell'Asia Minore, dove lasci\u00f2 Timoteo a capo della chiesa di Efeso e affid\u00f2 a Tito la comunit\u00e0 di Creta (cfr. [1Tm_1,3]; [Tt_1,5]). Troviamo poi nuovamente Paolo a Roma, in una prigionia severa, [2Tm_4,6], durante la quale avrebbe scritto le lettere a Timoteo e a Tito. Il processo questa volta si svolse a suo sfavore e la sentenza fu infausta: la decapitazione avvenne, secondo la tradizione, alle Acque Salvie, lungo la via Ostiense, a cinque chilometri dalle mura di Roma. Poteva essere l'anno 67 d.C.
{K}Profilo fisico e spirituale{/}
La personalit\u00e0 di Paolo \u00e8 una delle pi\u00f9 ricche e complesse che si conoscano. Abbiamo la fortuna di possedere, negli scritti da lui dettati, le annotazioni autobiografiche, le introspezioni spirituali che rappresentano la prima grande espressione della letteratura psicologica. Da questo punto di vista la seconda lettera ai Corinzi va annoverata tra le opere letterarie pi\u00f9 significative dell'umanit\u00e0. Per trovare qualcosa di simile, bisogna leggere l'Apologia di Socrate di Platone o il Discorso per la corona di Demostene. Ma Socrate e Demostene, pur nella loro rispettiva grandezza, appartengono a un mondo antico, si inquadrano in una p\u00f3lis e in una visione del mondo che \u00e8 diventata estranea all'uomo contemporaneo. Paolo appartiene a un tipo nuovo di umanit\u00e0, \u00e8 il primo moderno tra gli antichi, anche se rivela connessioni evidenti con la sua et\u00e0 e cultura.
Alla base della sua personalit\u00e0 si trova un fisico d'eccezione, duro, tenace, resistente alla fatica fisica e spirituale. Senza questa solidit\u00e0 corporea e psichica Paolo non sarebbe stato in grado di effettuare le prestazioni che gli sono attribuite. Gi\u00e0 il mestiere di tessitore manuale e fabbricante di tende cilicie evoca un ambiente di robustezza ruvida e aspra. Gli interminabili viaggi per mare e per terra, in regioni montuose e desertiche, i naufragi, le percosse e le fustigazioni sub\u00ecte, i disagi e le privazioni di ogni genere, gli eccessi di temperatura rigida e torrida del Mediterraneo orientale e del suo entroterra, aggiunti alle fatiche della predicazione e del lavoro quotidiano, le preoccupazioni spirituali per le comunit\u00e0 nascenti, l'assillo degli ostacoli frapposti ad ogni passo sul suo cammino dagli avversari, avrebbero facilmente avuto ragione di una costituzione fragile e nevrotica. Se si considera poi che la maggior parte degli scritti di Paolo, i pi\u00f9 ampi e i pi\u00f9 impegnativi, come la prima e la seconda lettera ai Corinzi, la lettera ai Galati e quella ai Romani si collocano tutti negli anni 56-67, anni burrascosi e difficili per ci\u00f2 che accadde a Corinto, a Efeso e in Macedonia e mise a dura prova la resistenza fisica e spirituale dell'Apostolo, si potr\u00e0 valutare quale fosse la tempra, la tenacia e la lucidit\u00e0 di questo \u00abstrumento scelto\u00bb di Cristo, [At_9,15].
E tuttavia \u00e8 quasi un luogo comune attribuire a Paolo una malattia cronica, spesso di ordine fisico, talora, con insinuazioni non serene, di ordine psichico. Ma l'ipotesi di un'affezione cronica si regge in piedi a fatica. Di un'infermit\u00e0 nella carne egli parla in [Gal_4,13] come di un incidente che lo costrinse a prolungare il soggiorno in Galazia, ma dalla costatazione che i Galati \u00absi sarebbero strappati anche gli occhi\u00bb per darli a lui, [Gal_4,15], non si pu\u00f2 certo dedurre che egli fosse malato agli occhi. Pi\u00f9 discussa e problematica \u00e8 la rivelazione che egli stesso fa del \u00abpungiglione nella carne, un emissario di Satana che lo schiaffeggia perch\u00e9 non insuperbisca\u00bb, [2Cor_12,7]. Molte ipotesi sono state proposte per individuare la natura di questo morbo misterioso: malattia cronica, febbri malariche, epilessia... Ma fra tutte le opinioni, tenuto conto del linguaggio immaginoso con il quale l'Apostolo si esprime, sembra probabile ravvisare in questo aculeo che lo affligge, lo tiene a capo chino e gli impedisce di cantare il peana della vittoria, l'ostilit\u00e0 degli Ebrei, suoi \u00abfratelli secondo la carne\u00bb, [Rm_9,3], che lo punge e l'affligge fino alla disperazione, fino a fargli nascere il desiderio di offrirsi in sacrificio per loro, [Rm_9,2] - [Rm_9,3]. Questo assillo spirituale e fisico costituisce lo sfondo dei cc. 9-11 della lettera ai Romani, dove egli affronta con larghezza di vedute il doloroso mistero del suo popolo. Tutto sommato, in un uomo cos\u00ec provato e temprato da fatiche, paragonabili soltanto nell'antichit\u00e0 a quelle di Alessandro Magno o di Giulio Cesare, difficilmente si pu\u00f2 ammettere una malattia cronica di carattere fisico o di natura nervosa.
Su questo fisico saldo e tenace s'innesta un carattere indomabile, risentito e volitivo. L'arco delle sue oscillazioni \u00e8 larghissimo, va dalla tenerezza affettuosa e delicata alle impennate pi\u00f9 indignate e implacabili. Ai Corinzi, dopo un'appassionata autoconfessione, scrive: \u00abLa nostra bocca vi ha parlato apertamente e il nostro cuore si \u00e8 dilatato per voi, o Corinzi. Non siete davvero allo stretto in noi: \u00e8 nei vostri cuori che state allo stretto. Rendeteci il contraccambio. Parlo come ai figli, dilatate il cuore anche voi!\u00bb, [2Cor_6,11] - [2Cor_6,13]. E ai Tessalonicesi, ricordando i giorni del primo incontro e dell'evangelizzazione: \u00abSiamo stati affabili con voi; come una madre che cura premurosamente i suoi figli, cos\u00ec noi, desiderandovi ardentemente, eravamo disposti a comunicarvi non soltanto il vangelo di Dio ma la nostra stessa vita, tanto ci eravate diventati cari\u00bb, [1Ts_2,7] - [1Ts_2,8]. La lettera ai Romani contiene una lunga sequenza di saluti a uomini e donne, conoscenti e amici dell'Apostolo, la quale \u00e8 un modello di calore epistolare: \u00abSalutate Prisca e Aquila... Salutate Epeneto... salutate la carissima P\u00e8rside... Salutatevi reciprocamente col_bacio santo\u00bb, [Rm_16,3] - [Rm_16,16].
Ma quest'uomo tenerissimo e affabile \u00e8 capace di assumere i toni pi\u00f9 duri quando ne_va di mezzo la fede o la purezza del vangelo: \u00abSiamo pronti a punire qualsiasi disobbedienza - scrive ai Corinzi -. Guardare le cose in faccia: se alcuno ha la persuasione di appartenere a Cristo, si ricordi che, se lui \u00e8 di Cristo, lo siamo anche noi... Per non sembrare di volervi spaventare con le lettere! Perch\u00e9 "le lettere, si dice, sono dure e forti, ma la sua presenza fisica \u00e8 debole e la parola dimessa"... Sappia costui che quali siamo a parole per lettera, assenti, tali saremo anche a fatti, di presenza\u00bb, [2Cor_10,6] - [2Cor_10,11]. E ai Filippesi: \u00abGuardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi dai falsi circoncisi\u00bb, [Fil_3,2]; cfr. [Gal_5,12]. E ai Galati: \u00abMa se noi o un angelo disceso dal cielo annunciasse a voi un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia votato alla maledizione divina. Come ho detto prima, anche in questo momento ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che voi riceveste, sia votato alla maledizione divina\u00bb, [Gal_1,8] - [Gal_1,9].
Tra questi due estremi della dolcezza e della rudezza si distende la gamma della psicologia di Paolo: \u00e8 ironico e veemente, sa ferire e medicare, umiliare e infondere coraggio; fiero della propria autonomia e sufficienza, ama l'autosufficienza dello stoico, la parre^s\u00eda e la franchezza di linguaggio del cinico, disdegna gli artifici della forma letteraria, coltiva l'amicizia, sa tacere, sopportare, accettare con gioia, e fa uso spontaneo di figure poetiche e retoriche; \u00e8 un uomo di azione dal temperamento virile e concreto, ma al tempo stesso \u00e8 un mistico, un contemplativo che cerca e trova nella preghiera la fonte e l'energia dell'azione. Tutti i momenti pi\u00f9 drammatici della sua vita, le scelte decisive per l'azione sono precedute da uno stato di incontro mistico con il Signore: cos\u00ec a Gerusalemme agli inizi della missione, [At_22,17] - [At_22,18], a Troade prima della partenza per la Grecia, [At_16,9], a Corinto dopo i primi insuccessi, [At_18,9], durante il naufragio sulla via di Roma, [At_27,23].
Alcuni tratti lo caratterizzano nettamente: \u00e8 un introverso, per il quale la vera realt\u00e0 \u00e8 quella interiore, umana, spirituale: non si trova mai in tutto il suo epistolario uno sguardo sulla natura, alla maniera dei vangeli; trae di preferenza le immagini dal mondo umano (nascita, morte, soldati, stadio, schiavi, padroni, ecc.) e le poche volte che tenta di usare immagini della natura, come l'innesto dell'ulivo, nel cui mondo viveva, lo fa in maniera cerebrale, invertendo i termini del paragone (cfr. [Rm_11,17]). Paolo non ha quel che una volta si soleva chiamare \u00abil senso della natura\u00bb, bens\u00ec il senso dell'uomo e dei fatti sociali. Il suo mondo \u00e8 la citt\u00e0. Mentre Ges\u00f9 parlava del seme, del lievito, del fico, dei fiori, degli uccelli, del pastore, della vite, ecc., Paolo si serve di un registro espressivo di natura cittadina: lo stadio, la vita militare, gli schiavi, il tribunale, il teatro, il commercio, la costruzione delle case e cos\u00ec via, sono i suoi termini di riferimento. Altri elementi caratterizzanti sono l'entusiasmo, la gioia, la commozione interiore; il vangelo vissuto e sperimentato sprigiona la sua potenza attraverso la sua persona facendone un autore di comunicazione, uno stimolatore e maieuta efficace di decisione. Il contagio che sprizza dal suo parlare e dal suo atteggiamento modellato su Cristo passa e diventa creativo negli ascoltatori attraverso il canale dell'amore e della dedizione che lo lega intimamente a loro. \u00abRicordate - scrive ai Tessalonicesi - che come un padre fa con ciascuno dei suoi figli, vi abbiamo esortato individualmente, incoraggiandovi e scongiurandovi a camminare in maniera degna di Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria\u00bb, [1Ts_2,11] - [1Ts_2,12].
Paolo fu essenzialmente un operatore della parola. Si incontrano e si fondono in lui due grandi civilt\u00e0 della parola, quella greca e quella rabbinica ebraica. Ma egli sperimenta la presenza di un elemento imponderabile e misterioso nella parola del vangelo, la presenza di una potenza e virt\u00f9 divina (dy*namis, en\u00e9rgheia), le quali manifestano la loro efficacia operativa nei segni verbali adottati dalla predicazione. Scrive ai Tessalonicesi rievocando la sua predicazione in mezzo a loro: \u00abIl nostro vangelo non \u00e8 giunto fra voi soltanto a parole, ma anche con potenza, con effusione dello Spirito Santo e con piena convinzione... E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, accogliendo la parola in mezzo a molta tribolazione con la gioia dello Spirito Santo\u00bb, [1Ts_1,4] - [1Ts_1,5]. Per essere efficace la parola si coniuga in lui con l'esempio e raggiunge i destinatari sulla via dell'amore. \u00abPotreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo - scrive ai Corinzi - ma non certo molti padri, io vi ho generato in Cristo Ges\u00f9 mediante il vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori... come io lo sono di Cristo\u00bb, [1Cor_4,15] - [1Cor_4,16]; [1Cor_11,1].
{K}Le lettere{/}
Le lettere giunte a noi con il nome di Paolo da sole basterebbero a collocarlo tra i grandi scrittori dell'antichit\u00e0. Pi\u00f9 che la quantit\u00e0 colpisce l'acutezza del pensiero e l'immediatezza esistenziale. Sono nate a servizio della missione e come sua integrazione. \u00abUn frammento di missione\u00bb le ha chiamate W. Wrede, e ben si addice loro la definizione che ne d\u00e0 lo scrittore greco Demetrio, probabilmente contemporaneo di Paolo, chiamandole \u00abl'altra parte del dialogo\u00bb gi\u00e0 instaurato con i destinatari.
Tredici lettere recano nell'indirizzo il nome di Paolo, e una quattordicesima, la lettera agli Ebrei, gli \u00e8 stata attribuita fin dal II secolo, pur non essendo scritta da lui, anche se l'autore discretamente si mette nei suoi panni (cfr. [Eb_13,23] - [Eb_13,25]). Delle tredici lettere, sette sono ritenute da tutti autentiche (1 Tessalonicesi, 1-2 Corinzi, Galati, Romani, Filippesi, Filemone); apparse tra gli anni 50 e 60, esse sono gli scritti pi\u00f9 antichi del cristianesimo. Nelle altre lettere la maggioranza dei critici \u00e8 incline a ravvisare la mano di qualche discepolo, se non addirittura la pseudoepigrafia secondo un'usanza in voga in quei secoli.
Vengono raccolte in determinati gruppi: sono dette \u00ablettere principali\u00bb le quattro pi\u00f9 ampie (Romani, 1-2 Corinzi, Galati), \u00ablettere della prigionia\u00bb quelle che, secondo la loro stessa testimonianza, sono state scritte in prigione (Filippesi, Efesini, Colossesi, Filemone, 2 Timoteo), e poich\u00e9 le lettere a Tito e Timoteo si caratterizzano come un gruppo a s\u00e9, e trattano argomenti attinenti alla pratica, vengono denominate \u00ablettere pastorali\u00bb.
Dopo A. Deissmann, che le ha messe a confronto con la grande quantit\u00e0 di lettere papiracee scoperte in Egitto, si pone la questione se siano lettere reali oppure \u00abepistole\u00bb, cio\u00e8 lettere fittizie, come per esempio quella di Orazio Ad Pisones, De arte poetica. La lettera serve al dialogo di uomini a distanza, l'epistola \u00e8 un'esercitazione letteraria, destinata al gran pubblico.
Ora non c'\u00e8 dubbio che in Paolo si tratta di lettere vere e proprie, che si rivolgono a un destinatario preciso e non a un pubblico generico, sono dovute a determinate ragioni, affrontano questioni che riguardano situazioni concrete, contengono comunicazioni e saluti personali. Ma anche quando tratta argomenti di attualit\u00e0, egli li investe con argomentazioni teologiche. Inoltre le sue lettere contengono vere e proprie sezioni dottrinali che vanno al di l\u00e0 delle questioni contingenti: cos\u00ec [1Ts_4,13], dove dal caso concreto dei Tessalonicesi passa a trattare dell'escatologia cristiana; lo stesso in [1Cor_10,1]; [1Cor_13,1] - [1Cor_13,15], ove la situazione della comunit\u00e0 d\u00e0 spunto a considerazioni teologico-pastorali sulla situazione \u00abesodica\u00bb della vita cristiana, sul primato della carit\u00e0 (ag\u00e1pe^) e sulla speranza della risurrezione.
Le lettere ai Galati e ai Romani sono trattazioni teologiche, ma conservano il carattere di vere lettere alle rispettive comunit\u00e0. Lettere occasionali dunque, nate dalle esigenze della missione, ma nel contempo lettere pastorali e apostoliche destinate a costruire le comunit\u00e0. Il loro modulo espositivo \u00e8 ampiamente dialogico; spesso egli fa esporre obiezioni da un presunto interlocutore o gli rivolge domande retoriche per aver modo di presentare la risposta (cfr. [Rm_2,1], [Rm_2,21]; [1Cor_15,29] - [1Cor_15,35]). E' lo stile classico della diatriba, in uso nella tradizione e nella prassi pedagogica cinico-stoica contemporanea. Colpisce a prima vista l'uso frequente delle antitesi e delle contrapposizioni (luce-tenebre, morte-vita, schiavit\u00f9-libert\u00e0, peccato-giustizia, perdizione-salvezza, carne-spirito, debolezza-forza, vecchio-nuovo, ecc.), indice di una personalit\u00e0 vivace, operativa e senza mezzi termini.
Risulta con sicurezza che le comunit\u00e0 leggevano le lettere (cfr. [1Ts_5,27]) e se le passavano le une con le altre (cfr. [Col_4,16]). Ci si domanda se qualcuna sia andata perduta; in [1Cor_5,9] Paolo cita una precedente missiva che non ci \u00e8 rimasta. Lo stesso si deve dire della cosiddetta \u00ablettera delle lacrime\u00bb, citata in [2Cor_2,4]; ma vi sono motivi di ritenere che alcune lettere da noi possedute contengano e fondano insieme pi\u00f9 lettere o frammenti di lettere; in particolare la seconda lettera ai Corinzi viene ritenuta da alcuni, non senza fondamento, una compilazione di vari scritti pi\u00f9 brevi inviati alla stessa comunit\u00e0.
Una raccolta degli scritti di Paolo deve essere cominciata assai presto. La seconda lettera di Pietro attesta l'esistenza, verso la fine del I secolo, di un corpus di lettere paoline, che viene paragonato alle altre Scritture sacre (quelle ebraiche, fatte proprie dai cristiani); di esse si dice che bisogna interpretarle correttamente, per non essere indotti nell'errore: \u00abReputate un'occasione di salvezza la longanimit\u00e0 del Signore nostro, come anche vi scrisse il nostro amato fratello Paolo, secondo la sapienza che gli era stata data: come in tutte quelle lettere in cui parla di questi argomenti, ci sono dei punti difficili a capire, che persone incompetenti e legg\u00e8re stravolgono, al pari delle altre parti della Scrittura, a propria rovina\u00bb, [2Pt_3,15] - [2Pt_3,16]. Chi abbia promosso tale raccolta, a quali lettere si estendesse e quali scopi perseguisse  non \u00e8 dato saperlo. Verso la met\u00e0 del II secolo Marcione defin\u00ec di propria iniziativa un catalogo di sacre Scritture, con dieci lettere di san Paolo, escluse le pastorali a Timoteo e a Tito.
Il Papiro 46, del 200 circa, riporta ancora dieci lettere, inclusa quella agli Ebrei, escluse quella a Filemone e le pastorali. Il cosiddetto Canone o Frammento muratoriano, databile intorno al 180 d.C., cataloga tredici lettere, esclusa quella agli Ebrei. I martiri di Scillium (180 d.C.), interrogati dal proconsole Saturnino circa gli scritti che portano con s\u00e9, rispondono: \u00abLibri e le lettere di Paolo, uomo giusto\u00bb. Non \u00e8 dato conoscere il numero delle lettere. Ma tutte le lettere di Paolo, fatta eccezione per il breve biglietto a Filemone, si trovano citate in Ireneo di Lione, verso la fine del II secolo: ci\u00f2 fa supporre che gi\u00e0 allora circolasse una raccolta delle lettere dell'Apostolo. Qui per\u00f2 si entra nella storia del canone (cfr. sopra, introduzione al Nuovo Testamento).
Gli autografi delle lettere, vergate certamente su papiro, sono andati irrimediabilmente perduti; si possiedono tuttavia oltre 5.000 copie manoscritte, un patrimonio eccezionalmente ricco. Spiccano tra esse dieci papiri del III secolo, frammentari, che precedono i grandi codici unciali completi, il Sinaitico e il Vaticano, del IV secolo. Il manoscritto pi\u00f9 antico e autorevole \u00e8 il gi\u00e0 citato Papiro 46 della collezione Chester Beatty, databile al 200 circa, giunto a noi quasi completo.

{2}LETTERA AI ROMANI{/}

La lettera ai Romani tiene il primo posto nell'epistolario di san Paolo sia per l'ampiezza sia per l'importanza e le implicazioni del tema che tratta. Con essa l'Apostolo vuole spiegare ai cristiani di Roma - una comunit\u00e0 che non aveva fondato ma la cui fede era \u00abmagnificata in tutto il mondo\u00bb, [Rm_1,8] - quale sia l'origine e la natura della salvezza, ossia, nel linguaggio in cui si esprime, donde venga e in che cosa consista la giustizia salvifica che Dio ha donato agli uomini mediante Ges\u00f9 Cristo, adempiendo la promessa fatta ad Abramo.
Il grande interrogativo con cui Paolo si confronta \u00e8: come pu\u00f2 l'uomo diventare giusto, libero e santo davanti a Dio? Per un ebreo la risposta era ed \u00e8 che la giustificazione si ottiene osservando puntualmente i dettami e i precetti della legge mosaica. Al che l'Apostolo risponde no: l'uomo \u00e8 un impasto complesso e ambiguo, lo attraversano aspirazioni buone e voglie prevaricatrici; nessun uomo da solo pu\u00f2 realizzare la salvezza, la quale gli viene da Dio per mezzo di Ges\u00f9 Cristo. \u00abDio ci d\u00e0 prova del suo amore per noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo \u00e8 morto per noi\u00bb, [Rm_5,8]. Quest'affermazione, che sta al centro della lettera e nel cuore del messaggio di Paolo, si accetta nell'obbedienza della fede. La porta della salvezza \u00e8 dunque la fede, non la legge. In virt\u00f9 della fede sigillata con il battesimo, l'uomo riceve lo Spirito di Cristo che lo rigenera, lo rende figlio di Dio; perci\u00f2 egli non vive pi\u00f9 sotto la costrizione della legge, ma si lascia guidare dallo Spirito di Dio (cfr. il c. 8 della lettera, che si pu\u00f2 ritenere a buon diritto una delle pagine pi\u00f9 alte del Nuovo Testamento).
A questo punto l'Apostolo si interroga sugli Ebrei, suoi coetanei e connazionali nel sangue e nella fede, e scrive per loro parole brucianti di affetto e di dolore, [Rm_9,3] - [Rm_9,5]. Al problema degli Ebrei e della chiesa viene dedicata una parte notevole della lettera, cc. 9-11, e saranno proprio queste pagine a ispirare i padri del Concilio Vaticano II nel redigere la dichiarazione sugli Ebrei contenuta nel documento Nostra aetate, dove si legge che \u00abscrutando il mistero della chiesa questo sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento (cio\u00e8 i cristiani) \u00e8 unito spiritualmente con la stirpe di Abramo\u00bb (n. 4).
Quando, perch\u00e9 e dove fu scritta la lettera ai Romani? La data e il luogo si possono indicare con notevole sicurezza: l'Apostolo si trova a Corinto, in procinto di partire per Gerusalemme a recarvi il denaro di una colletta che le chiese della Macedonia e dell'Acaia hanno effettuato per i cristiani della citt\u00e0 santa, [Rm_15,25] - [Rm_15,26]. Probabilmente la lettera fu trasmessa per mezzo di Febe, diaconessa della comunit\u00e0 di Cencre, il noto porto di Corinto che dava sull'Egeo, [Rm_16,1]. Siamo quindi nell'inverno tra il 57 e il 58 d.C. Perch\u00e9 abbia inviato alla comunit\u00e0 di Roma una lettera cos\u00ec impegnativa \u00e8 un interrogativo a cui non si pu\u00f2 rispondere con sicurezza. L'opinione pi\u00f9 attendibile sembra essere che, volendosi presentare ai Romani, l'Apostolo non abbia trovato di meglio che esporre loro un compendio del \u00absuo vangelo\u00bb, [Rm_16,25], di ci\u00f2 che predicava dovunque, cio\u00e8 Cristo unica speranza di salvezza per gli uomini, senza pi\u00f9 alcuna distinzione tra Ebrei e gentili.
Certo \u00e8 che nessuno scritto, al di fuori dei vangeli, ebbe tanta influenza sulla storia della chiesa, da sant'Agostino a san Tommaso, da Lutero a K. Barth, dal Concilio di Nicea al Vaticano II.
Volendo dare una divisione della lettera si pu\u00f2 distinguere chiaramente tra un preambolo, [Rm_1,1] - [Rm_1,15], una parte dottrinale, [Rm_1,16] - [Rm_11,36], una parte morale, [Rm_12,1] - [Rm_15,13], e un epilogo con saluti e dossologia, [Rm_15,14] - [Rm_16,27].
Nella parte dottrinale viene illustrata l'affermazione che solo la fede in Cristo pu\u00f2 portare alla salvezza: lo dimostra in negativo il fallimento del mondo pagano e degli stessi Ebrei nella pratica della legge morale, [Rm_1,18] - [Rm_3,20]; in positivo l'esempio di Abramo, [Rm_3,21] - [Rm_4,25]. E i beni della giustizia di Dio o salvezza sono: pace con Dio e speranza certa di redenzione, [Rm_5,1] -[Rm_5,11], liberazione dalla colpa di origine e dalla condanna di morte, [Rm_5,12] - [Rm_5,21], affrancamento dall'asservimento alle voglie peccaminose della carne mediante l'unione a Cristo, [Rm_6,1] - [Rm_6,23], liberazione dalla servit\u00f9 della legge incapace di per s\u00e9 a vincere il male, [Rm_7,1] - [Rm_7,25], situazione di filiazione divina grazie al dono dello Spirito, [Rm_8,1] - [Rm_8,39]. A questo punto s'inserisce la grande riflessione sul mistero dell'elezione e dell'incredulit\u00e0 d'Israele, [Rm_9,1] -[Rm_11,1]. La parte morale contiene norme costitutive della vita cristiana: unit\u00e0 e comunione, [Rm_12,1] - [Rm_12,11], ossequio alle autorit\u00e0 civili, [Rm_13,1] - [Rm_13,7], carit\u00e0 quale compendio della vita nuova, [Rm_13,8] - [Rm_13,14]. Seguono precetti particolari per dirimere contrasti che dividevano forti e deboli nella fede: si regoli ciascuno sull'esempio di Cristo che non cerc\u00f2 di piacere a se stesso ma si sacrific\u00f2 per amore degli uomini.
