{2}QOHELET{/}

L'operetta giunta a noi sotto il nome di Qoh\u00e8let contiene riflessioni disincantate sull'esistenza umana, annotate, senz'ordine e sistematicit\u00e0, da un saggio ebreo vissuto verso la fine del III secolo a.C.
\u00abQoh\u00e8let\u00bb indica propriamente l'autore del libretto. Non si tratta per\u00f2 di un nome proprio. La parola, secondo la radice ebraica, significa l'uomo che partecipa all'assemblea, ovviamente per ascoltare e per parlare. Cos\u00ec \u00e8 stato interpretato dalla versione greca del II secolo a.C., che ha tradotto la parola ebraica con ekkl\u00easiast\u00eas (Ecclesiaste). Forse si tratta di un titolo attribuito all'autore, divenuto poi una specie di nome proprio.
Nella sua esistenza, questo saggio ha sentito profondamente la \u00abvanit\u00e0 di tutto\u00bb, cio\u00e8 l'inconsistenza e l'incomprensibilit\u00e0 della vita e delle cose, e inquadra le sue riflessioni nel celebre detto: \u00abO vanit\u00e0 immensa: tutto \u00e8 vanit\u00e0\u00bb, che funge da antifona all'inizio e alla fine del libro, [Qo_1,2]; [Qo_12,8]. Si tratta sicuramente del libro pi\u00f9 sconcertante della Bibbia, per la negazione di ogni valore per cui abbia senso vivere e affaticarsi sotto il sole. Per avvalorare maggiormente il suo giudizio, egli si mette nei panni di Salomone, [Qo_1,1], colui che ha avuto dalla vita quanto poteva augurarsi ogni ebreo e ogni uomo: sapienza, potere, gloria, ricchezza, amore, fama e prestigio presso i contemporanei e i posteri; ma niente di tutto questo lo ha appagato.
Alla radice di questa visione della realt\u00e0 e della vita umana sta un senso acutissimo della morte, percepita come l'assurdit\u00e0 assoluta dell'esistenza. La morte per Qoh\u00e8let, anche quando non \u00e8 ingiusta e prematura, diventa problema per se stessa: che senso ha questo andare tutti alla stessa fine che annulla ogni realizzazione dell'uomo, oltrech\u00e9 ogni disparit\u00e0 e diversit\u00e0, giusta o ingiusta che sia?
Osservando poi la realt\u00e0 che lo circonda, Qoh\u00e8let la trova piena di cose incomprensibili: la natura, apparentemente in continuo movimento, in effetti ripete incessantemente gli stessi cicli ed \u00e8 quindi immobile; la storia non porta nulla di nuovo sotto il sole, perch\u00e9 ogni generazione ripete quanto hanno fatto le generazioni precedenti; l'incongruenza e il caso dominano nella vita, non solo perch\u00e9 non si d\u00e0 un chiaro nesso tra capacit\u00e0 e successo, impegno e risultati, ma soprattutto perch\u00e9 manca ogni legge di retribuzione che convinca inequivocabilmente l'uomo del valore del suo comportamento morale.
Tuttavia, pur di fronte all'assurdit\u00e0 della morte e all'incomprensibilit\u00e0 della vita, l'uomo intuisce, perch\u00e9 Dio glielo ha posto nel cuore, una certa visione d'insieme della realt\u00e0, [Qo_3,11], comprende cio\u00e8 che un senso globale della realt\u00e0 deve esserci, ma per coglierlo egli dovrebbe comprendere l'opera di Dio da capo a fondo, nel tempo e nello spazio. Questa sarebbe la vera sapienza che renderebbe conto di quanto avviene sotto il sole; ma questa sapienza non \u00e8 dell'uomo: il sapiente che dice di sapere non ha trovato nulla, [Qo_8,17]; per\u00f2 non cessa di affaticarsi in quella che Qoh\u00e8let chiama la brutta e assurda occupazione: riflettere e pensare, [Qo_1,18]. La sapienza per Qoh\u00e8let \u00e8 una dotta ignoranza.
In sede pratica Qoh\u00e8let recupera parzialmente quei valori che la riflessione gli ha mostrato inconsistenti. La sapienza vale certamente pi\u00f9 della stoltezza, ma solo per destreggiarsi meglio nel vivere quotidiano; la ricchezza a volte fa vivere meglio della povert\u00e0; l'impegno e la fatica per realizzare qualcosa nella vita procurano dei momenti di soddisfazione, quando l'impresa ha buon esito. E allora Qoh\u00e8let non esita a consigliare di vivere intensamente le gioie sia pure effimere e rare che la vita offre. Egli afferma chiaramente che gioie e soddisfazioni sono un dono di Dio nel senso preciso del termine: non sono premio e compenso per dei meriti (come pene e sofferenze non sono punizione per delle colpe); dipendono unicamente da un imperscrutabile intervento di Dio nella vita dell'uomo, senza che questi possa far nulla per ottenerle. Perci\u00f2 egli deve vivere nel timore di Dio, conscio di essere totalmente nelle mani di Dio. Questo timore sembra l'atteggiamento religioso fondamentale di Qoh\u00e8let, che non rifiuta la prassi religiosa ebraica, [Qo_4,17] - [Qo_5,6], ma senza riporre in essa alcuna garanzia di prosperit\u00e0 e felicit\u00e0.
Il libro di Qoh\u00e8let \u00e8 una pietra miliare nel cammino della rivelazione divina e ha quindi tutto il senso di un'attesa. Qoh\u00e8let \u00e8 un israelita e se non ha ragioni per spiegare quanto avviene sotto il sole, sa che sopra il firmamento c'\u00e8 Qualcuno che tutto conosce, per cui un senso il mondo deve averlo. Egli quindi \u00e8 un testimone della fede nel Dio d'Israele, sia pure in modo paradossale, tanto pi\u00f9 eroica quanto pi\u00f9 la ragione \u00e8 messa a dura prova, ed \u00e8 testimone dell'attesa di una \u00abluce che venga in questo mondo a illuminare ogni uomo\u00bb, [Gv_1,9].
Ma Qoh\u00e8let conserva anche un suo valore perenne sia perch\u00e9 d\u00e0 un forte rilievo alla radicale insufficienza della mente dell'uomo a risolvere il mistero della propria esistenza, per cui la luce deve cercarla fuori di s\u00e9 e accettarla come dono di Dio; sia perch\u00e9, affermando la vanit\u00e0 fondamentale di tutto ci\u00f2 che l'uomo insegue nel suo affannarsi sotto il sole, dice che nessuna realt\u00e0 creata riempir\u00e0 mai del tutto n\u00e9 durevolmente il suo cuore, perch\u00e9 egli \u00e8 pi\u00f9 grande di tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 realizzare con le sue capacit\u00e0; infine, costatando che i beni materiali non d\u00e0nno la felicit\u00e0, ricorda ai poveri e tribolati che non sono i \u00abdimenticati da Dio\u00bb, perch\u00e9 non \u00e8 con questi beni che egli ricompensa.
