{2}GIUDICI{/}

Il libro prende il nome dai protagonisti, chiamati giudici (il termine ebraico significa anche governatori), le cui vicende accadute tra la morte di Giosu\u00e8 e l'instaurazione della monarchia, circa due secoli, vengono narrate nel corpo dell'opera. I giudici sono capi militari e civili che Dio suscita in determinate occasioni al fine di liberare una o pi\u00f9 trib\u00f9 israelitiche dall'oppressione dei popoli vicini. Talvolta essi sono chiamati anche salvatori. Esistono, per\u00f2, anche giudici di pi\u00f9 ordinaria amministrazione, gestori delle questioni civili delle varie trib\u00f9 (giudici minori).
Il libro \u00e8 passato attraverso un lungo e complesso processo di formazione. In origine e in un tempo vicino agli avvenimenti si formarono in seno alle famiglie dei clan e delle trib\u00f9 tradizioni orali relative ai successi e alle sventure dei cosiddetti grandi giudici: Eud, Debora e Barak, Gedeone, Iefte, Sansone. Si trattava di episodi a carattere bellicoso ed epico, folkloristico e religioso-politico. Le singole storie che circolavano separate, furono ampliate, completate e messe per iscritto prima del secolo XI. I materiali affini furono riuniti in cicli e inseriti in uno schema storico-geografico generale.
La scuola deuteronomistica rielabor\u00f2 l'antico materiale, premettendo un'introduzione storico-teologica, ampliando alcune narrazioni e inquadrando il tutto in uno schema fisso comprendente quattro tempi: peccato-castigo-pentimento-liberazione. Il tutto fu disposto secondo un ordine cronologico successivo, quasi che ogni giudice avesse esercitato il comando su tutto Israele e non invece in zone geograficamente limite.
Una seconda redazione deuteronomistica aggiunse al libro i cc. 1 e 9, le appendici e le notizie relative ai giudici minori: Tola, Iair, Ibsan, Elon e Abdon. I numeri furono organizzati in modo da ottenere la durata di quarant'anni per il tempo di oppressione o il periodo di tranquillit\u00e0 e il totale di dodici per i giudici, secondo il numero delle trib\u00f9.
Il libro \u00e8 diviso in tre parti: un'introduzione storica, [Gdc_1,1] - [Gdc_2,5], tratta dell'occupazione lenta, parziale, difficile e disordinata della terra promessa da parte delle varie trib\u00f9. La spiegazione di questo fatto sta nell'infedelt\u00e0 d'Israele verso il suo Dio, [Gdc_2,6] - [Gdc_3,6]. La seconda parte \u00e8 costituita da una catena di episodi che riguardano i singoli giudici, [Gdc_3,7] - [Gdc_16,31]. La storia di Debora e Barak presenta due versioni indipendenti, l'una in prosa, c. 4, e l'altra, molto antica, in poesia, c. 5. Ampio spazio \u00e8 dedicato alle gesta di Gedeone, [Gdc_6,1] - [Gdc_8,35], e Sansone, il pi\u00f9 singolare dei giudici, [Gdc_13,1] - [Gdc_16,30]. Dei cosiddetti giudici minori si fornisce per lo pi\u00f9 una semplice notizia redatta secondo uno schema fisso redazionale. La terza parte, cc. 17-21, \u00e8 costituita da due appendici: la prima narra le origini del santuario tribale di Dan, cc. 17-18, brano antico che rivela una certa ostilit\u00e0 contro il regno del nord; la seconda tratta della deplorevole condotta dei Beniaminiti di Gabaa, cc. 19-21. Il racconto tradisce una concezione centralizzata e ideale d'Israele.
Nonostante che gli episodi siano narrati in modo frammentario e popolare, con uno spiccato gusto per ci\u00f2 che \u00e8 insolito e meraviglioso, nonostante il carattere schematico della cronologia e la subordinazione della storia a una tesi religiosa, il libro dei Giudici fornisce preziose informazioni su uno dei periodi pi\u00f9 oscuri della storia d'Israele. I costumi erano grossolani e spesso barbari, come dimostrano il tradimento di Eud, [Gdc_3,16] - [Gdc_3,23], la violazione del diritto di ospitalit\u00e0 da parte di Giaele, [Gdc_4,18] - [Gdc_4,22]; [Gdc_5,24] - [Gdc_5,27], il massacro da parte di Abim\u00e8lech di settanta figli di Ierub-Baal, [Gdc_9,5], il sacrificio della figlia di Iefte, [Gdc_11,34] - [Gdc_11,40], il crimine di Gabaa, [Gdc_19,22] - [Gdc_19,25], il ratto delle giovani a Silo, [Gdc_21,19] - [Gdc_21,23]. Le trib\u00f9 d'Israele vivono fianco a fianco e in buoni termini con i Cananei; non esiste una vera coesione tra di esse; si incontrano durante i pellegrinaggi ai santuari di Silo, Betel, G\u00e0lgala e Mizpa. Alcune trib\u00f9 si uniscono per fronteggiare il nemico comune, che non \u00e8 rappresentato solo dalla popolazione locale, ma anche dai popoli vicini, quali gli Edomiti, i Madianiti, i Moabiti e i Filistei. I pericoli provenienti dall'esterno e le rivalit\u00e0 dei clan e delle trib\u00f9 producevano uno stato di tensione e d'insicurezza. Si comprende in questa situazione il desiderio di possedere un'autorit\u00e0 forte che garantisse l'ordine interno e assicurasse la difesa dai nemici. Per\u00f2 il primo tentativo di instaurare la monarchia fall\u00ec miseramente.
Nel campo religioso si nota che il culto non \u00e8 ancora centralizzato; ogni individuo pu\u00f2 avere il suo santuario particolare; il padre di famiglia esercita le funzioni sacerdotali o si sceglie un sacerdote. I grandi santuari servono come luoghi di preghiera e di assemblea in caso di gravi avvenimenti.
Nel complesso il popolo rimane attaccato al Signore malgrado la potente seduzione della religione cananea, i cui Baal locali assicuravano fertilit\u00e0 e fecondit\u00e0. Tipico caso di sincretismo \u00e8 quello di Gedeone. Dio viene in aiuto al suo popolo oppresso suscitando dei capi carismatici, ripieni di Spirito, [Gdc_3,10]; [Gdc_6,34]; [Gdc_11,29]; [Gdc_13,25]; [Gdc_14,6], [Gdc_14,19]; [Gdc_15,14], che operano la liberazione. L'espressione della fedelt\u00e0 al Signore \u00e8 sintetizzata nell'osservanza dei precetti e nel ripudio degli altri d\u00e8i. L'infedelt\u00e0 merita il castigo, che viene formulato nei termini della retribuzione collettiva. Al di sopra delle prevaricazioni umane si rivelano la pazienza e la misericordia di Dio.
