{2}SAPIENZA{/}

Cronologicamente \u00e8 forse questo l'ultimo libro dell'Antico Testamento. Il testo greco lo intitola \u00abSapienza di Salomone\u00bb, ma questa attribuzione \u00e8 chiaramente fittizia. L'autore, di origine ebrea, che lo ha scritto direttamente in greco, apparteneva alla diaspora giudaica residente in Egitto, molto numerosa soprattutto ad Alessandria, la grande metropoli ellenistica, in cui vivevano circa 200.000 Ebrei al tempo dell'autore, cio\u00e8 verso la met\u00e0 del I secolo a.C.
La cultura ellenistica e i vari culti religiosi da una parte, l'ostilit\u00e0 dei pagani e qualche periodo di aperta persecuzione dall'altra, mettevano fortemente in pericolo la fede degli Ebrei, parte dei quali abbandonavano la religione dei padri e giungevano fino a infierire sui loro ex correligionari. Il libro, che suppone questo sfondo storico, vuole essere un ampio discorso teso a rinsaldare la fede e la speranza, ricorrendo al patrimonio storico-religioso della tradizione dei padri.
Il libro si compone di tre parti. La prima presenta la sapienza nella vita dell'uomo come guida all'immortalit\u00e0 per chi la segue e testimone delle colpe per chi la rifiuta. Una serie di quadri mette a confronto la situazione attuale dei giusti e degli empi e la loro situazione finale al giudizio di Dio, quando sar\u00e0 svelata la verit\u00e0 delle cose, spesso mascherata dalle vicende umane, [Sap_1,1] - [Sap_6,21]. La seconda parte \u00e8 un grandioso elogio della sapienza di Dio, posto sulla bocca di Salomone, che si conclude con una preghiera per ottenere da Dio tale sapienza, [Sap_6,22] - [Sap_9,18]. La terza parte mostra la sapienza in azione in alcuni momenti della storia della salvezza, particolarmente nel periodo dell'esodo, che per l'autore diventa dimostrativo della condotta di Dio verso l'uomo, risultando in tal modo un'illustrazione della prima parte, cc. 10-19. A questo scopo la rievocazione storica viene estremamente schematizzata: gli Ebrei rappresentano il tipo di chi accoglie e segue nella propria vita la sapienza e giunge alla salvezza; gli Egiziani sono il tipo di chi rifiuta e combatte la sapienza e va incontro alla rovina e alla morte. Questa schematizzazione tralascia molti dettagli e ne amplifica altri, ma l'autore non fa della storia, pur rispettandola sostanzialmente; fa della catechesi, o un'omelia. La caratteristica pi\u00f9 saliente di questa rassegna sta nel fatto che egli vede la sapienza rivelarsi mediante gli stessi elementi naturali della creazione, sapientemente utilizzati per la salvezza degli uni e la rovina degli altri. La natura non \u00e8 ostile all'uomo, anzi gli \u00e8 benevola; ma gli diventa ostile se egli rifiuta la sapienza che gli d\u00e0 il senso e il giusto valore delle cose e della sua vita.
La redazione di questa terza parte risulta alquanto farraginosa, data la tendenza dell'autore a inserire digressioni sul filo conduttore del confronto tra Ebrei ed Egiziani. Due sono particolarmente vistose: la prima sulla longanimit\u00e0 di Dio nel punire e nel graduare i castighi per dare spazio alla conversione dell'uomo, [Sap_11,27] - [Sap_12,22]; la seconda sull'insensatezza dell'idolatria di cui si mostrano le origini nell'insipienza e nei vizi dell'uomo, [Sap_13,1] - [Sap_15,17].
Il contenuto e l'impostazione di questa polemica \u00e8 uno dei punti che maggiormente rivelano l'immersione dell'autore nel mondo culturale ellenistico, dal quale tuttavia egli cerca di captare anche delle affinit\u00e0 con la tradizione sapienziale ebraica. Questa tendenza \u00e8 evidente soprattutto nell'elogio della sapienza intessuto di attributi che la filosofia stoica e platonica applicava al l\u00f3gos, cio\u00e8 al principio razionale immanente che d\u00e0 coesione, vita e movimento a tutto l'universo. Per l'autore questo principio \u00e8 la sapienza che viene da Dio ed \u00e8 quindi trascendente, non fa parte dell'universo, ma ne_\u00e8 all'origine, lo conserva e ne regge le sorti.
La stessa sapienza, che \u00e8 uno spirito amante dell'uomo, [Sap_1,6], tende a inserirsi anche nella sua vita per dirigerla alla sua meta finale, l'immortalit\u00e0 felice presso Dio; essa non compie questa missione se non \u00e8 ricercata, amata, invocata con la preghiera: \u00e8 dono di Dio, che solo pu\u00f2 concederla, ma a nessuno \u00e8 rifiutata. Altro aspetto notevole del libro \u00e8, infatti, il suo spirito universalistico: la sapienza di Dio non \u00e8 riservata a Israele; tutti i popoli sono invitati a ricercarla e farla propria (cfr. l'invito ai reggitori dei popoli, [Sap_6,1] - [Sap_6,21]). In questo quadro l'autore intende la posizione del popolo eletto nella storia: esso \u00e8 lo strumento della Provvidenza per la diffusione nel mondo della specifica sapienza donatagli, chiamata legge, [Sap_18,4], nel senso pieno di insegnamento e norma di vita che rende amici di Dio e conduce alla vita incorruttibile.
Questa prospettiva di eternit\u00e0 e felicit\u00e0, tema della prima parte e punto di riferimento di tutto il libro, conferisce ad esso una nota di ottimismo: pi\u00f9 che alla situazione in cui l'uomo \u00e8 ridotto, l'autore guarda alla reale possibilit\u00e0 ancora offerta all'uomo di raggiungere l'incorruttibilit\u00e0 per cui era stato creato originariamente. Questo relativizza tutta la vita e le vicende terrene, senza togliere loro importanza, perch\u00e9 solo vivendo al seguito della sapienza in questa vita si raggiunge la vita vera. Essa \u00e8 attribuita specificamente alle anime dei giusti, [Sap_3,1]; l'autore infatti sembra utilizzare la netta distinzione platonica tra elemento materiale e spirituale nell'uomo, valorizzando questo come soggetto di vita e di felicit\u00e0 e ignorando quello. La tradizione ebraica aveva gi\u00e0 espresso la stessa idea, affermando per\u00f2 la risurrezione del corpo come premessa indispensabile per la felicit\u00e0 che risultava inconcepibile senza tutto l'uomo, quale era uscito dalle mani di Dio, cfr. [Dn_12,13]; [2Mac_7,9], [2Mac_7,14], [2Mac_7,23]. Ambedue le formulazioni sollevano interrogativi a livello filosofico, ma l'affermazione del destino eterno dell'uomo \u00e8 ormai integrata nel patrimonio di fede del popolo di Dio.
