{2}LIBRI DELLE CRONACHE{/}

Il titolo Cronache, entrato oggi nell'uso comune, corrisponde alla versione del titolo ebraico, che significa: fatti dei giorni, annali. Nella versione dei Settanta e nella Volgata i libri sono chiamati Paralipomeni, cio\u00e8 cose omesse o trasmesse a parte, designazione inesatta, derivata da una superficiale comparazione con i libri di Samuele e dei Re.
Le Cronache, ora divise in due parti, costituivano in origine un solo libro, comprendente anche l'opera di Esdra-Neemia. Questa poderosa composizione, la pi\u00f9 lunga sequenza storiografica della Bibbia, abbraccia tutta la storia d'Israele, dalla creazione fino alla riforma postesilica.
I libri delle Cronache si dividono in quattro parti ben distinte. Nella prima parte, [1Cr_1,1] - [1Cr_9,1] viene esposta, per mezzo di tavole genealogiche, interrotte qua e l\u00e0 da postille, la preistoria della dinastia davidica da Adamo fino a Saul, passando per le dodici trib\u00f9.
La seconda parte, [1Cr_10,1] - [1Cr_29,1], \u00e8 dedicata al re Davide, che inizi\u00f2 a organizzare il culto, prepar\u00f2 la costruzione del tempio e la formazione del personale addetto al santuario.
La terza parte, [2Cr_1,1] - [2Cr_9,1], delinea il regno di Salomone mettendo in rilievo l'attivit\u00e0 cultuale del monarca: la costruzione del tempio, la preparazione del mobilio sacro, la festa della dedicazione del santuario.
L'ultima parte, [2Cr_10,1] - [2Cr_36,1], traccia la storia del regno di Giuda dalla morte di Salomone all'esilio di Babilonia. Vengono messe in rilievo le figure dei re riformatori. In conclusione \u00e8 riportato l'editto di Ciro che permette ai Giudei esuli di ritornare in patria.
L'opera fu composta agli inizi del periodo ellenistico, verso il 300 a.C., quando gli Ebrei, godendo di una specie di autonomia amministrativa, costituivano una comunit\u00e0 esclusivamente religiosa, strettamente legata al tempio e al suo clero. Invadente per\u00f2 era l'influsso della cultura ellenistica; l'ortodossia religiosa era contestata dai Samaritani, che avevano eretto sul monte Gariz\u00ecm il loro santuario. Non mancavano nella comunit\u00e0 spiriti zelanti che nutrivano sogni di totale autonomia politica. Travagliata da contrasti interni e minacciata da pericoli esterni, la comunit\u00e0 aveva bisogno di riprendere coraggio e fervore nella rinnovata coscienza della propria identit\u00e0 mediante il ristabilimento della concordia degli animi e una pi\u00f9 fedele aderenza all'ortodossia della fede e del culto.
Un membro della comunit\u00e0, forse un levita, appassionato monoteista ed esperto nella parola di Dio, volle offrire ai suoi connazionali l'ideale del regno di Dio sulla terra, rappresentato dal santo popolo di Israele. Per comporre la sua vasta opera si serv\u00ec di varie fonti, sia di carattere storico che profetico. Talvolta queste fonti vengono espressamente citate, il pi\u00f9 spesso per\u00f2 sono sottaciute, come per esempio i libri biblici di Samuele e dei Re. Inoltre lo scrittore sacro utilizz\u00f2 anche documenti orali provenienti dai circoli giudaici e trasmessi dopo l'esilio dai rimpatriati da Babilonia.
Il Cronista fece una cernita, elabor\u00f2, modific\u00f2 e adatt\u00f2 al suo intento teologico le varie fonti, in modo per\u00f2 da comporre non un lavoro di compilazione, ma un'opera nuova e originale. Talvolta egli riporta con scrupolosa fedelt\u00e0 il racconto dei suoi predecessori, per\u00f2 non esita a omettere tutto ci\u00f2 che non concorda con il proprio disegno; cos\u00ec esclude tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 offuscare la gloria di Davide e di Salomone, sorvola su tutta la storia del regno del nord. Quando si tratta dei leviti, ardisce introdurre delle sconvolgenti correzioni e modifiche nelle fonti, idealizza le figure di Davide e Salomone, applica in tutti i casi e in forma molto rigida il principio del contrappasso, crea i discorsi religiosi e polemici dei re, inventa oracoli di profeti, maggiora i numeri, non rifugge dagli anacronismi, sottolinea i diretti interventi di Dio in favore dei Giudei. Il Cronista ci fornisce una storia meditata d'ispirazione midrascica, cio\u00e8 una riflessione anche fantasiosa e uno sviluppo di dati storici, a partire dalla Scrittura nel senso della tradizione. Questo genere letterario \u00e8 in sintonia con la pastorale e la catechesi della comunit\u00e0 giudaica degli ultimi secoli prima di Cristo.
L'idealizzazione del passato, la proiezione nell'antichit\u00e0 di riti e istituzioni tipici del tempo postesilico, il piegare i fatti alla dimostrazione di una tesi teologica pongono il problema del valore storico delle Cronache. Sarebbe falso dedurre che i libri non contengono alcun dato oggettivo. Molti eventi sono riportati dai libri biblici, specialmente quelli di Samuele e dei Re. Anche nel materiale proprio al Cronista non mancano elementi storici. In alcuni casi l'autore ha conservato i nomi esatti dei personaggi che la storia deuteronomistica aveva sfigurato o modernizzato. Il Cronista non \u00e8 uno storico nel senso moderno della parola, ma \u00e8 piuttosto un teologo e un apologeta.
L'insegnamento teologico delle Cronache \u00e8 profondo e ricco. Il Dio trascendente interviene attivamente nella storia degli uomini, ma specialmente in quella del popolo che, scelto sin dalla creazione, ricevette le promesse in Abramo e in Davide e sopravvive ora nelle trib\u00f9 di Giuda e di Beniamino, dopo aver vittoriosamente superato la tragica esperienza dell'esilio babilonese. Il regno di Giuda era una teocrazia e la figura ideale di questo regno era Davide, nuovo Mos\u00e8, che istituisce una nuova legge ed \u00e8 l'iniziatore di una dinastia perpetua. La comunit\u00e0 dopo l'esilio era tenuta a perseverare nella tradizione iniziata in modo glorioso dal primo grande re d'Israele. Essa doveva attendere l'avvento dell'instaurazione del regno di pace e felicit\u00e0 promesso come pegno della fedelt\u00e0 all'alleanza.
Centro vitale del popolo di Dio e cuore della nazione \u00e8 il tempio di Gerusalemme, nel quale si glorifica Dio e gli vengono offerti i sacrifici. Accanto ai sacerdoti sono posti in singolare rilievo i leviti, ai quali vengono attribuite delle funzioni gi\u00e0 riservate ai sacerdoti. Grande importanza assumono nella vita religiosa della comunit\u00e0 il canto sacro, l'offerta dei sacrifici, l'osservanza della legge e la preghiera.
Nell'opera cronistica godono di somma considerazione i profeti, che rivelano la parola di Dio, danno consigli ai re e interpretano alla luce del giudizio divino ogni avvenimento importante della storia. Quali custodi della morale, i profeti rinfacciano ai grandi le loro deviazioni morali e i loro errori e si premurano di confermare il popolo nella fedelt\u00e0 verso l'alleanza. Vivendo in un'epoca povera di carismi, il Cronista considera i leviti, soprattutto i cantori, come i continuatori degli antichi ispirati.
Il Cronista presenta in modo appassionato l'ideale della comunit\u00e0 che forma il popolo di Dio: \u00e8 una comunit\u00e0 di fede, di preghiera, di culto e osservante della legge mosaica, stretta intorno al Dio di Abramo, che scelse un discendente di Davide per suo unto o messia. E' una comunit\u00e0 visibile che vive sulla terra, ancorata alla tradizione antica, sicura della protezione divina nella misura in cui sa ascoltare la parola divina trasmessa dai profeti. Meditando sulla storia della dinastia davidica descritta e interpretata dal Cronista, la tradizione cristiana ha letto in queste pagine la prefigurazione della chiesa del Cristo.
