{2}LIBRI SAPIENZIALI{/}

{K}Ambientazione storica{/}
I secoli che seguirono l'esilio di Babilonia sono particolarmente caratterizzati dalla raccolta e fissazione del patrimonio religioso di Israele, cio\u00e8 degli scritti parziali e sparsi che formeranno la Bibbia: il Pentateuco soprattutto, i libri della storia deuteronomista (Giosu\u00e8-Re), i Salmi, collezioni di proverbi e scritti profetici. Questo lavoro non \u00e8 rivolto soltanto a conservare una preziosa eredit\u00e0 (arricchita da molte altre opere in questi secoli), ma anche e soprattutto a renderla familiare alla comunit\u00e0 ebraica, ricostituitasi attorno a Gerusalemme dopo l'esilio, per farle prendere sempre pi\u00f9 coscienza della propria identit\u00e0 e ravvivarne la speranza, nella difficile situazione di piccola minoranza inserita in grandi imperi (persiano prima e poi greco). La scena narrata in [Ne_8,1] - [Ne_8,8], in cui sacerdoti e leviti istruiscono il popolo sulla legge di Dio, \u00e8 emblematica: essi leggono, traducono, spiegano un testo scritto. Qui interessa notare come questi uomini del culto diventano uomini del libro, i sofer\u00eem (o scribi). Il profetismo va scomparendo; la parola di Dio e la sua volont\u00e0 vanno cercate ormai nel libro, nel testo scritto. Questo esige nei responsabili studio, riflessione, cultura, scuole. In questo ambiente culturale aperto anche a scribi laici, si sviluppa la riflessione sapienziale, che prima dell'esilio era stata coltivata soprattutto nell'ambiente di corte e dei funzionari dello stato, anche sotto lo stimolo dei contatti con le corti e i funzionari di altri stati con cui Israele stabiliva rapporti politici e commerciali. I nuovi scribi raccolgono anche l'eredit\u00e0 \u00absapienziale\u00bb del passato, condensatasi soprattutto nelle due raccolte dei Proverbi, dette \u00absalomoniche\u00bb, e continuano il lavoro di riflessione sulla realt\u00e0 dell'esistenza umana.
I libri sorti da questa riflessione vengono chiamati sapienziali, o didattici, perch\u00e9 in senso generale insegnano la sapienza. Essi sono: Proverbi, Giobbe, Qoh\u00e8let (o Ecclesiaste), Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide (o Ecclesiastico). La loro pubblicazione si scagliona tra il secolo V e il secolo I a.C. In questo gruppo vengono inseriti anche i Salmi, la preghiera ufficiale d'Israele; ma essi formano un libro del tutto a parte.
Tradizionalmente, l'origine di questa corrente di pensiero si fa risalire a Salomone (970-930). All'inizio del suo regno egli si preoccup\u00f2 di chiedere a Dio la sapienza necessaria per giudicare secondo giustizia. Dio si compiacque di tale richiesta e gli don\u00f2 non solo questa sapienza, ma anche quella pi\u00f9 vasta, di carattere enciclopedico si direbbe oggi, per cui Salomone divenne celebre in tutto il Medio Oriente (cfr. [1Re_3,4] - [1Re_3,15]; [1Re_5,9] - [1Re_5,14]) e il prototipo dei sapienti d'Israele, tanto che verranno diffuse [Col_suo nome opere che con lui non hanno nulla da dividere (Qoh\u00e8let, Cantico, Sapienza). La personale sapienza di Salomone, l'organizzazione della sua corte sul modello di quelle di altri stati, le relazioni politiche e commerciali che egli promosse, con i relativi contatti diplomatici, crearono le condizioni per il sorgere e l'affermarsi anche in Israele del genere sapienziale, coltivato dalla classe dirigente e dai funzionari preposti all'amministrazione locale e centrale dello stato.
{K}La sapienza in Israele{/}
Sapienza \u00e8 un termine che assume una vasta gamma di significati. In generale si pu\u00f2 descriverla come applicazione della mente ad acquisire conoscenze e a riflettere sull'esperienza umana per ricavarne indicazioni utili a dirigere con rettitudine, correttezza e successo la propria vita. Pi\u00f9 in concreto, \u00e8 abilit\u00e0 pratica nella conduzione dei propri affari, nell'esercizio della professione; abilit\u00e0 tecnica e artigianale; prudenza nel linguaggio, gesti, comportamento; discernimento per giudicare ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male per l'uomo, non solo in senso morale, abilit\u00e0 e scaltrezza nello sfuggire pericoli e inganni... Come si vede, la finalit\u00e0 delle conoscenze e delle riflessioni \u00e8 sempre eminentemente pratica e rimane tale anche quando si affrontano problemi pi\u00f9 generali come il senso della vita umana o la sofferenza dell'innocente.
Le conoscenze e l'esperienza che si accumulano nella vita dell'individuo e nel succedersi delle generazioni si fissano gradualmente in massime, sentenze, proverbi brevi, ben ritmati, spesso formulati mediante un'immagine o un paragone ed espressi solitamente in un verso. Questa sapienza proverbiale, come la riflessione pi\u00f9 elaborata su temi pi\u00f9 impegnativi dell'esistenza, era gi\u00e0 coltivata in Egitto e nella Mesopotamia prima ancora che Israele esistesse. I molteplici contatti e paralleli che si riscontrano tra le letterature sapienziali di questi popoli e quella ebraica, fanno apparire quest'ultima come \u00abil filone giudaico di una corrente culturale internazionale\u00bb 
Anche in Israele si \u00e8 compreso ben presto che la sapienza \u00e8 un valore prezioso per la vita, la quale non poteva essere regolata in tutto e per tutto dalla legge di Mos\u00e8 e dalla parola dei profeti. C'erano ampi spazi di vita da riempire con scelte e iniziative personali da cui dipendeva il successo o il fallimento. Era quindi importante acquisire conoscenze e capacit\u00e0 di giudizio per valutare uomini e cose, situazioni ed eventi, in cui inserire con successo, o minor danno, la propria esistenza.
Proprio a confronto con la legge, la storia e i profeti, balza evidente nei libri sapienziali un grande spostamento o, per meglio dire, un grande allargamento d'interesse e di attenzione: dal popolo all'individuo; dalla storia alla vita quotidiana; dalla situazione specifica d'Israele alla condizione universale umana; dalla vicenda storica del popolo dell'alleanza all'esistenza nel mondo della creazione con tutti i suoi enigmi; dagl'interventi prodigiosi di Dio ai normali rapporti di causa ed effetto su cui contare; dai settori della vita regolati dalla legge e dal culto a quelli dipendenti dalla libera scelta e iniziativa; dall'autorit\u00e0 di Dio a quella dell'esperienza e della tradizione umana; dalla parola annunciata dai profeti come incontestabile \u00aboracolo del Signore\u00bb all'uso di tutte le risorse della ragione e della prudenza per regolare la propria vita; dall'imposizione della legge al consiglio ed esortazione; dalla sanzione, concepita come pena esterna positiva di una trasgressione, alla sanzione come conseguenza di una scelta errata e di un atto insipiente.
Tutto questo testimonia una notevole crescita umana. Anche se la sapienza - come nel caso di Salomone - \u00e8 considerata come dono di Dio, tanto \u00e8 preziosa per l'uomo, essa appare come il premio di una conquista perch\u00e9 esige, a differenza della parola profetica, la messa in atto di tutte le capacit\u00e0 e doni di cui dispone l'uomo, ciascun uomo (cfr. [Sir_15,14] - [Sir_15,20]; [Sir_17,1] - [Sir_17,12]). Storia, profezia, legge vengono dall'alto; la sapienza sorge e cresce dal basso.
{K}Sapienza e timor di Dio{/}
La vita d'Israele \u00e8 stata segnata indelebilmente dalle vicende che lo hanno costituito come popolo, e come popolo dell'alleanza con Dio. La sua sapienza non potr\u00e0 mai prescindere da questo dato di fatto; non si sviluppa quindi in un terreno neutro. Se essa promuove e valorizza la ricerca, la conoscenza della realt\u00e0, chi vi si dedica possiede gi\u00e0 dei criteri con cui confrontarla. I saggi sembrano averli condensati nella formula: \u00abInizio della sapienza \u00e8 il timore del Signore, "di Jhwh"\u00ab (cfr. [Pro_1,7]; [Pro_9,10]; [Pro_15,33]; [Sal_111,10]; [Gb_28,28]; vedi anche [Qo_12,13]; [Sir_1,9] - [Sir_1,18], specie [Sir_1,12]). Il timor di Dio \u00e8 una nozione complessa che contiene praticamente tutto l'atteggiamento dell'ebreo verso Dio, cio\u00e8 tutta la religione; quindi \u00e8 il riconoscimento, l'adorazione e la totale adesione all'unico Dio che Israele conosce, perch\u00e9 ne ha sperimentato la presenza, la potenza benefica e la fedelt\u00e0; tale adesione si concretizza nell'obbedienza alla sua legge e nell'abbandono fiducioso alla sua volont\u00e0.
Una tale insistenza su questa formula appare sintomatica. Per i saggi d'Israele non c'\u00e8 sapienza che porti a una valida conoscenza della realt\u00e0 e a una retta direzione della vita, se non si basa sul timor di Dio; \u00e8 questa la condizione previa e imprescindibile. Israele ha fondato la sua ricerca e ha assimilato la sapienza dei popoli vicini sulla base della sua esperienza religiosa e della conoscenza del Dio che gli si era rivelato. Il mondo che cerca di conoscere \u00e8 il mondo creato dal Signore; un mondo a volte misterioso, ma non fondamentalmente ostile, perch\u00e9 creato buono fin dalle origini ([Gn_1,1]); un mondo dietro il cui mistero non si celano forze occulte da propiziarsi, o da dominare con riti o formule magiche, ma unicamente la presenza di Dio; un mondo demitizzato, anzi secolarizzato, che si offre alla conoscenza e al dominio dell'uomo come un servo al suo padrone, e non viceversa, secondo il comando originario di Dio, [Gn_1,26] - [Gn_1,27].
Il timor di Dio, che segna l'inizio della sapienza, ne segna anche il limite. Fin dalle pi\u00f9 antiche raccolte di proverbi appare chiara la persuasione che anche l'\u00e0mbito delle conoscenze e dei progetti dell'uomo \u00e8 compenetrato della presenza di Dio e della sua volont\u00e0 imperscrutabile, per cui di fronte a tale volont\u00e0 non c'\u00e8 sapienza o prudenza che valga (cfr. [Pro_16,9]; [Pro_19,21]; [Pro_21,30]). E' insipiente quindi e presuntuoso chi si mostra sicuro di s\u00e9 pensando di aver tutto previsto e calcolato, [Pro_3,5], [Pro_3,7]; come, d'altra parte, \u00e8 insensato non mettere in atto tutte le proprie capacit\u00e0 per il fatto che i risultati dipendono da Dio, cfr. [Qo_11,4] - [Qo_11,6].
Qoh\u00e8let porter\u00e0 all'esasperazione l'aspetto dell'incertezza della vita, giungendo a svalutare in fondo anche la sapienza; Giobbe e i suoi amici porteranno all'esasperazione, sia pure da diversi punti di vista, l'aspetto di infallibile sicurezza che la sapienza dovrebbe dare alla vita. I Proverbi e il Siracide mantengono un pi\u00f9 sano equilibrio tra la messa in atto delle capacit\u00e0 umane e il timor di Dio. Il libro della Sapienza offrir\u00e0 lo sbocco a queste tensioni, prospettando un'esistenza dopo la morte che dar\u00e0 la soluzione agli enigmi della vita presente.
La ricerca di quale sia il bene e quale sia il male per l'uomo ([Sir_18,7] - [Sir_18,8]) e quali siano le premesse per raggiungere il primo ed evitare il secondo si \u00e8 incanalata dunque per Israele entro i limiti della sua esperienza storica e religiosa. Se consigli, ammonizioni e meditazioni dei saggi richiamano spesso testi paralleli o molto affini di altre letterature dell'antico Medio Oriente, ci\u00f2 che costituisce il fondo della sapienza israelitica \u00e8 per\u00f2 esclusivo del popolo dell'alleanza. Esso ha assorbito e assimilato stile e formule, temi e problemi del genere sapienziale, ma non ha dissolto in un generico umanesimo il suo patrimonio specifico; ne_ha fatto invece la base indiscutibile di una promozione e crescita umana, del suo sforzo per conoscere e dominare il mondo in cui viveva.
Questo patrimonio ha costituito inoltre uno sbarramento di fronte a sapienze devianti ed eterodosse. La possibilit\u00e0 di deviazione per l'uomo, compreso l'israelita, viene prospettata gi\u00e0 dalla cosiddetta tradizione Jahvista fin dalle origini dell'umanit\u00e0, come a dire che la tentazione permanente per l'uomo sar\u00e0 quella di conoscere e dominare l'universo - cio\u00e8 disporre di una sapienza - fuori e contro il progetto di Dio (cfr. [Gn_2,16] - [Gn_2,17]; [Gn_3,1] - [Gn_3,7]). La proibizione di ogni forma di magia e divinazione, [Es_22,17]; [Lv_20,27]; [Dt_18,10] - [Dt_18,12], e la polemica dei profeti, in certe circostanze, contro i \u00absaggi\u00bb consiglieri di corte, per esempio [Is_29,14]; [Is_44,25]; [Ger_8,8] - [Ger_8,9], rivelano casi in cui la sapienza tendeva a prescindere dai presupposti dell'alleanza e superare gli argini del timor di Dio.
{K}La sapienza personificata{/}
Accolta e sviluppatasi all'interno dell'esperienza storica e religiosa d'Israele, la sapienza, dopo l'esilio, tende a essere considerata come una realt\u00e0 a s\u00e9, distinta da Dio e dall'uomo; in altre parole, subisce un processo di personificazione. I saggi, oltre alla sapienza proverbiale che pu\u00f2 regolare con certo successo la vita dell'uomo, rilevano e ammirano una sapienza che traspare dall'ordine, dall'armonia e movimento dell'universo ([Gn_1,1] lo fa con linguaggio catechistico; i [Sal_8,1] [Sal_19,1] [Sal_104,1] col_linguaggio della preghiera). La stessa legge, che era stata il vaglio della sapienza contro possibili deviazioni, viene presentata, nella parte pi\u00f9 recente del Deuteronomio (secolo VI/V), come un insieme di norme cos\u00ec \u00absapienti\u00bb da suscitare l'ammirazione degli altri popoli per Israele, depositario di un tale patrimonio, [Dt_4,5] - [Dt_4,8]. Il Siracide porter\u00e0 a termine questo processo di assimilazione identificando semplicemente la sapienza con la legge dell'Altissimo, [Sir_24,22]. I saggi parlano della sapienza che presiede alla creazione, [Pro_8,30], della sapienza che pone la sua dimora in Israele sotto forma di legge, [Sir_24,8], senza alcuna specificazione: \u00e8 sempre la stessa sapienza che porta l'uomo all'incontro con l'universo di Dio e all'incontro col_Dio dell'universo. La messa in scena della sapienza come una persona, pi\u00f9 che una speculazione su un attributo di Dio o l'anticipazione di una pluralit\u00e0 di persone in Dio (che sar\u00e0 rivelata nel Nuovo Testamento), indica la preziosit\u00e0 e l'autorit\u00e0 di questa sapienza (cfr. il caso simile della personificazione letteraria della parola di Dio, per esempio in [Is_55,10] - [Is_55,11]). Essa invita alla sua mensa, [Pro_9,1] - [Pro_9,6], e minaccia chi la respinge, perch\u00e9 dalla sua accoglienza o rifiuto dipendono la vita o la morte, [Pro_8,35] - [Pro_8,36]; cfr. [Dt_30,15]. La sua misteriosit\u00e0 e irreperibilit\u00e0 per l'uomo, [Gb_28,1]; [Bar_3,15], [Bar_3,31], sottolineano che solo Dio la possiede e pu\u00f2 inviarla come compagna e amica dell'uomo. Per questo il Siracide e l'autore del libro della Sapienza si rivolgono a Dio con la preghiera per ottenerla, [Sir_39,5] - [Sir_39,6]; [Sap_8,21]; infatti \u00abper quanto uno tra i figli degli uomini sia perfetto, se gli manca la sapienza che viene da te, come un nulla sar\u00e0 considerato\u00bb, [Sap_9,6]. Essa non irrompe con prepotenza nella vita dell'uomo come la parola profetica (cfr. [Am_3,8]; [Am_7,15]; [Ger_20,7] - [Ger_20,10]), ma chiama a una collaborazione pi\u00f9 libera e responsabile, diuturna e impegnativa (cfr. [Sir_39,1] - [Sir_39,11]). Risultato di tale collaborazione \u00e8 la nuova forma che assume la parola che Dio continua a rivolgere a Israele, con linguaggio accessibile anche fuori d'Israele.
Al di l\u00e0 del genere celebrativo encomiastico e della personificazione letteraria, i testi che esaltano la sapienza che viene da Dio, [Pro_8,12] - [Pro_8,36]; [Gb_28,1]; [Sir_24,1] - [Sir_24,27]; [Sap_7,22] - [Sap_7,30], esprimono un'esperienza di fede, perch\u00e9 essa \u00e8 frutto di preghiera, di meditazione assidua sulla \u00abparola\u00bb che Israele gi\u00e0 possedeva, e di una illuminazione di Dio. Mediante questa mentalit\u00e0 sapienziale Israele, attraverso l'opera dei suoi saggi, si riappropria anche del suo passato storico, vedendo la sapienza di Dio all'opera nella vita dei grandi personaggi del passato, [Sir_44,1] - [Sir_50,1] o alla guida del popolo nel periodo pi\u00f9 significativo della sua storia: l'esodo, [Sap_10,1] - [Sap_12,1]; [Sap_16,1] - [Sap_16,19]. Queste \u00abriletture\u00bb del passato, profondamente diverse nelle loro modalit\u00e0 specifiche, convengono nella loro funzione sapienziale di ammaestramento per il presente e segnano un ulteriore passo verso una visione globale del patrimonio religioso e legislativo, storico e culturale d'Israele che i saggi sembrano voler proporre sotto il nome prestigioso di sapienza. Il Siracide, [Sir_24,10], cercher\u00e0 di integrare in questa visione globale anche il culto, cos\u00ec assente dalla letteratura sapienziale, proponendo la sapienza quasi come l'artefice delle celebrazioni liturgiche d'Israele nel tabernacolo del deserto e nel tempio di Gerusalemme; in altri termini, vedendo nella prassi cultuale, regolata dalla legge, una saggia impostazione del rapporto dell'uomo con Dio, da cui non si pu\u00f2 prescindere. Le entusiastiche presentazioni di Aronne e del sommo sacerdote Simeone II, [Sir_45,6] - [Sir_45,22]; [Sir_50,1] - [Sir_50,21], testimoniano un attaccamento al culto e al sacerdozio che, nel contesto sapienziale, va oltre l'istituzione come tale e li considera come parte integrante di quella sapienza che scende da Dio e ha trovato in Israele la sua dimora, [Sir_24,8].
{K}Conclusione{/}
La sapienza, come recupero e attualizzazione del patrimonio specifico d'Israele e della sua esperienza pi\u00f9 largamente umana, mediante l'applicazione dell'intelligenza e della riflessione diventa la mentalit\u00e0 dominante del giudaismo nei secoli dopo l'esilio. Attraverso questa mentalit\u00e0 continua a operare l'ispirazione di Dio, per cui la sapienza \u00e8 la forma che assume ora la parola che egli continua a rivolgere al suo popolo. La sapienza diventa cos\u00ec via alla salvezza proposta a Israele: essa infatti rende gli uomini amici di Dio, a lui graditi, [Sap_7,14]. Siamo a un passo dalla \u00abgrazia\u00bb del Nuovo Testamento, che sar\u00e0 accoglienza, ascolto e sequela di Ges\u00f9 Cristo, \u00absapienza di Dio\u00bb, [1Cor_1,30], via unica per arrivare a lui, [Gv_14,6].
{K}Nota: La poesia nella Bibbia{/}
I libri sapienziali sono detti anche poetici, perch\u00e9 redatti quasi completamente in versi. La poesia ebraica, presente anche in moltissime pagine dei profeti e in altri libri, si esprime in una vasta gamma di forme: da quella pi\u00f9 elementare del proverbio costituito da un solo verso, a quella elaboratissima, per esempio del Salmo 119. Non sempre \u00e8 letterariamente sublime, ma \u00e8 sempre manifestazione immediata e vivace di esperienze umane e di sentimenti profondi, vissuti in sintonia con la fede nel Dio d'Israele ed espressi con stile elevato e immaginoso.
L'unit\u00e0 metrica della poesia ebraica \u00e8 data dal verso che si compone solitamente di due (raramente di tre) espressioni, strettamente collegate fra loro. E' questa la caratteristica fondamentale del verso ebraico, il cosiddetto parallelismo tra le due parti che lo compongono, per cui alla frase della prima parte se ne_aggiunge una seconda che con altre parole ripete la prima (parallelismo sinonimico), oppure la sviluppa e la completa (parallelismo sintetico), oppure vi contrappone il suo contrario (parallelismo antitetico): per il primo caso cfr. per esempio [Sal_19,2]; per il secondo, [Sal_42,2]; per il terzo, [Pro_10,1].
Il ritmo nei singoli versi si basa su un numero regolare di accenti principali, non contando le sillabe atone che intercorrono tra un accento e l'altro, il cui numero pu\u00f2 quindi variare. Questo ritmo \u00e8 talora problematico anche nel testo originale, ed \u00e8 comunque improponibile in una traduzione, anche particolarmente felice del testo.
La poesia della Bibbia \u00e8 generalmente accessibile a tutti; ma rimane la poesia di un popolo determinato. Ci\u00f2 significa che se ne_penetra il senso e se ne_coglie la bellezza tanto pi\u00f9 quanto maggiormente ci si familiarizza con la storia di questo popolo, i suoi personaggi, il suo linguaggio, la sua unica e inconcepibile esperienza di fede. Questo \u00e8 infatti il terreno peculiare in cui la poesia della Bibbia affonda le sue radici, anche quando il suo respiro si fa pi\u00f9 universalmente umano.
