{2}VANGELO SECONDO MARCO{/}

Il secondo vangelo \u00e8 attribuito a Marco, detto anche Giovanni Marco, [At_12,12], [At_12,25]; [At_15,17], secondo l'abitudine di portare due nomi. L'evangelista non fu apostolo e neppure discepolo di Ges\u00f9; fu prima discepolo di Barnaba e Paolo, [At_12,25]; [At_13,5], poi si separ\u00f2 da Paolo per restare con Barnaba, [At_15,36] - [At_15,39], infine lo troviamo al seguito di Pietro, [1Pt_5,13], non sappiamo per quanto tempo.
Nato a Gerusalemme, era figlio di una Maria che aveva una casa nella citt\u00e0 in cui si radunavano i primi cristiani; ivi infatti Pietro li trova radunati dopo la sua miracolosa liberazione dal carcere, [At_12,12] - [At_12,17]. Era cugino di Barnaba, [Col_4,10], perci\u00f2 facilmente anch'egli levita. La tradizione lo dice interprete di Pietro, di cui scrisse la predicazione, a richiesta, pare, degli stessi uditori dell'apostolo; di qui lo stile vivace, colorito, conservato per quanto possibile nella traduzione. Ci\u00f2 avvenne verosimilmente a Roma, verso il 65-70 d.C.
Durante la prima prigionia di Paolo troviamo nuovamente Marco accanto all'apostolo Paolo, [Fm_1,24], che lo vuole inviare con un importante incarico a Colosse, [Col_4,10], e che alla fine della vita prega Timoteo di condurglielo, [2Tm_4,11]. Cosa sia stato di lui dopo la morte di Pietro e di Paolo non sappiamo. Una tardiva tradizione lo dice martire in Egitto sotto Traiano (98-117). La chiesa ne_celebra la festa il 25 aprile.
Il vangelo di Marco \u00e8 essenzialmente annunzio della buona novella riguardo a Ges\u00f9 Figlio di Dio e Messia. Tutta la narrazione \u00e8 indirizzata a questa dimostrazione: dall'inizio stesso, [Mc_1,1], alla testimonianza del Padre, [Mc_1,11], all'accenno dell'inizio della lotta con Satana, [Mc_1,13], cose tutte gi\u00e0 contenute nella breve introduzione. Al medesimo scopo mirano i numerosi miracoli, narrati in modo colorito o solo accennati, la lotta aperta contro Satana con la liberazione degli ossessi, la stessa passione e morte di Ges\u00f9, coronata dal pubblico riconoscimento della sua divinit\u00e0 da parte del centurione romano, [Mc_15,39], e dalla gloriosa risurrezione.
Ma n\u00e9 il titolo di Figlio di Dio era accetto agli Ebrei n\u00e9 era senza pericolo la procclamazione pubblica della messianit\u00e0 di Ges\u00f9 a causa della corrente mentalit\u00e0 giudaica: per questi motivi notiamo nel vangelo di Marco due parti nettamente distinte, cui fa da perno la narrazione della confessione di Pietro. Nella prima, [Mc_1,14] - [Mc_8,26], Ges\u00f9 ha cura di mantenere e richiedere il segreto sull'essere suo: \u00e8 il cosiddetto, \u00absegreto messianico\u00bb di Marco, [Mc_1,25], [Mc_1,34], [Mc_1,44]; [Mc_3,12]; [Mc_5,43]; [Mc_7,36]; [Mc_8,26], [Mc_8,30]; [Mc_9,9]. Si direbbe ch\u00e9 Ges\u00f9 vuole che siano i fatti stessi a parlare e dimostrare i suoi poteri, la sua autorit\u00e0, quindi la realt\u00e0 della sua persona e della sua opera, diametralmente opposta alle attese giudaiche. Nella seconda parte, invece, [Mc_8,27] - [Mc_16,20], iniziando con la domanda stessa di Ges\u00f9 per sollecitare la risposta sulla conoscenza che si ha di lui, Ges\u00f9 manifesta gradatamente in maniera pedagogica l'essere suo con il richiamo alla figura del Servo di Jhwh, [Mc_8,31], [Mc_8,38]; [Mc_9,9]; [Mc_8,12]; [Mc_8,31]; [Mc_10,33]; [Mc_10,45], venuto per portare la salvezza al mondo con il sacrificio della propria vita; si dedica pi\u00f9 assiduamente alla formazione dei discepoli, ai quali chiede recisamente, a sua imitazione, completa rinuncia per entrare nel regno di Dio: sacrificio di s\u00e9, dei legami familiari, delle ricchezze, della vita stessa, con assoluta obbedienza a lui, [Mc_8,34]; [Mc_8,35] - [Mc_8,38]; [Mc_9,35]; [Mc_10,31]; [Mc_10,43]...; si scontra sempre pi\u00f9 apertamente con i nemici, [Mc_11,27] - [Mc_11,29]; [Mc_12,12]; [Mc_12,15] - [Mc_12,17], [Mc_12,24] - [Mc_12,27]; [Mc_12,35] - [Mc_12,37], [Mc_12,38] - [Mc_12,40], finch\u00e9 \u00e8 condannato e muore. Ma proprio con la morte riporta la definitiva vittoria sul demonio, compie la redenzione, \u00e8 riconosciuto Figlio di Dio e glorificato dal Padre mediante la risurrezione. Tuttavia anche in questa parte, pur manifestandosi come Figlio dell'uomo, con una missione di dolore, Ges\u00f9 non manca di far risaltare il suo essere soprannaturale con la trasfigurazione, [Mc_9,1] - [Mc_9,8], con il costante accenno alla risurrezione ogniqualvolta parla di passione e morte, [Mc_8,31], [Mc_8,33]; [Mc_9,30]; [Mc_9,32]; [Mc_10,32]; [Mc_10,34], con il trionfale ingresso in Gerusalemme, [Mc_11,8] - [Mc_11,11], e la cacciata dei venditori dal tempio, [Mc_11,15] - [Mc_11,18].
Il vangelo di Marco non fu tradizionalmente molto usato nella catechesi, perch\u00e9 quasi tutto il suo contenuto fu utilizzato da Matteo e Luca, i quali, aggiungendovi molto materiale proprio, si presentavano pi\u00f9 completi per l'istruzione ecclesiastica. Specialmente in quest'ultimo secolo, con uno studio pi\u00f9 profondo, fu posta in luce la sua originalit\u00e0, vivacit\u00e0 e arcaicit\u00e0, assieme alla sua importanza come fonte degli altri due sinottici.
