{2}INTRODUZIONE GENERALE{/}
{2}AL NUOVO TESTAMENTO{/}

Il Nuovo Testamento \u00e8 la raccolta ufficiale degli scritti che stanno alla base della fede cristiana. Sono 27 libretti - in maggioranza lettere, di cui alcune pi\u00f9 brevi di una pagina di stampa - ritenuti \u00absacri e canonici\u00bb (cio\u00e8 divinamente ispirati e normativi per la fede e l'agire dei cristiani) fin dal II secolo d.C., cio\u00e8 a cominciare dalla morte dell'ultimo apostolo. Perch\u00e9 questi scritti abbiano ricevuto il singolare appellativo di Nuovo Testamento e perch\u00e9 soltanto essi e non altri siano stati inclusi nella lista, sono questioni che sono state ampiamente discusse dagli storici, le cui conclusioni si possono riassumere brevemente cos\u00ec: i primi cristiani, fin dal giorno della risurrezione di Ges\u00f9 e con pi\u00f9 lucida consapevolezza dal giorno della Pentecoste, considerarono la sua vicenda terrena come l'intervento definitivo di Dio nella storia, come il compimento messianico delle promesse fatte da Dio ad Abramo (cfr. [Gn_12,3]; [Gn_22,16] - [Gn_22,18]) e dell'alleanza sancita tramite Mos\u00e8 con il popolo ebraico ai piedi del Sinai (cfr. [Es_19,5] - [Es_19,8]; [Es_24,1] - [Es_24,8]). Facendo appello a grandi testi profetici, in particolare di Ezechiele [Ez_36,25] - [Ez_36,28], di Geremia [Ger_31,31] e di Isaia [Is_55,3]; [Is_59,21], i cristiani ritenevano che l'alleanza mosaica era adesso realizzata e superata da una nuova alleanza che veniva identificata e puntualizzata nei racconti dell'ultima cena di Ges\u00f9 (cfr. [1Cor_11,25]; [Lc_22,20]; [Mc_14,24]; [Mt_26,28]). Secondo le testimonianze letterarie a noi giunte, Paolo \u00e8 stato il primo a denominare alleanza antica i libri della legge mosaica ([2Cor_3,14]), dando in tal modo il via all'applicazione di alleanza nuova agli scritti che riferivano l'opera di Ges\u00f9.
{K}Il nome e gli scritti{/}
Il lettore si domander\u00e0, tuttavia, di dove sia venuto l'appellativo Testamento, che pu\u00f2 apparire singolare, dato che finora si \u00e8 parlato di alleanza. Le cose stanno cos\u00ec. L'alleanza stipulata da Mos\u00e8, secondo la narrazione dell'Esodo ([Es_19,5]), si chiamava in ebraico ber\u00eet, cio\u00e8 patto, convenzione. I traduttori greci della Bibbia (detta dei Settanta, nei secoli III e II a.C.) per tradurre l'ebraico ber\u00eet usarono non il vocabolo analogo synth\u00eak\u00ea, ma per ragioni teologiche, cio\u00e8 per sottolineare la libera iniziativa divina nel disporre gratuitamente dei suoi doni agli uomini, usarono il termine diath\u00eak\u00ea, cio\u00e8 disposizione incontestabile, deliberazione ferma e definitiva, quale si verifica soprattutto nelle decisioni testamentarie. Era quindi da attendersi che i cristiani di lingua latina traducessero tale termine con il vocabolo testamentum, che oltre tutto si addice pienamente agli avvenimenti dell'ultima cena.
Di fatto il termine testamentum si trova usato in questo senso gi\u00e0 verso il 200, negli scritti di Tertulliano. Si noti per\u00f2 che, da giurista qual era, Tertulliano usa pure il termine instrumentum, di schietto sapore notarile, per intendere gli scritti sacri degli ebrei e dei cristiani. Tuttavia la denominazione Nuovo Testamento \u00e8 diventata corrente nella chiesa latina dagli inizi del III secolo d.C. Nel verbale di condanna alla decapitazione di dodici cristiani nella cittadina di Scillium, presso Cartagine, il 17 luglio 180, si legge questa domanda rivolta dal proconsole Saturnino: \u00abChe cosa c'\u00e8 nella vostra cassetta?\u00bb. Sperato disse: \u00abLibri e le lettere di Paolo, uomo giusto\u00bb. La risposta merita di essere ricordata, perch\u00e9 attesta la presenza di una raccolta di libri sacri che i martiri portavano con s\u00e9 come tesoro prezioso, per trarne vigore e conforto nella prova che affrontavano. Agli occhi dei funzionari romani erano i libri dell'anticultura, della rivoluzione spirituale che stava per aggredire la compagine teocratica dell'impero e che dar\u00e0 spazio al nuovo corso della civilt\u00e0 e della storia in Occidente.
Vogliamo ora dare uno sguardo al modo in cui si \u00e8 formata codesta raccolta. E' noto che i primi cristiani, sull'esempio di Ges\u00f9 e dei Dodici, consideravano sacre e ispirate le Scritture degli ebrei (designate globalmente Legge, Profeti e Salmi: cfr. [Lc_24,44]), che venivano lette e spiegate nelle sinagoghe e nelle famiglie. Nella seconda lettera a Timoteo san Paolo gli ricorda come sia stato educato fin dall'infanzia a conoscere le sacre Scritture dalla nonna Loide e dalla mamma Eunice (cfr. [2Tm_1,5]; [2Tm_3,15]). Ora, insieme a questi libri i discepoli di Ges\u00f9 cominciarono a leggere nelle loro adunanze, che avvenivano regolarmente nel \u00abgiorno del Signore\u00bb (cfr. [1Cor_16,2]; [At_20,16]; [Ap_1,10]), anche le lettere inviate dagli apostoli e le narrazioni contenenti le parole e i fatti del Signore. Si trova testimonianza di ci\u00f2 negli stessi scritti del Nuovo Testamento, per esempio quando Paolo accenna alla lettura delle sue lettere nelle assemblee (cfr. [Col_4,16]) o rievoca brani di catechesi tradizionale trasmessa nelle adunanze; basti ricordare quanto riferisce nella prima lettera ai Corinzi circa la cena del Signore [1Cor_11,23] - [1Cor_11,26] e circa le manifestazioni comprovate di Ges\u00f9 risorto [1Cor_15,3] - [1Cor_15,7]. Da queste letture nacque a poco a poco la raccolta degli scritti neotestamentari.
L'uso di uno scritto nelle riunioni ecclesiali era una necessaria premessa per accoglierlo fra le Scritture sacre; d'altra parte un testo veniva permesso e accettato nelle assemblee soltanto se era considerato Scrittura sacra.
Sulla base di queste due affermazioni si spiegano certe oscillazioni e incertezze che durarono a lungo circa la fissazione del canone dei libri sacri. E' evidente che nelle varie regioni e province esistevano opinioni particolari e talora divergenti; le chiese che avevano avuto l'onore di essere destinatarie di uno scritto apostolico o di un testo evangelico tendevano a privilegiarlo. Ci\u00f2 spiega come i singoli scritti del Nuovo Testamento abbiano avuto destini diversi. E' attestata una raccolta di lettere di san Paolo: ne fa riferimento la seconda lettera di Pietro [1Pt_3,16]; ma si riconobbero assai presto il vangelo tetramorfo o quadriforme, secondo l'espressione di sant'Ireneo, il libro degli Atti, nato come prosecuzione del vangelo di Luca, la prima lettera di Giovanni, connessa in qualche modo con il quarto vangelo, e la prima lettera di Pietro. Invece per la lettera agli Ebrei, l'Apocalisse, la seconda e la terza lettera di Giovanni, la seconda di Pietro, le lettere di Giacomo e di Giuda in alcune regioni si notano incertezze e solo lentamente si giunge a un consenso generale sul loro inserimento nel canone.
Parallelamente si notano qua e l\u00e0 nel secolo II accessioni che verranno via via eliminate, come la Lettera di B\u00e0rnaba, il Pastore di Erma, la prima e la seconda Lettera di Clemente e altri scritti ora raccolti sotto l'appellativo di padri apostolici o di apocrifi. In quest'ultima categoria furono relegati assai presto scritti considerati di lega inferiore o tendenziosi o appartenenti a gruppi non pienamente integrati nella grande chiesa. Sembra infatti che la ragione ultima e dirimente che ha motivato l'accettazione dei libri nel canone sia stata la costatazione che questi libri soli erano accolti universalmente nella chiesa. Influirono senza dubbio caso per caso anche il criterio dell'origine o almeno dell'approvazione apostolica, la norma dell'ortodossia e qualche rivelazione profetica, ma la ragione ultima e definitiva \u00e8 da cercarsi per tutti nell'accettazione universale delle chiese.
Il pi\u00f9 antico documento attestante l'elenco dei libri del Nuovo Testamento \u00e8 il Canone muratoriano, cos\u00ec detto da Ludovico Antonio Muratori che lo scopr\u00ec nella Biblioteca Ambrosiana di Milano e lo pubblic\u00f2 nel volume III della sua opera monumentale Antiquitates Italicae Medii Aevi, Milano 1740, pp. 851-854, sulla base dell'unico manoscritto del secolo VIII (Ambros. J 101 sup.) proveniente da Bobbio. Il documento esprime la norma della chiesa di Roma ed \u00e8 concepito in tono di autorit\u00e0: \u00abNoi accogliamo... Noi non riceviamo... La chiesa cattolica non pu\u00f2 accogliere...\u00bb. L'autore, che era contemporaneo del papa Pio I, morto nel 153 o 154, scrisse a Roma o nelle vicinanze prima del 200, anzi probabilmente verso la met\u00e0 del secolo II, il che farebbe presumere che la stesura originaria sia avvenuta in greco (cfr. Christs-Schmid-St\u00e4hlin, Geschichte der Griechischen Literatur, II/2, Monaco 1964, p. 1125). Il Canone muratoriano non menziona la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo e la terza lettera di Giovanni; si sa per\u00f2 che Ippolito Romano, morto nel 235 o 236, ammetteva la lettera agli Ebrei e quella di Giacomo; quindi si ritiene che la chiesa di Roma avesse gi\u00e0 in questo periodo il canone completo.
Non dissimile la situazione del canone in Oriente. Lo storico Eusebio di Cesarea cos\u00ec ne_riferisce al capitolo XXV del libro III della Storia ecclesiastica, scritta verso l'anno 300 d.C.: \u00abArrivati a questo punto ci pare conveniente dare l'elenco degli scritti della nuova alleanza di cui gi\u00e0 si \u00e8 parlato. In primo luogo si deve elencare il sacro quaternario dei vangeli, al quale segue il libro degli Atti degli Apostoli. Poi le lettere di Paolo e subito dopo la prima lettera attribuita a Giovanni e la prima di Pietro. Credendo opportuno si pu\u00f2 aggiungere anche l'Apocalisse di Giovanni, su cui si sono pronunciati diversi giudizi che esporremmo a suo tempo. Questi i libri accettati con consenso unanime. Quelli poi che sono contestati, sebbene abbiano il consenso di molti, sono i seguenti: la lettera attribuita a Giacomo, la lettera di Giuda, la seconda di Pietro e le lettere dette seconda e terza di Giovanni, siano esse di Giovanni l'evangelista o di un suo omonimo. Fra gli apocrifi sono da annoverare: gli Atti di Paolo, il libro intitolato il Pastore, l'Apocalisse di Pietro, l'Epistola attribuita a B\u00e0rnaba, la Dottrina degli Apostoli e, come gi\u00e0 dissi, l'Apocalisse di Giovanni, della quale sopra si \u00e8 osservato che, mentre alcuni la rigettano, altri l'aggiudicano fra gli scritti di riconosciuta canonicit\u00e0. Alcuni pongono in questa categoria anche il Vangelo degli Ebrei, caro soprattutto agli Ebrei che hanno accettato il Cristo. E questo basti per i libri contestati\u00bb.
Dopo il 400 ogni dubbio si dilegua e si riscontra un consenso universale sul canone. Nuove contestazioni sorgeranno soltanto nel secolo XVI, quando Lutero rigett\u00f2 per ragioni dottrinali la lettera agli Ebrei, quelle di Giacomo e di Giuda e l'Apocalisse, ma non ebbe seguito. Zwingli respinse soltanto l'Apocalisse, Calvino riconobbe tutto il canone del Nuovo Testamento. Dopo di lui tutte le chiese della Riforma riconobbero praticamente, per ci\u00f2 che riguarda il Nuovo Testamento, l'intero canone cattolico.
{K}Il contenuto e le forme letterarie{/}
Il contenuto e il messaggio centrale del Nuovo Testamento consistono in un avvenimento storico, e pi\u00f9 precisamente in un personaggio, Ges\u00f9 di Nazaret, che dopo la morte e la risurrezione ricevette dai suoi discepoli il titolo di Mashiah, cio\u00e8 unto, consacrato, in greco Christ\u00f3s, un appellativo che era applicato nella tradizione ebraica anzitutto al re, poi ai sacerdoti consacrati con l'unzione, e infine, in maniera eminente, al liberatore promesso della discendenza di Davide. Di qui la denominazione di Ges\u00f9 Cristo, che invalse presto come nome proprio, ma originariamente era una vera professione di fede, \u00abGes\u00f9 il Cristo\u00bb, cio\u00e8 il Messia promesso nelle Scritture sacre.
Questa proclamazione fondamentale di fede viene detta in linguaggio tecnico ch\u00e8rigma (k\u00earygma), cio\u00e8 annuncio e proclamazione che Dio ha dato agli uomini il regno promesso e la salvezza in Ges\u00f9 Cristo. Il cherigma rappresenta perci\u00f2 il nucleo osseo, la struttura portante di tutto il Nuovo Testamento. Nelle linee essenziali lo si pu\u00f2 riassumere cos\u00ec: il tempo della promessa \u00e8 arrivato; Dio ha inviato agli uomini il Messia e Salvatore, Ges\u00f9 di Nazaret. Le autorit\u00e0 degli Ebrei e dei Romani lo hanno crocifisso ed egli mor\u00ec per i peccati degli uomini e fu sepolto, ma il terzo giorno si \u00e8 manifestato risorto e vivente con Dio. Ora se ne attende la venuta e l'apparizione gloriosa (parus\u00eca) alla fine della storia. Quelli che credono in lui ne_ricevono lo Spirito e formano la chiesa che lo attesta e ne_d\u00e0 l'annuncio a tutti i popoli, i quali sono invitati a convertirsi, credere nella buona novella e portare frutti di vita nuova nel segno della giustizia e dell'amore.
In tal modo il cherigma si prolunga spontaneamente nella par\u00e8nesi, cio\u00e8 in una serie di dettati morali per i discepoli di Ges\u00f9, affinch\u00e9 la loro condotta sia conforme alla nuova stagione della storia in cui sono entrati. In tutto il Nuovo Testamento le sezioni cherigmatiche si alternano con sezioni parenetiche, anzi spesso si rapportano palesemente l'una con l'altra; il cherigma \u00e8 il fondamento della parenesi e questa scruta i significati e le valenze del cherigma per trarne lezioni morali, come queste: \u00abE' stata immolata la nostra Pasqua, Cristo! Celebriamo dunque la festa non tra lievito vecchio, n\u00e9 in lievito di malizia e perversit\u00e0, ma con azzimi di purezza e verit\u00e0\u00bb ([1Cor_5,7] - [1Cor_5,8]); \u00abSiate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi reciprocamente, come Dio vi ha perdonato in Cristo. Imitate Dio, come figli diletti, e camminate nell'amore sull'esempio del Cristo che vi ha amato e ha offerto se stesso per voi, oblazione e sacrificio di soave odore a Dio\u00bb ([Ef_4,32] - [Ef_5,2]). Assai visibile \u00e8 l'alternanza di cherigma e parenesi nella struttura dei vangeli e nelle lettere di san Paolo; cos\u00ec, per esempio, i vangeli, dopo l'annuncio dell'avvento del regno di Dio con cui Ges\u00f9 inaugura la sua missione, riferiscono il discorso della montagna, che contiene le esigenze morali del regno. Nelle lettere di san Paolo le pagine dedicate al richiamo degli elementi fondamentali della predicazione sono seguite da interi capitoli di direttive e di annotazioni sul comportamento da tenere nella vita. Cos\u00ec avviene nelle lettere ai Romani, ai Galati, agli Efesini e ai Colossesi.
Schematizzando un poco, si possono ridurre cherigma e parenesi al grande binomio fede e carit\u00e0: la fede accoglie l'annuncio di ci\u00f2 che Dio ha effettuato in Ges\u00f9 Cristo, la carit\u00e0 lo traduce in pratica, facendo della donazione divina l'archetipo e il principio ispiratore dell'esistenza cristiana.
Ma fin dai primordi della vita cristiana al binomio fede-carit\u00e0 si trova associata la speranza, che \u00e8 il terzo capitolo del vivere cristiano, cio\u00e8 l'attesa dello svelamento di ci\u00f2 che si possiede nel chiaroscuro della fede e si esprime nell'\u00abimpegno della carit\u00e0\u00bb ([1Ts_1,3]). La speranza trova cos\u00ec il suo appoggio documentario in una terza componente del Nuovo Testamento, l'escatolog\u00eca. Ordinariamente, quando si dice escatologico o profetico si \u00e8 tentati subito di guardare al futuro o addirittura alla fine. Ci\u00f2 \u00e8 esatto soltanto in parte. La dimensione escatologica si rapporta alla totalit\u00e0, allo svelamento delle latitudini e longitudini cristiane, il che avverr\u00e0 s\u00ec alla fine dei tempi, ma gi\u00e0 possiede la sua attualit\u00e0, perch\u00e9 in Ges\u00f9 Cristo sono gi\u00e0 presenti e offerti agli uomini i doni messianici; soltanto se ne_attende il compimento e la manifestazione (cfr. [1Cor_13,12] - [1Cor_13,13]; [1Gv_3,2] - [1Gv_3,3]).
Al pari della parenesi morale, l'annuncio e l'attesa escatologica permeano tutti gli scritti del Nuovo Testamento. C'\u00e8 escatologia nelle parabole e nel discorso delle beatitudini non meno che nelle parole di Ges\u00f9 sulla fine di Gerusalemme e del mondo; c'\u00e8 escatologia nelle lettere di Paolo e di Pietro, di Giacomo, di Giuda e di Giovanni e soprattutto nell'Apocalisse, dove convengono e s'incontrano, come nella crociera di una cattedrale gotica, tutte le tensioni dell'Antico e del Nuovo Testamento che puntano verso la piena partecipazione ai beni messianici. E il linguaggio escatologico possiede un suo repertorio linguistico convenzionale. Lo sguardo sull'aldil\u00e0, oltre il velo sensibile degli avvenimenti, viene effettuato per mezzo di una simbologia maturata in esperienze e tradizioni diverse. Sono perci\u00f2 quelle escatologiche le parti pi\u00f9 oscure del Nuovo Testamento, dove il lettore non specializzato dovr\u00e0 affidarsi alla guida degli esperti e dei commentatori.
Cherigma, parenesi ed escatologia sono le forme elementari in cui si presenta tutto il contenuto del Nuovo Testamento. Si aggiunga che si tratta di un patrimonio che viene trasmesso sull'autorit\u00e0 di Ges\u00f9, che ne_\u00e8 all'origine, e della comunit\u00e0 apostolica che l'ha raccolto e formulato. E' emblematica a questo riguardo l'affermazione di Paolo: \u00abVi ho trasmesso quello che ho ricevuto\u00bb ([1Cor_15,3]); lo stesso apostolo sul finire della vita terrena raccomanda a Timoteo: \u00abCustodisci il deposito\u00bb ([1Tm_6,20]), con chiaro riferimento al contenuto sapienzale della fede di cui \u00e8 il responsabile e depositario.
{K}Teologia e acculturazione{/}
Non si deve ritenere tuttavia che il contenuto del Nuovo Testamento consista soltanto nell'annuncio (cherigma), nelle indicazioni morali che vi sono implicite (parenesi) e nelle prospettive di speranza per il futuro (escatologia). Esiste anche nel Nuovo Testamento il frutto di riflessioni, meditazioni, analisi e sintesi effettuate da singoli apostoli e maestri delle comunit\u00e0 cristiane di fronte all'evento della salvezza che Dio ha offerto agli uomini nella persona e nell'opera di Ges\u00f9 Cristo.
Il lettore del Nuovo Testamento trova un segno evidente di ci\u00f2 l\u00e0 dove san Paolo si preoccupa di distinguere tra gli ordini che impartisce come precetti del Signore e ci\u00f2 che raccomanda o consiglia nel proprio nome: \u00abAgli sposati ordino, non io ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito... Agli altri dico io, non il Signore... Riguardo alla verginit\u00e0, non ho precetti dal Signore, ma do un consiglio, come uno che merita fiducia per la misericordia del Signore\u00bb ([1Cor_7,10], [1Cor_7,12], [1Cor_7,25]). Anche gli studi recenti circa la storia della \u00abtradizione\u00bb, della \u00abformazione\u00bb, della \u00abredazione\u00bb dei testi evangelici hanno fatto luce sugli adattamenti che sono avvenuti, in molte parole di Ges\u00f9, alla \u00absituazione esistenziale\u00bb delle comunit\u00e0 e sulle differenziate prospettive secondo le quali i singoli evangelisti hanno \u00abredatto\u00bb la narrazione degli eventi trasmessi dalla comunit\u00e0 apostolica. E' noto poi che in alcune sezioni del vangelo di Giovanni, come nel discorso di Ges\u00f9 con Nicodemo (c. 3) e in quello eucaristico successivo alla moltiplicazione dei pani (c. 6), \u00e8 perlomeno problematico definire dove si trovi il punto di demarcazione fra le parole pronunciate da Ges\u00f9 e le riflessioni che sono proprie dell'evangelista.
Lo stesso Paolo, inoltre, enuncia la distinzione tra insegnamento elementare che impartisce ai principianti e \u00absapienza\u00bb superiore, alla quale possono accedere soltanto i perfetti e i progrediti nella fede (cfr. [1Cor_2,6]; [Eb_5,12]). E' ricorrente poi in Paolo l'espressione \u00abil mio vangelo\u00bb (cfr. [Rm_2,16]; [Rm_16,25]; [2Cor_4,3]; [Gal_1,3]; [Gal_2,2]) con la quale designa il cuore della sua predicazione missionaria, e cio\u00e8 la salvezza viene data a tutti mediante la fede in Ges\u00f9 Cristo, senza che siano necessarie le prescrizioni della legge mosaica. Non meno tipiche sono le affermazioni teologiche di san Giovanni su \u00abDio amore\u00bb ([1Gv_4,16]), \u00abDio luce\u00bb ([1Gv_1,5]), che rivelano una comprensione particolare del mistero di Dio e di ci\u00f2 che ha effettuato donando agli uomini Ges\u00f9 Cristo, \u00absuo Figlio Unigenito\u00bb ([Gv_3,16]). Esiste quindi gi\u00e0 una riflessione teologica nel Nuovo Testamento, e ne_sono autori principali Paolo e Giovanni, i quali innestano sul dato tradizionale un pensiero teologico approfondito, frutto di meditazione sulle parole e sull'opera del Signore e sull'Antico Testamento alla luce di Cristo, con una personale elaborazione speculativa dell'esperienza vissuta. Basta leggere il prologo del vangelo di Giovanni, l'esordio della lettera agli Efesini, i cc. 7-8 della lettera ai Romani o la lettera agli Ebrei per rendersi conto delle acquisizioni del pensiero e delle prospettive sapienziali che si aprono alla meditazione dell'evento di Cristo. Si tratta di un'attivit\u00e0 speculativa riconosciuta dalla chiesa e recepita nel canone delle Scritture, la quale servir\u00e0 come fonte e norma per tutti gli sviluppi successivi che fioriranno nella storia, a cominciare da Origene, a san Tommaso e san Bonaventura, fino a Newman e Rahner tra i cattolici, Karl Barth tra i protestanti.
In connessione con l'elaborazione teologica del dato neotestamentario si deve aggiungere, per la funzione paradigmatica che assume verso il cammino del vangelo nella storia, una seria considerazione sul pluralismo culturale codificato negli scritti neotestamentari, che permette di ravvisare in essi una acculturazione ebreo-cristiana, ellenico-cristiana e gnostico-cristiana. Merita di essere letta qui una pagina del decreto Ad Gentes del Concilio Vaticano II circa l'attivit\u00e0 missionaria della chiesa: \u00abIl seme della parola di Dio, quando germoglia in una terra buona, irrigata dalla rugiada divina, ne_trae il succo, lo trasforma e lo assimila per portare frutto. Cos\u00ec pure, sul modello dell'economia dell'incarnazione, le nuove chiese radicate in Cristo e costruite sul fondamento degli apostoli assumono in uno scambio mirabile tutte le ricchezze delle nazioni che sono date in eredit\u00e0 a Cristo. Esse prendono dalle tradizioni e consuetudini dei loro popoli, dalla loro sapienza e dottrina, dalle arti e dalle discipline tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 servire a celebrare la gloria del Creatore, a illustrare la grazia del Salvatore e a bene ordinare la vita cristiana. Per realizzare questo \u00e8 necessario che in ciascuna delle grandi aree socioculturali venga stimolata una riflessione teologica la quale, alla luce della tradizione della chiesa universale, sottoponga a nuova indagine i fatti e le parole rivelate da Dio, consegnate nelle sacre Scritture e spiegate dai padri e dal magistero della chiesa\u00bb (n. 22). Questa pagina conciliare di alto valore deittico trova il modello ispiratore e la giustificazione gi\u00e0 nel Nuovo Testamento.
Una delle acquisizioni recenti della storia delle origini cristiane \u00e8 la partizione gi\u00e0 visibile nel corpus neotestamentario tra chiese di provenienza giudaica, ellenica e asiatica. Ciascuno di questi tre gruppi di chiese ha la sua matrice in un'area geografica bene individuata: la Giudea per le comunit\u00e0 giudeo-cristiane, la Macedonia e l'Acaia per le ellenico-cristiane, e le valli del Lico e del Caistro, nella regione di Efeso, capitale della provincia proconsolare dell'Asia; si collocano su quest'ultimo sfondo e ne lasciano intravedere la filigrana le lettere agli Efesini e ai Colossesi, il prologo del quarto vangelo e la prima lettera di Giovanni, nonch\u00e9 le lettere alle \u00absette chiese\u00bb che si leggono nei primi tre capitoli dell'Apocalisse.
Sono dunque emergenti nel Nuovo Testamento tre tipi di comunit\u00e0 e quindi di tre incarnazioni culturali, tre espressioni caratteristiche, convergenti e complementari della riflessione cristiana sull'evento salvifico di Cristo.
Vi \u00e8 anzitutto l'espressione giudeo-cristiana delle comunit\u00e0 convertite dal popolo ebraico. La loro culla \u00e8 la Giudea, ma vi sono gruppi e correnti giudeo-cristiane in quasi tutte le aree in cui \u00e8 stato predicato il vangelo. Si \u00e8 generalizzato troppo sul rifiuto di Cristo da parte degli Ebrei. Le prime leve di cristiani provenivano dalla sinagoga, e ci\u00f2 sia a Gerusalemme e nella Palestina, sia in tutto l'arco del Mediterraneo, dove era diffusa la diaspora ebraica. La chiesa madre di Gerusalemme in particolare era composta di Ebrei i quali, venendo al vangelo, non avevano ripudiato le tradizioni e le osservanze mosaiche. Quando Paolo arriva a Gerusalemme, prima di essere fatto prigioniero, si sente intimare da Giacomo alla presenza di tutti gli anziani: \u00abVedi, o fratello, quante migliaia di Giudei hanno abbracciato la fede, e tutti sono osservatori zelanti della legge\u00bb ([At_21,20]). Il vangelo di Matteo si colloca in questo ambiente: \u00abPer questo ogni scriba che \u00e8 diventato discepolo del regno dei cieli \u00e8 simile a un padre di famiglia che tira fuori dal suo scrigno cose nuove e antiche\u00bb ([Mt_13,52]), dove \u00e8 esplicito il riferimento alle \u00abcose nuove\u00bb dell'et\u00e0 messianica, che ne _rappresentano la pienezza e il compimento.
In realt\u00e0 le comunit\u00e0 giudeo-cristiane si distinguevano per l'osservanza puntigliosa della legge mosaica, ad eccezione, \u00e8 evidente, di quei punti che erano stati esplicitamente abrogati da Cristo con \u00abautorit\u00e0\u00bb (cfr. [Mt_7,29]). Nella loro dottrina, conforme alle tendenze apocalittico-escatologiche del giudaismo contemporaneo, un grande rilievo era dato alla cosmografia; di qui le dimensioni simboliche della croce nei graffiti, l'insistenza sul descendit ad inferos e l'ascendit in coelos nella professione di fede, e il grande rilievo dato all'angelologia e alla demonologia, come appare nelle lettera di Giuda e nella seconda di Pietro. Ges\u00f9 \u00e8 il Profeta annunciato da Mos\u00e8 nel Deuteronomio ([Dt_18,15]); il Servo di Dio, sul quale si \u00e8 posato lo Spirito del Signore (cfr. [Mt_3,17]); la comunit\u00e0 ecclesiale \u00e8 pensata come una scuola dove si trasmettono gli insegnamenti del Maestro, e la missione come un discepolato. In conseguenza del rilievo dato alla legge, il messaggio di Ges\u00f9 viene chiamato, con espressione rabbinica e con allusione al compimento della T\u00f4rah, \u00abla legge perfetta della libert\u00e0\u00bb ([Gc_1,25]); la comunit\u00e0 \u00e8 presieduta dagli anziani; i raduni rassomigliano alle adunanze degli Ebrei: non stupisce quindi che l'assemblea (o il luogo in cui essa si raccoglie) venga chiamata singolarmente da Giacomo ([Gc_2,2]) sinagoga. In particolare la parenesi assume movenze profetiche e sapienziali, si connette spontaneamente con gli esempi dell'Antico Testamento. Il culto, i sacramenti, i voti, gli esorcismi, l'unzione degli infermi sono modulati sulle pratiche del giudaismo devoto. Teologia, antropologia e soteriologia vengono formulate in maniera simbolica, attingendo dal dottrinario eclettico dell'epoca. In una parola, l'esistenza cristiana si trova ad essere pensata ed espressa nel contesto della tradizione giudaica.
Accanto a questa inculturazione ebraica del messaggio di Cristo si trova nel Nuovo Testamento una forma ellenica, di cui \u00e8 stato autore san Paolo. Punto focale di questo cristianesimo \u00e8 la citt\u00e0 di Corinto con le due lettere di san Paolo, e la pi\u00f9 tipica espressione letteraria \u00e8 rappresentata dall'opera di Luca, con il vangelo e gli Atti. Qui c'\u00e8 nello sfondo una teologia naturale e un'etica razionale che si ispira alla considerazione della natura. Sta al centro l'antropologia, conforme all'inclinazione dei greci: l'uomo \u00e8 il malato da guarire, il soggetto da educare e portare a pienezza di perfezione. Il cristiano \u00e8 uno che ha fatto l'esperienza dell'amore di Dio che gli ha donato il suo Spirito; e lo Spirito \u00e8 la nuova legge interiore che lo affranca dal peso delle osservanze legali e lo rinnova interiormente, s\u00ec da farne un figlio adottivo di Dio. La comunit\u00e0 \u00e8 pensata sull'analogia dell'assemblea (ekkl\u00eas\u00eda) cittadina e anche con l'immagine stoico-ellenistica di un corpo di cui i singoli cristiani sono membra. Le adunanze liturgiche e rituali quando degenerano potrebbero rassomigliare alla cene degli d\u00e8i (cfr. [1Cor_10,21]) e alle celebrazioni misteriche; l'assemblea \u00e8 vivificata da spirituali carismatici i quali fungono da presidenti e ispettori (ep\u00edskopoi). L'etica assume gli ideali normativi greci del decoro, dell'ordine, del bello, dell'autosufficienza; la teologia e la cristologia accolgono la titolatura del culto imperiale; grande rilievo \u00e8 dato a Cristo come sapienza di Dio e rivelatore del mistero divino.
Ma gi\u00e0 nell'et\u00e0 apostolica in alcune aree del Mediterraneo orientale (Samaria, Antiochia di Siria, Efeso e valli finitime) si nota il coagularsi di temi che, frutto di una lunga tradizione di ascendenze diverse, prenderanno corpo nel movimento della gnosi e dello gnosticismo dei secoli II e III d.C. C'\u00e8 chi pensa la realt\u00e0 sullo schema di un dualismo fra spirito e materia, anima e corpo, luce e tenebra, verit\u00e0 ed errore, eterno e temporale, e nell'abisso che si spalanca tra le due sponde si inserisce una serie di mediatori buoni e cattivi. La condotta e il comportamento pratico vengono legati a pratiche astensionistiche e a osservanze esoteriche, la cui conoscenza permette di evitare le contaminazioni della materia, delle tenebre, dell'errore, conferendo agli elementi divini che si trovano nell'uomo la capacit\u00e0 di raggiungere la destinazione del regno della luce e della vita donde sono caduti. In questa temperie culturale Ges\u00f9 viene presentato come il L\u00f3gos, il mediatore che dal regno della vita e della luce presso Dio \u00e8 venuto nella dimora oscura degli uomini per svelare la conoscenza dei segreti divini, della retta via che permette di raggiungere la Verit\u00e0 e la Divinit\u00e0. Egli \u00e8 la luce del mondo, il pane della vita; le sue parole sono spirito e vita; la conoscenza della sua persona e della sua origine sono il segreto dell'immortalit\u00e0, egli \u00e8 il datore della conoscenza che porta alla vita. La comunit\u00e0 \u00e8 pensata alla maniera di un gregge radunato attorno al pastore, dove tutti sono ugualmente discepoli di Cristo. E' il clima culturale del vangelo di Giovanni, delle lettere della prigionia e, sotto certi aspetti, di quelle pastorali di Paolo. Il rischio di queste chiese \u00e8 il disprezzo del mondo e della materia, la tentazione di negare che Cristo sia venuto nella carne e che il suo corpo di carne sia illusorio: si ricordino gli ammonimenti delle lettere di Giovanni. La prospettiva \u00e8 cristocentrica: Ges\u00f9 \u00e8 il punto di conciliazione, il mediatore in persona; si pensi al prologo del vangelo di Giovanni, all'esordio della lettera agli Efesini e soprattutto all'inno cristologico della lettera ai Colossesi ([Col_1,1], [Col_1,15] - [Col_1,21]).
{K}Lingua, testo, edizioni critiche{/}
La lingua in cui fu scritto il Nuovo Testamento \u00e8 il greco. Una tradizione antica e attendibile, ma di interpretazione controversa, attribuisce a Matteo la stesura del suo vangelo in lingua aramaica (o ebraica?), ma se ci\u00f2 sia avvenuto non possiamo documentarlo, essendo giunto a noi di Matteo soltanto un testo greco. E' certo tuttavia che non poche parti del Nuovo Testamento devono avere avuto una preesistenza in ebraico o in aramaico - ne_\u00e8 un caso evidente il cantico di Maria, il Magnificat ([Lc_1,46] - [Lc_1,55]) - ma la loro identificazione rimane oggetto di ricerche erudite, poich\u00e9 non v'\u00e8 dubbio che la redazione dei testi, quali sono giunti fino a noi, \u00e8 avvenuta in greco e precisamente in quel greco popolare che in seguito alla conquista di Alessandro Magno era diventato la lingua franca, il \u00abdialetto comune\u00bb (koin\u00ea di\u00e1lektos) di tutta l'area mediterranea. Gli autori del Nuovo Testamento si collocano perfettamente in quest'ambiente. Data l'origine ebraica della maggior parte di essi e l'utilizzazione di tradizioni di origine aramaica, non fa meraviglia ritrovare sotto la loro penna l'accento inconfondibile dei semiti; la particolare formazione greca di altri o di loro collaboratori spiega il decoro letterario di Luca, dell'autore della lettera agli Ebrei e della prima lettera di Pietro, che sappiamo essere stata redatta da Sila o Silvano ([1Pt_5,12]). L'internazionalit\u00e0 di Paolo e il suo genio personale si riflettono nel suo stile e lo rendono inconfondibile.
Gli esemplari originali degli scritti sono andati perduti, coinvolti nel generale destino di tutte le opere letterarie dell'antichit\u00e0, ma la trasmissione del testo si trova in una condizione di singolare privilegio in confronto ai libri del tempo. La pi\u00f9 antica testimonianza oggi conosciuta \u00e8 un frammento di papiro datato tra il 120-130 d.C., proveniente da Faiyum o da Ossirinco, e appartenente alla Biblioteca John Rylands (Manchester); fu pubblicato nel 1935 da C. H. Roberts e contiene il dialogo di Ges\u00f9 con Pilato ([Gv_18,31] - [Gv_18,33], [Gv_18,37] - [Gv_18,38]). Verso il 150 fu scritto il papiro Egerton che trasmette alcuni detti evangelici; verso il 200 il grande papiro Bodmer con tutto il quarto vangelo. Al secolo III appartengono tre grandi papiri Chester Beatty, contenenti circa un terzo del Nuovo Testamento. Nel secolo IV i cristiani ormai liberi redigono i grandi codici su pergamena, contenenti spesso tutti i libri sacri: celebri fra tutti il Vaticano, scritto verso il 350 in Egitto, e il Sinaitico leggermente posteriore, ora al British Museum.
Dal secolo V fino al Medioevo i testi sono numerosissimi: 2500 codici tra maiuscoli (onciali) e minuscoli, 1600 lezionari (libri liturgici contenenti brani per la lettura in chiesa), oltre 60 papiri assicurano al testo del Nuovo Testamento un posto di assoluto privilegio tra tutte le opere dell'antichit\u00e0. Basti pensare che nessun codice di classici greci \u00e8 pi\u00f9 antico della cosiddetta rinascita bizantina (secoli IX-XI) e il pi\u00f9 antico manoscritto di Platone, conservato a Oxford, \u00e8 dell'anno 895 d.C.
In base a questa ricchezza di testi, debitamente vagliati e distribuiti per gruppi e famiglie, tenendo conto delle numerose citazioni degli scritti ecclesiastici a partire dal secolo II e delle versioni pi\u00f9 antiche (latina, copta, siriaca, armena, georgiana) effettuate tra i secoli II e V d.C. ad uso delle differenti chiese, furono composte nel secolo XVIII le prime edizioni critiche. Non si pu\u00f2 ritenere tale infatti quella effettuata da Erasmo nel 1516, che offre il testo volgato nell'impero bizantino e che serv\u00ec di base alle prime versioni dall'originale protestanti e cattoliche. Tra le edizioni critiche contemporanee ricordiamo il Novum Testamentum graece et latine di A. Merk, a cura del Pontificio Istituto Biblico, Roma, e il Novum Testamentum graece di E. Nestle (Stoccarda). Tali edizioni, rispettivamente cattolica e protestante, sono state sostituite nell'uso da una nuova edizione aggiornata di carattere ecumenico, pubblicata nel 1966 a cura delle maggiori societ\u00e0 bibliche del mondo, dal titolo The Greek New Testament: vi hanno collaborato K. Aland, M. Black, C. M. Martini, B. M. Metzger, A. Wikgren. La presente versione del Nuovo Testamento \u00e8 stata effettuata principalmente su quest'ultima edizione, tenendo tuttavia presente la situazione generale della critica neotestamentaria.
La divisione del testo in capitoli e versetti \u00e8 anteriore alle edizioni critiche e posteriore ai codici. La ripartizione in capitoli \u00e8 stata effettuata nel 1214 da Stefano Langton, cancelliere dell'Universit\u00e0 di Parigi, poi arcivescovo di Canterbury; quella in versetti \u00e8 dovuta a Robert Estienne, che oper\u00f2 con criteri piuttosto spicci ed empirici durante un viaggio in diligenza che lo portava da Lione a Parigi nel 1551.
{K}Cronologia degli avvenimenti del Nuovo Testamento{/}
Se gli scritti del Nuovo Testamento si collocano tutti nell'arco di tempo che va dal 50 al 100 d.C., gli avvenimenti che vi sono narrati trovano il loro epicentro nella prima met\u00e0 del secolo, cio\u00e8 nella vicenda di Ges\u00f9 Cristo e negli eventi che ne_seguirono. Si tratta di fatti che si inseriscono in una chiara cornice geografica, sociale e cronologica sulla quale sono puntati da secoli gli occhi degli studiosi, attenti a vagliare i dati letterari offerti dal Nuovo Testamento alla luce di ci\u00f2 che viene attestato via via dall'archeologia, dall'epigrafia, dalla letteratura comparata, dall'annalistica profana, dalla storia del costume e della cultura di quell'et\u00e0.
Le notevoli difficolt\u00e0 che s'incontrano nel determinare le date e fissare un quadro cronologico sono le stesse che per la storia antica, ma si aggiunge per il Nuovo Testamento che i suoi autori si sentivano estranei alle manifestazioni ufficiali dell'impero e non si curarono del calendario del tempo, del resto assai confuso e differenziato per l'accavallarsi di varie cronologie (\u00e8ra delle Olimpiadi, \u00e8ra dei Seleucidi, \u00e8ra di Anzio, anni [Ab_urbe condita, ecc.) e guardavano alla realt\u00e0 e al significato di ci\u00f2 che attestavano assai pi\u00f9 che al sincronismo storico.
Il Nuovo Testamento indica spesso cronologie relative: \u00abL'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare\u00bb ([Lc_3,1]), \u00abdopo quattordici anni\u00bb ([Gal_2,1]), \u00abper due anni\u00bb ([At_28,30]), ecc. Ma la fissazione di queste date non \u00e8 agevole. Qual \u00e8 l'anno XV di Tiberio Cesare? Vi sono almeno quattro possibilit\u00e0 di computarlo, a seconda che si consideri l'anno primo: questo infatti si pu\u00f2 contare dal giorno della morte di Augusto (12 agosto del 14 d.C.), oppure dal giorno in cui Tiberio gli fu associato al potere in qualit\u00e0 di collega imperii, il che avvenne nel 12 d.C. Ma supponendo che l'anno primo decorra dalla morte di Augusto, si pu\u00f2 considerare come anno primo sia il periodo che decorre tra il 19 agosto e il 31 dicembre, sia il periodo tra il 19 agosto e il 18 agosto dell'anno successivo, sia il periodo tra il 19 agosto e la fine dell'anno calcolato alla maniera rabbinica e siriaca del tempo, che faceva terminare l'anno il 30 settembre. Gi\u00e0 da qui si comprende quanto sia difficile proporre una cronologia assoluta, la quale anche nei casi migliori deve sempre contare su uno scarto di qualche mese o anche di anni.
La nascita di Ges\u00f9 avvenne durante l'impero di Augusto ([Lc_2,1]), in occasione del censimento di Quirino ([Lc_2,2]), verso la fine del regno di Erode ([Mt_2,1]). La data si pu\u00f2 precisare sulla base di due fatti: la morte di Erode avvenuta l'anno 4 a.C. e il censimento di Quirino che si pu\u00f2 fissare verso l'anno 7 o 8 a.C. Ges\u00f9 sarebbe quindi nato circa 6 anni avanti l'\u00e8ra volgare, cio\u00e8 verso l'anno 748 dalla fondazione di Roma. E' stato un errore del monaco Dionigi il Piccolo fissare l'anno primo di Cristo nell'anno 754 di Roma.
L'inizio della predicazione di Giovanni Battista avvenne l'anno XV dell'impero di Tiberio: se si computa con la maggior parte degli autori che tale anno dell'impero di Tiberio incomincia dal 1\u00b0 ottobre del 27 d.C. (computo siriaco), Ges\u00f9 doveva avere allora 33 anni, il che quadra perfettamente con quanto nota l'evangelista Luca ([Lc_3,23]) che gli attribuisce \u00abcirca 30 anni\u00bb. La morte di Ges\u00f9 che avvenne, secondo l'opinione pi\u00f9 fondata, dopo circa due anni e mezzo di ministero, si colloca in un anno in cui il 14 di Nisan (plenilunio di marzo) cade di venerd\u00ec ([Gv_19,31]), il che avvenne negli anni 29,30,31,33,34; l'opinione pi\u00f9 seguita pone la morte di Ges\u00f9 nell'anno 30; sarebbe cos\u00ec avvenuta il 7 aprile di tale anno, mentre era procuratore della Giudea il cavaliere Ponzio Pilato, che tenne la carica dal 26 al 36 d.C.
La cronologia di san Paolo ha un punto sicuro nell'incontro avvenuto con Gallione, fratello di Seneca e proconsole a Corinto ([At_18,12]). Da una lettera dell'imperatore Claudio ai cittadini di Delfi, conservata nel museo della citt\u00e0, si ricava che il proconsolato di Gallione \u00e8 contemporaneo alla XXVI acclamazione imperiale di Claudio, la quale \u00e8 avvenuta, secondo altre attestazioni, agli inizi dell'anno 52 d.C. Se dunque Paolo \u00e8 stato portato al tribunale di Gallione dopo 18 mesi di soggiorno a Corinto, dovette arrivare nella citt\u00e0 verso la fine dell'anno 50. In quel tempo Paolo inviava da Corinto le due lettere ai neofiti di Tessalonica, scritti che rappresentano l'inizio della racconta del Nuovo Testamento. Analogo sincronismo permette di affermare che Paolo ha lasciato la prigionia di Cesarea per essere giudicato al tribunale imperiale di Roma durante l'inverno del 60-61, cio\u00e8 all'inizio della procura di Festo che succedette a Felice nel 59 d.C.
Nell'anno 64, in seguito all'incendio di Roma, \u00abNerone... sottopose a raffinatissime pene quelli che il popolo chiamava cristiani\u00bb (Tacito, Annali, 15, 44). Di tale persecuzione non v'\u00e8 traccia sicura nel Nuovo Testamento; ugualmente non si trova nessuna testimonianza sicura della distruzione di Gerusalemme, avvenuta nell'anno 70 ad opera di Tito.
{K}Perch\u00e9 accettiamo il Nuovo Testamento{/}
Non sembrer\u00e0 superfluo, a conclusione di questa breve introduzione, sollevare la domanda sulle ragioni che inducono il cristiano ad accettare il Nuovo Testamento e a farne la base e il contenuto della sua fede. Ci domandiamo dunque: perch\u00e9 il cristiano aderisce al Nuovo Testamento e non ai testi fondamentali di altre religioni, anche se riconosce in essi la presenza di valori che riflettono un \u00abraggio di quella verit\u00e0 che illumina tutti gli uomini\u00bb? Quest'ultima espressione \u00e8 del Concilio Vaticano II, il quale ha invitato a pi\u00f9 riprese i cristiani a rendersi edotti del patrimonio spirituale dell'umanit\u00e0, conoscere i valori spirituali e morali delle tradizioni religiose e rapportarli a Cristo, \u00abnel quale gli uomini trovano la pienezza della vita religiosa\u00bb (Nostra aetate, 2). La prima risposta semplice e solida che viene alle labbra \u00e8: il cristiano accetta il Nuovo Testamento perch\u00e9 vi trova riferite con semplicit\u00e0 e fedelt\u00e0 le parole e l'opera di Ges\u00f9 Cristo e ci\u00f2 che di lui hanno attestato e pensato gli apostoli e la comunit\u00e0 primitiva. E' un'affermazione incontrovertibile e sarebbe segno di insopportabile dilettantismo o di malafede sostenere il contrario. Sappiamo che sono presenti nel Nuovo Testamento generi letterari diversi, simbolismi e procedimenti stilistici tributari di culture passate, metodi storiografici non pi\u00f9 consoni alla mentalit\u00e0 moderna; tuttavia da una lettura pacata dei testi emerge la convinzione che essi intendono riferire parole e fatti realmente accaduti nella storia, sui quali un'intera comunit\u00e0 impegna la propria testimonianza. Questa certezza del valore storico del Nuovo Testamento ha attraversato i secoli, non \u00e8 venuta mai meno nelle chiese e ha resistito a tutte le verifiche che l'indagine scientifica, giustamente, ha voluto avanzare. Si pu\u00f2 quindi ritenere con sicurezza che il Nuovo Testamento riferisce con fedelt\u00e0 e sincerit\u00e0 di Ges\u00f9 e del suo operato.
Ma a questo punto non si ha ancora la risposta all'interrogativo avanzato all'inizio. Si \u00e8 soltanto compiuto un passo preliminare, spostando la questione del Nuovo Testamento al suo protagonista. La domanda cade cos\u00ec necessariamente su Ges\u00f9 stesso e suona: perch\u00e9 si accetta Ges\u00f9 Cristo? Si entra in questo modo nel vestibolo del tempio, in un'area dove chiari cartelli indicatori segnano il varco della fede. Dire perch\u00e9 si accetta Ges\u00f9 quale rivelatore di Dio, come dono di Dio e Dio stesso in mezzo agli uomini, \u00e8 impresa ardua e semplice a un tempo. Ardua e quasi impossibile sotto un certo aspetto, perch\u00e9 ogni autentica adesione di fede ha radici esistenziali molteplici e praticamente insondabili; ma al tempo stesso \u00e8 facile perch\u00e9 il cammino \u00e8 gi\u00e0 stato tracciato e ogni risposta sfocia nelle parole pronunciate da Nicodemo quando and\u00f2 a incontrare Ges\u00f9 di notte e gli disse: \u00abMaestro, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti pu\u00f2 fare questi segni che tu fai, se Dio non \u00e8 con lui\u00bb ([Gv_3,2]). Ges\u00f9, con tutto quello che ha detto e ha fatto e che i suoi discepoli attestano di lui, \u00e8 una figura storica che pone interrogativi e costituisce per tutti un problema. Ora, se si vuole risolvere tale problema, le risposte ragionevoli non sono molte, anzi sembrano essere una sola, che cio\u00e8 egli sia davvero ci\u00f2 che ha affermato di essere, ci\u00f2 che hanno creduto di lui i suoi discepoli. Credere in Ges\u00f9 \u00e8 un atto pi\u00f9 rigoroso e ragionevole che rifiutarlo; di tutte le ipotesi che si possono avanzare su di lui per spiegarlo, l'unica che resiste al vaglio della critica \u00e8 quella che si apre sull'atto di fede, accettandolo nella pienezza del suo mistero. Tuttavia accanto a questa ragione storica e deduttiva che fa accettare Ges\u00f9 e il Nuovo Testamento come dall'esterno, per motivi che rimangono fondamentalmente razionali, \u00e8 sempre esistita una ragione del cuore che fa guardare Ges\u00f9 come al compimento e alla soluzione delle istanze pi\u00f9 segrete e profonde che palpitano nell'ambito dell'uomo. La si pu\u00f2 vedere in emblema nelle parole di Pietro quando a Ges\u00f9 che domanda ai Dodici se vogliono andarsene anche loro risponde: \u00abSignore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna\u00bb ([Gv_6,68]).

{2}IL VANGELO DI GESU' CRISTO{/}

La parola vangelo significa \u00abbuona notizia\u00bb, \u00ablieto annunzio\u00bb e deriva dal greco euagg\u00e9lion. Il termine ebraico corrispondente \u00e8 besorah e significa soprattutto annuncio di vittoria; i profeti l'adoperarono per indicare il compimento delle promesse messianiche ([Is_40,9]; [Is_52,7]).
Ges\u00f9 si appropri\u00f2 del termine per dichiarare l'avverarsi in lui delle profezie e del regno di Dio. Nota l'evangelista Marco: Dopo che Giovanni fu arrestato, Ges\u00f9 venne in Galilea, predicando il vangelo di Dio. Diceva: "Il tempo \u00e8 compiuto e il regno di Dio \u00e8 giunto. Convertitevi e credete al vangelo" ([Is_1,14] - [Is_1,15]).
\u00abEvangelizzare\u00bb significa quindi, gi\u00e0 durante la vita di Ges\u00f9, dare la lieta notizia che la salvezza \u00e8 giunta, che Dio ha realizzato le sue promesse. A Nazaret, all'inizio dell'attivit\u00e0 pubblica, Ges\u00f9, riferendo a s\u00e9 profezie di Isaia e Sofonia, proclam\u00f2 nella sinagoga davanti ai suoi compaesani:
\u00abLo Spirito del Signore \u00e8 sopra di me,
per questo mi ha consacrato
e mi ha inviato a portare ai poveri il lieto annunzio,
ad annunziare ai prigionieri la liberazione
e il dono della vista ai ciechi;
per liberare coloro che sono oppressi
e inaugurare l'anno di grazia del Signore\u00bb ([Lc_4,18] - [Lc_4,19]).
Dopo la morte di Ges\u00f9 il vocabolo diventa usuale e tipico in san Paolo per designare l'annuncio della morte e risurrezione di Ges\u00f9, principio di redenzione e liberazione per ogni uomo. Il vocabolo riveste perci\u00f2, nella bocca di san Paolo, una carica di entusiasmo, e il \u00abvangelo\u00bb riceve una titolatura gloriosa: \u00abvangelo di Dio\u00bb, \u00abvangelo di Cristo\u00bb, \u00abvangelo del regno\u00bb, \u00abvangelo del Figlio di Dio\u00bb, \u00abvangelo della grazia di Dio\u00bb, \u00abvangelo della gloria di Cristo\u00bb, \u00abvangelo della pace\u00bb, \u00abvangelo della gloria\u00bb, \u00abvangelo della salvezza\u00bb. Da notare che per san Paolo il vangelo non \u00e8 ancora un libro, ma parola viva portata dagli apostoli e accompagnata da un'energia divina avente la capacit\u00e0 di trasformare i cuori preparati a riceverla. Ecco come ne parla ai Tessalonicesi, verso l'anno 50, durante il secondo viaggio missionario: \u00abIl nostro vangelo non \u00e8 giunto a voi soltanto a parole, ma anche con potenza, con effusione dello Spirito Santo e con piena convinzione\u00bb ([1Ts_1,5]). Scrivendo ai Romani afferma: \u00abNon mi vergogno del vangelo, poich\u00e9 esso \u00e8 un'energia operante per apportare la salvezza a chiunque crede\u00bb ([1Ts_1,16]).
{K}Il vangelo e i vangeli{/}
Secondo quanto si legge alla fine del vangelo di Marco, Ges\u00f9 prima di accomiatarsi dai suoi ordin\u00f2 loro: \u00abAndate per tutto il mondo e predicate il vangelo (letteralmente: "portate la lieta notizia") a ogni creatura. Chi creder\u00e0 e si far\u00e0 battezzare sar\u00e0 salvato, ma chi non creder\u00e0 sar\u00e0 condannato\u00bb ([Mt_16,15] - [Mt_16,16]). Il vangelo deve dunque essere annunciato, per ordine di Ges\u00f9, su tutta la terra. A designare quelli che lo propagano venne subito coniato il termine \u00abevangelisti\u00bb, e la loro azione sar\u00e0 detta \u00abevangelizzazione\u00bb. L'annuncio riguarda l'avvento del regno nella persona storica di Ges\u00f9 di Nazaret e soprattutto la sua vittoria pasquale sopra il peccato e la morte.
Per questo dall'et\u00e0 apostolica fino a oggi i vocaboli \u00abvangelo\u00bb ed \u00abevangelizzare\u00bb hanno sempre conservato un'evocazione missionaria, significando a un tempo notizia di qualcosa di nuovo, di inaudito, di gratuito che viene offerto agli uomini, e insieme invito pressante a riceverlo, convertendosi, uscendo fuori dall'ignavia e dal torpore dell'esistenza. Si veda per esempio come si esprime Origene nell'Omelia 7 dedicata al libro di Giosu\u00e8. Commentando il pittoresco episodio della caduta delle mura di Gerico al suono delle trombe dei sacerdoti ebrei per ordine di Giosu\u00e8, aggiunge: \u00abOra viene il nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, la figura del cui arrivo \u00e8 gi\u00e0 prima in quel Giosu\u00e8 figlio di Nun; e manda i suoi sacerdoti, cio\u00e8 i suoi apostoli, con trombe facili a portarsi da un luogo all'altro, cio\u00e8 con l'eccellente e celeste dottrina del vangelo. Il primo a lanciare i suoi squilli di tromba \u00e8 Matteo nel suo vangelo. Suonano poi, ognuno con la propria tromba sacerdotale, Marco, Luca e Giovanni. Anche Pietro fa squillare la tromba delle sue epistole; anche Giacomo e Giuda. Ci\u00f2 nonostante, anche Giovanni continua ancora a far squillare la tromba con le sue epistole e con l'Apocalisse, e Luca con la storia delle imprese degli apostoli. Venendo poi ultimo... Paolo e lanciando irresistibili squilli con le trombe delle sue quattordici epistole contro le mura di Gerico, abbatte, scalzandole dalle fondamenta, tutte le macchinazioni dell'idolatria e i saccenti sistemi dei filosofi\u00bb.
Questa pagina singolare, scritta nella prima met\u00e0 del III secolo d.C. (Origene infatti mor\u00ec nel 253 a seguito degli strapazzi subiti in prigione durante la persecuzione di Decio), ci attesta, tra l'altro, che a quel tempo si distingueva gi\u00e0 nella chiesa tra \u00abvangelo\u00bb e \u00abvangeli\u00bb, che cio\u00e8, oltre al lieto annuncio dato a viva voce, esistevano ormai quattro libri attribuiti agli apostoli (Matteo e Giovanni) o a loro discepoli (Marco e Luca). Potremmo chiamarli \u00abi quattro annunzi\u00bb, nei quali risuonava in maniera caratteristica e differenziata secondo gli autori la notizia dell'avvento messianico di Ges\u00f9.
Sant'Ireneo, vescovo di Lione, che era nato verso il 130 d.C. nell'Asia Minore dove fu allievo di san Policarpo, il quale a sua volta era stato discepolo di san Giovanni, ci d\u00e0 questa testimonianza degna di fede: \u00abMatteo compose il vangelo per gli Ebrei nella loro lingua, mentre Pietro e Paolo a Roma predicavano il vangelo e fondavano la chiesa. Dopo la loro morte Marco, discepolo e segretario di Pietro, ci trasmise per iscritto quanto era stato oggetto della predicazione di Pietro. E Luca, seguace di Paolo, compose un libro di quel vangelo predicato dall'apostolo. In seguito anche Giovanni, discepolo del Signore e che pos\u00f2 il capo sul petto di lui, egli pure compose un vangelo durante la sua permanenza ad Efeso, nell'Asia\u00bb (Adversus haereses). Nella medesima opera lo stesso Ireneo illustra gi\u00e0 i simboli attribuiti a ciascuno dei quattro evangelisti: il leone (Giovanni), il vitello (Luca), l'uomo (Matteo), l'aquila (Marco), una simbologia che assumer\u00e0 qualche variante in san Girolamo, il quale attribuisce l'aquila a Giovanni e il leone a Marco, e come tale verr\u00e0 recepita dalle arti figurative.
A partire da sant'Ireneo, cio\u00e8 dalla seconda met\u00e0 del secolo II, si parla ormai correntemente nella chiesa di vangelo e di vangeli per indicare sia l'annuncio orale, sia il messaggio scritto, sia i quattro testi evangelici. \u00abQuanto \u00e8 stato scritto da quattro - afferma Origene - \u00e8 un unico vangelo\u00bb. Ireneo parla di \u00abvangelo quadriforme\u00bb; a sua volta Eusebio di Cesarea conia l'espressione \u00absacra quadriga dei quattro vangeli\u00bb, mentre sant'Agostino preferisce l'appellativo \u00abquattro libri di un unico vangelo\u00bb (Trattato su san Giovanni, [Gv_36,1]).
{K}L'origine dei quattro vangeli{/}
Possiamo domandarci a questo punto quale sia stata l'origine dei quattro libretti chiamati vangeli e analizzare pi\u00f9 a fondo quale sia il loro rapporto con la \u00abbuona notizia\u00bb annunciata e realizzata da Ges\u00f9. Il lettore deve sapere che negli ultimi due secoli la critica si \u00e8 gettata con tutte le sue risorse e i suoi strumenti sul testo dei quattro vangeli, sottoponendoli a un vaglio e a un esame quale mai nessun altro libro della storia si trov\u00f2 a subire. Molte scuole si sono succedute, si sono accavallate, incrociate, contraddette e poi scomparse, ma portando ciascuna, lo si deve riconoscere, qualche contributo a illustrare almeno questa o quella frase o pagina dei vangeli. Si deve riconoscere per\u00f2 che tutte le teorie estreme sono cadute, e prima quelle che pretendevano negare l'attendibilit\u00e0 e il valore storico fondamentale dei racconti evangelici. Il risultato di tante ricerche \u00e8 stato vagliato, raccolto e puntualizzato nel 1964 da un documento della Pontificia Commissione Biblica, che inizia con le parole Sancta Mater Ecclesia, dedicato esclusivamente alla verit\u00e0 storica dei vangeli. Tale documento ha ispirato la costituzione dogmatica Dei Verbum del Concilio Vaticano II nella quale si legge che la chiesa \u00abha ritenuto e ritiene con fermezza e costanza massima che i quattro vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicit\u00e0, trasmettono fedelmente quanto Ges\u00f9, Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini oper\u00f2 e insegn\u00f2 per la loro eterna salvezza fino al giorno in cui fu assunto in cielo\u00bb (n. 19).
Giover\u00e0 quindi soffermarsi un istante su tale documento della Pontificia Commissione Biblica. In esso si invita il lettore dei vangeli, in particolare colui che si interroga sulla fondatezza di quanto essi riferiscono, a \u00abbadare con diligenza ai tre stadi attraverso i quali l'insegnamento e la vita di Ges\u00f9 giunsero a noi\u00bb. Il primo stadio \u00e8 quello della vita stessa di Ges\u00f9, svoltasi sotto gli occhi dei discepoli, i quali furono gli ascoltatori attenti delle sue parole e i testimoni diretti delle sue opere. \u00abIl Signore - vi si legge - nell'esporre a voce il suo insegnamento seguiva le forme di pensiero e d'espressione allora in uso, adattandosi per tale modo alla mentalit\u00e0 degli uditori e facendo s\u00ec che quanto egli insegnava s'imprimesse fermamente nella loro mente e potesse essere ritenuto con facilit\u00e0 dai discepoli\u00bb. In effetti, analisi linguistiche e letterarie, metodi di indagine molto perfezionati permettono ora di additare con sicurezza in molte espressioni e parabole dei vangeli il suono stesso della parola di Ges\u00f9. Parimenti gli episodi della sua vita, i racconti e i miracoli risultano essere riferiti con tale semplicit\u00e0, sobriet\u00e0 e aderenza storico-geografica da non permettere dubbi sulla loro sostanziale veridicit\u00e0.
Dopo la morte e la risurrezione del Signore - e qui \u00e8 il secondo stadio della genesi dei vangeli indicato dalla Commissione Biblica - gli apostoli cominciarono a \u00abdare testimonianza a Ges\u00f9, annunciando e riferendo con fedelt\u00e0 episodi biografici e detti di lui, ma tenendo presenti, nella predicazione, le esigenze dei vari uditori\u00bb.
Praticamente alla base dei vangeli starebbero quindi coteste testimonianze date con fedelt\u00e0 al fine di promuovere la fede in Ges\u00f9 Messia e Signore. Due pagine di san Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, ci permettono di cogliere al vivo la testimonianza orale che veniva trasmessa, basandosi sull'autorit\u00e0 dei Dodici e in comunione con loro: si tratta degli avvenimenti dell'ultima cena ([1Cor_11,23] - [1Cor_11,25]) e delle apparizioni di Ges\u00f9 risorto, sui quali Paolo conclude: \u00abSia io sia essi (gli apostoli) cos\u00ec predichiamo e cos\u00ec avete creduto\u00bb ([1Cor_15,1] - [1Cor_15,11]). Non \u00e8 tuttavia da negarsi, continua l'autorevole documento, che gli apostoli abbiano presentato ai loro uditori quanto Ges\u00f9 aveva realmente detto e operato con quella pi\u00f9 piena intelligenza da essi goduta in seguito agli eventi gloriosi del Cristo e all'illuminazione dello Spirito di Verit\u00e0... Questi modi di esporre usati nella predicazione, aventi per tema il Cristo, vanno individuati ed esaminati: catechesi, narrazioni, testimonianze, inni, dossologie, preghiere e altre simili forme letterarie che compaiono nella sacra Scrittura ed erano in uso fra gli uomini di quell'et\u00e0. Esigenze catechetiche e opportunit\u00e0 di vario genere portarono ben presto alla concentrazione dei detti e fatti di Ges\u00f9 in alcune raccolte, la cui identificazione \u00e8 tuttora possibile nella trama generale dei vangeli, come, per esempio, il discorso della montagna, i racconti della passione e delle apparizioni, alcune serie di parabole. Iniziando il suo vangelo, Luca riferisce che \u00abmolti hanno gi\u00e0 cercato di mettere insieme un racconto degli avvenimenti verificatisi tra noi, cos\u00ec come ce li hanno trasmessi coloro che fin dall'inizio furono testimoni oculari e ministri della parola\u00bb.
A questo punto della trasmissione del materiale evangelico \u00e8 intervenuta, nella seconda met\u00e0 del I secolo, cio\u00e8 tra gli anni 50 e 80 d.C., l'opera di alcune grandi personalit\u00e0 di cui la tradizione ha conservato il nome: si tratta di Matteo, Marco, Luca, ai quali si aggiunse, prima della fine del secolo, l'apostolo Giovanni. E' questa la terza e ultima fase della composizione dei vangeli, nella quale \u00abgli autori sacri consegnarono l'istruzione fatta prima oralmente e poi messa per iscritto... nei quattro vangeli per il bene della chiesa, con un metodo corrispondente al fine che ognuno si proponeva. Fra le molte cose tramandate ne_scelsero alcune, talvolta compirono una sintesi, talaltra, badando alla situazione delle singole chiese, svilupparono certi elementi, cercando con ogni mezzo che i lettori conoscessero la fondatezza di quanto veniva loro insegnato... Perci\u00f2 l'esegeta ricerchi quale fosse l'intenzione dell'evangelista nell'esporre un detto o un fatto in un dato modo o in un dato contesto. Invero non va contro la verit\u00e0 del racconto il fatto che gli evangelisti riferiscano i detti e i fatti del Signore in ordine diverso, e ne esprimano le parole non alla lettera, ma con qualche diversit\u00e0 e conservando il loro senso\u00bb.
Si devono dunque considerare tre stadi nella redazione letteraria delle parole e dei fatti di Ges\u00f9, ossia nella genesi dei vangeli: il primo coincide con la vita storica di Ges\u00f9 ed \u00e8 quello che vide l'origine stessa dei fatti e delle parole alla presenza dei discepoli; il secondo \u00e8 quello della comunit\u00e0 primitiva, dopo la risurrezione e la Pentecoste, quando i discepoli raccolsero, fissarono e trasmisero gli insegnamenti e le opere del Maestro; il terzo \u00e8 quello degli evangelisti che redassero per iscritto la tradizione evangelica con un metodo corrispondente al fine che ciascuno si prefiggeva. Se il lettore moderno del vangelo, conclude l'istruzione della Commissione Biblica, \u00abnon pone mente a tutte queste cose che riguardano l'origine e la composizione dei vangeli, e non far\u00e0 debito uso di quanto di buono gli studi recenti hanno apportato, non potr\u00e0... scoprire quale sia stata l'intenzione degli autori sacri e che cosa abbiano realmente detto\u00bb.
{K}I vangeli sinottici e Giovanni{/}
I tre vangeli di Matteo, Marco e Luca presentano un fenomeno unico nella storia della letteratura. A seguito dell'autore tedesco J. J. Griesbach vengono chiamati \u00absinottici\u00bb perch\u00e9, secondo il significato di tale vocabolo greco, si possono leggere insieme con un solo colpo d'occhio. Infatti tutti e tre seguono lo stesso ordine, possiedono sostanzialmente lo stesso materiale e offrono tre racconti paralleli della vita di Ges\u00f9. Giovanni invece ha un contenuto e un ordine proprio e condivide con gli altri evangelisti meno del dieci per cento della materia.
Come spiegare questo fenomeno, e in quale rapporto stanno tra loro i vangeli? Ecco i termini di quella che tecnicamente si chiama \u00abquestione sinottica\u00bb, una questione difficile e forse disperata che da quasi due secoli suscita sempre nuove ipotesi e discussioni. Che cosa se ne_pu\u00f2 pensare, senza entrare nei particolari del dibattito e tenendo presenti i dati acquisiti dalla ricerca moderna? E' certo anzitutto che i tre vangeli di Matteo, Marco e Luca hanno attinto a quella medesima fonte che abbiamo gi\u00e0 individuato come tradizione e testimonianza apostolica. L'emergenza di questa fonte \u00e8 cos\u00ec forte anche sul piano letterario che s'impose fin dall'inizio alla personalit\u00e0 stessa degli evangelisti i quali, anzich\u00e9 autori veri e propri, sono sempre stati considerati come redattori di materiale preesistente. ne_\u00e8 prova il fatto che il pi\u00f9 antico documento contenente la lista dei libri del Nuovo Testamento, il Canone muratoriano, scritto verso il 150 d.C., parla del \u00ablibro del vangelo secondo Matteo, Marco, Luca\u00bb, ecc. Esso attesta cio\u00e8 un uso che rimarr\u00e0 corrente nella storia, in base al quale la comunit\u00e0 non si sentiva autorizzata a parlare di vangelo, ossia di \u00abbuona notizia\u00bb di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, ma preferiva dire \u00absecondo\u00bb la redazione di Matteo, ecc.
Cotesta catechesi apostolica preesistente ai vangeli scritti presentava la vita e l'opera di Cristo secondo un piano preciso: la predicazione e l'annuncio dato da Giovanni Battista, gli inizi della missione di Ges\u00f9 in Galilea e al nord della Palestina, l'ascesa dalla Galilea alla Giudea, e finalmente la concentrazione dell'attivit\u00e0 a Gerusalemme, dove avvengono la morte e la risurrezione di Ges\u00f9. Nel riportare cotesta catechesi - e si ha qui il secondo elemento sicuro della questione sinottica - i tre primi evangelisti si sono ispirati parzialmente l'un l'altro: non si potrebbe spiegare diversamente la somiglianza letterale di molti passi. Si pensa che le cose si siano svolte cos\u00ec: fu scritto dapprima un breve racconto dei principali detti e fatti di Ges\u00f9, in aramaico, lingua parlata in quel tempo in Palestina; una tradizione antichissima attribuisce questo lavoro a Matteo. Successivamente, ma assai presto, tale testo venne tradotto in greco, la lingua pi\u00f9 comune dell'Impero romano a quel tempo, e in greco saranno scritti tutti i vangeli. Marco, per primo, compose il suo vangelo partendo da quel testo oggi scomparso. Luca ebbe certamente sottomano l'opera di Marco quando stese il suo vangelo. Il nostro vangelo secondo Matteo sembra attingere ora a Marco ora a Luca.
Ma gli interrogativi sulla vita e l'opera di Ges\u00f9 e in particolare sul mistero della sua persona dovettero essere talmente vivi sulla fine del I secolo da indurre Giovanni a dare anch'egli, prima di morire, la sua testimonianza sul Maestro. E Giovanni lo fece in maniera propria e personale, come si conveniva a chi era stato, insieme a Pietro e Giacomo, uno dei tre pi\u00f9 vicini al Maestro. Quando scrisse era ormai un vegliardo e aveva una lunga esperienza della vita della chiesa. La sua fede, maturata negli anni, gli permetteva una singolare introspezione nel mistero del Figlio di Dio, di cui era stato amico prediletto. Per questo la sua testimonianza su Cristo \u00e8 stata sempre vista come il compimento e il perfezionamento di quella dei suoi predecessori. Essi avevano fissato l'attenzione sull'immagine terrena di Ges\u00f9, additando in lui il Messia; Giovanni ne interiorizza i lineamenti e delinea di Ges\u00f9 la fisionomia spirituale, svelando il volto divino che sta dietro al personaggio della storia. E lo fa con arte e maestria incomparabili. Il suo vangelo \u00e8 a un tempo quello di un teologo, ossia di un esperto nella scienza di Dio, di un responsabile della chiesa e di un maestro di vita spirituale. Con lui la testimonianza su Ges\u00f9 raggiunge un vertice che non sar\u00e0 pi\u00f9 superato.
{K}I vangeli nella storia e nella vita della chiesa{/}
La chiesa, cio\u00e8 la comunit\u00e0 cristiana, ha sempre considerato i vangeli come i suoi gioielli pi\u00f9 preziosi, in quanto contengono le parole e le opere del suo fondatore e Signore. Non gi\u00e0 che i vangeli rappresentino l'atto costitutivo della chiesa o ne siano il fondamento. La chiesa \u00e8 anteriore ai vangeli, esisteva e operava prima che i vangeli fossero scritti, e fu la chiesa a discernere e a stabilire gi\u00e0 nel II secolo, tra il pullulare di tanta letteratura fantasiosa, apocrifa, quali vangeli dovessero considerarsi autentici e portatori della verit\u00e0 su Cristo. Ma mentre la chiesa porta i vangeli e li presenta agli uomini quasi con le sue mani, tuttavia si specchia in essi e si misura su essi, perch\u00e9 contengono la memoria del suo fondatore e attestano la fede degli apostoli, i quali veramente sono, dopo Cristo, il fondamento della chiesa. I vangeli sono stati fin dall'inizio gli strumenti normali della predicazione e della catechesi e la loro lettura divenne parte di ogni liturgia.
La celebrazione eucaristica in particolare fu strutturata fin dalle origini sul racconto dell'ultima cena quale \u00e8 riportato dai vangeli, come risulta chiaro gi\u00e0 dalla prima lettera di san Paolo ai Corinzi [1Cor_11,23] - [1Cor_11,26]). E il filosofo martire san Giustino scrive verso il 150 d.C., nel capitolo 56 della sua prima Apologia indirizzata agli imperatori Antonino Pio, Marco Aurelio e Lucio Vero, che \u00abgli apostoli, nelle memorie da loro stese che si chiamano vangeli, insegnarono che era stato dato loro questo comandamento, che cio\u00e8 Ges\u00f9 prese il pane, rese grazie e disse loro: "Fate questo in memoria di me: questo \u00e8 il mio corpo", e similmente prese il calice, rese grazie e disse: "Questo \u00e8 il mio sangue", e ne distribu\u00ec ad essi soli\u00bb.
Nell'anno 180, nel processo contro i martiri scillitani a Cartagine, il proconsole Saturnino domanda: \u00abChe cosa c'\u00e8 nella vostra cassetta?\u00bb. Sperato disse: \u00abLibri e le lettere di Paolo, uomo giusto\u00bb. Non v'\u00e8 dubbio che per \u00ablibri\u00bb s'intendono i vangeli dai quali i martiri non vogliono separarsi. Una delle scoperte pi\u00f9 sorprendenti nel campo della paleografia \u00e8 quella di un papiro proveniente da Faiy\u00fbm o da Ossirinco, che appartiene fin dal 1920 alla Biblioteca John Rylands. Tale papiro fu pubblicato nel 1935 da C. H. Roberts e contiene parti del dialogo di Ges\u00f9 con Pilato quale \u00e8 riferito in [Gv_18,31] - [Gv_18,38]. Gli esperti sono d'accordo nel datarlo verso il 120-130 d.C. Ci\u00f2 dimostra che a meno di trent'anni dalla pubblicazione, avvenuta probabilmente a Efeso verso il 95-100 d.C., il vangelo di Giovanni era gi\u00e0 diffuso nelle chiese e veniva trascritto anche privatamente, per uso dei cristiani.
Con i 25 libri del Commentario su Matteo composti da Origene a Cesarea nel 244, incomincia la serie dei grandi studi e della riflessione scientifica, teologica, spirituale e pastorale sui vangeli. Da allora non si arresta pi\u00f9 nella chiesa il fiume della letteratura sui vangeli, e non \u00e8 difficile scriverne la storia. Pi\u00f9 arduo invece, ma non impossibile e sempre sorprendente, seguire il cammino interiore dei vangeli, nelle profondit\u00e0 degli animi. Basti notare che, dopo avere accompagnato i martiri nelle persecuzioni e nell'esilio e i monaci nel deserto, i vangeli hanno dato ispirazione a ogni celebrazione eucaristica nella chiesa e sono stati all'origine di ogni conversione e riforma individuale e sociale tra i cristiani. Hanno influito fortemente sulla nascita e formazione della cultura europea, dal diritto alla politica, dalla lingua alla letteratura, dalla spiritualit\u00e0 alle arti, irradiando oltre i confini della chiesa. Si pensi a ci\u00f2 che ha rappresentato il vangelo, in particolare il vangelo di Matteo con le sue beatitudini, per san Francesco e per la sua esperienza spirituale. Si pensi anche a ci\u00f2 che \u00e8 stato il vangelo per personaggi come Dostoevskij, Tolstoj, Gandhi. Non fa meraviglia quindi che nell'estate del 1962, pochi mesi prima dell'apertura del Concilio Vaticano II, il papa Giovanni XXIII, in una lettera inviata a tutti i vescovi del mondo, li abbia invitati a prepararsi al concilio leggendo il vangelo e come specchiandosi in esso. Lo stesso concilio, promulgando il 18 novembre 1965 la costituzione dogmatica Dei Verbum sulla rivelazione divina, dichiarava: \u00abA nessuno sfugge che fra tutte le Scritture, anche nel Nuovo Testamento, i vangeli meritamente eccellono, in quanto costituiscono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore. La chiesa ha sempre e in ogni luogo ritenuto e ritiene che i quattro vangeli sono di origine apostolica. Infatti ci\u00f2 che gli apostoli per mandato di Cristo predicarono, dopo, per ispirazione dello Spirito Santo, fu dagli stessi e da uomini della loro cerchia tramandato in scritti, come fondamento della fede, cio\u00e8 l'evangelo quadriforme, secondo Matteo, Marco, Luca, Giovanni\u00bb (n. 18).
{K}Il vangelo e gli altri messaggi religiosi dell'umanit\u00e0{/}
L'uomo contemporaneo \u00e8 chiamato in una maniera non mai esperita precedentemente a confrontarsi con culture e tradizioni religiose diverse; tale realt\u00e0 significa per il cristiano prendere atto che esistono sul nostro pianeta libri e messaggi religiosi diversi dal vangelo, i quali sono fonte di ispirazione per centinaia di milioni di individui. Sono testi di ispirazione e di normativa morale e rappresentano il punto di riferimento pi\u00f9 solenne e sacro anche per gli atti della vita pubblica. Cos\u00ec, per esempio, mentre in America si giura sulla Bibbia, in Asia negli atti pubblici si giura rispettivamente sulla Bhagavad Gita, sul Dhammapada e sul Corano. Sono questi i libri pi\u00f9 sacri e rappresentativi dell'induismo, del buddhismo e dell'islam, che sotto ogni aspetto rivestono l'autorit\u00e0 di testi simbolici delle rispettive religioni.
La Bhagavad Gita (termine sanscrito, letteralmente: \u00abCanto del Beato\u00bb, chiamata pure semplicemente Gita, canto) \u00e8 composta di 700 versetti disposti in 18 capitoli che formano una sezione del grande poema epico Mahabharata; contiene il dialogo tra Krishna, manifestazione salvatrice di Vishnu (il quale a sua volta insieme a Brahma e Shiva \u00e8 una delle manifestazioni della Realt\u00e0 suprema, il Brahman), con l'eroe prediletto Arjuna, un dialogo che verte sui problemi capitali dell'esistenza: il bene e il male, la vita e la morte, la verit\u00e0 e l'errore, e la via per ottenere la salvezza e la liberazione beatificante. L'opera, la cui origine si pone tra i secoli IV e III a.C. e pu\u00f2 essere stata inserita nel Mahabharata nel secolo successivo, presenta un carattere composito, il che induce gli studiosi a ritenerla una specie di sintesi tra le varie correnti religiose sprigionatesi dal grande alveo dei Veda. In effetti quasi tutti i temi della spiritualit\u00e0 indiana vi sono presenti e vi sono illustrate le quattro classiche vie indiane per raggiungere la salvezza: via della conoscenza, dell'azione disinteressata, della concentrazione o controllo psichico (yoga), e della sottomissione e donazione amorosa (bhakti). Quest'ultima via sembra prevalere su tutte nell'intenzione esplicita del redattore finale della Gita ed \u00e8 rincalzata dall'idea stupefacente che Krishna ama gli uomini e ne_vuole la salvezza eterna e definitiva. L'uomo nella sua esistenza \u00e8 ottenebrato dal velo dell'ignoranza; l'amore a Krishna e la dedizione a lui sono il mezzo pi\u00f9 potente per rimuovere tale velo: in tal modo si attinge e \u00absi realizza\u00bb la verit\u00e0 suprema, che \u00e8 anche l'approdo finale della liberazione. Questo il messaggio. \u00abMa Krishna non fa dell'uomo peccatore un figlio di Dio rinnovandone il cuore e rendendolo partecipe per libero dono della vita divina. Nella salvezza secondo la Gita l'uomo scopre soltanto quello che \u00e8 sempre stato, non \u00e8 innalzato a un nuovo livello di vita\u00bb (J. Neuner).
Nel mondo buddhista il libro di gran lunga pi\u00f9 diffuso e venerato \u00e8 il Dhammapada (termine pali, dal sanscrito Dharmapada, \u00abI versi della Legge\u00bb), un breve testo di 423 versetti, distribuiti in 26 sezioni (vaggas) contenenti le intuizioni principali del buddhismo. La conoscenza mnemonica di questo testo e il suo commentario sono un requisito importante per chi voglia essere ricevuto come novizio in un monastero buddhista. Il Dhammapada \u00e8 uno dei 31 titoli del canone buddhista, fissato per iscritto a Ceylon dopo lunghe controversie nel I secolo a.C., in lingua pali, un dialetto medio-indiano dell'ovest. Siamo dunque alcuni secoli dopo la morte del Buddha, quando gi\u00e0 il suo pensiero e messaggio erano oggetto di interpretazioni e applicazioni diverse, ma ancora prima della grande ramificazione del Mahayana che avvenne nei primi secoli dopo Cristo. Risulta quasi impossibile delineare in poche frasi il messaggio etico del Dhammapada, il quale \u00e8 disposto in forma rapsodica e sapienziale, non di rado ricca di senso poetico. Basti dire che lo scopo della via buddhista \u00e8 condurre l'uomo \u00aball'altra sponda dell'essere\u00bb, al di l\u00e0 della concatenazione dei nessi causali che ci imprigionano nel circolo doloroso dell'esistenza e delle reincarnazioni, al di l\u00e0 dell'alternanza di piacere e dolore, al di l\u00e0 dell'antitesi tra bene e male. La grande responsabile di questo incatenamento \u00e8 l'ignoranza, per dissipare la quale il Buddha, dopo avere personalmente conseguito il Risveglio (bodhi), ha messo in moto la ruota della Legge (dharma). E l'essenza della Legge o dharma sono le Quattro nobili verit\u00e0 e l'Ottuplice sentiero. Le Quattro nobili verit\u00e0 sono: la realt\u00e0 del mondo \u00e8 dolore; l'origine del dolore \u00e8 \u00abla sete\u00bb, cio\u00e8 il desiderio di vivere; ma della sete \u00e8 possibile raggiungere \u00abl'estinzione\u00bb (nirvana); la quale si consegue seguendo l'Ottuplice sentiero: retta visione, retta concezione, retta parola, retta azione, retta vita, retto sforzo, retta attenzione, retta concentrazione. Si tratta, come si vede, di un messaggio pragmatico, che si presenta quale via di mezzo tra la licenza e l'ascetismo e intende portare alla liberazione e alla pace. Morendo, il Buddha diede ai suoi questa consegna: \u00abOperate voi stessi la vostra salvezza con diligenza\u00bb. Il buddhismo offre cos\u00ec un sistema di autoguarigione che inizia con la \u00abpurificazione dello spirito\u00bb: \u00abChi parla oppure agisce con mente corrotta, lo segue la sventura, come la ruota segue il piede... Chi parla oppure opera con mente pura lo segue la felicit\u00e0 come l'ombra che non si diparte\u00bb. Cos\u00ec inizia il Dhammapada, la cui etica non contiene nulla in contrasto con la morale cristiana e raggiunge ideali elevati di purificazione, mitezza e simpatia verso gli altri. Gli manca l'annuncio cristiano dell'amore di Dio in Cristo per noi, che mediante il dono dello Spirito produce \u00abfrutti di santificazione e come fine la vita eterna\u00bb ([Rm_6,22]).
Il terzo grande libro religioso dell'umanit\u00e0 \u00e8 il Corano, predicato da Maometto a cominciare dal 610, quando ricevette nei pressi della Mecca la prima rivelazione, fino alla morte avvenuta nel 632. Il messaggio originario di Maometto \u00e8 semplice e forte e richiama indiscutibilmente il profetismo ebraico: Dio \u00e8 uno, egli \u00e8 l'Onnipotente. E' il creatore dell'universo e far\u00e0 giustizia nel giorno del giudizio. Magnifiche ricompense attendono in paradiso coloro che osservano i precetti divini e terribili punizioni colpiranno nell'inferno coloro che li disprezzano. Con questo annuncio Maometto, che si presentava come messaggero (rasul) di Allah, scese fra il suo popolo per strapparlo all'idolatria e imprimergli una nuova coscienza sociale e nazionale. La sua predicazione fu raccolta dopo la sua morte e codificata nel testo attuale del Corano per ordine del califfo Othman nel 651.
Il Corano si presenta diviso in 114 capitoli o sure, in ordine di lunghezza decrescente, con un'ampiezza totale che corrisponde circa a un quarto della Bibbia, cio\u00e8 pari al Nuovo Testamento. Mentre per lo storico moderno non vi sono dubbi che la maggior parte della predicazione di Maometto \u00e8 derivata da elementi del giudaismo e del cristianesimo, che Maometto pot\u00e9 attingere nel suo ambiente - ragione per cui l'islam viene annoverato tra le religioni del monoteismo biblico -, per il credente musulmano, come gi\u00e0 per Maometto, sulla cui coscienza profetica non \u00e8 il luogo qui di indagare, \u00abil Corano glorioso\u00bb \u00e8 \u00abdisceso dal cielo\u00bb dove il suo \u00aboriginale \u00e8 scritto su una tavola custodita\u00bb. Esso non \u00e8 l'autorivelazione di Dio ma la manifestazione della sua volont\u00e0 e della legge (shari`a) per l'organizzazione della vita individuale e sociale. Un antico credo musulmano esprime cos\u00ec la posizione ortodossa: \u00abIl Corano \u00e8 la parola di Dio scritta su copie, preservata nelle memorie, recitata dalle lingue, rivelata al Profeta. La nostra pronuncia, scrittura e recitazione del Corano \u00e8 creata, ma il Corano in se stesso \u00e8 increato\u00bb (A. J. Wensinck, The Muslin creed, Cass, Londra 19652, p. 189). Ci\u00f2 spiega la grande venerazione che il mondo islamico nutre per il Corano, il quale rappresenta per il musulmano quello che per un cristiano \u00e8 la persona stessa di Cristo. Secondo il vangelo il Verbo \u00absi \u00e8 fatto carne\u00bb, cio\u00e8 si \u00e8 manifestato in una persona umana; nella mentalit\u00e0 coranica la volont\u00e0 di Allah \u00absi \u00e8 fatta libro\u00bb. Di conseguenza sul Corano non si discute, non si accettano analisi storico-critiche, si disdegnano perfino le traduzioni, ma si indicono annualmente gare per l'apprendimento e la recita mnemonica. Come \u00e8 noto, nel Corano si parla pi\u00f9 volte di Ges\u00f9 come del pi\u00f9 straordinario dei profeti anteriori a Maometto: \u00e8 nato miracolosamente dalla Vergine Maria, ha compiuto miracoli, \u00e8 lo \u00abSpirito\u00bb di Dio, sar\u00e0 il giudice degli uomini alla fine della storia, ma non \u00e8 \u00abFiglio di Dio\u00bb come pretendono i cristiani, i quali avrebbero falsificato gravemente il suo vangelo. In tal modo, l'islam si presenta come una religione antagonista, con un messaggio perfetto, definitivo, che abolisce tutti i messaggi precedenti.
Accanto a questi messaggi religiosi concorrenziali al vangelo risuonano nella societ\u00e0 contemporanea altri messaggi che si qualificano sociali, materialistici, areligiosi e a differenza di quelli religiosi invitano l'uomo a orizzonti terreni, a impegni umanistici e sociali, sottratti a qualsiasi fascinazione ultramondana. Tra tutti il marxismo si \u00e8 arrogato la bandiera di una societ\u00e0 perfetta senza differenze n\u00e9 classi, dove a ciascuno sia dato secondo i suoi bisogni. Tutti questi messaggi sono obiettivamente diversi dal vangelo e rappresentano non di rado una sfida.
Di fronte ad essi il cristiano offre instancabilmente la propria testimonianza con umilt\u00e0 e franchezza guardandosi da tre tentazioni opposte. Da una parte evita di mutilare il vangelo disintegrandolo nella sua interezza per offrire soltanto elementi parziali; dall'altra si guarder\u00e0 di ridurre il vangelo alla dimensione di uno dei tanti messaggi che emergono nelle stagioni della storia (\u00e8 la tentazione del sincretismo e del relativismo); e ancora si guarder\u00e0 dal proclamare aprioristicamente l'antitesi o l'estraneit\u00e0 del vangelo di fronte a tutti i progetti di salvezza e di promozione umana. Ricorder\u00e0 invece volentieri le parole di Ges\u00f9 che paragonano il vangelo a un lievito o a un seme, immagini che indicano chiaramente la sua vocazione a inserirsi nelle realt\u00e0 della storia e della cultura per elevarle, purificarle e dare loro compimento secondo il disegno di Dio. Accoglier\u00e0 in particolare l'invito al \u00abdiscernimento\u00bb e al \u00abdialogo\u00bb, che il Concilio Vaticano II ha rivolto a tutta la chiesa, nella consapevolezza che \u00abil vangelo \u00e8 la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede\u00bb ([Rm_1,16])
