{2}PROVERBI{/}

Il libro dei Proverbi \u00e8 il documento pi\u00f9 rappresentativo della sapienza d'Israele: raccoglie un materiale che si estende nell'arco di cinque secoli circa (dal X al V); mostra un'evoluzione nell'espressione letteraria dalle forme pi\u00f9 semplici della breve massima a quelle pi\u00f9 complesse del discorso elaborato; testimonia un cammino nella concezione della sapienza da semplice capacit\u00e0 e abilit\u00e0 umana a realt\u00e0 divina.
Il libro \u00e8 costituito da nove collezioni di proverbi, appartenenti a vari autori e ad epoche diverse. Nonostante il titolo iniziale \u00abProverbi di Salomone\u00bb, 1,1, al sapiente re d'Israele vengono attribuite specificamente le due collezioni maggiori, la II, [Pro_10,1] - [Pro_22,16], e la V, cc. 25-29, attorno alle quali si sono raggruppate quelle minori, attribuite ad autori nominati, la VI, [Pro_30,1] - [Pro_30,14], e l'VIII, [Pro_31,1] - [Pro_31,9], o ad anonimi saggi, come la III, [Pro_22,17] - [Pro_24,22]; che ha evidenti affinit\u00e0 con la raccolta egiziana delle massime di Amenemope, risalenti a prima del 1000 a.C. La prima e l'ultima sono dette solo impropriamente collezioni: la I, [Pro_1,8] - [Pro_9,18], \u00e8 una lunga esortazione ad acquistare la sapienza, fonte di vita e felicit\u00e0, e ad evitare gli ostacoli che impediscono tale conquista (questa \u00e8 anche la pi\u00f9 recente e deve attribuirsi a chi ha pubblicato l'intero volume dandogli la forma definitiva, con tutta probabilit\u00e0 nel V secolo a.C.); l'ultima, cio\u00e8 la IX, [Pro_31,10] - [Pro_31,31], \u00e8 un poemetto che traccia l'ideale ebraico della donna perfetta. Completano l'opera il prologo, [Pro_1,2] - [Pro_1,7], e le collezioni IV, [Pro_24,23] - [Pro_24,34], e VII, [Pro_30,15] - [Pro_30,33]. Nelle due collezioni salomoniche \u00e8 confluito il materiale pi\u00f9 antico, che pu\u00f2 risalire in parte all'epoca di Salomone (970-930 a.C.) e contenere detti del re sapiente per antonomasia, di cui in [1Re_5,12] si dice che pronunci\u00f2 3000 proverbi. L'unico riferimento storico del libro ricorre in [Pro_25,1], in cui si dice che gli scribi del re Ezechia hanno raccolto proverbi di Salomone, tramandati in Israele oralmente o anche in scritti parziali. Siamo verso la fine del secolo VIII.
La maggior parte delle sentenze raccolte nel libro sono veri e propri proverbi: massime brevi, formate generalmente da due versi (distico), ben ritmate e basate spesso su un'immagine o un paragone. Il proverbio riflette un'esperienza umana, coglie al vivo una situazione della vita. Tuttavia la parola ebraica mashal, tradotta con proverbio, ha un'estensione pi\u00f9 vasta della parola italiana: indica anche la parabola, l'allegoria, la satira e il quadretto di costume (il pigro [Pro_6,6] - [Pro_6,11]; l'ubriacone [Pro_23,29] - [Pro_23,35]; il giovane ingenuo adescato dall'adultera [Pro_7,6] - [Pro_7,23]), il poema artisticamente elaborato (la donna ideale [Pro_31,10] - [Pro_31,31]). E' il contenuto didascalico-sapienziale che caratterizza il mashal, prima ancora della forma letteraria.
Il tono fondamentale del libro si pu\u00f2 definire di sereno ottimismo, nel senso che i proverbi mostrano l'uomo immerso in una realt\u00e0 nella quale pu\u00f2 fare le scelte giuste in ordine alla riuscita della sua vita; egli \u00e8 quindi responsabile di se stesso. Una larga esperienza umana, confortata anche dall'esperienza storica e religiosa d'Israele, ha permesso di formulare proverbi che annunciano una ricompensa per la rettitudine e la giustizia, la bont\u00e0 e l'umilt\u00e0, una punizione per i vizi opposti. Non manca tuttavia la coscienza che non si tratta di un automatismo: al di sopra di ogni saggezza e abilit\u00e0, Dio rimane il sovrano assoluto della natura, degli eventi e del cuore degli uomini, [Pro_21,30] - [Pro_21,31].
Particolare importanza riveste la prima parte, cc. 1-9, che si pu\u00f2 considerare una lunga prefazione a tutto il libro, nella quale l'autore mette in scena la sapienza personificata che invita tutti alla sua scuola, presentandosi come colei che ha la chiave della conoscenza dell'universo e della vita umana, perch\u00e9 proviene da Dio e ha presieduto come mediatrice e ordinatrice all'opera della creazione. Essa non desidera altro che comunicarsi all'uomo, non per dargli nozioni di carattere scientifico, ma per orientarlo a una vera conoscenza e a un giusto rapporto con la realt\u00e0 in cui vive, cosicch\u00e9 in tale realt\u00e0 possa incontrare Dio: \u00abChi trova me trova la vita e incontrer\u00e0 la benevolenza del Signore\u00bb, [Pro_8,35].
Gli autori del Nuovo Testamento non avranno difficolt\u00e0 a fare la lettura cristiana di questi testi, ispirandosi ad essi per definire la persona e l'opera di Ges\u00f9 Cristo, Verbo di Dio, mediante il quale tutto \u00e8 stato fatto, luce che viene in questo mondo per illuminare ogni uomo, [Gv_1,1] - [Gv_1,14], sapienza di Dio, venuta tra noi, [1Cor_1,24] [1Cor_1,30].
