{2}ESODO{/}

Il titolo Esodo attribuito a questo celebre libro biblico dalla versione greca della Bibbia definisce acutamente il cuore dell'opera che ruota attorno a un uscire, a un grande evento di liberazione e di speranza dipinto con tutte le tonalit\u00e0 e i colori di un'epopea cosmica e religiosa. Ma l'analisi storica condotta sui materiali di questo volume induce a intravedere l'eco di due esodi distinti dall'Egitto. L'esodo classico, centro coordinatore di altri e ignoti tentativi minori di liberazione nazionale dall'imperialismo egiziano, avvenne forse nel XIII secolo a.C. sotto Ramesse II (il faraone dell'oppressione) e Mernephtah, il faraone della fuga. Di quest'ultimo sovrano \u00e8 stata trovata nel 1895 a Tebe una stele di basalto nero: nello stile encomiastico della corte il faraone, oltre che attribuirsi conquiste e vittorie anteriori al suo regno, riduce l'esodo d'Israele a un suo trionfo, quasi fosse un'espulsione: \u00abIsraele \u00e8 distrutto, non ne_esiste pi\u00f9 il seme\u00bb. Sarebbero perci\u00f2 da ipotizzare almeno due esodi, uno \u00abfuga\u00bb e un altro \u00abespulsione\u00bb, unificati nella celebrazione finale sinfonica del testo biblico.
Infatti la Bibbia ha evocato questo fatto della storia ebraica coinvolgendo cielo, terra, mare, eroi, armate, in una celebrazione che vuol essere pi\u00f9 un affresco che una fotografia degli eventi. Tuttavia la storicit\u00e0 sostanziale degli avvenimenti riportati da tutte le antiche tradizioni, dalla preghiera (cfr. [Sal_77,1]) e dalla meditazione posteriore ([Sap_11,1] - [Sap_11,19]) \u00e8 ribadita da tutta la ricerca storica moderna. Non bisogna infatti dimenticare che l'esodo ha come punto di partenza una realistica e vergognosa schiavit\u00f9, contrastante [Col_successivo orgoglioso nazionalismo ebraico: \u00e8 faticoso per l'ebreo riconoscersi schiavo, ma \u00e8 la realt\u00e0 dei fatti che lo costringe a tale ammissione. Inoltre resteranno nomi egiziani in Israele, come Ofni e Finees, figli del sacerdote Eli, maestro di Samuele ([1Sam_2,34]), o come il nome stesso della grande guida dell'esodo, Mos\u00e8. Spiegato popolarmente in [Es_2,10] come \u00abIo l'ho tirato fuori dall'acqua\u00bb, il vocabolo \u00e8 egiziano e significa \u00abfiglio\u00bb ed \u00e8 spesso aggiunto ai nomi di divinit\u00e0 egiziane (Amose, Tutmose...). Questa vicenda storica \u00e8 stata una pagina fondamentale della nazione ebraica. L'esodo \u00e8 come uno spartiacque: da questo momento Israele passa da una struttura ancora confusa costituita da un agglomerato disparato di clan a una forma esplicita di popolo unito e libero. Israele con l'esodo dalla schiavit\u00f9 sotto la superpotenza occidentale di allora compie un passo decisivo per conquistare quell'amore alla sua libert\u00e0 e alla sua terra che non si spegner\u00e0 mai nell'ebraismo e che costituir\u00e0 il dono pi\u00f9 alto di Dio.
In questo senso si spiegano i cc. 19-40, questo monumentale complesso legato allo sfondo del Sinai, il monte centrale della marcia attraverso il deserto e verso la terra della libert\u00e0. Sulla base dello schema orientale dell'alleanza diplomatico-militare tra un gran re e il suo vassallo si cerca di descrivere il nesso profondo che intercorre tra il popolo e Dio. Esso \u00e8 limpidamente riassunto da quella formula che punteggia quasi tutte le pagine del Pentateuco e che sorge proprio qui al Sinai: <do sono il vostro Dio e voi siete il mio popolo\u00bb (cfr. [Es_6,7]). Al dono della libert\u00e0 offerto e tutelato da Dio si associa l'impegno-risposta d'Israele espresso attraverso il Decalogo (c. 20) e la massa di codici che sono collezionati come contenuto della rivelazione di Dio al Sinai (cc. 21-23; 25-31; 35-40). Essi in realt\u00e0 sono prevalentemente il sistema socio-giuridico e religioso che reggeva Israele gi\u00e0 stanziato nella terra promessa; tuttavia essi vengono riportati al Sinai proprio perch\u00e9 l'intera esistenza dell'Israele libero fosse una risposta d'amore al Dio liberatore.
L'esodo pu\u00f2 diventare realt\u00e0 per ogni credente che, attualizzando la parola antica, la vede rivivere nella speranza e nei continui doni di Dio. Per comprendere questo valore permanente dell'esperienza esodica dobbiamo rifarci a un dato caratteristico delle lingue semitiche. Esse usano con facilit\u00e0 coppie di verbi che contengono due estremi di una determinata azione o realt\u00e0: i verbi per\u00f2 abbracciano interamente la realt\u00e0 in questione anche nel settore incluso tra i due poli. Tra queste coppie verbali notissima \u00e8 l'uscire-entrare, usata appunto per l'esodo. Ora, entro questi due verbi si pu\u00f2 collocare l'intera esistenza umana, che \u00e8 un uscire dal grembo materno per entrare nel mondo, e anche un uscire dall'orizzonte di questo mondo per entrare nel grembo della madre terra (il sepolcro) e, nella fede, per uscire nella risurrezione. La componente uscire diventa allora un simbolo di tante e diverse esperienze. Dall'esperienza sociale delle migrazioni coi relativi trapassi di cultura e mentalit\u00e0 all'esperienza esistenziale della conversione, per cui si esce dalla schiavit\u00f9 del peccato, o anche all'esperienza personale d'una vocazione che costringe l'uomo a \u00abuscire dalla sua terra, dalla sua parentela e dalla casa di suo padre\u00bb ([Gn_12,1]). L'esodo pu\u00f2 divenire, perci\u00f2, un rischio per tutti, un rischio esaltante, ma anche carico di tentazioni e di sconfitte.
Anche la lettura cristiana ha conservato questa categoria anticotestamentaria, desumendola dal primo esodo dall'Egitto e dal secondo esodo, quello da Babilonia, cantato dal profeta Isaia ([Is_40,1] - [Is_55,1]), e l'ha applicata al terzo e definitivo esodo, quello del Cristo e della sua comunit\u00e0 verso il regno. Infatti, Ges\u00f9, Mos\u00e8 ed Elia nella trasfigurazione parlavano del \u00absuo esodo che stava per compiersi a Gerusalemme\u00bb ([Lc_9,31]).
